Miglior risposta - Scelta dai votanti
La geniale trovata era stata dell'ingegner Enrico Mangili, che aveva pensato di usare i dischetti di scarto dei fogli bucherellati che si usavano come lettiere per i bachi da seta. Presto la folla li cominciò a chiamare con il nome con cui ancora oggi li conosciamo: coriandoli.
DALLE ESSENZE ALLE UOVA MARCE - Per la verità, l'usanza di lanciare oggetti sulla folla festante il giorno di Carnevale ha, a Milano, radici molto antiche. Già nel corso dei primi cortei mascherati dell'inizio del Cinquecento, dai carri era usanza lanciare fiori e confetti; alle dame invece si lanciavano gusci d'uovo pieni di profumi ed essenze. Purtroppo, negli anni seguenti, l'usanza degenerò in pesante scherzo e si cominciò a lanciare uova piene di liquidi maleodoranti, presto sostituite, per semplicità, con uova marce. Le strade non dovevano essere in buone condizioni al termine della parata, se carri e spettatori erano stati impegnati un'intera giornata a combattere a colpi di uova marce. Fu il governatore Velasco il primo ad accorgersi che i limiti della decenza erano stati superati e in una grida del 1597 ingiunse di lanciare solo «uova d'acqua muschiata et veramente odorifera, et di passaggio solamente, et non fermandosi». Si faceva anche divieto di «portare et usare alcuni piccoli istromenti, che squittaroli volgarmente si dimandano, et d'ogni altro simile artificio per spargere acqua ancorché odorifera»; pena prevista: tre tratti di corda o 25 scudi di multa senza speranza alcuna di perdono.