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Berenice Berenice
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04 settembre 2006
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Domanda risolta

Altra domanda »

L'arte contemporanea è un prodotto dei critici più che degli artisti?

mi capita spesso di sentire affermare l'importanza del procedimento rispetto al risultato, del lavoro anche collettivo rispetto alla volontà dell'autore, e anzi della fruizione rispetto all'intenzione autoriale, della valenza critica o polemica o demistificatoria rispetto all'emozione estetica; in tutto ciò, mi sembra che spesso siano più perspicue - e necessarie- le spiegazioni del critico che l'opera stessa (che sia aperta, chiusa o accostata). Il che mi lascia assai perplessa, anche perchè mi sembra che l'arte oggi sia più elitaria che mai...ma forse è che sono una povera profana e soprattutto che ho una concezione dell'arte che è roba del secolo scorso, anzi di quello prima...Voi che ne pensate?
  • 2 anni fa

Dettagli aggiuntivi

lucia il tuo discorso è più che sensato, ma più che del problema di come si formi il "canone" degli artisti che vanno a finire nella Storia dell'arte, intendevo parlare del problema della fruibilità immediata (proprio nel senso di non-mediata)...che per Giotto, ad esempio, o per Raffaello o Caravaggio, è possibile, almeno ad un primo livello (contemplazione "ingenua", apprezzamento della bellezza, del colore, etc.), mentre per molti artisti contemporanei, a mio parere, no.

2 anni fa

Ro by Ro
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29 marzo 2007
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Miglior risposta - Scelta dal Richiedente

Non so se sia mai esistita la "contemplazione ingenua", l'apprezzamento e il riconoscimento dell'opera immediatamente bella. Si storceva il naso di fronte all'arte ellenistica che perdeva l'aura divina fidiaca per divenire mimesi e dunque decadenza, si storceva il naso di fronte alla Madonna morta di Caravaggio, dalle sembianze di una povera annegata, si storceva il naso di fronte agli impressionisti refusée... solo per fare qualche esempio... ma la lista degli artisti o delle opere non apprezzate dai contemporanei potrebbe continuare all'infinito...
Esiste pero' il "gusto". Che puo' essere educato, raffinato, primitivo, intuitivo, abituato...
E l'arte segue il gusto, ed il gusto del committente. Del resto, altrimenti, l'artista non potrebbe mangiare.
Oggi questo fenomeno e' accentuato piu' che mai.
Un artista non diventa famoso e apprezzato dai critici se e' bravo, o se attinge a patrimonio pregresso (ovvero, se sa tenere la matita in mano), o se ha spunti innovativi. Un artista oggi diventa famoso e apprezzato dai critici solo e soltanto se e' comperato e rivenduto da certi collezionisti, che col semplice fatto di averlo tra i preferiti ne decretano il successo e il prezzo di listino.
Poi noi, comuni mortali, diventiamo "usi", ci "abituiamo" a certe espressioni artistiche, impariamo a riconoscerle e di conseguenza impariamo ad apprezzarle.
E molti di questi certi collezionisti (che mi vanto di conoscere personalmente) hanno un gusto che mi sciocca e mi stupisce: probabilmente sara' per l'esperienza che hanno nel campo, o perche' hanno palati raffinati...
Tuttavia, sempre di business si tratta...
  • 2 anni fa
Valutazione dell'utente:
5 su 5
Commento del richiedente:
ai collezionisti non avevo pensato...certi meccanismi mi sfuggono del tutto, sono più profana di quanto pensassi, ahimè. Però rimane una certa perplessità, e forse pure un po' di tristezza.

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Altre Risposte (13)

  • susanna s by susanna s
    Iscritto dal:
    19 aprile 2007
    Punti totali:
    3423 (Livello 4)
    Condivido la tua sensazione che l'arte contemporanea sia sempre più elitaria. In particolare, la necessità della mediazione del critico fa sì che sia diventato estremamente elitario il mercato dell'arte. Mi spiego meglio: finché l'opera d'arte rispondeva a dei canoni estetici e di significato accessibili o "intuitivi", chiunque poteva azzardarsi a comprare sulla base del proprio gusto l'opera di un'artista contemporaneo, anche se non ancora noto, o ancora poco noto. Questo creava un mercato, con una varietà di prezzi, e vi erano artisti non dico alla portata di tutti, ma quasi. Ora, il mercato intermedio non c'è più: se infila il canale giusto, anche un giovanissimo "spunta" prezzi paragonabili a quelli di un grande maestro del seicento; se non ha l'appoggio di un critico, la sua opera non ha un "valore", ma solo un "prezzo" (ciò che lui chiede) e nessun compratore è disposto ad investire anche solo 1.000 euro per qualcosa del cui valore artistico che non sa giudicare da solo e che "non ha un mercato".
    Perciò si vendono tante litografie, o addirittura riproduzioni, di artisti già famosi: hanno un prezzo non solo accessibile, ma "confrontabile" e sono rassicuranti, perchè raffigurano immagini "già note".
    • 2 anni fa
  • maral il vecchio gagà by maral il vecchio gagà
    Iscritto dal:
    25 agosto 2006
    Punti totali:
    25192 (Livello 7)
    Ti rimproveri di avere una concezione dell'arte vecchia di un paio di secoli, io ti risponderò sulla base di una concezione dell'arte vecchia di circa tre millenni, ma mi sento autorizzato a farlo perché l'arte comincia da quando l'uomo cominciò a battere con una mazza su un tronco cavo, muovendosi al ritmo di quel suono e a tracciare segni su una parete di roccia figure di caccia, anziché andarci a caccia. Il sentimento è lo stesso ed è divino e umano allo stesso tempo, individuale e collettivo. Nell'arte un dio parla per bocca umana affinché altri comprendano la realtà sfuggente delle cose, affinché l'apparenza sveli l'essenza. L'arte autentica è sempre un fatto pubblico, poco importa se nel rinascimento erano ricchi committenti a far lavorare gli artisti. Quelle opere, private, erano in realtà pubbliche, ornavano chiese e templi, servivano al potente per far valere la sua fama pubblica, non per essere nascoste in un caveau come un pacchetto di buoni del tesoro.
    L'arte vera non ha bisogno di alcun critico che sappia spiegarla, il critico è qualcosa di estraneo e del tutto superfluo, a meno che non si pensi che il critico non si ponga egli stesso come co-artista e la sua critica come tocco finale che dà forma al capolavoro. Quella del critico d'arte è figura recentissima, nata appunto due secoli fa, quando i committenti borghesi, che non capivano assolutamente nulla di arte, ma volevano investire culturalmente e finanziariamente, pensarono indispensbile avere dei parametri di riferimento monetari ed estetici astratti di riferimento. Quando il critico compare l'arte comincia a decadere, comincia a diventare pura tecnica fine a se stessa o puro solipsismo. Quando il critico compare, le muse scompaiono tramutandosi in angoscia e l'arte diventa alienata e alienante, senza senso, puro sperimentalismo tecnico o puro grido di dolore interiore. Oggi l'arte contemporanea si è ancora più annichilita rendendosi ornamentalismo pseudo estetico, vuotezza assoluta che ben rappresenta la vuotezza dei tempi. L'artista di fama è schiavo coccolato dal mercato, l'ultimo dio che abbia ancora diritto di pronunciarsi e del critico, suo sommo sacerdote. L'arte oggi è investimento finanziario.
    Però l'arte si continua a farla, finché esiste luna traccia di uomo si continuerà a farla, nonostante tutti i critici e di chi fa investimenti finanziari su di essa. C'è ancora arte, per lo più nascosta e difficile da trovare, la fa chi sa ascoltare ancora il canto di una musa, figlia di memoria, anziché il mercato che non ha nessuna memoria e quindi nemmeno significati. Per lo più quest'arte non viene accettata dagli organizzatori delle grandi ed elitarie mostre, nemmeno alla Biennale di Venezia la trovi se non a volte, per caso o per errore.
    • 2 anni fa
  • miticomix by miticomi...
    Iscritto dal:
    23 giugno 2007
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    8049 (Livello 5)
    l'Arte, a rigore, dovrebbe essere qualcosa che eleva lo spirito umano, trasformando i bassi istinti in conoscenza e Luce

    più che di artisti oggi si portrebbe parlare di pataccari professionisti, e in quanto ai critici di scandalosi servi del Dio Denaro

    ecco le cose più gentili che vengono in mente quando si pensa all'arte contemporanea

    l'arte contemporanea significa affrontare le sfide del presente, non gingillarsi con i propri fantasmi spacciandoli per sublimità
    ma forse lo vedi che, come dice il Poeta, really the time are out of joint....
    • 2 anni fa
  • cynical_edge by cynical_...
    Iscritto dal:
    23 luglio 2007
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    3492 (Livello 4)
    Bè io penso che questo sia un risvolto auspicabile e naturale...
    Mi spiego: l'arte comincia il suo cammino già dagli uomini primitivi ma gli intenti erano piuttosto semplici e i risultati risultano ingenui e infantili... Procedendo cronologicamente l'arte si raffina sempre più fino a raggiungere livelli di perfezione mai visti prima, e mi riferisco in particolare al rinascimento con figure che raggiungevano la perfezione contemporaneamente in pittura, scultura ed architettura, le maggiori arti del tempo come ad esempio Michelangelo che è sicuramente l'esempio più calzante ma non l'unico (Raffaello, Donatello ecc.. e se vogliamo anche Leonardo ma in chiave un po' diversa in quanto è l'eccezione che conferma la regola). Io penso che, una volta raggiunta alla perfezione la capacità di imitazione (mimesis) della natura già cominciata con i greci l'arte sarebbe morta se non si fosse reinventata. Ecco allora che nascono nuovi intenti come quello di stupire, coinvolgere, convincere, ammaliare ecc. tipici del barocco. L'arte moderna di oggi, più di ogni altra forma artistica perde sempre più la sua connotazione puramente estetica per assumerne di pari passo una concettuale che, abbinata all'opera stessa, ne aumenta notevolmente il significato e di conseguenza il valore. Ora, se tutti fossimo in grado di cogliere questi significati direttamente vedendo un'opera non ci sarebbero problemi, ma purtroppo non è così. Per questo si rendono necessari non solo i critici ma, e soprattutto, le indicazioni dell'autore stesso... In questo modo puoi comprendere un'opera nella sua interezza e poi valutarla. Una valutazione puramente estetica poteva andare bene 400 anni fa ma sicuramente non regge oggigiorno...

    Per farti solo qualche esempio, i templi greci sono completamente "storti": le colonne pendono verso l'interno, alcune colonne sono rigonfie ad un terzo del fusto (entasi) lo stilobate (superficie sopra i gradini che formano il basamento) è convesso in modo da essere più alto al centro. Questo come lo interpreti? Bè, io immediatamente direi che non erano capaci di costruire, ma poi studi il background storico e comprendi che il tutto è frutto di una ricerca atta a correggere le deformazioni ottiche che altrimenti si sarebbero prodotte... A questo punto siamo di fronte alla perfezione assoluta del tempo o ad un tempio storto??

    Per farti un'altro esempio ti dò questi link del quartier generale della bank of albania:
    Guarda il primo, fatti un'idea
    http://www.europaconcorsi.com/db/pub/ima…
    Poi guarda questo e dimmi se immediatamente la stessa idea non si rivela eccezionale:
    http://www.europaconcorsi.com/db/pub/ima…

    Qua c'è invece una panoramica completa se ti interessa:
    http://www.europaconcorsi.com/db/pub/sch…

    Cain Belial: volevo precisare che l'imitazione di cui ho parlato non è assolutamente intesa in senso sterile anzi, tutt'altro. È semplicemente il punto di partenza... ed ovviamente non si è mai esenti da contaminazioni filosofico-storico-politiche ecc. Ma oggi sono capaci tutti a copiare, non ha più senso un dipinto ultra realista quando si può ottenere un risultato migliore in 1 secondo con una fotocamera... Oggi si va "al di là" del reale. È per questo che l'arte assume nuove prospettive, come ha sempre fatto del resto...
    • 2 anni fa
  • MaKiKkA by MaKiKkA
    Iscritto dal:
    20 dicembre 2007
    Punti totali:
    7000 (Livello 5)
    i cirtici ci son sempre stati...anzi..prima con le censure era ancora peggio...

    a me piace l'arte contemporanea..perchè ricordate...arte è tutto cio che esprimi dentro e non il risultato finale agli occhi degli altri
    • 2 anni fa
  • StavrogiN by Stavrogi...
    Iscritto dal:
    12 novembre 2007
    Punti totali:
    1546 (Livello 3)
    Nell’arte moderna c’è il tentativo di svincolarsi dall’imitazione di ciò che appare, l’artista ricerca e sperimenta nuove tecniche, nuovi linguaggi per esprimere le nuove scoperte, l’inconscio, il movimento, le dimensioni, lo spazio, il tempo, il divenire, l’onirico, i concetti astratti, l’arte primitiva (Picasso).
    L’arte moderna è strettamente vincolata alla figura del critico e dipendente dalle leggi del mercato.
    L’arte è divenuta prodotto di consumo, merce.
    Il giudizio del critico, che spesso cela interessi di parte, diventa fondamentale. Con la sua mercificazione l’arte ha perso la valenza originaria.
    Gran parte dell''arte contemporanea non è un prodotto dei critici, è un prodotto di consumo, né più né meno come una lattina di fagioli precotti.
    • 2 anni fa
  • Cain Belial by Cain Belial
    Iscritto dal:
    22 dicembre 2007
    Punti totali:
    829 (Livello 2)
    Le risposte precedenti dei gentili utenti sono tutte probabilmente condivisibili ma partono da un' ipotesi assurda: l'esclusione di uno o più elementi storici innegabili. Come sarebbe stato Giotto senza i Bardi, gli Scrovegni e i Baroncelli francamente lo ignoro, girare per dimensioni parallele e attività ancora preclusa alla mia persona....
    Non concordo con chi afferma che l'arte per un dato e lungo periodo sia stata tesa unicamente alla "imitazione" della realtà, ancor più quando simile arco temporale va dagli antichi greci fino a Michelangelo. L'arte visiva, che non è l'unica forma d' Arte (è bene ricordarlo), ha notevolmente cambiato i suoi canoni in questo lungo periodo. Senza considerare (cosa impossibile a dire il vero) la soggettività e il sentire dell'artista, l' arte viene inevitabilmente influenzata dai movimenti filosofici, culturali e sociali contemporanei agli autori, o meglio agli artisti, delle opere che la rappresentano. Basti pensare alle influenze platoniche, aristoteliane, pitagoriche, e ancora agli scritti agostiniani e aquiniani, alle opere francescane, all'avvento della scienza e dopo della tecnica, I volti del Caravaggio non sono solo sterile "imitazione", le sculture di Michelangelo non sono solo sterile "imitazione" di corpi umani, i tempi e i teatri greci non sono solo pietre accomulate tra loro.
    L' Arte, nel suo ideale immobile, muta inevitabilmente il modo in cui viene percepita e fruita.
    Dice Wilde " Tutta l' arte è immorale, perchè l'emozione per l'emozione è lo scopo dell'arte, e l'emozione per l'azione è lo scopo della vita, e di quella organizzazione pratica della vita che chiamiamo società".
    Bisogna dunque distinguere il critico immerso nella società e simbolico portavoce di essa, dunque "moralista", e il critico individualista, colui che porta la critica ad arte, parla di un fare, vede in un'opera quello che l'artista stesso non aveva messo, svolge dunque un' azione creatrice ancora maggiore della creazione stessa. Il primo non è un critico, è un mediocre, è colui che non crea ma rappresenta, è colui che detta canoni che non gli competono, che non vede il bello nel bello ma cerca il bello nel brutto (non nella bruttezza, cosa ben diversa e nobile), in poche parole un "mercenario" nel senso più dispregiativo possibile.
    Prima di giungere ad inevitabile tedio, pongo fine a questo intervento, con l'augurio di non aver offeso le altrui sensibilità, in quanto non era in alcun modo mia intenzione....

    Con questa tua ulteriore precisazione, gentile cynical_edge, non posso che concordare. Chiedo umilmente venia, nonostante le tue precedenti affermazioni fossero facilmente equivocabili. Condivido quindi su quanto affermi al riguardo dell' arte contemporanea.....
    • 2 anni fa
  • darkho by darkho
    Iscritto dal:
    12 febbraio 2008
    Punti totali:
    8601 (Livello 5)
    L'arte contemporanea non si basa su un duplice rapporto (artista-critico) bensì su una triplice struttura: artista/critico/acquirente dell'opera (o committente).

    Se si adduce come esempio le grandi opere del passato (Giotto ad esempio) la relazione artista-critico non è assolutamente attuabile per il semplice motivo che "il critico" è una figura estremamente moderna se relazionata con la storia dell'arte.
    E' il committente (oggi identificabile con il compratore delle o se vogliamo "quello che tira fuori i soldi") che fa il bello e il cattivo tempo nella carriera di un artista. Giotto faceva delle cose mirabolanti, soddisfacendo quello che il committente gli richiedeva.
    La sua fama crebbe in base alla sua bravura che è direttamente proporzionale alla soddisfazione che instillava nei suoi "clienti" cioè i vari potenti e ricchi (Scrovegni, Bardi, Baroncelli, Malatesta, ma anche la Chiesa romana).
    Rimanendo nell'accezione contemporanea è indiscutibile comunque che l'arte sia un prodotto degli artisti. Lo è sempre stata e sempre sarà. Il critico può più o meno stroncare e favorire il lavoro di un artista.
    La storia dell'arte insegna che molti artisti sono stati più volte stroncati dalla critica (gli impressionisti, o lo stesso Picasso) i veri artisti sono comunque andati avanti e hanno "sfondato" lo stesso. Altri artisti, o presunti tali, si sono invece scoraggiati e hanno gettato il pennello. La storia è piena di potenziali artisti che non hanno mai potuto esprimere la loro creatività perchè sono rimasti vittima delle critiche.
    Anche Adolf Hitler era un artista, forse se continuava a farlo avrebbe creato dei capolavori, oppure no, ma di sicuro avrebbe lasciato in pace milioni di persone.
    • 2 anni fa
  • taramot by taramot
    Iscritto dal:
    06 aprile 2007
    Punti totali:
    131 (Livello 1)
    Dovresti leggere Richard Wollheim o A C Danto. Purtroppo il mio italiano non e' in grado di trattare un' argomento cosi' complesso, ma provo a dare degli spunti.

    Primo problema (penso ancora insolto) e' cos'è l"arte". Supponiamo che "arte" sia un valore aggiuntivo che diamo ad alcune opere.

    Le opere sono prodotte da coloro che (con più o meno successo) sanno farle.

    La teoria istituzionale dell'arte (vedi Wollheim) riconosce il ruolo del critico nell'innalzare una mera opera ad un' opera d' arte. Il critico e' parte del sistema istituzionale (il quale include i galleristi, storici d' arte, etc.) la cui opinione globale eleva un' opera ad essere un lavoro d' arte ( L'orinario di Duchamp non sarebbe visto come arte se lo vedessi nei gabinetti pubblici)

    Secondo me l' arte e' creata da una persona che lavora sotto l' ombrello del concetto arte e che intende creare un lavoro d' arte. Certamente l' intenzione non e' sempre portata a buon fine dunque può benissimo fallire. Chi giudica?

    L' emozione estetica si trasmette perché il pittore/pittrice guarda l' opera su cui lavora e usando i propri sensi si rendono conto se l' opera crea in loro l' emozione che vogliono esprimere. Se si allora direi che possono dedurre che i futuri spettatori avranno le stesse emozioni davanti all'opera (ovviamente sia loro che i futuri spettatori devono essere dotati di un' apparato psicologico e fisiologico che entri nella norma).

    Certo quando guardiamo un' opera la guardiamo tramite i filtri che ci crea la societa'. Se un critico e un gallerista ci presenta un mattone come arte, e ci spiegano perche' lo e',noi incominciamo a verdere il mattone nei loro termini, infine possiamo arrivare a verderlo come opera d'arte.

    Infine quando tutto puo' essere arte l'arte cessa di esistere.

    Problema risolto?

    TMT


    Povera risposta ad un'ottima domanda

    Fonti:

    www.luigivanzan.it. Tesi su Wollheim

    Il lavoro di Duchamp in particolare chiedeva cos'e' l'arte?
    • 2 anni fa
  • lasplendida by lasplend...
    Iscritto dal:
    05 febbraio 2008
    Punti totali:
    1131 (Livello 3)
    t'invito a fare un 'esperienza interessante!
    Fai un giro alla Biennale di Venezia, quest'anno sarà quella di architettura, mentre il prossimo anno sarà quella di arte e prenditi una guida.
    Insegno arte attraverso corsi di disegno, colore e pittura, e nel vedere una mostra di Sargent mi hanno provocato con la Biennale che non si capisce.
    La mia formazione è più storica come, ahimè succede qui in Italia.!
    mi sono letta il leggibile, sono stata al Moma a New York e al Tate Modern a Londra e con una guida abbiamo fatto una visita guidata con queste persone che mi avevano provocata, un percorso tra passato e contemporaneo alla Biennale di Venezia di quest'anno, e ora mi è più chiara la contemporanea!
    Ho capito che la mia cultura italiana mi ha fatto avvicinare con difficoltà al contemporaneo ma ora è tutto chiaro, anzi trovo più facile e in continuità storica il contemporaneo che altre cose!
    ogni artista del passato ha cercato di rompere con il suo passato!
    Vedi il Tintoretto e tutti gli altri grandi hanno cercato di rompere con uno schema per un altro nuovo creato.
    ti aiuta ad aprire questa mentalità anche la lettura della storia dell'arte raccontata da Gombrich Ernest, anche se ci sono delle imprecisioni storiche ma è notevole il lavoro che ha fatto!
    • 2 anni fa
  • emi by emi
    Iscritto dal:
    30 ottobre 2007
    Punti totali:
    646 (Livello 2)
    Credo che anche le critica entra a far parte dell' opera come costruzione della stessa..sul discorso della fruibilità devi tenere conto che il punto di vista estetico è cambiato, per cui non è possibile giudicare un opera odierna attrverso le categorie con cui si giudicava un opera di quattrocento anni fa.
    • 2 anni fa
  • schoolbusdriverotto by schoolbu...
    Iscritto dal:
    18 luglio 2007
    Punti totali:
    8815 (Livello 5)
    oggi l' arte non è più da intendersi come decenni fa...
    • 2 anni fa
  • @@@@@ by @@@@@
    Iscritto dal:
    26 marzo 2007
    Punti totali:
    4504 (Livello 4)
    Anche l'arte medievale è piu un prodotto dei critici che degli artisti...
    Se un tale Giotto (come lui molti altri) invece dipingere per affreschi per la famosissima famiglia Scrovegni nella loro cappella a Padova, o per i Bardi e i Baroncelli (le famiglie piu potenti dell'epoca) nelle loro cappelle a Santa Croce, avesse dipinto per se stesso, per apssione, sarebbe stato così conosciuto?
    Oppure che quelle cappelle le avessero dipinte altri, oggi si parlerebbe anche di loro.

    La publicità, la fama, la critica.... sono sempre ai primi posti per far conoscere nel bene o nel male qualcuno o qualcosa.
    • 2 anni fa

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