Miglior risposta - Scelta dal Richiedente
Galileo Galilei è stata una figura fondamentale nella storia oltre che della filosofia, della scienza e della cultura del 600.
Già prima dello scienziato pisano si era sentita aria di rinnovamento, con Francis Bacone, il quale aveva contestato le ipotesi aristoteliche e generalmente aspiranti ad una certa finalità metafisica per la spiegazione dei fenomeni (o eventi).
Ricordiamo tuttavia che la filosofia di Bacone (del quale ottime frasi da ricordare dal "Novum Organum" sono "la scienza e la potenza umana coincidono" (scientia est potentia) e "l'opera e il fine della potenza umana sta nel generare e introdurre in un corpo dato una nuova natura o più nature diverse") rimane profondamente legata alla metafisica e a discorsi profondamente ideologici, sì che viene definita la morale baconiana (ancora) ancella della teologia.
E' allora con il vero e proprio scienziato Galileo Galilei che nasce il "metodo scientifico".
E' conveniente ricordarne i passi fondamentali (per i quali, oltre a rimandarti alle precedenti risposte, sommariamente considerabili), ove si comincia con l'osservazione dei fenomeni del mondo sensibile, si osserva praticamente in questo mondo una regolarità (di fenomeni).
L'osservazione deve tramutarsi naturalmente in osservazioni, così che il ripetimento della pratica rende una certa scientificità.
E' anche - questo - il punto di vista che Galilei contesta alla filosofia antica e alle filosofie che lo hanno preceduto: queste non potevano mirare ad una solida scientificità perchè le osservazioni non erano controllate, perchè i filosofi precedenti non avevano strumenti adeguati (ricordiamo l'uso essenziale che Galilei fa del canocchiale, strumento che comunque è solo perfezionato dallo scienziato poisano, perchè già inventato da qualche anno dall'occhialaio olandese A. v. Leeuwenhoek), e perchè avevano "fretta" di passare dall'osservabile, alla considerazione delle essenze (ma con le parole di Galieli, "tentar l'essenza" è cosa vana e inutile all'opera umana).
Una volta che si è controllata la regolarità fenomenica, si passa a fare esperimenti sulla stessa, basandosi sulle ipotesi da noi stessi formulate a riguardo; quando questa abbiamo un certo "grado" di scientificità (in quanto dimostrabilità) si enuncia la legge a riguardo.
Già il sillogismo è un punto di straordinaria dimostrazione di scientificità: non si tratta dello stesso sillogismo aristotelico naturalmente, in quanto, non contestato il metodo che presenta questa forma di dimostrazione, per Galilei tuttavia, non i filosofi, ma solo gli scienziati-matematici ne sanno fare "buon uso".
I colleghi che mi hanno preceduto oltre a essere stati un pochino sintetici, non hanno risposto mi pare, all'ultimo tuo punto.
Molto velocemente allora, considerando il fatto che le regolarità non vengono "scelte a caso" come sembrano quasi suggerire le spiegazioni precedenti, ma sono precisi stampi delle coordinate spazio-temporali (e dato che ogni considerazione metafisica è stata allontanata, queste regolarità nei termini galileiani non potranno essere che il luogo, il moto, la figura, la grandezza, l'opacità, la mutabilità, la produzione e il dissolvimento), e avendo precisato il tentativo inutile di cercare le essenze, Galilei, pone questo esempio, tra gli altri.
"E se io domandando quale sia la sostanza delle nugole, mi sarà detto che è un vapore umido, io di nuovo desidererò sapere che cosa sia il vapore; mi sarà per avventura insegnato, esser acqua, per virtù del caldo attenuata, ed in quello resoluta; a io, egualmente dubbioso di ciò che sia l'acqua, ricercandolo, intenderò finalmente, esser quel corpo fluido che scorre per i fiumi e che noi continuamente maneggiamo e trattiamo: ma tal notizia dell'acqua è solamente più vicina e dependente da più sensi, ma non più intrinseca di quella che io avevo per avanti delle nugole".
Per altri esempi a riguardo, in particolar modo sulle leggi galileiane (per esempio quella della caduta dei gravi, per il quale ancora una volta Galilei si contrappone ad Aristotele - all'inizio con il modello idrostatico di Archimede poi abbandonato a sua volta - già nel suo trattao giovanile "De motu") ti basterà guardare un qualsivoglia manuale di storia, ma anche di filosofia, e anche semplicemente forse un dizionario che tratti dell'argomento suddetto.
Galilei ad esempio contestò, su base esperienziale, che la teoria di Aristotele, secondo la quale la velocità dei corpi che cadono sarebbe proporzionale al loro peso, avanzò l'ipotesi che il moto dei gravi sia un moto uniformemente accelerato, ossia un moto in cui la velocità sia proporzionale al tempo (poi, moto uniformemente accelerato sarà detto quel moto in cui lo spazio percorso è proporzionale al quadrato del tempo impiegato).
Risolta quindi, in questo modo, la trattazione dei dati esperienziali in qualcosa di immediatamente evidente e sensibilmente percepibile: nulla di intrinseco, nessuna "strana essenza" a mò di Aristotele o dei medievali.
Alla fine, per Galilei, lo studio nel mondo è comprensibile come la lettura di un libro: non uno a caso, ma il mondo è paragonato ad un libro detto "della natura" scritto con caratteri matematici e geometrici, e solo chi sia in grado di decifrarlo e comprenderlo può realmente dire di comprendere il mondo e i suoi fenomeni.
Spero di avere precisato abbastanza la posizione galileiana, semmai fammi sapere per puntualizzarla meglio.
Fonti:
F.Bacone, Novum Organum
G.Galilei, Lettera al Velseri
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- All'inzio vedendo la lunghezza della tua risposta (posso darti del tu? credo tu sia un po' più grande di me...) ho pensato "ecco l'ennesimo copia e incolla" preso da wikipedia... invece... ritiro tutto !Che dire.... grazie!