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Gianni_76

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Domande10

Mio padre aveva lavorato nella stessa azienda per dodici anni. Poi lo licenziarono per sostituirlo con un computer grosso così. Fa tutto ciò che faceva mio padre, ma meglio. La cosa più deprimente è che mia madre ha abbandonato la casa e ne ha comprato uno. http://nuovediscussioni.blogspot.com/

  • Quanto vale un nero in un paese razzista?

    Perché meravigliarsi se i Casalesi ? una banda di assassini, che controlla gli affari di droga e utilizza nelle sue imprese il lavoro nero ? possono pensare di fare una strage di neri solo per ammazzarne uno? Quanto vale un nero? Niente. Davvero qualcuno si scandalizzerà oggi se duecento di quei niente hanno gridato per un pomeriggio la loro rabbia?

    11 risposteGoverno1 decennio fa
  • Il capolavoro di Silvio Berlusconi?

    Silvio nostro è un bugiardo, o se si preferisce un affabulatore.

    E’ un illusionista e un grande venditore.

    E’ un truffatore o se vi pare un gran dritto.

    E’ un venditore di fumo o se credete di sogni.

    Ma riuscire a far passare per comunisti i piloti dell’ANPAC dell’Alitalia che sono dal primo all’ultimo di Alleanza Nazionale è veramente il suo capolavoro.

    26 risposteGoverno1 decennio fa
  • Chi conosce la vera storia di Berlusconi?

    L'attività imprenditoriale di Silvio Berlusconi ha inizio intorno ai primi anni ‘60, grazie ad una fideiussione della Banca Rasini di Milano, implicata nel riciclaggio di denaro sporco proveniente dai traffici illeciti di Cosa nostra siciliana: questo, secondo un rapporto della Criminalpol di quegli anni, successivamente confermato dalla testimonianza del faccendiere mafioso Michele Sindona!! Vittorio Mangano, assunto in seguito da Berlusconi in qualità di custode e stalliere della sua villa di Arcore, avrebbe fatto da tramite tra l’Istituto di credito e il capo della cupola di allora, Stefano Bontade.

    L’impero berlusconiano, comunque, ha preso avvio a Roma, in Salita San Nicola da Tolentino l/B, il 16 settembre 1974, con la costituzione della società immobiliare "San Martino s.p.a", con amministratore unico Marcello Dell'Utri.

    La romana Immobiliare San Martino, trasformatasi in seguito nella milanese "Milano 2 s.p.a.", ebbe un ruolo essenziale nella costruzione della omonima "città satellite".

    Le compravendite di terreni e immobili si articolano in atti notarili tra soggetti diversi, ma gli interessi sottostanti hanno una medesima matrice e regia: infatti, la società "Milano 2 s.p.a" è controllata dalla "Fininvest", e la Fininvest è una società costituita dalle società fiduciarie "Servizio Italia" e "Saf"(Società azionaria fiduciaria).

    "Servizio Italia" e "Saf" sono società fiduciarie, e dunque agiscono su mandato di terzi coperti dall’anonimato (la formula utilizzata nelle operazioni è " Per conto di società enti o persone da dichiarare").

    La neocostituita società Immobiliare San Martino rimase inattiva fino alla metà del 1977, quando elevò il proprio capitale sociale, dall’originario un milione, a mezzo miliardo, e trasferì la propria sede a Milano. Poco dopo, nel settembre 1977, mutò la propria denominazione in "Milano 2 spa".

    Il singolare schema operativo - costituzione, sensibile aumento di capitale, trasferimento della sede a Milano, e mutamento della ragione sociale - si ripeterà come una costante per tutte le società del gruppo Fininvest, promosse dal parabancario Bnl. Nel costituire la Immobiliare San Martino, dunque, le due fiduciarie si muovevano in nome e per conto di altri, così come Dell’Utri (attraverso Rapisarda in contatto col boss Ciancimino) si muoveva in nome e per conto di altri.

    La sua stessa uscita di scena (Dell’Utri il 13 settembre 1977 si dimette dall’incarico di amministratore unico) risultava analogamente ambigua, quasi che "il siciliano" avesse condotto in porto un’operazione e quindi avesse così concluso il proprio compito.

    Quando nel settembre 1977 Marcello Dell’Utri cessò dalla carica di amministratore unico, gli subentrò Giovanni Dal Santo, commercialista, nato a Caltanissetta, ma attivo a Milano, dove curava interessi vicini alla Banca Nazionale del Lavoro, (Bnl)Holding.

    Secondo l’avvocato Giovanni Maria De Mola, in un memoriale del costruttore Filippo Alberto Rapisarda (consegnato al giudice Della Lucia, del Tribunale di Milano), lo stesso Rapisarda sostiene di avere associato Dell’Utri nelle proprie attività edilizie, in seguito alla pressante "raccomandazione" in tal senso rivoltagli dal boss mafioso Stefano Bontade.

    L’atto costitutivo della società immobiliare San Martino venne sottoscritto dal banchiere piduista Gianfranco Graziadei, per conto della fiduciaria Servizio Italia spa, e da Federico Pollak (87 anni, dirigente della Bnl fin dalla fondazione) per la Saf, Società azionaria fiduciaria spa. Entrambe le fiduciarie sono società della Bnl Holding (il parabancario del grande Istituto di Credito), il cui centro di potere direzionale era assolutamente condizionato da Licio Gelli e dalla sua Loggia P2.

    Era presente alla costituzione della Immobiliare San Martino anche Marcello Dell’Utri, il quale venne nominato, come abbiamo visto in precedenza, amministratore unico della neocostituita società.

    Costui diventerà uno dei più stretti collaboratori di Berlusconi e amministratore delegato di Pubblitalia 80, la potente concessionaria di pubblicità delle reti televisive Fininvest.

    Questo Marcello Dell’Utri è un personaggio in odore di mafia, come rivela un rapporto della Criminalpol, datato 13 aprile 1981: "L’aver accertato attraverso la citata intercettazione telefonica il contatto tra Mangano Vittorio, di cui è bene ricordare sempre la sua particolare pericolosità criminale, e Dell’Utri Marcello ne consegue necessariamente che anche la Inim spa e la Raca spa, (società per le quali il Dell‘Utri svolge la propria attività), operanti in Milano, sono società commerciali gestite anch’esse dalla mafia e di cui la mafia si serve per riciclare il denaro sporco, provento di illeciti."

    Il palermitano Marcello Dell’Utri, transitato per primo, nel 1974, in Salita San Nicola da Tolentino l/B, all’epoca gravitava nel giro degli amici di Vito Ciancimino, e il suo trasferimento dalla Sicilia a Milano non era certo il viaggio dell’emigrante in cerca di f

    19 rispostePolitica e governo - Altro1 decennio fa
  • Sorpresa la CASTA non c'è più?

    Sorpresa. La Stampa di Torino fa un lavoro meritorio e scopre che il problema della casta politica non preoccupa più gli italiani. Vi ricordate? Solo pochi mesi fa eravamo tutti inferociti. Clemente Mastella era il grande Satana sannita e Romano Prodi il mortadella simbolo degli sprechi e dell’immobilismo. I media indomiti picchiavano giù duro, Gian Antonio Stella ci si è fatto la barca e Beppe Grillo una fortuna. Adesso? Nulla è cambiato, i costi della politica sono sempre quelli ma i media hanno afflosciato e ci raccontano di essere in buone mani. E il bello è che ci crediamo.

    9 rispostePolitici1 decennio fa
  • Estrema destra cosa significa?

    Coraggio, Onestà, Amor di Patria, Rispetto, Disciplina, Fedeltà...sono queste le parole che sento ripetute + spesso...mi chiedo coraggio per fare cosa..onestà forse questo vocabolo è meglio evitarlo, amor di patria mi risulta un concetto estraneo alla dx dato il tentativo di vendere l'Italia alla Germania, rispetto di chi? non certo di chi la pensa diversamente ne tanto meno di ebrei extracomunitari omosessuali ed infine disciplina e fedeltà nei confronti di chi mi sembrano un pò 100 personaggi in cerca d'autore...

    Inoltre vorrei saper a parte questi concetti vuoti che struttura sociale proponete e quale la struttura economica...a questa seconda domanda ci tengo particolarmente e prometto di regalare 10 pt, potrete poi controllare, a chi mi saprà dare una risposta illuminante.

    3 rispostePolitica e governo - Altro1 decennio fa
  • Mucche, maiali e pecore: e se fossero le peggiori minacce per la salute dell’ambiente?

    Uno studio della FAO afferma che l'allevamento è una delle più importanti cause di degrado ambientale, superiore addirittura al traffico per quanto riguarda, ad esempio, le emissioni di gas serra.Il dato forse più impressionante della relazione è che il settore dell’allevamento è responsabile del 18% delle emissioni globali di gas serra, più che i trasporti, che ne emettono il 13,5%.

    14 rispostePolitica e governo - Altro1 decennio fa
  • La Grande Scacchiera di Zbigniew Brezwinski?

    E‘ ben comprensibile che la diversità delle opinioni politiche - e quindi degli obiettivi che queste opinioni sottindendono - porti a valutazioni anche completamente divergenti circa la reale natura degli eventi di agosto nel Caucaso e a posizioni diametralmente opposte nell’attribuire colpe e meriti e nel distinguere tra buoni e cattivi, aggressori e vittime innocenti. Una cosa però deve essere tenuta ben chiara, al di là di qualsiasi possibile discussione: quanto è accaduto e sta ancora accadendo nella regione è la conseguenza diretta e per molti versi inevitabile dell’attacco della Nato contro la Serbia nel 1999 per imporre la secessione del Kosovo con la forza delle armi, e ancor più della nostra sciagurata decisione - nel febbraio di quest’anno - di riconoscere formalmente l’indipendenza del Kosovo in aperta e flagrante violazione non solo di tutti i principi e le convenzioni del diritto internazionale, ma anche degli stessi impegni che avevamo assunto alla fine del conflitto.

    Si sta facendo un grande arrampicarsi sugli specchi per negare a priori qualsiasi parallelo tra il Kosovo e l’Ossetia del Sud, e anzi per spazzare tutta la faccenda sotto il tappeto e impedire che la gente arrivi magari a porsi certe domande. Ma questi tentativi servono solo ad accrescere ancora il tanfo di ipocrisia che già prende alla gola. In realtà, l’Ossetia del Sud è l’immagine speculare del Kosovo e la pretesa russa di definire la propria azione militare come un ‘intervento di mantenimento della pace’ a favore delle popolazioni locali minacciate dal ‘genocidio’ georgiano è credibile e plausibile, esattamente quanto la pretesa della Nato, nove anni fa, di spacciare le otto settimane di bombardamenti sulla Serbia come un ‘intervento umanitario’ per salvare i Kosovari minacciati dal ‘genocidio’ di Milosevic.

    Quanti oggi - a cominciare dal Comandante in Capo - si stracciano le vesti, lamentando 'la sacra integrità territoriale degli stati sovrani', dovrebbero invece ricordare che siamo stati proprio noi, nel perseguimento di interessi più o meno confessabili, ad aprire questo pericoloso Vaso di Pandora, soffiando sulle fiamme del separatismo etnico-religioso e inventandoci anche il ‘diritto’ a un intervento militare esterno per appoggiarlo. Ai primi di quest’anno la Russia ci aveva messi in guardia circa le pesanti conseguenze di un riconoscimento ufficiale del Kosovo. Ma l’Occidente, gonfio della maramaldesca arroganza che nell’era Bush è venuta a sostituire la diplomazia e la politica estera, ha ritenuto di poter ignorare questi avvertimenti e di agire a suo piacere. E adesso, che dobbiamo ingoiare una buona cucchiaiata della nostra stessa medicina, la troviamo amara.

    In realtà, dei desideri e delle speranze delle genti del Kosovo, dell’Ossetia del Sud e dell’Abkazia non gliene frega niente a nessuno, al di là del fornire un utile pretesto. Gli eventi cui stiamo assistendo non sono uno scambio di dispetti e di ripicche - tu mi pesti un piede in Kosovo? E allora, io ti mollo un calcio in Ossetia – ma costituiscono invece un importante episodio nel conflitto geopolitico globale – la Grande Scacchiera di Zbigniew Brezwinski - per il controllo dell’Asia Centrale e delle sue risorse energetiche.

    Nel corso dell’ultimo decennio questo conflitto ha peraltro avuto la forma di una continua manovra degli Stati Uniti, e più in generale dell’Occidente, volta ad accerchiare progressivamente la Russia e a mutilarla delle sue tradizionali aree di influenza – manovra cui la Russia poteva opporre solo le proteste verbali di una frustrata impotenza. La Jugoslavia è stata smembrata e la Russia non ha potuto fare nulla. Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Ungheria, Cechia e Slovacchia, Bulgaria e Romania sono entrate a far parte della Nato - in flagrante violazione delle solenni promesse di due presidenti americani – e la Russia non ha potuto fare nulla. I nostri servizi e le nostre Ong hanno organizzato e finanziato le ‘rivoluzioni colorate’ che hanno portato al potere i regimi filo-occidentali in Georgia e in Ucraina e la Russia non ha potuto fare nulla. Sembrava si fosse ormai stabilito uno schema molto conveniente, in base al quale l’Occidente poteva muoversi ad libitum nel vuoto di potere lasciato dal collasso dell’Unione Sovietica. Ma adesso, per la prima volta dai giorni lontani dell’Urss, la Russia ha voluto e potuto puntare i piedi.

    E’ la spiacevole percezione di una Russia ritornata capace di fare il muso duro quando serve, e non certo la preoccupazione per l’integrità territoriale della ‘povera piccola Georgia democratica’, che ha scatenato le rabbiose, isteriche reazioni di Washington e - spiace doverlo constatare - anche di non poche capitali europee. Non è ad esempio un caso che una delle voci più feroci, tra quante si sono levate a pretendere che la Russia venga ‘punita’ per la sua inaudita pretesa di insegnare le buone maniere a una marionetta dell’America, sia stata proprio quella di Zbigniew Brezwinski, che pure

    2 rispostePolitica e governo - Altro1 decennio fa
  • Dove vanno i nostri soldi?

    L' accordo fra Italia e Libia siglato da Berlusconi a Bengasi e venduto all’opinione pubblica come un artifizio di raffinata diplomazia volto a risolvere il problema dell’immigrazione clandestina proveniente dal Nord Africa, non ha mancato di suscitare molte perplessità..Diventa invece interessante soffermarsi a riflettere sulle vere ragioni per cui il governo italiano nel bel mezzo di una congiuntura economica pesantemente sfavorevole, .... ben evidenziata dalla manovra finanziaria d’autunno che taglierà ancora una volta quello che resta della spesa sociale creando nuova disoccupazione e riducendo drasticamente la qualità dei servizi al cittadino, ha deciso di “regalare” a Gheddafi la cospicua cifra di 5 miliardi di dollari impegnandosi a devolvere nelle casse libiche 200 milioni di dollari di denaro pubblico ogni anno per i prossimi 25 anni, senza neppure avere chiarificato attraverso quale meccanismo finanziario reperirà le risorse.In questo senso ci possono aiutare i dettagli di quello che è stato definito un “accordo di amicizia, parternariato e cooperazione”, dettagli che definiscono la destinazione d’uso dei 5 miliardi di dollari che saranno destinati alla costruzione di una serie d’infrastrutture fra le quali spiccano l’autostrada litoranea di 2000 km ed ambiziosi progetti di edilizia abitativa, oltre alla costruzione da parte di Finmeccanica di un sistema di controllo radar e satellitare sulle frontiere meridionali del Paese, destinato, stando ai proclami di Berlusconi, a combattere l’azione dei “commercianti di schiavi”.

    Alla luce della destinazione d’uso dei 5 miliardi di dollari provenienti dai contribuenti italiani appare chiaro come accanto a Gheddafi anche la lobby del cemento e del tondino nostrana che vanta molti interpreti, da Impregilo all'ex ministro Lunardi!!!

    12 risposteGoverno1 decennio fa