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Illusione

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Sfuggo ciò che mi insegue, ciò che mi sfugge inseguo. Orazio

  • Qual è, qual è stata, la massima espressione del dolore nell'arte?

    Fino a che punto l'arte può raccontare il dolore? Esiste, un'arte, che parla in modo tanto chiaro, sincero, vero, al punto da dare non soltanto voce al dolore, ma anche animarlo, dargli vita dentro di noi?

    C'è, c'è stata, un'arte in grado di farti soffrire come fossi tu, in prima persona, a patire quello stesso dolore che l'arte andava raccontando?

    Intendo l'arte nella sua accezione più pura, ovvero come espressione dell'anima. E quindi tutto: arte figurativa, letteratura, musica, teatro, cinema, danza, fotografia...

    7 risposteRock e Pop5 anni fa
  • Qual è il primo ricordo che hai della vita?

    Il primo in assoluto, a squarciare l'ignoto come un lume nel profondo buio.

    Io ricordo i colori. Era al nido, avrò avuto poco più di un anno forse, e c'erano colori, ovunque, e un pavimento bianco. Io scalza. Ero felice. Solo questo. La prima immagine sbiadita della vita che ho portato con me.

    Tu, cos'hai portato con te?

    7 rispostePsicologia5 anni fa
  • Raccontami il suono del tuo cervello...?

    Per ogni onda che attraversa lo spazio c'è un suono che ne deriva, e se anche la più piccola oscillazione data dall'attività cerebrale produce onde allora ogni cervello ha un suono.

    Immaginando di catturare le onde vibrazionali del tuo cervello, amplificarle e rielaborarle sotto forma di suoni, ti chiedo dunque: che tipo di musica rispecchierebbe al meglio la fluttuazione della tua attività cerebrale? Quale sarebbe un degno ritratto musicale del tuo encefalogramma?

    Domanda ispirata..

    da Daisuke Die Kreuzen, che ha avuto l'idea

    da David Rosenboom, che ha dato la risposta prima ancora della domanda

    https://www.youtube.com/watch?v=fvt_MKBhSNs

    Youtube thumbnail

    http://davidrosenboom.com/gallery/brainwave-music

    10 risposteRock e Pop6 anni fa
  • La filosofia nei cartoni animati...?

    Riflettendo su "A Bug's Life" ho notato come in questo film alcuni aspetti della filosofia hegeliana (e perché no marxista) trovano concreta rappresentazione.

    Questa scena, ad esempio, dimostra essere l'esatta sintesi delle dinamiche di sovvertimento dei ruoli nel conflitto servo-signore espresse da Hegel:

    https://www.youtube.com/watch?v=eGhMYXNOH6Q

    Youtube thumbnail

    La cavalletta, che prima appariva indipendente, nella misura in cui gode del lavoro altrui finisce per rendersi dipendente dalle formiche; mentre le formiche, che inizialmente apparivano dipendenti, nella misura in cui, attraverso il lavoro, si rendono sufficienti per se stesse e per il padrone, finiscono per rendersi indipendenti.

    Quello che vi chiedo è: avete mai trovato legami tra filosofia e film d'animazione? Riferimenti ad autori specifici o anche solo vostre interpretazioni, chiavi di lettura insolite, punti di vista che ampliano la visione d'immagine, distorsioni di significato... quello che volete.

    2 risposteFilosofia6 anni fa
  • Rumori da mercatino dell'antiquariato... (2)?

    La melodia di un carillion, il tintinnio di un campanello, l'attrito di una macchinina-giocattolo sul pavimento, il trambusto delle pentole di rame, un orologio a pendolo, scarpe consumate che suonano come i passi sulla strada, il grammofono, il nastro delle videocassette...

    Cerco musica che sappia di "rumori", suoni di polvere, di oggetti rotti, di antico. Che racconti una storia, che può esser quella degli oggetti da cui proviene o il viaggio che ha percorso per raggiungerti. O che non dica niente e riesca, tuttavia, a parlare.

    Rumori che, immersi nella musica, diventano musica:

    https://www.youtube.com/watch?v=oi_r5eIbjYk

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    https://www.youtube.com/watch?v=YQms20tTuvw

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    https://www.youtube.com/watch?v=DZBZQOxh4ko

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    4 risposteRock e Pop6 anni fa
  • Ode al cielo che piange..?

    Non piove ma farò finta che piova.

    Piove.

    Una canzone tristallegra da dedicare al cielo?

    6 risposteRock e Pop6 anni fa
  • Quando è stata l'ultima volta che hai sbagliato treno?

    A me è successo ieri. Ho frainteso il numero del binario e così, mentre il treno andava e andava, io per un momento ho temuto che avrei attraversato mezza Italia invano. Dopo mezz'ora la prima fermata: sono scesa e subito non ho potuto fare a meno di notare la desolazione del luogo in cui sono capitata.

    Mentre aspettavo il treno che mi avrebbe riportata a casa (e che era in ritardo, ovviamente), in quella stazione ho individuato un dettaglio ossimorico che mi ha particolarmente infastidita: la presenza del cartello "non attraversare i binari" e l'assenza del sottopassaggio. E' un enigma senza soluzione che da un punto di vista psicologico fa sentire in trappola. Un individuo affetto da un particolare tipo di disturbo ossessivo compulsivo se capitasse là dovrebbe aspettare l'edificazione di una scala sotterranea prima di uscire indenne da quel posto.

    E così, tra un'elucubrazione mentale e l'altra, tra un ritardo aggiunto a un altro ritardo, finalmente è arrivato il treno, quello giusto.

    Mentre tornavo mi sono tra l'altro ricordata che il mio abbonamento non era valido fino a quella zona. Neanche ho fatto in tempo a pensare ciò che è arrivato il controllore.... Gli ho porto l'abbonamento ridendo, ché tanto non potevo far altro: lui neanche lo ha guardato, mi ha sorriso e se ne è andato.

    "E fu così, che ritornai a casa".

    6 rispostePsicologia6 anni fa
  • E tu, ricordi la prima volta che hai scoperto il mare?

    Guardavo il mare distruggersi tra gli scogli, struggersi dentro come creatura infelice che vuol farsi del male, il mare. Lacerato e infranto, ripiegato su se stesso nel dolore di una convulsione involontaria, si ostinava a disgregarsi in schegge d'acqua e luce abbattute sulla pietra, per poi ricomporsi nella perfezione della sua forma che non ha una forma. E' il destino che ci accomuna: farci a pezzi e ricomporci, svegliarci, prima che il sogno svanisca.

    Guardavo il respiro del mare, il mare ritirato e il mare espanso, il mare che respira come un polmone addolorato: la risacca -il mare che si svuota- e poi le onde -il mare che cammina verso di me-.

    Specchio infinito, scenario assurdo di un mostro cieco e stupendo che fa paura per l'innocenza del suo autolesionismo innocuo: il mare non vuol farci male, il mare vuol solo farsi male.

    Restai a guardare ancora un po', attratta da quel processo di distruzione e ricostruzione della materia, così meticoloso, così impeccabile nella perseveranza dei suoi gesti da sembrare quasi... reale.

    E poi fui costretta ad andar via. Sarei voluta restare, ancora e ancora, a guardare. Sarei stata immobile, io, non come il mare. Ma io sono come il mare, e mi ritirai nella promessa di ritornare.

    Quando lo salutai, quella volta in cui lo conobbi, nei miei occhi c'era il riflesso del tramonto.

    Era il sole che nel mare, dal mare, lentamente moriva divorato.

    3 risposteFilosofia6 anni fa
  • Una musica che racconti di te, che sei nato e morirai diverso..?

    ..e se vuoi anche un'opera d'arte o una poesia o un brano estratto da un libro.

    Purché parli di te

    e del tuo esser tu

    quando ti ritrovi

    solo.

    In mezzo a tanti.

    12 risposteRock e Pop6 anni fa
  • Pensieri sparsi sul pavimento...?

    Distesa, sul pavimento della cucina. Ferma. Immobile. A contemplare la stasi delle cose intorno a me.

    Sento il rumore della ventola del frigorifero, il suono del mio respiro, il martello che batte dentro al mio cervello, il vento sulle imposte della porta-finestra.

    Il silenzio non esiste.

    L'esistenza non è mai muta. E questo rumore che sento, dentro al mio cervello, ne è la prova.

    Tutto è voce, eco della propria eco.

    Eppure adesso, qui, su questo pavimento che mi sostiene, sento il silenzio che non esiste, non qui, non adesso, che mi chiama a sè. Qui. E adesso.

    Vorrei annegarci dentro a questo pavimento, a questo mare di mattonelle rosse mutaforme.

    Se solo fossi come quel bicchiere, se fossi di vetro e in bilico sul tavolo, mi guarderei da fuori e penserei che quello è proprio il mio posto, a terra, che ben m'intono con l'arredamento.

    8 risposteFilosofia6 anni fa
  • Quale gruppo musicale ha saputo conciliare musica classica e musica rock/metal?

    Due realtà contrastanti e complementari fuse l' una nell' altra per generare un armonioso connubio dei contrasti perfetti.

    Cerco qualcosa come questo: http://www.youtube.com/watch?v=2rIAtpssRx0

    Youtube thumbnail

    &hd=1

    Un brano o più in generale un gruppo che abbia saputo conciliare l'incociliabile.

    Grazie per le risposte.

    9 risposteRock e Pop7 anni fa
  • Vuoi tu questo ancora una volta e ancora innumerevoli volte?

    Che accadrebbe se, un giorno o una notte, un demone strisciasse furtivo nella più solitaria delle tue solitudini e ti dicesse: «Questa vita, come tu ora la vivi e l'hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione - e così pure questo ragno e questo lume di luna tra i rami e così pure questo attimo e io stesso. L'eterna clessidra dell'esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello di polvere!». Non ti rovesceresti a terra, digrignando i denti e maledicendo il demone che così ha parlato? Oppure hai forse vissuto una volta un attimo immenso, in cui questa sarebbe stata la tua risposta: «Tu sei un dio e mai intesi cosa più divina»? Se quel pensiero ti prendesse in suo potere, a te, quale sei ora, farebbe subire una metamorfosi, e forse ti stritolerebbe; la domanda per qualsiasi cosa: «Vuoi tu questo ancora una volta e ancora innumerevoli volte?» graverebbe sul tuo agire come il peso più grande! Oppure, quanto dovresti amare te stesso e la vita, per non desiderare più alcun'altra cosa che questa ultima eterna sanzione, questo suggello? [La Gaia Scienza]

    8 rispostePsicologia8 anni fa
  • Quali sono le cause psicologiche della misantropia?

    La misantropia viene comunemente interpretata come un rapporto di odio da parte del singolo individuo nei riguardi dell' intera collettività umana. Tale rapporto d' ostilità può anche essere sintetizzato come il contrasto tra realtà indiduale e realtà sociale.

    Ma da un punto di vista puramente psicologico mi chiedevo se la misantropia potesse essere interpretata in modo differente. Ad esempio, è possibile che un tale sentimento d' ostilità sia il riflesso di una conflittualità interiore esteriorizzata? Ovvero che il dissidio tra individuo misantropo e realtà ad esso esterna sia solo una conseguenza di un dissapore psichico ben più profondo ed enigmatico?

    In poche parole, quali sono le cause psicologiche della misantropia?

    3 rispostePsicologia8 anni fa
  • C' è un fumetto che puoi considerare un' opera d'arte?

    Un' opera in cui l' espressività del disegno si è fusa con il linguaggio poetico e il fumetto è rimasto sospeso nel vuoto, a metà trà l' arte e la poesia...

    10 risposteAnimazione e fumetti8 anni fa
  • Cos' è che vedi, che gli altri non riescono a vedere?

    Quell' essenziale che è invisibile agli occhi... quello spettro errante nell' abisso del silenzio, quel fulgore velato che nessuno vede, ma che tu, tu solo, riesci a percepire: cos'è che vedi, che gli altri non riescono a vedere?

    Libera interpretazione...

    5 rispostePsicologia8 anni fa
  • Vi capita mai di voler fuggire da voi stessi?

    Come lo schiavo che asserve al suo padrone, come la luce che divora le tenebre e l' ombra che insegue il suo custode, voi siete sempre dietro voi stessi, incatenati alla forma dell' esistenza, parte di un io che non ricordate di aver mai scelto.

    E in questo folle gioco della vita a me viene spontaneo desiderare un momento di tregua assoluta, un istante lontano da tutto e tutti e da me stessa. Un io in fuga dall' io e un ombra che si ribella alla luce per divenire padrona di se stessa....

    Capita anche a voi, ogni tanto, di voler fuggire da voi stessi? Di rinunciare alla consapevolezza di essere qualcuno per divenire parte del silenzio?

    9 rispostePsicologia8 anni fa
  • Senza un ascoltatore, la musica esisterebbe?

    Esiste una sottile linea di demarcazione che separa la musica dal semplice rumore, una linea invisibile situata in un luogo indefinito che varia di persona in persona di ascoltatore in ascoltatore. Onde di suono sempre diverse ma sempre accomunate dalla stessa sostanzialità giungono al vaglio della critica ove si determina se quelle onde siano portatrici di emozioni o se siano solo vuote percezioni.

    La musica è un insieme di onde di suono, onde propagate nello spazio, onde viaggiatrici che dopo molto vagare si infrangono nell' animo dell' uomo e si manifestano in un perpetuo rifiorire di emozioni. E se la musica altro non è che pura emozione possiamo affermare che è dunque all' interno dell' uomo ascoltatore, il luogo in cui nasce la musica? E che quando le emozioni si dissolvono, la musica perisce insieme ad esse?

    Vostre opinioni?

    Dov'è il luogo in cui nasce la musica?

    Se un giorno non ci fosse più nessuno ad ascoltarla, la musica esisterebbe ancora?

    9 risposteRock e Pop8 anni fa