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Piero12

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  • Creazione di materia dal nulla. Quale verità?

    Non sono un fisico.

    Se ciò scandalizza qualcuno gli offro le mie scuse in anticipo.

    Anche perché ritengo che qualunque intelligenza normale possa comprendere, almeno in linea di principio, i più recenti sviluppi della fisica, scienza e non esoterismo riservato ad iniziati.

    Se ho capito bene le cose stanno come segue:

    - il vuoto quantico sarebbe costituito dall'unione di materia ed antimateria che si occulterebbero reciprocamente;

    - le distorsioni provocate dai buchi neri determinerebbero la separazione di M e AM col passaggio di una parte di M nell'universo visibile;

    - l'AM corrispondente alla M restituita al visibile sarebbe assorbita dal buco nero, andando a bilanciare parte della sua M;

    - in definitiva se tutto avvenisse come detto, il risultato sarebbe una diminuzione della massa del buco nero e la restituzione al visibile di una massa equivalente, insomma nulla di creato ma solo un trasferimento di materia dalla nostra parte dell'orizzonte degli eventi.

    Sbaglio? Dove sbaglio? Perché sbaglio?

    6 risposteReligione e spiritualità7 anni fa
  • Un cattolico può apprezzare un ateo? E un ateo un cattolico?

    Sappiamo quanto sia improprio raggruppare le persone in base a parametri generici che vorrebbero dire tutto e invece dicono pochissimo.

    Volendo comunque considerare tali incerti confini, a me è capitato di incontrare persone apprezzabili e non apprezzabili praticamente ovunque.

    Il discorso potrebbe allargarsi a dismisura ma, considerate le frequenti polemiche a cui danno origine, in questo caso vorrei limitarmi a parlare di atei e di credenti.

    Ho avuto confronti anche molto schietti con atei che mi hanno lasciato un' ottima impressione, per la sincerità, la conoscenza degli argomenti, la disponibilità a mettersi in discussione, come ne ho avuti con credenti ed agnostici. Naturalmente non sono mancate le delusioni, abbastanza distribuite nei tre territori.

    Devo comunque confessare che il mio giudizio è stato sicuramente influenzato dalla sincerità e dal rispetto manifestati dall' interlocutore.

    Una contrapposizione come quella tra religiosità ed ateismo può dunque lasciare spazio al rispetto reciproco e magari all' ammirazione o la divisione implica il disprezzo per chi la pensa diversamente?

    15 risposteReligione e spiritualità9 anni fa
  • Cari atei avete ragione. Dio non esiste e Gesù è un' invenzione dei preti.?

    Contenti? Perché ora non la piantate con questa storia della superiorità intellettuale? Qui nessuno cerca di fare proseliti tranne voi. Almeno i Cristiani hanno avuto il proselitismo come mandato. Ma voi? L' umanità si divide tra chi crede nella divinità e chi no. Penso non ci sia rimedio. Allora discutiamo pure di tutto ma senza pretese di superiorità. Non vi sembra una proposta sensata?

    14 risposteReligione e spiritualità9 anni fa
  • Perché gli atei se la cantano e se la suonano?

    Un ateo fa la domanda, che generalmente non è una domanda ma l' affermazione di una tesi contro la Fede in Dio. Numerosi atei rispondono confortando la tesi esposta con argomentazioni aggiuntive sempre nella stessa direzione. Spesso nella domanda, immancabilmente nelle risposte, non scarseggiano le accuse di ignoranza, credulità, irrazionalità, resa alla paura, rivolte a chi non la pensa come loro che, simmetricamente, si ritengono quasi sempre depositari della scienza, della ragione, del più sano scetticismo e stoico coraggio. A conclusione la miglior risposta viene regolarmente selezionata tra quelle che concordano con la tesi della domanda.

    Prescindendo dal meccanismo che presiede all'assegnazione dei punteggi, che non dovrebbe riguardare chi è sinceramente interessato ad uno scambio di conoscenze e che quindi non ritengo di importanza fondamentale, dietro questo meccanismo che si ripete con impressionante regolarità si nasconde forse un aspetto della psicologia dell' ateo? Nell' indiscutibile difficoltà della materia e nell' incertezza delle risposte ad uno dei problemi su cui da sempre si arrovella l' umanità, è possibile che, chi opta per l' ateismo, senta il pressante bisogno di dichiarare e confermare con frequenza la propria scelta per fruire anche della confortante approvazione di quanti la condividono? L' ateismo sarebbe quindi configurabile come una sorta di conversione cooperativa o gregaria? Io, e perdonatemi se mi prendo come esempio, che per semplicità mi definisco credente, ricco di poche certezze e di numerosi dubbi, aperto e sinceramente interessato ad ogni discussione che non scada nella pura contrapposizione, non trovo nè utile nè confortante dichiarare continuamente la mia fede o cercare il suffragio di chi la pensa come me.

    Mi sbaglio? Sono sinceramente interessato a tutte le opinioni argomentate.

    22 risposteReligione e spiritualità9 anni fa
  • Si domanda per capire di più o solo per ricevere conferme?

    Da qualche tempo nutro un dubbio su quanto constato nella sezione Religione e Spiritualità.

    Come logico sono numerose le domande su teismo-ateismo, credibilità delle religioni, anima-aldilà, fede-ragione eccetera.

    Leggendo le domande si coglie spesso l' inconscia (o conscia?) volontà di influenzare le risposte. Nell' ambito della domanda emerge così l' orientamento del richiedente, che spesso dichiara il proprio punto di vista anche dove non sarebbe assolutamente necessario. Così sono frequenti le domande del genere "Io sono ateo, come si fa a credere?" o simmetricamente "Io sono credente, come si fa a non credere?". Altrettanto succede in sede di valutazione delle risposte dove, accanto alla tradizionale tendenza a dividersi in tifoserie, mi sembra evidente la preferenza espressa alle risposte che più aderiscono alle convinzioni del richiedente, spesso, mi sembra, senza alcuna dipendenza dalla validità, completezza, sinteticità, maturità della risposta.

    Mentre questa tendenza potrebbe essere parzialmente giustificata in chi ha optato per la religione, che richiede in qualche misura di andare oltre la ragione, trovo sia assolutamente ingiustificabile in chi ha eletto la ragione a suo unico garante. In tali persone l' apertura mentale dovrebbe essere tanto ampia da vivere in perenne ascolto delle voci dissonanti, quelle che potrebbero incrinare le certezze razionali raggiunte, non diversamente da come si vuole sia l' atteggiamento scientifico del ricercatore non partigiano.

    In conclusione le domande sono dettate dal desiderio di conoscere di più e meglio o solo da quello di ricevere conferme alle proprie convinzioni-opinioni?

    3 risposteReligione e spiritualità9 anni fa
  • Perché molti non credenti ritengono i credenti dei sempliciotti o dei fifoni?

    Lo fanno per confortare una convinzione con poche basi? O per vincere la paura di sbagliarsi? Non credo possa dipendere dalla solidità delle loro informazioni o dalla indubitabilità dei loro ragionamenti, come capita in ambito scientifico. Le vie per la Fede sono numerose quanto i possibili fedeli, non esiste un procedimento standard che possa consentire critiche o correzioni. E poi la fede ha poco a che fare con la scienza. Il grandissimo Pascal diceva che le questioni religiose superano di molto le nostre capacità intellettuali e che il salto verso la fede avviene con una facoltà assai diversa dalla ragione. O alla fine dipenderà tutto dal materialismo e dal relativismo che il novecento ci ha lasciato in eredità?

    6 risposteReligione e spiritualità9 anni fa