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Rossella

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Sono un'Idealista. Credo nell'Onestà, nella trasparenza, nel rigore. Mi hanno insegnato ad apprezzare, amare, essere grata: benché non sempre vi riesca, m'impegno a prestar fede ai comandamenti che mi sono stati impartiti, e che oggi fanno parte di me. Sono un'Ingenua, e della peggiore specie: perché non riesco a concepire il male nelle persone a cui voglio bene. Amo la musica, la letteratura, e qualunque attività mi consenta di ritrovarmi, e di entrare in comunione con il circostante. Credo nell'armonia, nella linearità di pensiero, nel rispetto verso sé stessi e verso il prossimo. http://www.youtube.com/watch?v=vbG5fAuThAU

  • Non riesco a fidarmi...?

    Credo di aver subito una sorta di trauma psicologico, più o meno verso i quindici anni, sono stata per circa sei mesi con un ragazzo più grande, che aveva un'amante, la quale si compiaceva del suo ruolo e non di rado mi faceva recapitare messaggi spiacevoli. Ho subito episodi di violenza psicologica e verbale da parte del mio ex. Credevo che a distanza di anni (ora ne ho 18), questa esperienza fosse stata rimossa (tra l'altro, proprio nel momento in cui intrapresi la mia passata relazione, ero appena uscita da una fase di ripudio del mio corpo, culminata in diete drastiche ed eccessivo esercizio fisico)...ma non credo, ad oggi, di aver superato completamente l'evento. Oggi sto con il mio attuale ragazzo da 4 mesi e non riesco a fidarmi di lui, benché la relazione proceda bene e non mi dia motivo di dubitare. Sono ossessionata dall'idea che possa tradirmi, ogni donna mi sembra una minaccia, sono diventata paranoica. Temo che possa esserci qualcosa con una ragazza presente nella sua comitiva, solo perché la trovo molto bella (anche se, il mio ragazzo mi ha confermato, questa ragazza ha da sempre nutrito interesse per lui)... insomma, non vivo bene completamente questa relazione, anche se al mio partner non lascio chiaramente trasparire questo disagio (che pure lui avverte...anche se in misura radicalmente ridotta rispetto al vero). Non riesco a credere che un uomo mi possa essere fedele...che gli uomini in generale possano essere fedeli. Non riesco a credere alle relazioni

    4 risposteRelazioni e Famiglia- Altro6 anni fa
  • La svalutazione degli eventi della nostra vita è dovuta alla poca "sostanza" degli stessi?

    Ciò che mi affascina (ed al contempo mi terrorizza) è la facilità con cui ogni singolo evento subisca una progressiva svalutazione, nel corso degli anni, o anche solo degli istanti. Il fatto che ciò avvenga denuncia una mancanza di effettiva importanza rivestita dall’esperienza in sé, o semplicemente si accompagna al vivere quotidiano, ed è condizione necessaria e sufficiente affinché nuovi orizzonti vitali si aprano e si dispieghino?

    Se qualcosa, nel corso del tempo, perde importanza ai tuoi occhi... è perché non l'ha mai avuta?

    O inevitabilmente ogni cosa è destinata a morire, a finire, a disperdersi, per azione del tempo, o di altri fattori contingenti? Le nostre sensazioni sono soggette al mutamento: non è da escludere che ciò che oggi mi appaga, domani mi farà tribolare. O viceversa. Ciò, da una parte, è rassicurante.

    Dall'altra, mi induce a riflettere su quanto siamo esseri mutevoli, e incostanti. E sulla mancanza di veridicità di ogni nostra sensazione, che potrà non essere confermata in futuro.

    Perché progressivamente accade di "svalutare" esperienze passate? Perché esse non hanno mai avuto l'importanza che eravamo soliti attribuirgli... o semplicemente perché il Tempo che scorre è un mezzo efficace per lenire ogni ferita e per ridimensionare ciò che ci siamo lasciati alle spalle?

    Non so se sono stata sufficientemente chiara...

    3 rispostePsicologia6 anni fa
  • La svalutazione degli eventi della nostra vita è dovuta alla poca "sostanza" degli stessi?

    Ciò che mi affascina (ed al contempo mi terrorizza) è la facilità con cui ogni singolo evento subisca una progressiva svalutazione, nel corso degli anni, o anche solo degli istanti. Il fatto che ciò avvenga denuncia una mancanza di effettiva importanza rivestita dall’esperienza in sé, o semplicemente si accompagna al vivere quotidiano, ed è condizione necessaria e sufficiente affinché nuovi orizzonti vitali si aprano e si dispieghino?

    Se qualcosa, nel corso del tempo, perde importanza ai tuoi occhi... è perché non l'ha mai avuta?

    O inevitabilmente ogni cosa è destinata a morire, a finire, a disperdersi, per azione del tempo, o di altri fattori contingenti? Le nostre sensazioni sono soggette al mutamento: non è da escludere che ciò che oggi mi appaga, domani mi farà tribolare. O viceversa. Ciò, da una parte, è rassicurante.

    Dall'altra, mi induce a riflettere su quanto siamo esseri mutevoli, e incostanti. E sulla mancanza di veridicità di ogni nostra sensazione, che potrà non essere confermata in futuro.

    Perché progressivamente accade di "svalutare" esperienze passate? Perché esse non hanno mai avuto l'importanza che eravamo soliti attribuirgli... o semplicemente perché il Tempo che scorre è un mezzo efficace per lenire ogni ferita e per ridimensionare ciò che ci siamo lasciati alle spalle?

    Non so se sono stata sufficientemente chiara...

    4 risposteStudi di genere6 anni fa
  • In che modo vi siete orientati per la scelta della facoltà universitaria?

    Sebbene abbia ancora un anno per decidere, la questione della "scelta" mi preoccupa: non riesco ancora a realizzare cos'è che voglio davvero. Frequento il liceo classico, e le mie materie preferite sono Letteratura Italiana e Filosofia, per cui ho sempre pensato di intraprendere un corso di laurea a sfondo umanistico: Lettere Moderne, o Filosofia. Ne ero piuttosto convinta fino a qualche mese fa, mi dicevo che non sarei mai stata capace di studiare qualcosa per cui non nutrissi interesse. Ero, tutto sommato, tranquilla: avrei scelto una facoltà umanistica, avrei assecondato le mie passioni. Con il passare del tempo però, mi sono resa conto che la possibilità di rimanere a lungo disoccupata mi terrorizza. Ho quasi diciotto anni, e l'idea di dipendere economicamente dai miei mi pesa. Il pensiero di dover gravare su di loro per altri cinque anni (soglia minima nel caso in cui decidessi di conseguire una laurea magistrale) mi scoraggia. E, tra l'altro, non è neppure detto che al termine dei cinque anni trovi un impiego soddisfacente e dignitoso! Ragion per cui, ultimamente stavo valutando la possibilità di conseguire una laurea breve, triennale, nell'ambito delle professioni sanitarie. Pensavo a "tecniche della riabilitazione psichiatrica". Le materie potrebbero in linea teorica anche appassionarmi...(anche se mai quanto filosofia, o lettere); il problema è che ho profonde carenze nel settore scientifico e temo di non essere sufficientemente in grado di superare il test.

    5 risposteUniversità7 anni fa
  • Qualcuno ha un'interpretazione riguardo a questo sogno?

    Sono consapevole che "interpretare" i sogni sia pressoché impossibile, però mi affascina rilevare diverse chiavi di lettura, che a me, autrice del sogno, sono ignote.

    Ho sognato di trovarmi nella villa comunale della mia città, distesa su una panchina. Mi ero appena destata, il caldo era esasperante e nonostante ciò, indossavo dei calzini neri, decisamente inadatti al clima. Nel momento in cui sollevo la testa nell'atto di alzarmi, appare una figura, intenta a farmi il solletico: si tratta di una persona con cui ho instaurato tempo fa una breve frequentazione.

    Successivamente monto sulla mia bicicletta (non vado mai in bicicletta...) e inizio a pedalare velocemente lungo la strada; ad un certo punto mi ritrovo in uno strano posto, una specie di strapiombo all'interno di un'area interna (di un palazzo, credo): c'era una sorta di trave, molto sottile... realizzo quindi che non mi è possibile passare con la bicicletta, altrimenti sarei precipitata; così, lancio la bicicletta sulla sinistra, e riesco, a fatica, a giungere all'estremità della trave, al sicuro: mi guardo indietro, ed un anziano mi comunica che la bici si è rotta, letteralmente frammentata durante il lancio. Sulle prime io non riesco a crederci, poi comprendo che effettivamente il vecchio non si era sbagliato: scoppio in lacrime, senza riuscire a controllarmi: mi sento incapace, triste, angosciata.

    Così si conclude il sogno... mi ha lasciato addosso una strana sensazione.

    Ne avete un'interpretazione?

    5 risposteInterpretazione dei sogni7 anni fa
  • In cosa consiste la figura del tecnico della riabilitazione psichiatrica?

    Conoscete questo corso di laurea triennale?

    In cosa consiste e quali sono gli sbocchi lavorativi?

    1 rispostaUniversità7 anni fa
  • "Una donna non ha più rispetto di te, se è sicura di sé..."?

    Riascoltavo: http://www.youtube.com/watch?v=Pcd2kGyWzJE

    Youtube thumbnail

    , e pensavo a quanto fossero vere queste parole... la sicurezza interiore (che sfocia anche in sicurezza comportamentale) preclude maltrattamenti psicologici di qualunque tipo, specie in ambito sentimentale.

    L'insicurezza conduce invece a dubitare perennemente di sé, del proprio modo di agire; conduce ad interrogarsi, a giustificare il proprio partner, anche in assenza di validi motivi razionali: si tende a scaricare il carico delle responsabilità unicamente su di sé, mentre gli altri sono abili, assolutamente sadici ed egoisti nel lasciarcelo fare, facendo leva sul senso di colpa del partner.

    Come si raggiunge la sicurezza interiore? Quella sicurezza che è indispensabile anche nell'ambito di una relazione sentimentale...quella sicurezza che ci sottrae alle dipendenze affettive.

    Come si impara a bastarsi?

    2 rispostePsicologia7 anni fa
  • "Mi sveglio sempre in forma, mi deformo attraverso gli altri..."?

    "Deformarsi" attraverso gli altri, nel tentativo (spesso vano) di comprendere chi agisce e pensa diversamente da noi, comporta inevitabilmente la perdita della nostra identità?

    Come si può conciliare il tentativo di comprensione del prossimo con la diversità di parametri interpretativi della Realtà che ognuno di noi possiede?

    Fino a che punto è giusto azzerare i propri parametri interpretativi per comprendere quelli altrui?

    Mi riferisco a quella operazione di perdita e scardinamento dei filtri attraverso cui giungere alla Comprensione del reale, per lasciare spazio ai filtri di qualcun altro, a noi estranei, in parte o del tutto.

    L'immedesimazione eccessiva negli altri comporta sempre una Deformazione? E' il dramma di ogni animo sensibile, che osa mettere in discussione il proprio sentire, oppure è sintomo di tragica insicurezza nel generale approccio alla Vita?

    Se la visione del mondo è solo una questione di "lenti" http://www.youtube.com/watch?v=MAN30uMp1f4

    Youtube thumbnail

    ... mi chiedo quanto sia giusto intestardirsi a guardare il circostante con i propri filtri, senza mai metterli in discussione, senza mai cederli per indossare quelli di qualcun altro. Spesso la Realtà è troppo multiforme e complessa per essere definita da un unico paio di lenti... ma il confine, in alcuni casi, è molto labile: si rischia di perdere se stessi.

    Cosa ne pensate?

    4 rispostePsicologia7 anni fa
  • Vi è mai capitato di sospendere la visione di un film perché vi causava eccessiva Ansia o Disagio?

    Non avevo mai visto un film di David Lynch, da molto tempo ero curiosa al riguardo; così, ho deciso di guardare in streaming "Mulholland Drive"...al minuto ventiduesimo ho sospeso la visione!

    Non so se sia un mio problema (probabilmente sono fin troppo sensibile!), ma sono una persona ansiosa già di per sé nella vita quotidiana...insomma, a conti fatti, non sono riuscita a guardarlo!

    Vi è mai capitato di sospendere la visione di un film perché vi causava eccessiva ansia...Angoscia?

    Domanda di riserva: conoscete David Lynch? Cosa ne pensate?

    Mi rivolgo a coloro i quali abbiano visto "Mulholland Drive": sono un caso disperato o anche voi avete provato sensazioni simili nel guardarlo per la prima volta?

    Sono alquanto perplessa...

    9 risposteCinema7 anni fa
  • Sono combattuta, ho bisogno di un consiglio pratico?

    Circa un anno fa mi sono iscritta ad un corso di inglese (B2\First Certificate), che tuttora si tiene presso la mia scuola superiore; tale corso ha la durata di circa un anno e mezzo, e il 22 marzo dovrei (teoricamente) dare l'esame.

    Sono molto combattuta, non so se tentare oppure no. Il problema è che la complessità dell'esame è notevole, e, in tutta franchezza, non mi sono impegnata, dal momento che l'inglese mi riesce piuttosto facile. Il corso è stato organizzato in maniera assolutamente dispersiva: un insegnante, madrelingua, fa lezione a noi studenti (siamo una trentina circa) in aula docenti, una volta a settimana, dalle 15:00 alle 18:00. Inutile dire che dopo la prima ora e mezza la concentrazione inizia a scemare; inutile dire che, essendo in gran numero, seguire in classe è stata (e rimane) un'impresa ardua. Avrei dovuto studiare autonomamente a casa, ma, un po' per indolenza, lo riconosco, un po' a causa degli impegni scolastici ed extrascolastici (sto frequentando parallelamente un corso di teatro che mi prende via diverso tempo), non so se la mia preparazione generale sia adeguata. Sostenere l'esame ha un costo di 162 euro.

    I miei genitori hanno già speso circa 300 euro per le spese relative al corso in sé, non riuscirei a perdonare a me stessa l'idea di un ulteriore fallimento. D'altro canto, l'idea di non sostenere affatto l'esame mi demotiva ugualmente. Nel caso in cui non dovessi dare l'esame il 22 marzo, potrei, eventualmente, tentare a dicembre prossimo, ma in quel caso sarei da sola, dovrei recarmi in sede d'esame senza il mio madrelingua, e sinceramente la cosa mi frena e scoraggia.

    Il punto è che non so se, impegnandomi, riuscirei a conseguire l'esame. L'idea che i miei coprano le spese senza la sicurezza che io possa riuscire è per me fonte di angoscia. Dunque non so cosa fare...entro martedì devo riferire la mia eventuale adesione.

    Cosa fareste, al mio posto?

    4 rispostePsicologia7 anni fa
  • Quanti tipi di frenata esistono e qual è, in generale, il modo corretto di frenare?

    Sto imparando a guidare con mio padre...ma non mi è molto chiaro come frenare! Per il momento scalo fino alla terza marcia, ma mi mantengo sempre a bassa velocitá. Inizialmente frenavo così: prima pigiavo completamente il pedale della frizione, e poi il pedale del freno. Però mi è stato poi fatto notare che questa modalità è sbagliata: in primis perché troppo brusca e poi perché imprime ulteriore moto all'auto. Mio padre mi ha suggerito di pigiare prima il pedale del freno, e poi, solo alla fine, per evitare che l'auto si spenga, quello della frizione. Ma in questo modo ho paura che si spenga, appunto, il motore! E proprio per questo, infatti, sono timorosa di pigiare in maniera troppo violenta il freno. Mi domando: qual è il modo corretto per frenare? Poniamo che io debba fermarmi ad uno stop, o ad un semaforo...come devo comportarmi? Sia che mi trovi a 30 km all'ora, sia a 60... come funziona la frenata?

    5 risposteAuto e trasporti - Altro7 anni fa
  • Siete mai stati attratti da uomini (o donne) con cui avevate notevole differenza anagrafica?

    Avete mai avuto una relazione, o, più semplicemente,

    avete mai provato una forte attrazione\infatuazione per una persona anagraficamente molto più grande di voi?

    Che rapporto avevate con la stessa (conoscenza, amicizia, rapporto formale)?

    Sapreste indicare i motivi del vostro interessamento?

    Più genericamente parlando, perché, spesso, si prova un'attrazione anche di tipo sentimentale verso persone molto più adulte o molto più giovani da un punto di vista anagrafico?

    7 rispostePsicologia7 anni fa
  • "Non servono più eccitanti o ideologie, ci vuole un'Altra Vita"...?

    Quand'è che l'avete pensato?

    http://www.youtube.com/watch?v=DwAqCgFcx-E

    Youtube thumbnail

    "Sulle strade la terza linea del metrò che avanza,

    e macchine parcheggiate in tripla fila,

    e la sera ritorno con la noia e la stanchezza.

    Non servono più eccitanti o ideologie

    ci vuole un'altra vita."

    2 rispostePsicologia7 anni fa
  • Quand'è che vi siete sentiti Schiavi di voi stessi?

    Ispirata da una risposta di Pallanzogna.

    "L' unico vero ostacolo al tuo successo sei tu. Liberati da te stessa. Perditi, Nina"

    (The black Swan)

    7 rispostePsicologia7 anni fa
  • Si insiste spesso sul forte valore educativo derivato dalla Sofferenza. E' sempre così?

    Si assiste spesso ad una quasi 'divinizzazione' del dolore, come se questo fosse fonte di arricchimento spirituale, di crescita interiore, di maturazione personale. Non nego che in alcuni casi ciò possa avere una sua validitá...ma é sempre così? Tutte le esperienze negative insegnano qualcosa? Io ho la sensazione che spesso svuotino e basta, rendendo le persone più distaccate, e più ciniche, meno innamorate, più razionali, disincantate. Talvolta alcune sono traumatizzanti, e mi chiedo che insegnamento si possa trarne, se non la paura. Cosa pensate in merito?

    11 rispostePsicologia7 anni fa
  • Ragiono in modo antiquato, secondo voi?

    Ho interrotto, ultimamente, una frequentazione con un ragazzo che m'interessa abbastanza, semplicemente perché mi sono resa conto che entrambi avevamo un modo diverso di concepire il rapporto.

    Lui pretende i propri spazi, ama divertirsi, e stare con i propri amici. Io, al contrario, ho un paio di amiche fidate, ma se dovessi scegliere tra uscire con la persona che m'interessa e che sto frequentando ed uscire con le mie amiche (che potrei comunque vedere sempre, di pomeriggio, o di mattina), mi risulta spontaneo preferire la compagnia di lui. E' sbagliato?

    Siamo usciti tre, quattro volte: insieme stavamo bene, ma non percepivo da parte sua molto coinvolgimento. Mi sono sentita da subito "l'ultima ruota del carro", nel senso che nella scala delle sue priorità c'erano, ovviamente, la sua famiglia, i suoi amici, i suoi divertimenti ed in fondo io. Mi sentivo un'opzione, un passatempo. Non pretendo amore eterno dopo così poco tempo, ma almeno mi aspetto curiosità, entusiasmo all'idea di vedersi.

    Se dovessi immaginare un rapporto con qualcuno, mi vedo con un ragazzo che sia presente, che ami uscire con me - naturalmente, posso anche comprendere che talvolta possano esserci altri impegni, non pretendo una persona che viva in mia funzione! - ma, in generale, vorrei al mio fianco qualcuno che fosse stimolato dall'idea di conoscermi, di approfondire la mia conoscenza; qualcuno che, nel caso in cui, per una ragione o per un'altra, non ci si potesse vedere, cercherebbe di telefonarmi, di sentirmi, di sapere come passo le mie giornate.

    Vorrei poi essere integrata nel gruppo dei suoi amici, in modo tale da essere sempre (o quasi) presente. Con questo non voglio dire che, in una coppia, ci si debba fare da carcerieri a vicenda, né tantomeno che non si debba avere i propri spazi. Ma pretendo delle dimostrazioni, pretendo qualcuno che concilii per me i vari aspetti della propria vita: studio, amici, hobby. Non mi alletta l'idea di essere l'alternativa ad una noiosa giornata di ruoutine...non mi alletta l'idea di essere una banale opzione. Dunque gli ho esternato il mio punto di vista, dicendogli che non mi sembrava sensato continuare la frequentazione perché, nonostante fossimo solo agli inizi, non percepivo entusiasmo né voglia di approfondire la mia conoscenza, o, nel caso in cui le due cose ci fossero state, non riuscivo a palparle, a toccarle. E lui, esattamente come mi aspettavo, ha ammesso che sì, "aveva voglia di uscire con me ma non tutte le sere"! Insomma aveva i suoi spazi, i suoi amici, la sua famiglia, e poi l'università, non aveva tempo per un rapporto vero in cui due persone si sentono "ossessivamente" (non ho mai chiesto nulla del genere: vorrei soltanto un rapporto maturo con qualcuno).

    Pensate che ragioni in modo antiquato? Non dovrebbe essere spontaneo, normale, aver voglia di vedere l'altra persona, sentirla, telefonarle, specialmente nei primi tempi? Non dico che si debbano abbandonare gli amici... ma perlomeno conciliare le due cose.

    Cosa ne pensate?

    7 rispostePsicologia7 anni fa
  • Ragiono in modo antiquato, secondo voi?

    Ho interrotto, ultimamente, una frequentazione con un ragazzo che m'interessa abbastanza, semplicemente perché mi sono resa conto che entrambi avevamo un modo diverso di concepire il rapporto.

    Lui pretende i propri spazi, ama divertirsi, e stare con i propri amici. Io, al contrario, ho un paio di amiche fidate, ma se dovessi scegliere tra uscire con la persona che m'interessa e che sto frequentando ed uscire con le mie amiche (che potrei comunque vedere sempre, di pomeriggio, o di mattina), mi risulta spontaneo preferire la compagnia di lui. E' sbagliato?

    Siamo usciti tre, quattro volte: insieme stavamo bene, ma non percepivo da parte sua molto coinvolgimento. Mi sono sentita da subito "l'ultima ruota del carro", nel senso che nella scala delle sue priorità c'erano, ovviamente, la sua famiglia, i suoi amici, i suoi divertimenti ed in fondo io. Mi sentivo un'opzione, un passatempo. Non pretendo amore eterno dopo così poco tempo, ma almeno mi aspetto curiosità, entusiasmo all'idea di vedersi.

    Se dovessi immaginare un rapporto con qualcuno, mi vedo con un ragazzo che sia presente, che ami uscire con me - naturalmente, posso anche comprendere che talvolta possano esserci altri impegni, non pretendo una persona che viva in mia funzione! - ma, in generale, vorrei al mio fianco qualcuno che fosse stimolato dall'idea di conoscermi, di approfondire la mia conoscenza; qualcuno che, nel caso in cui, per una ragione o per un'altra, non ci si potesse vedere, cercherebbe di telefonarmi, di sentirmi, di sapere come passo le mie giornate.

    Vorrei poi essere integrata nel gruppo dei suoi amici, in modo tale da essere sempre (o quasi) presente. Con questo non voglio dire che, in una coppia, ci si debba fare da carcerieri a vicenda, né tantomeno che non si debba avere i propri spazi. Ma pretendo delle dimostrazioni, pretendo qualcuno che concilii per me i vari aspetti della propria vita: studio, amici, hobby. Non mi alletta l'idea di essere l'alternativa ad una noiosa giornata di ruoutine...non mi alletta l'idea di essere una banale opzione. Dunque gli ho esternato il mio punto di vista, dicendogli che non mi sembrava sensato continuare la frequentazione perché, nonostante fossimo solo agli inizi, non percepivo entusiasmo né voglia di approfondire la mia conoscenza, o, nel caso in cui le due cose ci fossero state, non riuscivo a palparle, a toccarle. E lui, esattamente come mi aspettavo, ha ammesso che sì, "aveva voglia di uscire con me ma non tutte le sere"! Insomma aveva i suoi spazi, i suoi amici, la sua famiglia, e poi l'università, non aveva tempo per un rapporto vero in cui due persone si sentono "ossessivamente" (non ho mai chiesto nulla del genere: vorrei soltanto un rapporto maturo con qualcuno).

    Pensate che ragioni in modo antiquato? Non dovrebbe essere spontaneo, normale, aver voglia di vedere l'altra persona, sentirla, telefonarle, specialmente nei primi tempi? Non dico che si debbano abbandonare gli amici... ma perlomeno conciliare le due cose.

    Cosa ne pensate?

    Sono antiquata io, o lui è solo un ragazzino?

    5 risposteStudi di genere7 anni fa