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Perchè per imparare bisogna passare attraverso alla sofferenza?

13 risposte

Classificazione
  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    NO! non bisogna, è una possibilità.. non una necessità!

    Si può passare attraverso la Via della sofferenza per evolversi.. ma non è necessario...dipende da te

    Io la Via della sofferenza la chiamo la Via dei sacri calci in c..o :)

    ..perchè attraverso la i sacri calci nel sedere la Vita ti costringe a vedere quello che facevi finta di non vedere.. di sapere quello che ti raccontavi di non sapere…e così.. sbang!

    Esistono due Vie evolutive, la Via della sofferenza è una e poi c’è quella che i nativi americani chiamano la Via della Bellezza

    In occidente viene insegnata la Via della sofferenza (che non è affatto quello che stranamente testimoniarono gesù, buddha ecc) perché le persone nel dolore e nella sofferenza sono più controllabili e condizionabili.. è un trucchetto vecchio di almeno 1700 anni.

    Siamo addestrati fin da bambini ad avere paura del limbo, dell'inferno, del mondo, della povertà della diversità, degli insegnati, dei genitori, dei superiori, dei dipendenti, degli amici, dei nemici, dei patner, della vita, della morte...e impariamo a combattere per sopravvivere credendo che sia l'unica via per imparare e maturare, ma non lo è!

    Ti faccio un esempio delle due Vie

    Abitavo in una mansarda in mezzo ad una città, sapevo benissimo che stavo soffocando per l'inquinamento, morivo dentro per la mancanza di spazi verdi, ero sempre più stressato a causa dei rumori.. delle luci artificiali.. sapevo perfettamente che dovevo andarmene.. che mi stavo spegnendo.. ma per un anno aspettavo, convinto dalla mia razionalità, di aspettare il momento "giusto" per vendere.. fino a che una notte il mio appartamento ha preso fuoco distruggendo metà condominio.. ho rischiato tre volte la vita e ho perso quasi tutto ciò che avevo e ti puoi immaginare le conseguenze ed i casini che ho avuto per mesi..

    La mia paura di lasciare il vecchio ma conosciuto per il nuovo ma sconosciuto ha fatto si che resistessi a quello che sapevo essere bene per me.. la resistenza ha creato attrito (psicologico, emotivo, fisico, energetico ecc) e l’attrito crea dolore e sofferenza.. che per fortuna nel mio caso si è indirizzato sulla mia casa.. invece che su di me visto che io sono rimasto illeso.

    Questa è la Via evolutiva della sofferenza.. che nasce dal resistere a quello che si sa che è bene per noi ma che c'è la raccontiamo per paura di seguire la nostra "vocina" interiore.

    Serve? Certo ad imparare a fidarsi e a mollare la presa sulla false sicurezze, su passati ricordi e illusorie aspettative.. serve ad imparare ad abbandonarsi alla propria guida interiore...la vocina.. l’intuito.. il maestro/a interiore o come ti piace chiamarlo.

    Avrei potuto evitare l’incendio e tutto il resto? Si se avessi seguito ciò che sapevo e che la “sofferenza” mi ha costretto a prendere atto ed affrontare.

    Considera la sofferenza come l’attrito prodotto dalla resistenza di qualcosa nei confronti di qualcos’altro

    Quando soffri per qualcosa o qualcuno chiediti:

    A cosa o a chi sto resistendo?A cosa o chi non mo sto permettendo di lasciarmi andare, o di seguire?A cosa o a chi mi sto aggrappando mentre il fiume della vita mi sta trasportando in tutt’altra direzione?

    Cosa o chi dovrei lasciare andare per stare meglio e gioire dell’avventura della vita?

    Da quel giorno dell’incendio ho quasi sempre seguito la mia vocina interiore, certo faccio una vita totalmente fuori dall’ordinario.. fatta solo di un susseguirsi di pieni momenti presenti.. ma non ho praticamente mai più avuto una sofferenza fisica, mentale o emotiva e credimi che le ho passate di tutti i colori.. e che ho imparato più cose in pochi anni che in tutta la mia vita…senza contare che è tutto più eccitante.. avventuroso.. evolutivo.. creativo.. divertente.. bello..

    Non credere alla Via della sofferenza come unica Via di risveglio della coscienza.. funziona, ma è una via di bastone e carota fatta per muli che hanno i paraocchi…

    ..dice bene farfallina5...la sofferenza non nobilita l'uomo.. non solo ma la sofferenza non è neppure il suo stato naturale.. è del tutto innaturale ed inumana, sarebbe altrimenti come dire che la malattia (che è una forma di sofferenza fisica) nobilita l'uomo!

    E' l'Amore che nobilita l'uomo!!

    La bellezza, la salute, la gioia, la saggezza ..nobilitano l'uomo e lo rendono degno di essere chiamato Essere Umano!

    ..sei stanca di soffrire? afferma:

    “Io abbandono la sofferenza come Via per imparare.

    Io affermo il mio diritto alla piena e costante bellezza e gioia nella mia vita.

    Io mi apro alle infinite possibilità della vita e sono disposta seguirle se risuonano nel mio cuore.

    Io mi fido di me stessa e della Vita.

    Io sono libera di essere la più splendida espressione che posso immaginare di me stessa”

    ..ti auguro di essere un’aquila che vola sulle ali della bellezza ..nei cieli dell’infinita esperienza della vita..

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  • 1 decennio fa

    L'Esistenza e' una scuola continua,ma quando la lezione che ci viene proposta e riproposta e ririproposta non la cogliamo affatto,ecco che succede qualcosa che non si puo' non vedere.

    Succede qualcosa che ci obbliga a fermarci e portare attenzione a quello che l'Esistenza in quel momento vuole insegnarci.

    Kempis in un libro del Cerchio 77, al riguardo del dolore dice:

    L'esistenza del dolore poggia su precise ragioni, quanto meno su quella di spingere gli uomini a serrarsi, a colláborare, a lavorare uniti per cancellarlo dalla Terra. Realizzandosi ciò, l'importante tappa raggiunta non sarebbe tanto l'assenza di dolore, quanto l'unione fraterna degli Esseri.

    Guai a chi passivamente subisse il dolore!

    Lo svuoterebbe di gran parte del suo significato. Perciò, fratelli che soffrite, imprecate, maledite, cercate, chiedetevi perché. Cosí facendo fate quello che il dolore deve farvi fare! Ma non identificatevi con il vostro dolore. Voi siete molto di piú.

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  • Anonimo
    1 decennio fa

    E chi lo dice?

    E' solo la dottrina cattolica a sostenere ciò, io non lo credo assolutamente. Il dolore non nobilita l'uomo, non lo avvicina a Dio, il dolore è solo sofferenza fine a se stessa; se ne potessimo fare a meno sarebbe meglio!

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  • Anonimo
    1 decennio fa

    Non necessariamente!

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  • Luca
    Lv 5
    1 decennio fa

    Ti rispondo con le parole di Giacomo:

    2 Fratelli miei, considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate, 3 sapendo che la prova della vostra fede produce costanza. 4 E la costanza compia pienamente l'opera sua in voi, perché siate perfetti e completi, di nulla mancanti. (Giacomo 1)

    Con questo non voglio dire che andrò a cercarmi cose che mi fanno soffrire, ma che purtroppo per la nostra natura, non ci rendiamo conto di molte cose finchè non passiamo per delle prove e delle sofferenze. In molti casi possiamo dire che non possiamo comprendere le sofferenze altrui se non ci siamo passati in prima persona, solo chi ha perso un figlio, ad esempio, può comprendere lo stato d'animo di un genitore quando lo perde e simili.

    Anche gesù dovette passare attraverso la sofferenza:

    8 Benché fosse Figlio, imparò l'ubbidienza dalle cose che soffrì.

    Molti pensano che proprio perchè Gesù passò queste sofferenze atroci anche un cristiano deve passarle, non è così.

    Infatti Lui ha pagato al nostro posto proprio per liberarci da queste sofferenze.

    Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni,

    stroncato a causa delle nostre iniquità;

    il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui

    e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti. (Isaia 53:5)

    Ce ne rimangono comunque altre, ma che non sono paragonabili alle Sue e che, ripeto, certo non me le andrò a cercare

    Dio ti benedica!

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  • 1 decennio fa

    Perchè sofferenza? Beh, bisogna anche distinguere cosa! Se uno è scottato, ad esempio in amore, impara ad essere più cauto la prossima volta. E su qui ti dò ragione. Però ci sono tante cose che si imparano con gioia e piacere. Stare in mezzo alla natura, rilassa e si imparano certi ritmi di vita, appunto 'naturali'. Lo studio, la lettura, specialmente per argomenti che ci interessano, è un piacevole intrattenimento e in più ci nutre la mente (perchè anch'essa ha bisogno del suo cibo). Frequentare amici e condividere momenti comuni facendo ciò che ci piace è il non plus ultra per combattere stress e solitudini. Così dicasi per tante altre cose che vanno a comporre i giorni della nostra vita. E poi non bisogna dimenticare che spesso la sofferenza non è altro che un cambio di stato: da bambino a ragazzo, da ragazzo ad adulto. Tutto ciò avviene attraverso cambi di 'pelle' che possono essere traumatici e dolorosi, ma che sono necessari per prepararci e metterci in grado di affrontare i nuovi problemi, le nuove difficoltà, la vita relativa alla nuova età, senza dimenticare che assieme a tutto questo si acquistano anche vantaggi e nuove situazioni personali. Facciamo un esempio: quando un neonato comincia a mettere i dentini soffre (caspita vorrei vedere, delle cose dure che piano piano crescono lacerando le gengive!), ma è un periodo, non dura tutta la vita, e vuoi mettere i vantaggi dopo che saranno cresciuti, quando potrà meglio articolare le parole e sarà in grado di passare dalle pappette a mangiare anche una cotoletta alla milanese!?

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  • 1 decennio fa

    Pensa a un bambino:

    Se gli dici di non toccare il fuoco, gli rimarrà sempre la curiosità.

    Se gli metti un secondo il dito su una fiamma, per un pò piangerà, dopo non lo farà più.

    L'uomo non si fida degli altri.

    Deve fare le sue esperienze in prima persona.

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  • Anonimo
    1 decennio fa

    se non esistesse la sofferenza... e tutto scorresse sereno ,tranquillo,,, come sapremmo,, che non tutto e' sereno e tranquillo,? , che esistono i sacrifici,,le privazioni, i dolori? la vita sarebbe una continua festa,, che finirebbe per stancarci,,,,, perche' non avremmo lo stimolo, di lottare affinche' la nostra vita possa scorrere ,,,,,,,

    serena,,,tranquilla,,,,,ciao

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  • 1 decennio fa

    Perché quello che s'impara per caso viene spesso dimenticato nel momento successivo

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  • 1 decennio fa

    Perchè la vita è sofferenza. Perdona la visione nichilista ma la penso così. Se questo fosse un mondo giusto, la sofferenza non sarebbe necessaria. Ma questo è un mondo di m***a e le sofferenze creano una corazza per difendersi. Però non è che la sofferenza persiste sempre, poi passa.

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