Co-dipendenza: come riconoscerla? come uscirne?

È la condizione emotiva,

psicologica e comportamentale

in cui nella relazione con l'altro si condivide la dipendenza

6 risposte

Classificazione
  • 1 decennio fa
    Migliore risposta

    Si riconosce quando ci si accorge che si sta perdendo la propria caratteristica originalità e/o l'indipendenza e/o l'autonomia psicologica e/o emotiva e/o fisica (quindi anche comportamentale)

    La co-dipendenza è un "gioco" dell'ego in cui le persone in relazione perdono, più o meno, la capacità di esprime il loro "carattere magico misterioso".. cioè l'originalità creativa delle personalità attraverso la quale si esprime il Se in un corpo umano

    Solitamente questo "gioco", nella sfera intima o lavorativa, si basa sull'entrare nel ruolo di vittima, carnefice o salvatore che viene incarnato dall'ego tra due o più persone.

    Quando uno fa la vittima, l'altro può fare il carnefice o il salvatore...il salvatore genera una carnefice o la vittima ecc ecc

    Riconoscere questo "gioco" in una relazione è già il 51% del lavoro

    Il resto del lavoro, se c'è abbastanza consapevolezza, complicità e Amore tra le persone in relazione, è quello di fare un salto quantico dentro ad un diverso triangolo, chiamato dell'interdipendenza co-creativa o "gioco" del Se.. che è molto più costruttivo, evolutivo e divertente.

    Qui i ruoli da giocare non sono più carnefice, vittima e salvatore ma..

    Ascoltatore (di chi è l'altro e di cosa vuole fare)

    Sostenitore (incondizionato di chi è e di cosa vuole fare l'altro)

    Stimolatore (al servizio dell'altro quando l'altro si intrattiene troppo con le fantasie, con la mente e non segue ciò che sa essere la sua Via evolutiva)

    Questo è un nuovo modello di relazioni che faranno da ponte ad un società umana più evoluta e che alla fine non avrà più necessità di "giocare" nessun ruolo prestabilito

    ..che dici.. sounds good?

    Però non basta avere questo modello un po' più evoluto per far evolvere le relazioni umane...il grande servizio alla famiglia umana è avere il coraggio di manifestare e vivere questo modello anche a costo delle nostre sicurezze relazionali.. e di rimettere in discussione ogni relazione che non risuona con il Cuore, la Libertà e la Luce..

    ..come diceva babaji.."questo è un tempo per leoni"

  • smettendo di dipendere. O se preferisci consistendo maggiormente in se stessi.

    Il bisogno è il veleno di tutte le relazioni.

  • Anonimo
    1 decennio fa

    E' una situazione di costrizione, spesso inconsapevole, che ci tiene prigionieri di un ruolo, nel quale ci identifichiamo.

    Stiamo andando fuori strada, stiamo facendo attrito... e lo sentiamo dentro di noi (infatti ci lamentiamo: "non posso più fare tutto io", "non ce la faccio più", "non posso sostenere tutto questo",...).

    La fregatura è sempre la stessa: crediamo che tutto ciò sia causato da "quegli altri". Quegli irresponsabili dei nostri figli, quegli egoisti dei nostri partner, quei disgraziati sfortunati poveretti che hanno tanto bisogno...

    NOI abbiamo scelto di occupare questa posizione, questo ruolo che ci pesa così tanto (ma che contemporaneamente ci gratifica e ci fa sentire importanti e magari, guarda un po', perfino amati...) e soltanto NOI possiamo cambiare la situazione.

    Gli altri non c'entrano assolutamente niente. Anzi, sono lì proprio a farcelo vedere.

    Ognuno di noi che si riconosca in una situazione come questa, può farsi delle domande (magari anche facendosi aiutare), cercare di capire qual è l'origine di questo meccanismo (perché di meccanismo si tratta, non è un comportamento libero).

    E si scoprirà che non c'è qualcuno a cui attribuire "la colpa" di tutto questo.

    Si tratta del risultato di un percorso che noi abbiamo scelto PERCHE' VOLEVAMO SPERIMENTARLO.

    Fonte/i: Ed. Amrita - Le cinque ferite e come guarirle - Lise Barbeau
  • Anonimo
    1 decennio fa

    È la condizione emotiva, psicologica e comportamentale in cui nella relazione con l'altro si condivide la dipendenza; ci si fa coinvolgere dai problemi altrui tanto da rimanerne invischiati a tal punto da non occuparsi dei propri. Le persone codipendenti si sentono responsabili di tutto perché sono circondati da persone irresponsabili

    Il primo passo è riconoscere di avere un problema e successivamente fare qualcosa per cambiare se stessi e non gli altri, come il co-dipendente cerca in tutti i modi di fare. La cura passa attraverso l'imparare il sano distacco dalle persone e dalle situazioni (problemi inclusi) e la responsabilità. Imparare a dedicarsi alla più importante e anche la più trascurata dal codipendente, delle responsabilità: prendersi cura di se stessi.

    Durante l'infanzia una figura importante è stata incapace di dare l'amore, l'approvazione, la sicurezza emotiva necessaria per crescere in autonomia. Da adulti si vive al meglio cercando di disperatamente e inconsapevolmente quel qualcosa che è mancato, tentando di ottenere quell'amore da persone che, al pari di coloro che li hanno delusi da piccoli, sono a loro volta incapaci di amare. Il ciclo si ripete identico.

    Per esperienza personale posso dire di non essere stata co.dipende , soprattutto nel rapporto con il partner. La mia vita è stata sempre libera da ogni dipendenza. Solo l'amore mi ha condizionato la vita.L'amore che per me è sublime, grande, mi fa fare cose che nessuno riuscirebbe a farmi fare.

    il mio amore è la mia co-dipendenza. Non ho mai avuto la necessità psicologica di avere qualcuno a cui appoggiarmi. Oggi sento la necessità spirituale di avere una persona che mi capisce e, in qualche modo mi dà un'importanza tale da farmi scoprire le mie debolezze.......Ha un'anima come la mia, e capisce quando ho veramente bisogno di un'aiuto....

    Sembra impossibile, ma nella vita accade anche questo. Sono felice.

    Fonte/i: la mia vita, le mie esperienze e il trovare oggi un'anima che canta con la mia...
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  • 1 decennio fa

    niente di tutto questo, riconoscerla non è poi tanto difficile, uscirne diventa problematico, e con l'informazione che c'è, è molto piû facile non entrarci

  • ?
    Lv 7
    1 decennio fa

    Penso che "l'adesione" all'altro, a volte, si limitata all'esteriorità, dettata da esigenze di protezione per coloro che manifestano incertezze interiori. Per i rapporti distruttivi, essi sono internamente lacerati dal dubbio e dalle contraddizioni, tanto che il loro agire è spesso l'opposto di ciò che vogliono fare e senza che riescano a darsene una ragione.

    Questo è un fondo di irrazionalità che si cela nell'animo umano.

    La soluzione? Penso che bisogna agire senza pensare.

    Come per la sigaretta : troncare di netto.

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