Pussycat ha chiesto in Arte e culturaStoria · 1 decennio fa

MOSCHEA perchè i luoghi di culto dei musulmani si chiamono così, da dove proviene questo nome?

5 risposte

Classificazione
  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    La moschea è il luogo di culto per i fedeli dell'Islamismo.

    La parola italiana deriva direttamente dallo spagnolo "mezquita", a sua volta originata dalla parola araba "masjid" (مسجد) che indica il luogo in cui si compiono le sujūd, le prosternazioni che fanno parte dei movimenti obbligatori che deve compiere il fedele orante.

    Moschea al-Hasan II in Marocco

    Moschea della Roccia a Gerusalemme

    Moschee di Samarcanda

    Sala della moschea di RomaUn tipo di masjid particolare è la masjid jāmi‘, la moschea "congregazionale" dove si auspica per l'Islam che si radunino collettivamente i fedeli al fine di adempiere all'obbligo della preghiera obbligatoria (salāt) del mezzogiorno (zuhr) del venerdì.

    In quanto luogo di preghiera la moschea non ha elementi indispensabili. È infatti possibile pregare anche all'aperto, o dentro una casa qualsiasi, purché il terreno sia delimitato da qualche oggetto (tappeto, stuoia, mantello, sassi) e sia puro. Questo perché, come d'altronde per tutti gli atti previsti dalla Legge islamica (sharī'a), è richiesto lo stato di purità legale (tahāra), ottenibile con lavacri parziali o totali del corpo, mentre il luogo della preghiera deve essere esente da evidenti sporcizie che potrebbero contaminare chi col terreno debba aver contatto, come appunto accade nella salāt.

    La moschea ha un mihrāb (sorta di abside o nicchia che, nelle moschee più umili, può essere semplicemente disegnata) che indica la direzione di Mecca (qibla) e della Ka‘ba che è considerata il primo santuario musulmano dedicato al culto dell'unico vero Dio (Allàh).

    Pur non essenziale, una moschea ha anche un pulpito (minbar) dall'alto del quale un particolare Imām che si chiama khatīb, pronuncia la khutba, un'allocuzione cioè che non necessariamente propone l'esegesi di brani del Corano.

    Perché la preghiera sia valida essa deve essere compiuta in precisi momenti ( awqāt ) della giornata, scanditi dall'andamento apparente del sole. Per questo uno speciale incaricato (muezzin, dall'arabo mu'adhdhin) ricorda dall'alto di una costruzione a torre (minareto, dall'arabo manār, "faro") mediante un richiamo rituale salmodiato (adhān) che da quel momento in poi è obbligatorio pregare (in casa, all'aperto, in moschea). Per chi si trovi lontano dal minareto e non possa per qualsiasi motivo udire la voce del muezzìn - oggi aiutata per lo più da altoparlanti - si sciorinano talora ampi panni bianchi, ben visibili anche da lontano.

    Per le necessità della purificazione, sia all'interno sia nelle immediate adiacenze della moschea è spesso presente una fontana. Importante è infine l'area della preghiera (musalla), tendenzialmente rettangolare per consentire agli oranti di ordinarsi in file e ranghi, al cui interno può essere presente un orologio che in molte occasioni è di antica fattura, utile a segnalare il tempo rimanente perché sia valida la preghiera.

    Caratteristica di ogni moschea è la mancanza di raffigurazioni umane o animali, in quanto osteggiate dall'Islam. Le decorazioni sono perciò di tipo fitoforme (legate cioè al mondo vegetale) e, quasi sempre, sono presenti con versetti del Corano tracciati con calligrafie considerate particolarmente "artistiche" che hanno dato all'Occidente modo di parlare di arabeschi.

    Il termine italiano

    Come detto, il termine italiano proviene dallo spagnolo mezquita, che normalmente viene direttamente connesso alla parola araba masjid. In realtà va osservato che lo spagnolo non ha preso la parola direttamente dall'arabo, ma dalla lingua delle popolazioni musulmane della Penisola iberica, che in gran parte erano berbere. Infatti, il termine arabo masjid è maschile, mentre mezquita (e moschea) è femminile, proprio come il termine berbero (ta)mezgida. Questo cambiamento di genere è evidente anche in altri termini arabi relativi alla religione passati al berbero, per esempio cīd "festa" (berb. lâid): in berbero lâid tameqqrant, corrisponde all'arabo cīd al-kabīr. Ciò sembra dovuto al fatto che i termini arabi si sarebbero "sovrapposti" a preesistenti parole femminili (ancora attestate in qualche dialetto), come taɣlisya "luogo di culto" (dal latino (ec)clesia) e tafaska "festa religiosa" (dal lat. Pascha).

  • Anonimo
    1 decennio fa

    è una traslazione delllo spagnolo"mezquita" come chiamavano il luono di preghiera,i popoli arabi,che al tempo abitavano in Spagna!

  • 1 decennio fa

    bho cerca meglio su wikipedia

  • Anonimo
    1 decennio fa

    posto ricco di mosche per l' ammucchiarsi di gente accaldata che si toglie le scarpe in ore calde di paesi torridi?

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  • 1 decennio fa

    ti riporto l'etimologia della parola riportata dall'enciclopedia on-line wikipedia:

    La moschea è il luogo di culto per i fedeli dell'Islamismo.

    La parola italiana deriva direttamente dallo spagnolo "mezquita", a sua volta originata dalla parola araba "masjid" (مسجد) che indica il luogo in cui si compiono le sujūd, le prosternazioni che fanno parte dei movimenti obbligatori che deve compiere il fedele orante.

    Moschea al-Hasan II in Marocco

    Moschea della Roccia a Gerusalemme

    Moschee di Samarcanda

    Sala della moschea di RomaUn tipo di masjid particolare è la masjid jāmi‘, la moschea "congregazionale" dove si auspica per l'Islam che si radunino collettivamente i fedeli al fine di adempiere all'obbligo della preghiera obbligatoria (salāt) del mezzogiorno (zuhr) del venerdì.

    spero di esserti stato utile buon 2007 a tutti

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