dovrei fare un saggio breve su san valentino e nn so come parlare del consumismo...mi date una mano???grazie^^

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    1 decennio fa
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    Uno dei fenomeni che a livello sociale si sta dilagando e suscita continua preoccupazione è il consumismo.

    Letteralmente, il consumismo una tendenza ad acquistare e usare prodotti e materiali anche per nulla necessari, allo scopo di avere prestigio sociale o di “non essere da meno”. Il consumismo in quanto tale risente fortemente sia delle campagne pubblicitarie che inducono il soggetto a “farsi venire l’acquolina in bocca” dinanzi ad un prodotto, sia del benessere e degli agi esistenti a livello socioeconomico.

    In quest’ottica si spiega la dilagante tendenza a spendere e acquistare di tutto di più. I soldi ci sono, la possibilità anche; i prodotti pubblicizzati (non a caso, da sempre, la pubblicità risulta essere l’anima del commercio) appaiono ai nostri occhi non solo indispensabili (pur se non lo sono affatto), ma soprattutto come mezzi di “concorrenza”.

    Una sorta di concorrenza che ha alla base la voglia di primeggiare, di non essere inferiori all’altro, che sia questo un amico, un vicino, un conoscente o un parente, di “far vedere” chi e cosa si è…L’esteriorità.

    Sì, è di questo che si tratta ed è questo che la pubblicità vuole, che venga esaltato il nostro lato esterno, amplificata la nostra immagine agli occhi degli altri. Così, molto spesso, se qualcuno acquista dei gioielli o una pelliccia costosissima o un’automobile ultimo modello, potente e con tutti comfort, non lo fa perché realmente ha bisogno di quell’oggetto. Lo fa per semplice esaltazione della propria esteriorità e magari per dimostrare qualcosa a qualcun altro. È una logica, una linea di pensiero, questa, che, nell’epoca moderna, sembra aver contagiato se non proprio tutti noi, comunque una buona fetta della popolazione mondiale.

    Quella che ci prende, a volte, è una vera e proprio smania di possesso che spinge molti all’acquisto di oggetti anche della stessa specie, ma che siano “ultimo grido”, vale a dire più “ricchi” e funzionali, più all’avanguardia.

    È qualcosa che, di volta in volta, si trasforma quasi in malattia e, per taluni, va effettivamente a costituire una sorta di spirale in cui si viene profondamente catapultati; un po’ come può esserlo, il cibo per i bulimici, tanto per rendere l’idea.

    Si protestato contro il consumismo con diverse modalità, tutte valide e tutte giuste per non rischiare una sopraffazione esagerata.

    Ci sono state le classiche sfilate con i carrelli da supermercato vuoti, volantinaggi, iniziative gratuite per i bambini, mercatini di libri fondati sul baratto. Questo accade soprattutto a S. Valentino.

    La spira del “voglio-compro-possiedo-poi-butto-e-ricominicio: voglio-compro-possiedo…”, e così via, non conduce a nulla di buono, a nulla di positivo.

    Nei paesi industrializzati la cosa più importante per l’uomo è soddisfare esigenze di qualsiasi tipo: possedere una casa, accogliente, ben arredata, un’autovettura, possibilmente costosa, magari di cilindrata sempre maggiore… ebbene, la gente comune intraprende una corsa forsennata ai consumi.

    Viene considerato “superiore” chi possiede di più, chi può permettersi più comodità, chi possiede quindi più denaro, il quale , grazie al potere che dà, attira ognuno di noi in un circolo vizioso come in una spirale senza fine.

    Nelle società consumistiche l’uomo perde la sua principale dimensione di centro del mondo e diviene egli stesso cosa tra le cose. L’esistenza sembra basarsi su una gerarchia di valori fondati non più nell’essere ma nell’avere, e il benessere e la ricchezza risultano scopi precipui per i quali è opportuno lottare nella propria vita.

    La causa principale di questo cambiamento della società attuale oramai caratterizzata dalla civiltà del “futile”, sta nel sistema economico. La produzione industriale richiede quotidianamente che la gente spenda, acquisti e consumi oggetti che non raramente finiscono in quel cestino dei rifiuti sempre più abbondante.

    E ci “plagia”, lanciando messaggi sempre più persuasivi e suggestivi per mezzo di mass media.

    Ma c’è dell’altro. Il consumismo non attecchisce certamente nei paesi dove si lotta per la sopravvivenza, dove si combatte per un tozzo di pane, dove si soffre per malattie legate all’alimentazione, a causa delle quali spesso si muore.

    Il consumismo, la tendenza tormentosa a spendere, ad acquistare cose anche non necessarie, oltre alla scomparsa di valori morali, crea nella società inquietudini, preoccupazioni, e diventa punto di partenza per varie forme di violenza, spesso prive di fondamento.

    Dunque l’uomo è portato a consumare perché condizionato dalla pubblicità e dai mezzi di informazione?

    In effetti potremmo far notare che nessuno è costretto a comprare e metter mano al portafogli: apparentemente è così, ma solo apparentemente.

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