AtlantisAngelis ha chiesto in Arte e culturaStoria · 1 decennio fa

Questione dell'origine del potere episcopale - Concilio di Trento ?

Sto studiando sul Musi e ho trovato un'affermazione in parte oscura. Nella terza fase del Concilio di Trento viene discussa la fonte del potere dei vescovi. Cito dal Musi (pag. 111):

" La vera e più ardua questione fu rappresentata dall'origine del potere episcopale. Su questo terreno si scontravano 2 tendenze: la prima attribuiva solo al papa la fonte del potere dei vescovi; la seconda ne faceva discendere l'autorità dal sovrano statale. (...) A Trento fu stabilita una via intermedia: i vescovi dipendevano dal papa, ma avevano l'obbligo della residenza e la loro responsabilità era definita su "mandato divino". " fine citazione.

Quello che non riesco a comprendere appieno è cosa significhi "la loro responsabilità era definita su mandato divino". Qualcuno mi può spiegare?

Si può dire, inoltre, che con questa soluzione i vescovi diventano un facile strumento di ingerenza della Chiesa negli affari degli altri Stati?

Grazie in anticipo per le risposte.

Aggiornamento:

x Maria: certo, mischiare la religione alla politica non è una bella cosa, ma nel sec. XVI era prassi comune se pensi che la stessa Riforma non avrebbe avuto la risonanza che ha avuto se non vi fossero stati anche interessi politici da parte dei sovrani che vi aderirono. Come diremmo adesso, è stato un bel business per i sovrani protestanti incamerare i beni della Chiesa presenti sui loro territori. Leggevo che si stima che dall'operazione "scisma religioso" Edoardo VI (1547-53) abbia ricavato circa 13 milioni di sterline attraverso la vendita dei beni dei conventi.

Aggiornamento 2:

x Testa di cane: ricambio i saluti e la simpatia.

Aggiornamento 3:

x Anna e Lutatius: grazie mille per l'approfondimento. Da quello che capisco, quindi, la delibera del Concilio non è poi così intermedia, visto che comunque l'ago della bilancia pende a favore del papa.

Se, in ultima analisi, è al papa che i vescovi devono rendere conto del loro operato (perchè l'obbligo di residenza rientra nell'insieme delle disposizioni atte a disciplinare e correggere il malcostume diffuso fra le alte sfere ecclesiastiche) non mi sembra che vengano fatte molte concessioni, riguardo alla valutazione dell'operato dei vescovi, a chi regna sui territori in cui si trovano le diocesi.

Se avete qualcosa da aggiungere vi prego di farlo. Lascerò la domanda aperta fino all'ultimo.

Di nuovo grazie.

4 risposte

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  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    In aggiunta alla correttissima risposta di Anna, possiamo dire che il fondamento teologico del potere vescovile (la c.d. partecipazione apostolica dispensata con l'imposizione delle mani) non era messo in discussione. Ovvero non era affatto contestato, almeno fino alla riforma, il fatto che il potere spirituale fosse di derivazione esclusivamente ecclesiastica. Il problema sorgeva in relazione ai poteri civili dei vescovi. Per tutto il medioevo il papato e l'impero avevano avuto nella figura dei c.d. vescovi/conte uno dei maggiori punti di contrasto. Ancora all'epoca della riforma sul suolo tedesco esisteva importanti benefici ecclesiastici alcuni dei quali (come il Vescovato di Metz mi pare) erano anche elettori del Sacro Romano Imperatore. Inoltre il vescvo in molte zone era anche la massima autorità civile spesso in rappresentanza/assenza del monarca. Con la riforma il problema si acuisce. Con molti principi soprattutto tedeschi che prendono la via della separazione da Roma, infatti, si rompe il precario equilibrio tra sfera religiosa e sfera civile. Se infatti prima il vescovo riceveva l'investitura religiosa (prima) dal papa e quella civile (poi) dal principe, ciò non è affatto possibile con un principe protestante. A ciò si aggiunga che era pratica comune dei principi protestanti incamerare i benefici ecclesiastici a favore della Corona (il caso più eclatante è quello dell'Inghilterra dove Enrico VIII con lo scisma divenne padrone di un terzo del regno, ma si ricorda anche la secolarizzazione della Prussia teutonica). Con l'affermazione, poi, del principio "cuius regio, eius religio" osserviamo, una sostanziale scomparsa del cattolicesimo "ufficiale" dall'Europa centro settentrionale. Questo fenomeno fu solo in parte arginato dalla riforma cattolica (seguita al Concilio di Trento), soprattutto grazie all'opera degli ordini religiosi (Domenicani e Francescani ma anche dei neonati Gesuiti) e della fedeltà al credo romano di alcuni principi tedeschi (soprattutto gli Asburgo, ma anche della Baviera e di alcuni stati minori). In definitiva la riforma significò la perdita di controllo di vastissimi territori europei. Per rispondere alla secondap arte della tua domanda i vescovi erano sempre stati strumento di controllo non solo della Chiesa romana, ma anche dei potentati laici in quanto (la lotta per.le investiture ne è il chiaro esempio) erano un ottimo strumento per arginare l'indebolimento endemico del potere centrale dovuto al sistema feudale (i vescovi non potendo avere eredi legittimi non potevano lasciare in eredità i feudi ricevuti che quindi tornavano nella disponibilità del sovrano).

  • 1 decennio fa

    >Quello che non riesco a comprendere appieno è cosa significhi "la loro responsabilità era definita su mandato divino". Qualcuno mi può spiegare?

    R:mandato divino in quanto su mandato petrino del Cristo che ha mandato gli apostoli come "agnelli tra i lupi"...ogni vocazione viene valutata sul piano spirituale come vocazione ispirata dal Divino.

    Si può dire, inoltre, che con questa soluzione i vescovi diventano un facile strumento di ingerenza della Chiesa negli affari degli altri Stati?

    R: assolutamente no! Non c'entra la politica laica anche se avevano (e hanno) una certa influenza sulle scelte orientative dei propri fedeli. I vescovi hanno un certo 'potere' nella propria diocesi a cui sono stati designati, ma in senso religioso e di guida spirituale, sulle varie parrocchie del loro territorio. Infatti mischiare religione con la politica è sempre un errore secondo la mia opinione, anche se ritengo opportuno, anzi hanno diritto di insegnare e orientare i propri fedeli in merito alla morale e al sociale dei propri fedeli.

    buona giornata

  • 1 decennio fa

    Significava un presa di posizione netta nei confronti delle pretese dei principi protestanti ad eleggersi da soli i propri vescovi.

    Spesso l'attribuzione della sede vescovile veniva decisa in base alla ricchezza e alla potenza di una famiglia e non in base a vera vocazione religiosa.

    Nel periodo dello scisma, tutti o quasi i vescovi traevano i propri redditi dalle decime dei fedeli e facevano la bella vita costruendosi i palazzi nelle grandi città.

    Il mandato divino serviva a ribadire che da quel momento in poi solo la Chiesa cattolica poteva legittimare il mandato, in quanto unica depositaria della volontà di Dio.

    Ciao

  • 1 decennio fa

    mamma mia! mi fai impazzire con le tue domande, sei di una intelligenza mostruosa.appena leggo qualche rigo mi rendo conto quanto sono ignorante..sei uno dei miei contatti ma non sono mai riuscito a risponderti....mi sei molto simpatica cmq ciao!!

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