rivoluzione industriale?

potete per favore farmi una ricerca sulla rivoluzione industriale???? l'ho gia fatta con l'enciclopedia ma cerco degli approfondimenti in +, grazie :)

3 risposte

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  • Anonimo
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

    Tra a fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo si sviluppò in Inghilterra la rivoluzione industriale. Il termine rivoluzione indica quel processo: irreversibile e radicale, che ha mutato l’economia e la vita dei cittadini inglesi e successivamente dell’intero continente. Le cause di questo straordinario evento sono da ricercare nella storia e nella vita sociale inglese. La flotta navale della Gran Bretagna era la più forte ed esperta del mediterraneo e riuscì a sostenere l’improvvisa richiesta d’esportazioni. La colonizzazione di zone dell’America settentrionale aveva permesso di importare tabacco e cotone, quest’ultimo utilizzato nell’industria tessile.

    Gli scambi commerciali internazionali trasformarono la Gran Bretagna nella nazione più ricca d’Europa. La prosperità inglese era espressa anche culturalmente; nello stato in cui regnava la monarchia costituzionale erano straordinariamente presenti: libertà e tolleranza. Il processo di rivoluzione fu amplificato dall’applicazione delle scoperte scientifiche nel sistema produttivo. Furono costruite macchine utensili per il settore tessile, le quali consentirono la meccanizzazione della filatura. Fu perfezionata la tecnica per lo sfruttamento del vapore come forza motrice.

    La nuova tecnologia, che utilizzava il carbone, sostanza di cui il sottosuolo inglese e’ molto ricco; fu decisiva per lo sviluppo dell’industria siderurgica. Successivamente la macchina a vapore fu utilizzata per costruire i primi mezzi di locomozione. Con la realizzazione di strade ferrate si poterono trasportare merci e uomini. Ben presto il treno sarebbe diventato il mezzo terrestre più veloce a disposizione dell’uomo. Alla costruzione delle ferrovie, seguirono le nuove pavimentazioni dei manti stradali ed il miglioramento dei canali fluviali. Lo scorrere delle acque si rilevò importante per il trasporto di materiali particolarmente pesanti. Nel corso del ’700 le strutture produttive dell’agricoltura inglese ebbero cambiamenti tanto profondi da generare una vera rivoluzione agricola. Il possesso delle terre passò dalle mani di piccoli agricoltori a grossi proprietari terrieri. L’agricoltura era diventata imprenditoriale, il piccolo contadino diventò bracciante alle dipendenze di un fittavolo. Nuove tecniche di coltivazione migliorarono il prodotto agricolo: la rotazione agraria; metodologia che consiste nel coltivare ciclicamente un terreno per non impoverirne la fertilità, le scoperte chimiche consentirono raccolti più abbondanti ed inoltre l’introduzione di macchine per la trebbiatura alleggerì il lavoro dei braccianti. L’aumento del lavoro, della ricchezza e di maggiori risorse alimentari portò ad un imponente aumento demografico ed al cambiamento della società. Molte famiglie lasciarono le campagne per recarsi nelle città dove le imprese artigiane furono sostituite con le fabbriche. Nacquero nuove classi sociali: il proletariato, vale a dire il lavoratore salariato, che si contrappose al borghese proprietario dei mezzi di produzione. In Inghilterra dopo il 1800 i lavoratori impiegati nelle manifatture e nelle fabbriche erano circa 3.000.000 tra i quali molte donne e bambini, spesso costretti a turni di lavoro massacranti. In questo periodo storico nella liberale Gran Bretagna e successivamente in altri stati europei, si costituirono organizzazioni operaie, che s’imposero all’attenzione dell’opinione pubblica e delle classi dirigenti per migliorare le condizioni sociali della loro categoria. La questione operaia preoccupò anche per l’addensarsi di numerose masse proletarie nelle periferie delle città. In queste zone urbane dilagava l’alcolismo e la prostituzione, aumentavano le nascite illegittime e salivano gli indici di criminalità.

    La rivoluzione industriale crebbe più lentamente in Francia dove il tenore di vita della popolazione era più basso che in Gran Bretagna. I maggiori sviluppi si ebbero nei settori: tessile, siderurgico, meccanico. L’economia decollò più lentamente a causa della diffusione della piccola e media proprietà contadina, che teneva legati alla terra capitali e forza lavoro. Nell’Italia meridionale l’industrializzazione era sconosciuta; solo il settentrione ebbe un tenue miglioramento nel settore agricolo ed industriale. Le cause di quest’arretratezza sono da attribuire al frazionamento territoriale della penisola, ed ai saccheggi che devastarono la nostra nazione durante le guerre del secolo. L’Italia avrebbe in ogni modo tentato, ispirandosi al modello tedesco, di rientrare nel giro economico internazionale, ma le conseguenze del ritardo si sarebbero fatte sentire per molto tempo.

    ciao!!!

  • 1 decennio fa

    RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

    Profondo e rapido cambiamento nella vita economica che si verificò in Europa con l'affermazione dell'industria quale settore più dinamico e, infine, dominante. Si tratta, dunque, della fase di avvio o decollo dell'industrializzazione. L'epoca di questo cambiamento iniziò verso il 1780 e si concluse con i primi decenni (e secondo alcuni i primi anni) dell'Ottocento. La regione in cui avvenne fu l'Inghilterra. Dall'Inghilterra questa grande trasformazione si propagò a tutte le economie del continente: al Belgio, alla Francia, alla Germania, all'Italia, alla Russia. In questi paesi d'industrializzazione più tarda la rivoluzione industriale non seguì le caratteristiche della prima, quella inglese. Essa dovette prendere altre strade proprio perché il quadro di riferimento di ogni altra regione era stato modificato in profondità dall'industrializzazione avvenuta in Inghilterra. L'aspetto distintivo di questa rivoluzione è costituito dal rapido aumento della capacità produttiva grazie all'introduzione nei processi lavorativi di tecniche sempre più perfezionate ed efficienti. Proprio in ciò sta la differenza fra la vita economica che procedette la rivoluzione industriale e quella che la seguì. Prima la crescita della popolazione cozzava, a lungo andare, nel tetto dei limitati beni economici a disposizione, più o meno stabili a causa del lentissimo aumento della produttività. Nella competizione fra quantità di beni disponibili e numero di esseri umani, cresceva più rapidamente il numero degli esseri umani. In seguito aumentarono più rapidamente i beni. I livelli di vita migliorarono di conseguenza. Questa accelerazione della vita economica era ancora in corso nell'ultimo decennio del Novecento. La rivoluzione industriale si presentò, dunque, come una discontinuità: una cesura, cioè, che comparve in tutti gli aspetti dell'economia e che separò un movimento lento o stagnante da uno di rapida crescita. Questa discontinuità si rivelò prima di tutto nel movimento demografico. Il numero degli esseri umani, che era raddoppiato nei secoli fra la nascita di Cristo e il 1700, raddoppiò di nuovo dal 1700 al 1850, e poi ancora dal 1850 al 1930. Nella disponibilità di energia si ebbe il passaggio da un mondo a bassa intensità di energia a uno ad alta intensità. Alla fine del Settecento cominciò, infatti, l'impiego su ampia scala di combustibili fossili (non riproducibili); prima il carbon fossile e poi, nella seconda metà dell'Ottocento, il petrolio. Anche nella produzione industriale tutte le serie note rivelarono un forte balzo in avanti: da quelle del settore tessile a quelle della siderurgia. Proprio quest'ultima acquistò una posizione centrale nella vita economica, come non era mai stato prima. Lo stesso forte aumento si verificò negli scambi, sia in quelli con aree esterne che in quelli all'interno delle economie che si venivano industrializzando. A tutto ciò si accompagnarono anche modifiche nelle forme di organizzazione, soprattutto del settore industriale. Di particolare rilievo fu la diffusione della produzione accentrata: il lavoro di fabbrica. Per quanto la produzione accentrata, di cui la fabbrica è un caso particolare, esistesse già in precedenza, la sua diffusione si accrebbe. Le tecniche nuove, infatti, per i loro costi elevati, non erano più alla portata di piccoli artigiani indipendenti. Solo alcuni, gli imprenditori, furono in grado di sostenere quei costi. La maggioranza fu solo capace di partecipare all'attività industriale con la propria capacità lavorativa. Fra capitale e lavoro si verificò una separazione netta. Quanto alle ragioni che concorsero a generare la rivoluzione industriale, non c'è dubbio che il progresso tecnologico abbia svolto una funzione centrale. Esso contribuì più di altri elementi a generare la discontinuità. Carbon fossile e macchine ne furono gli ingredienti di base. D'altra parte, però, il progresso tecnologico non fu un fenomeno esogeno rispetto all'economia: un fenomeno che si sviluppò, cioè, al di fuori della vita economica. Deve essere spiegato col ricorso a tanti altri elementi in gioco. Certamente l'investimento del capitale svolse una funzione di rilievo: fornì alimento ai processi innovativi in corso e sostenne il progresso tecnologico. Ma anche il capitale, da solo, non sarebbe stato sufficiente. È possibile che l'aumento demografico, già in corso da qualche decennio prima della rivoluzione industriale, abbia stimolato la crescita della domanda di beni e l'offerta di manodopera. È consuetudine degli storici richiamare l'attenzione sui progressi nell'agricoltura inglese ( rivoluzione agraria), almeno a partire dalla seconda metà del Seicento. È evidente, infatti, che uno spostamento dell'equilibrio della vita economica dal settore primario (l'agricoltura) al settore secondario (l'industria) è solo possibile quando nei campi si produce tanto da nutrire le famiglie che lavorano la terra e anche quelle che non la lavorano. Queste ultime diventano sempre più numerose quando l'industria si espande. La produttività delle prime deve, perciò, aumentare. Infine la forte crescita del commercio estero inglese e anche di quello interno fornirono alimento alla trasformazione complessiva. Nessuno di questi elementi basta, però, da solo a spiegare un fenomeno così complesso come quello della rivoluzione industriale. In sostanza essa fu l'effetto di una serie di cambiamenti, o innovazioni convergenti, nell'agricoltura, nei commerci, nella popolazione, nella tecnica. Tutti questi cambiamenti agirono cumulativamente in Inghilterra prima che altrove. Sarebbe un errore, tuttavia, concentrare l'attenzione solo sul quadro inglese. In realtà si trattò di un fuoco che dal luogo dove all'inizio era divampato si propagò rapidamente a gran parte dell'Europa. Condizioni favorevoli dovevano, perciò, esistere anche fuori dell'Inghilterra. La rivoluzione industriale fu figlia di una lunga serie di cambiamenti intervenuti nell'economia e nella società europea a partire dai secoli centrali del Medioevo: lenti progressi nell'agricoltura, più rapidi cambiamenti nell'industria, allargamento delle relazioni commerciali all'interno e fuori del continente, attenzione crescente al problema delle soluzioni tecniche nelle attività economiche. Quella dell'industrializzazione fu solo la fase in cui tante trasformazioni quantitative lente provocarono un vero salto di qualità.

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