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Kiba
Lv 4
Kiba ha chiesto in SaluteSalute mentale · 1 decennio fa

Cos'è la sindrome di stoccolma? Perchè si chiama così?

9 risposte

Classificazione
  • Tip
    Lv 5
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    La Sindrome di Stoccolma promuove inverosimili rapporti affettivi tra le vittime di sequestro di persona ed i loro rapitori; sembra essere una risposta emotiva automatica, spesso inconscia, al trauma del diventare ostaggio e coinvolge sia i sequestrati che i sequestratori. Infatti consiste, generalmente, di tre fasi: sentimenti positivi degli ostaggi verso i loro sequestratori, sentimenti negativi degli ostaggi contro la polizia o altre autorità governative, e reciprocità disentimenti positivi da parte dei sequestratori.

    Il termine “Sindrome di Stoccolma” è stato utilizzato per la prima volta da Conrad Hassel, agente speciale dell’FBI, in seguito ad un famoso episodio accaduto in Svezia tra il 25 ed il 28 agosto del 1973: due rapinatori tennero in ostaggio per 131 ore quattro impiegati (tre donne ed un uomo) nella “camera di sicurezza” della Sveriges Kreditbank di Stoccolma. Nonostante la loro vita fosse continuamente messa in pericolo, durante il periodo di prigionia, che fu seguito con particolare attenzione dai mezzi di comunicazione, risultò che le vittime temevano più la polizia di quanto non temessero i rapitori, che una delle vittime

    sviluppò un forte legame sentimentale con uno dei rapitori (che durò anche dopo l’episodio) e che, dopo il rilascio, venne chiesta dai sequestrati la clemenza per i sequestratori e durante il processo alcuni degli ostaggi testimoniarono in loro favore.

    Situazioni affettive simili a quelle descritte nel “caso originario” hanno trovato riscontro in numerosi altri episodi di rapimento, suscitando il medesimo clamore.

    Questa Sindrome può interessare ostaggi e rapitori di ogni età, di ambo i sessi, di ogni nazionalità e senza distinzione di “background” socio-culturale.

    Alcuni fattori ne faciliterebbero l’insorgere: la durata e l’intensità dell’esperienza, la dipendenza dell’ostaggio dal delinquente per la sua sopravvivenza e la distanza psicologica dell’ostaggio dalle autorità.

    Sembrerebbe che i legami positivi tra rapitore e rapito non si formino subito, ma si rivelino già abbastanza solidi entro il terzo giorno di prigionia. Questo potrebbe essere giustificato dal fatto che nei primi momenti dopo il sequestro il rapito sperimenti un totale stato di confusione, riscontrabile anche in alcune risposte tipiche al trauma: diniego, illusione di ottenere la liberazione, attività frenetica ed esame di coscienza.

    Una volta superato il trauma iniziale, la vittima torna consapevole della situazione che sta vivendo e deve trovare un modo per sopportarla; tutto ciò, unitamente all’aumentare del tempo trascorso insieme tra vittima e rapitore ed all’isolamento dal resto del mondo, agevola l’alleanza col sequestratore.

    La mancanza di forti esperienze negative, quali percosse, violenza carnale o abuso fisico, facilita la genesi della sindrome; abusi meno intensi, deprivazioni ed umiliazioni tendono, invece, ad essere razionalizzati e le vittime si convincono che la dimostrazione di forza del sequestratore sia necessaria per controllare la situazione o giustificata da un loro comportamento scorretto.

    Spesso il legame fra sequestratore e rapito comincia sulla base di un comune risentimento nei confronti della polizia, che il più delle volte è percepita dall’ostaggio come minacciosa: l’insistenza per la resa del criminale e

    l’eventualità di un’incursione pongono la vittima in un continuo stato d’ansia e di paura per la propria incolumità. Inoltre, le forze dell’ordine vengono considerate meno potenti del delinquente stesso, perché hanno fallito il loro ruolo protettivo e di garanti dell’ordine pubblico dal momento che il sequestro è avvenuto.

    Una volta sviluppatasi non si conosce ancora con precisione la possibile durata di questa Sindrome, ma pare possa sussistere anche per parecchi anni.

    E’ comunque opportuno sottolineare che anche in chi ha sviluppato laSindrome di Stoccolma si sono riscontrati a distanza di tempo: disturbi del sonno,incubi, fobie, trasalimenti improvvisi, flashback e depressione.

  • 1 decennio fa

    la sindrome di stoccolma si ha quando la vittima di una violenza fisica e\o psichica manifesta emozioni positive verso il suo aguzzino, che possono diventare sentimenti, legami, fino all'innamoramento. inoltre, più vi è coinvolgimento e violenza nella vicenda, più questa sindrome può manifestarsi, come se il lieto fine cancellasse l’evento…

  • Anonimo
    1 decennio fa

    ciaoo!!allora è una condizione psicologica nella quale una persona vittima di un sequestro può manifestare sentimenti positivi (in alcuni casi anche fino all'innamoramento) nei confronti del proprio rapitore.

  • 1 decennio fa

    quando uno si innamora del proprio aguzzino...si usa nei rapimenti ma anche nelle storie quando uno si innamora di un'altro che lo fa soffrire..

    non so da cosa derivi però

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  • Anonimo
    1 decennio fa

    se non sbaglio avviene dopo un rapimento di persona...quest'ultima ha degli atteggiamenti positivi nei confronti del rapitore...il nome può darsi ke provengas in seguito ad un rapimento avvenuto a STOCCOLMA

  • Anonimo
    1 decennio fa

    La sindrome di Stoccolma

    La sindrome di Stoccolma, storicamente, è collegata al comportamento di ostaggi che, in mano ai sequestratori, finivano per simpatizzare con gli stessi ed a considerarli non dei delinquenti bensì degli amici.

    La sindrome di Stoccolma è quel processo psicologico inconscio che promuove relazioni affettive inverosimili fra vittime di sequestro e rapitori; coinvolge sia gli ostaggi che i sequestratori.

    La sindrome si costituisce in tre fasi principali: sentimenti positivi degli ostaggi verso i rapitori, sentimenti negativi delle vittime verso la polizia, reciprocità di sentimenti positivi fra sequestratori e vittime.

    Una volta sviluppatasi non si conosce la durata che può avere, ma si sa che essa può sussistere a lungo, anche per diversi anni.

    Il termine Sindrome di Stoccolma deriva da un fatto realmente accaduto a 4 impiegati tenuti in ostaggio in una banca di Stoccolma per sei giorni. Costoro una volta liberati persistettero in una sorta di fedeltà verso il bandito che durante la prigionia li minacciava di morte. In realtà sembra che avessero più paura della polizia che durante l’esperienza veniva percepita come cattiva e ostile

  • 1 decennio fa

    La sindrome di Stoccolma è una condizione psicologica nella quale una persona vittima di un sequestro può manifestare sentimenti positivi (in alcuni casi anche fino all'innamoramento) nei confronti del proprio rapitore.

    La sindrome deve il suo nome al furto alla "Kreditbanken" di Stoccolma del 1973 durante il quale alcuni dipendenti della banca furono tenuti in ostaggio dai rapinatori per sei giorni. Le vittime provarono una forma di attaccamento emotivo verso i banditi fino a giungere al punto, una volta liberati, di prenderne le difese e richiedere per loro la clemenza alle autorità. Il termine fu coniato dal criminologo e psicologo Nils Bejerot, il quale aiutò la polizia durante la rapina. Fu usato per la prima volta durante una trasmissione televisiva.

    Fonte/i: wikipedia
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