Help!!!!..saggio breve sul romanticismo o decadentismo..?

che non sia molto lungo..

3 risposte

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    Il termine "romanticismo" indica il momento umano in cui il sentimento prevale sul ragionamento. Il movimento romantico nasce, in opposizione al neoclassicismo, come manifestazione d'individualità contro la bellezza astratta di tradizione greco-romana, esplicandosi in senso soggettivo come manifestazione del sentimento dell'artista e in senso oggettivo come rappresentazione del <>. Il romanticismo riconosce la continuità tra arte e vita, e vede quindi l'artista impegnato nelle lotte nazionali: l'artista romantico vive intensamente tutte le vicende della sua epoca, anche quelle politiche. Poiché l'opera d'arte non è soggetta a regole, quelle regole che si apprendono dalla scuola, ciò significa che artisti si nasce, non si diventa attraverso lo studio. E poiché la scuola impone proprio quelle regole, obbligando a un solo modo di esprimersi e reprimendo ogni tentativo di affermazione individuale, bisogna combattere contro di essa, che è la morte della libertà dell'artista. Essendo l'opera d'arte l'espressione del <> ne consegue che essa non è frutto della razionalità, ma dell'intuito, del <>. Solo il genio, dotato di facoltà superiori, è capace di creare dal nulla, perpetuando con l'opera il suo pensiero. I temi romantici non sono tratti dal mito, ma, per lo più, dal medioevo. Ciò spiega perché, più che in Italia, il cui passato è legato alla civiltà romana, queste idee sono sostenute in Germania, in Inghilterra, in Francia. E spiega anche l'origine della parola romantic che, in Inghilterra, fin dal XVII sec., significava <> e, nel secolo successivo, diviene sinonimo di medievale o gotico. Il romanticismo, trae origine dalle teorie estetiche illuministiche, infatti è il Settecento che sostiene la poetica che culmina, fra il 1770 e il 1780, nel movimento culturale tedesco detto Sturm un Drang (tempesta e impeto) contraddistinto da un'esplosione di passionalità, di individualismo, di irrazionalità e di riaccostamento all'arte medievale.

    Caratteri generali e differenze con il neoclassicismo

    Il romanticismo è un movimento artistico dai contorni meno definiti rispetto al neoclassicismo. Benché si affermi in Europa dopo che il neoclassicismo ha esaurito la sua vitalità, ossia intorno al 1830, in realtà era nato molto prima. Le prime tematiche che lo preannunciavano sorsero già verso la metà del XVIII secolo. Esse, tuttavia, rimasero in incubazione durante tutto lo sviluppo del neoclassicismo, per riapparire e consolidarsi solo nei primi decenni dell'Ottocento. Il romanticismo ha poi cominciato ad affievolirsi verso la metà del XIX secolo, anche se alcune sue suggestioni e propaggini giungono fino alla fine del secolo. Il romanticismo è un movimento che si definisce bene proprio confrontandolo con il neoclassicismo. In sostanza, mentre il neoclassicismo dà importanza alla razionalità umana, il romanticismo rivaluta la sfera del sentimento, della passione ed anche della irrazionalità. Il neoclassicismo è profondamente laico e persino ateo; per contro il romanticismo è un movimento di grandi suggestioni religiose. Il neoclassicismo aveva preso come riferimento la storia classica; il romanticismo, invece, guarda alla storia del medioevo, rivalutando questo periodo che, fino ad allora, era stato considerato buio e barbarico. Infine, mentre il neoclassicismo impostava la pratica artistica sulle regole e sul metodo, il romanticismo rivalutava l'ispirazione ed il genio individuale. È da considerare, inoltre che, mentre il neoclassicismo è uno stile internazionale, ed in ciò rifiuta le espressioni locali considerandole folkloristiche, ossia di livello inferiore, il romanticismo si presenta con caratteristiche differenziate da nazione a nazione. Così, di fatto, risultano differenti il romanticismo inglese da quello francese, o il romanticismo italiano da quello tedesco, e così via. Il romanticismo, in realtà, a differenza del neoclassicismo, non è uno stile, in quanto non si fonda su dei princìpi formali definiti. Esso può essere invece considerato una poetica, in quanto, più che alla omogeneità stilistica, tende alla omogeneità dei contenuti. Questi contenuti della poetica romantica sono sintetizzabili in quattro grandi categorie:

    1. l'armonia dell'uomo nella natura

    2. il sentimento della religione

    3. la rivalutazione dei caratteri nazionali dei popoli

    4. il riferimento alle storie del medioevo.

    Le nuove categorie estetiche: il pittoresco e il sublime

    La categoria estetica del neoclassicismo è stata sempre e solo una: il bello. Il bello è qualcosa che deve ispirare sensazioni estetiche piacevoli, gradevoli, e per far ciò deve nascere dalla perfezione delle forme, dalla loro armonia, regolarità, equilibrio, eccetera. Il bello, già dalle sue prime formulazioni teoriche presso gli antichi greci, conserva al suo fondo una regolarità geometrica che è il frutto della capacità umana di immaginare e realizzare forme perfette. Pertanto, nella concezione propriamente neoclassica, il bello è la qualità specifica dell'operare umano. La natura non produce il bello, ma produce immagini che possono ispirare due sentimenti fondamentali: il pittoresco o il sublime. Il sublime conosce la sua prima definizione teorica grazie a E. Burke, nel 1756, con un saggio dal titolo: Ricerca filosofica sulla origine delle idee del sublime e del bello. Burke considera il bello e il sublime tra loro opposti. Il sublime non nasce dal piacere della misura e della forma bella, né dalla contemplazione disinteressata dell'oggetto, ma ha la sua radice nei sentimenti di paura e di orrore suscitati dall'infinito, dalla dismisura, da "tutto ciò che è terribile o riguarda cose terribili" (per es. il vuoto, l'oscurità, la solitudine, il silenzio, ecc.; riprendendo questi esempi Kant dirà: sono sublimi le alte querce e belle le aiuole; la notte è sublime, il giorno è bello). Immanuel Kant approfondisce il significato del sublime. Il sublime non deriva, come il bello, dal libero gioco tra sensibilità e intelletto, ma dal conflitto tra sensibilità e ragione. Si ha pertanto quel sentimento misto di sgomento e di piacere che è determinato sia dall'assolutamente grande e incommensurabile (la serie infinita dei numeri o l'illimitatezza del tempo e dello spazio: sublime matematico), sia dallo spettacolo dei grandi sconvolgimenti e fenomeni naturali che suscitano nell'uomo il senso della sua fragilità e finitezza (sublime dinamico). Il pittoresco è una categoria estetica che trova la sua prima formulazione solo alla fine del Settecento grazie ad U. Price, che nel 1792 scrisse: Un saggio sul pittoresco, paragonato al sublime e al bello. Tuttavia la sua prima comparsa nel panorama artistico è rintracciabile già agli inizi del Settecento, soprattutto nella pittura inglese, e poi nel rococò francese. Il pittoresco rifiuta la precisione delle geometrie regolari per ritrovare la sensazione gradevole nella irregolarità e nel disordine spontaneo della natura. Il pittoresco è la categoria estetica dei paesaggi. Tutta la pittura romantica di paesaggio conserva questa caratteristica. Essa, nel corso del Settecento, ispirò anche il giardinaggio, facendo nascere il cosiddetto giardino "all'inglese". L'arte del giardinaggio, nel corso del rinascimento e del barocco, aveva prodotto il giardino "all'italiana", ossia una composizione di elementi vegetali (alberi, siepi, aiuole) e artificiali (vialetti, scalinate, panchine, padiglioni, gazebi) ordinati secondo figure geometriche e regolari. Il giardino "all'inglese" rifiuta invece la regolarità geometrica e dispone ogni cosa in un'apparente casualità. Divengono elementi caratteristici di questo tipo di giardino: i vialetti tortuosi, i dislivelli, le pendenze, la disposizione irregolare degli arbusti. Ed un altro elemento caratteristico del giardino "all'inglese" è la falsa rovina. Il sentimento della rovina è tipico della poetica romantica. Le rovine ispirano la sensazione del disfacimento delle cose prodotte dall'uomo, dando allo spettatore la commozione del tempo che passa. Le testimonianze delle civiltà passate, pur se vengono aggredite dalla corrosione del tempo, rimangono comunque presenti in questi rovine del passato. E la rovina, per lo spirito romantico, è più emozionante e piacevole di un edificio, o di un manufatto, intero. Ovviamente, nell'arte del giardinaggio, pur in mancanza di rovine autentiche, ci si accontentava di false rovine. Ossia di copie di edifici o statue del passato riprodotte allo stato cadente.

    La rivalutazione dei sentimenti e delle passioni

    Uno dei tratti più caratteristici del romanticismo è la rivalutazione del lato passionale ed istintivo dell'uomo. Questa tendenza porta a ricercare le atmosfere buie e tenebrose, il mistero, le sensazioni forti, l'orrido ed il pauroso. L'artista romantico ha un animo ipersensibile, sempre pronto a continui turbamenti. L'artista non si sente più un borghese ma inizia a comportarsi sempre più in modo anticonvenzionale. In alcuni casi sono decisamente asociali e amorali. Sono artisti disperati e maledetti che alimentano il proprio genio di trasgressioni ed eccessi. L'artista romantico è un personaggio fondamentalmente pessimista. Vive il proprio malessere psicologico con grande drammaticità. E il risultato di questo atteggiamento è un arte che, non di rado, ricerca l'orrore, come in alcuni quadri di Gericault che raffigurano teste di decapitati o nelle visioni allucinate di Goya quali "Saturno che divora i figli". L'arte romantica riscopre anche la sfera religiosa, dopo un secolo, il Settecento, che era stato fortemente laico ed anticlericale. La riscoperta dei valori religiosi era iniziata già nel 1802 con la pubblicazione, da parte di Chateaubriand, de Il genio del Cristianesimo. Negli stessi anni iniziava, soprattutto in Germania, grazie a von Schlegel e Schelling, una concezione mistica ed idealistica dell'arte intesa come dono divino. L'arte deve scoprire l'anima delle cose, rivelando concetti quali il sentimento, il religioso, l'interiore. Il primo pittore a seguire queste indicazioni fu il tedesco C. D. Friedrich. Questo interesse per la dimensione della interiorità e della spiritualità umana portò, in realtà, il romanticismo a preferire linguaggi artisti non figurativi, come la musica e la letteratura o la poesia. Queste, infatti, sono le arti che, più di altre, incarnano lo spirito del romanticismo.

    La riscoperta del Medioevo

    Sono diversi i motivi che portarono la cultura romantica a rivalutare il medioevo. Le motivazioni principali sono fondamentalmente tre:

    1. il medioevo è stato un periodo mistico e religioso

    2. nel medioevo si sono formate le nazioni europee

    3. nel medioevo il lavoro era soprattutto artigianale.

    Nel medioevo la religione aveva svolto un ruolo fondamentale per la società del tempo. Forniva le coordinate non solo morali, ma anche esistenziali. Allo spirito della religione era improntata tutta l'esistenza umana. Questo aspetto fa sì che, nel romanticismo, si guardi al medioevo come ad un'epoca positiva perché pervasa da un forte misticismo e spiritualità. Inoltre, la rivalutazione del medioevo nasceva da un atteggiamento polemico sul piano politico. È da ricordare, infatti, che il neoclassicismo, nella sua ultima fase, era divenuto lo stile di Napoleone e del suo impero. Di una entità politica, cioè, che aveva cercato di eliminare le varie nazioni europee per fonderle in un unico stato. Il crollo dell'impero napoleonico aveva significato, nelle coscienze europee, soprattutto la rivalutazione delle diverse nazionalità che, nel nostro continente, si erano formate proprio nel medioevo con il crollo di un altro impero sovranazionale: quello romano. Il neoclassicismo, nella sua perfezione senza tempo, aveva cercato di sovrapporsi alle diversità locali. Il romanticismo, invece, vuole rivalutare la diversità dei vari popoli e delle varie nazioni e quindi guarda positivamente a quell'epoca in cui la diversità culturale si era formata in Europa: il medioevo. Il terzo motivo di rivalutazione del medioevo nasce da un atteggiamento polemico nei confronti della rivoluzione industriale. Alla metà del Settecento le nuove conquiste scientifiche e tecnologiche avevano permesso di modificare sostanzialmente i mezzi della produzione, passando da una fase in cui i manufatti erano prodotti artigianalmenti, ad una fase in cui venivano prodotti meccanicamente con un ciclo industriale. La nascita delle industrie rivoluzionò molti aspetti della vita sociale ed economica. Permise di produrre una quantità di oggetti notevolmente superiore, ad un costo notevolmente inferiore. Tuttavia, soprattutto nella sua prima fase, la produzione industriale portò ad un peggioramente della qualità estetica degli oggetti prodotti. Questa conseguenza fu avvertita soprattutto dagli intellettuali inglesi che, verso la metà dell'Ottocento, proposero un rifiuto delle industrie per un ritorno all'artigianato. Il lavoro artigianale, secondo questi intellettuali, consentiva la produzione di oggetti qualitativamente migliori, ed inoltre arricchiva il lavoratore del piacere del lavoro, cosa che nelle industrie non era possibile. Le industrie, con il loro ciclo ripetitivo della catena di montaggio, non creavano le possibilità per un lavoratore di amare il proprio lavoro, con la conseguenza della sua alienazione e dell'impoverimento interiore. Sorsero così, in Inghilterra, delle scuole di arte applicata e di mestieri, dette "Arts and Crafts". In queste scuole venivano prodotti manufatti in modo rigorosamente artigianale ma che finivano per costare notevolmente in più rispetto alle analoghe merci prodotte dalle industrie. Tendenzialmente erano quindi destinate ad un pubblico ricco e di élite. E quindi non più alla portata proprio della classe operaia che, dalla rivoluzione industriale, aveva tratto il beneficio di poter acquistare un maggior numero di oggetti perché più economici. La risposta ai mali della rivoluzione industriale data dai movimenti di "Arts and Crafts" era anacronistica. E l'illusione di poter sostituire le industrie con l'artiginato si rivelò fallimentare. La giusta soluzione, alla qualità della produzione industriale, fu data solo alla fine del secolo dalla cultura che si sviluppò nell'ambito del Liberty. La soluzione fu la definizione di una nuova specificità estetica, il design industriale, che avrebbe portato ad una nuova figura professionale: il designer. Parallelamente ai movimenti di "Arts and Crafts" sorse in Inghilterra un movimento pittorico che diede una ultima interpretazione del Romanticismo, nella seconda metà dell'Ottocento: i Preraffaelliti. Il gruppo, animato da Dante Gabriel Rossetti, si ripropose, anche nel nome, di far rivivere la pittura medievale sviluppatasi appunto prima di Raffaello.

    Il romanticismo italiano

    Il romanticismo italiano è un fenomeno che ha tratti caratteristici diversi dal romanticismo europeo. Le tensioni mistiche sono del tutto assenti, così come è assente quel gusto per il tenebroso e l'orrido che caratterizza molto romanticismo nordico. Queste diversità hanno fatto ritenere che l'Italia non abbia avuto una vera e propria arte romantica ma solo una imitazione del vero romanticismo nordico. Se la questione appare oggi superata, ciò che interessa è capire in che cosa si può individuare un'esperienza romantica nell'arte italiana dell'Ottocento. È da premettere che, in Italia, il romanticismo coincide cronologicamente con quella fase storica che definiamo Risorgimento. Ossia il periodo, compreso tra il 1820 e il 1860, in cui si realizzò l'unità d'Italia. Questo processo di unificazione fu accompagnato da molti fermenti che coinvolsero non solo la sfera politica e diplomatica ma anche la cultura del periodo. I contenuti culturali furono indirizzati al risveglio della identità nazionale e alla presa di coscienza dell'importanza della unificazione. Secondo le coordinate del romanticismo, che in tutta Europa rivalutava le radici delle identità nazionale, il riferimento storico divenne il medioevo. E così anche l'Italia, che pure aveva vissuto periodi storici più intensi e pregnanti proprio in età classica con l'impero romano, si rivolse al medioevo per ritrovarvi quegli episodi che ne indicassero l'orgoglio nazionale. Questo impegno civile e politico unifica tutte le arti del romanticismo italiano, dalla letteratura alla pittura, dalla musica al melodramma, eccetera. Ma l'arte che più di ogni altra si affermò nel romanticismo italiano fu soprattutto la letteratura, grazie ad Alessandro Manzoni e al suo romanzo I promessi sposi. Questo predominio della letteratura sulle arti visive è stata una costante di tutta la successiva cultura italiana dell'Ottocento, determinando non poco il ritardo culturale che l'Italia accumulò nel campo delle arti visive rispetto alle altre nazioni europee, e alla Francia in particolare. I due principali temi in cui si esprime la pittura romantica italiana è la pittura di storia e la pittura di paesaggio. Nel primo tema abbiamo il maggior contributo pittorico all'idea risorgimentale dell'unità nazionale. E la pittura di storia, coerentemente a quanto detto prima, rappresenta sempre episodi tratti dalla storia del medioevo quali la Disfida di Barletta, i Vespri siciliani, eccetera. Ma lo fa con spirito che denota la succube dipendenza dalla letteratura, tanto che questi quadri hanno un carattere puramente illustrativo e didascalico. Protagonisti di questa pittura di storia sono stati il milanese Francesco Hayez, il fiorentino Giuseppe Bezzuoli, il piemontese Massimo D'Azeglio. Nel genere del paesaggio il romanticismo italiano trovò invece una sua maggiore autonomia ed ispirazione che la posero al livello delle coeve esperienze pittoriche che si stavano svolgendo in Europa. Anche per la diversità geografica tra l'Italia e l'Europa del nord i paesaggi italiani non sono mai caratterizzati da quella atmosfera a volte tenebrosa e a volte inospitale del paesaggio nordico. Ma il paesaggio italiano si presenta più luminoso, più gradevole, più caratterizzato da un pittoresco accogliente e piacevole. La pittura di paesaggio italiana ha soprattutto due grandi protagonisti: Giacinto Gigante a Napoli, esponente principale della locale Scuola di Posillipo, e Antonio Fontanesi a Torino. La vicenda del romanticismo italiano tende a prolungarsi fin quasi alla fine del secolo collegandosi, in alcuni casi, direttamente con la pittura divisionista. Nell'ambito del romanticismo italiano, un posto a sé lo occupa un altro movimento, detto "Scapigliatura", sviluppatosi a Milano nell'immediato periodo dopo l'unità d'Italia. La Scapigliatura si sviluppa sulle suggestioni di un altro originale pittore romantico, la cui attività si è svolta a Milano: Giovanni Carnovali, detto il Piccio.

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  • Anonimo
    1 decennio fa

    Il Romanticismo nacque in Germania al termine del diciottesimo secolo, diffusosi poi in tutta Europa investì tutti i campi del sapere ottocentesco. Il termine “Romanticismo” venne utilizzato per la prima volta dal filosofo Friederich von Schlegel (1172) per la letteratura da lui considerata “moderna” e contrapposta a quella “classica”.

    Il termine è documentato per la prima volta in inglese: è l’aggettivo romantic usato già nel Seicento per indicare in senso spregiativo la materia avventurosa e amorosa degli antichi romances, ossia i romanzi cavallereschi. Nel Settecento l’aggettivo perse tale accezione negativa e designò il gusto per l’evasione fantastica dal reale, per il “lontano”, per la natura selvaggia, per fantastico, per il soprannaturale, per il mistero, ecc. Il termine inglese fu poi tradotto in Francia con pittoresque (pittoresco) e romanzesque, (romanzesco) e in seguito con romantique, per sottolineare soprattutto il rapporto sentimentale con la natura e il paesaggio; in quest’ultimo senso esso risulta già impiegato da Rousseau. In Italia l’aggettivo romantico entra in uso solo a partire del 1814. Il sostantivo italiano Romanticismo, impiegato per designare il movimento letterario, deriva invece dal tedesco. Infatti in Germania Friedrich Schlegel, già nel 1798, fissò l’uso del termine Romantik per distinguere la poesia inquieta, drammatica, propria dei moderni, da quella armoniosa e composta, propria degli antichi. La parola tedesca verrà poi tradotta, con Romanticism in Inghilterra, con Romanticisme in Francia, con Romanticismo in Italia. Al di fuori del linguaggio letterario e artistico, il sostantivo e l’aggettivo vengono usati oggi comunemente per indicare “sentimentalismo”, predisposizione all’amore delicato e magari sdolcinato, sensibilità d’animo.

    Tuttavia Rousseau usò l’aggettivo “romantique” privato di ogni intendimento negativo, per indicare uno stato di abbandono sognante dell’anima.

    Il Romanticismo tendeva a opporsi al classicismo e all’illuminismo, propagando una nuova visione del mondo e un tipo di sensibilità basata sul culto delle tradizioni e della storia, sull'individualismo animato dalla fantasia e dal sentimento, sulla coscienza dei complessi rapporti che legano l'uomo a una civiltà moderna; il Romanticismo vede il cristianesimo come criterio fondamentale, per raggiungere l’assoluto, poiché anche tramite la religione è possibile avvicinarsi all’infinito. Il termine, venne applicato già nell'Ottocento, prima come nuova tendenza della sensibilità basata sull'immaginazione e in seguito come un orientamento più diffuso del pensiero filosofico. Esso poi venne applicato non più solamente all’arte romantica, ma anche alla scienza e alle filosofie romantiche.

    Questa concezione del mondo, “Romanticismo” ha determinato poi la caratteristica principale dei romantici: l’alienazione cioè un forte senso di turbamento dell’animo dovuto alla mancanza di certezze ma è fondamentale anche l’aspirazione all’infinito dopo la morte e alla consapevolezza della nostra infinita piccolezza e impotenza di fronte all’infinità del cosmo. Questo senso è strettamente collegato poi alla noia, un altro dei sentimenti principi di questo periodo. La noia ci è presentata da Leopardi e nel mondo latino Catullo ce ne dà una vaga definizione.

    La noia è il più nobile dei sentimenti perché solo l’uomo ne soffre in quanto dotato di intelletto, infatti grazie all’intelletto riusciamo a capire che siamo infinitamente piccoli e impotenti di fronte all’infinità del cosmo e, dato che il nostro desiderio è inappagabile ci scontreremo sempre con la noia, il tedio, la noia di vivere argomenti che sono sempre stati trattati fin dall’antichità, ma che in questo periodo prendono una precisa definizione.

    Tipica di tutti gli artisti romantici è l’ossessione per l’infinito. Attorno ad esso ruotano molte caratteristiche fondamentali del Romanticismo, quali il titanismo, che provoca nell’uomo una perenne e struggente tensione verso l’immenso come l’impotenza definita “sublime”, che non è tuttavia recepita in modo violento, ma anzi, tutto ciò che agli occhi dell’uomo può sembrare orrido e incontrollabile, diventa bello. L’uomo è tuttavia inquieto di fronte all’infinito, poiché ci obbliga ad andare oltre i limiti della realtà terrena, dato che noi stessi abbiamo dei limiti invalicabili.

    Il Romanticismo si basa sulla: negazione della ragione, poiché gli autori romantici rifiutano l’idea illuministica della ragione, che non è stata in grado di spiegare la totalità delle cose ne di portare politicità e benessere all’umanità; esotismo, un modo per fuggire dalla realtà, e che ti può portare ovunque, in un luogo, o in un’epoca lontani; individualismo, poiché tutto ciò che circonda l’uomo può avere più di una sola interpretazione, anzi essa varia da soggetto a soggetto, e grazie ad esso, vi sarà anche una ricerca delle origini antiche delle proprie nazioni, concetto di popolo e nazione; ritorno alla religiosità, poiché mancando il supporto della ragione illuministica, l’uomo romantico cerca la fede, a volte anche con pratiche occulte (ma che consentiranno importanti scoperte scientifiche quali l’elettromagnetismo scoperto da Faraday e il Becco di Bunsen), per potersi avvicinare all’infinito. Nel campo artistico la scuola romantica mira alla rappresentazione fedele di profonde e toccanti emozioni, poiché romantico è tutto quello che ha un’aria inverosimile, irreale e fantastica. Baudelaire scrisse il saggio Cos’è il Romanticismo?, definendo romantico chi “conosce gli aspetti della natura e le situazioni degli uomini che gli artisti del passato hanno sdegnato o misconosciuto”, facendo poi coincidere Romanticismo con la modernità affermando “Chi dice romantico dice arte moderna, cioè intimità, spiritualità, colore, aspirazione verso l’infinito espresse con tutti i mezzi che le arti ci offrono”. Tipiche caratteristiche dei dipinti romantici sono l’uso di panorami naturali, sterminati e violenti, definiti sublimi come nel dipinto di Friedrich, “Il Viandante sul mare di nebbia” dove l’uomo è ritratto di spalle, ed è identificato come viandante, per collegarsi all’esule, e il panorama lo sovrasta, tipico di Friedrich, che ama molto la natura, anche se resta sempre affascinato dall’infinito.

    Theodore Gericault, con “Il Corazziere ferito che abbandona il campo di battaglia”, dove non c’è nessuna espressione di sofferenza da parte del soldato, tutta l’attenzione è rivolta unicamente al cavallo e al soldato, dinamismo, tensione e torsione.

    Uno dei massimi esponenti del Romanticismo in campo artistico è Eugene Delacroix con due importanti capolavori, quali “La libertà guida il popolo”, dove la donna è in primo piano, stringendo una bandiera che simboleggia la libertà, e vi è inoltre una perfezione anatomica dei corpi, la quale dà importanza a tutti i personaggi, dato che non vi è proporzionalità gerarchica. Mentre nel dipinto “La Barca di Dante”, la forte drammaticità è data della luce, e la vigoria dei corpi.

    Gustave Courbet, nello “Spaccapietre”, fa invece risaltare il lavoro dell’uomo.

    Francisco Goya, nel dipinto “3 maggio 1808” fa risaltare un senso di angoscia tramite i soldati rivolti di spalle, così i condannati che salgono la collina per essere fucilati danno l’impressione di una macchina di morte, come anche la camicia bianca, perché tra poco si macchierà di sangue innocente.

    Francesco Heyez, capo della pittura storica, dipinse “l’atleta trionfante”, dove è rappresentato un uomo nudo, che stringe nella sua mano destra una palma, simbolo della vittoria, avente quindi un impostazione neoclassica.

    Nel campo letterario il Romanticismo venne accolto in modo diverso in ogni nazione.

    Nel nostro paese il Romanticismo fu accolto come aspirazione alla libertà in ogni sua forma, non solo letteraria, ma anche morale e politica, fu diverso dal Romanticismo tedesco, poiché in Italia vi erano ideali patriottici, e una coscienza dei propri scopi e mezzi per perseguirli.

    Quello tedesco invece intendeva la poesia come immediata adesione alla natura, l’ammirazione verso le fonti primitive dell’arte germanica e l’esaltazione di un tipo di eroe appassionato e ribelle ad ogni legge. In Germania si sviluppò l’importante movimento dello Sturm und Drang (Tempesta ed assalto) composto da artisti del calibro di Shiller e Goethe, che riscosse, con “I dolori del giovane Werther” grande successo, ed è considerato il primo vero best seller della storia. Werther il protagonista dell’opera, viene descritto come un uomo colto, raffinato e ingenuo, che non riesce a non farsi rapire dai sentimenti e ricerca la felicità tramite l’amore, che lo lega ad una donna molto bella, d’animo ingenuo, che non ricambia l’amore di Werther. Egli sa di non poter dare nessuna certezza a quest’ultima e per questo non combatte per amore, anzi riconosce la sua sconfitta di fronte a un sentimento così assoluto come l’amore.

    In Italia artisti come Manzoni danno vigore al Romanticismo italiano. Secondo Manzoni la poesia deve rappresentare le vicende umane e la storia, in modo veritiero, senza contaminazioni con la fantasia, sostenendo una forma di Realismo. Leopardi e Foscolo invece possono essere considerati esponenti del Romanticismo neoclassico. In Francia invece le opere romantiche si diffusero dopo il 1820, e in quel periodo il celebre Victor Hugo espose la sua teoria sul dramma romantico.

    Nel campo filosofico il Romanticismo veniva diffuso dai massimi esponenti dell’idealismo, Fichte, Schelling, Hegel e Friedrich. Quest’ultimo contestò il Romanticismo, poiché spinto ad attingere all’assoluto, mediante l’uso della ragione.

    Nel campo musicale Ludwig van Beethoven conciliò Romanticismo col classicismo, e fu indubbiamente uno dei più grandi compositori di tutti i tempi, ma come lui, anche altri si distinsero, per aver portato importanti novità al panorama della musica classica.

    Il Romanticismo non è altro che un nuovo modo di intendere la vita, non più con chiave logica, dettata dalla ragione, ma con chiave individuale, pessimistica, nostalgica, ma sempre evasiva dalla realtà.

  • 4 anni fa

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