Anonimo
Anonimo ha chiesto in Arte e culturaLibri ed autori · 1 decennio fa

Aiutooooo...Mi servirebbe urgentemente il riassunto del libro i vicerè di de roberto???

Mi servirebbe un riassunto piuttosto dettagliato...qualcuno mi sa aiutare??grazie a tutti!

2 risposte

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  • Anonimo
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    "I Vicerè" narra la storia della nobile famiglia siciliana de gli Uzeda nell'arco di tempo che va dai primi moti dell'isola al le elezioni del 1882. Gli Uzeda sono dilaniati da accaniti con trasti d'interesse che oppongono il principe Giacomo, duro e avi do, al dissoluto conte Raimondo, il cinico e corrotto don Blasco al nipote Ludovico, anch'egli monaco senza vocazione, e alla so rella, donna Ferdinanda. Questi contrasti hanno per cornice i grandi avvenimenti dell'unità italiana. Alle beghe di fratelli e parenti si aggiunge la lotta che tutti insieme sostengono per conservare gli antichi privilegi, per mantenere, nel rapporto tra sfruttatori e sfruttati, la parte dei dominatori: nonostante il naufragio di alcuni singoli come don Eugenio finito in miseria. Don Blasco è pronto a approfittare della soppressione dei conven ti per acquistare i beni degli ordini ecclesiastici. Il vecchio don Gaspare non esita a fingere simpatie liberali riuscendo a farsi eleggere deputato. Consalvo, l'ultimo degli Uzeda, si mescola a faccendieri e corruttori pur di farsi eleggere. Il naufragio degli ideali della borghesia liberale è emblematizzato dalla figura di Giulente, giovane patriota che nonostante il ma trimonio con una Uzeda, non ottiene la sperata promozione sociale e risulta sconfitto alle elezioni politiche. Attraverso le vicende degli Uzeda lo scrittore compone un va sto affresco dell'aristocrazia siciliana nel momento del diffici le passaggio dal regime borbonico alla nuova realtà sociale dell'Italia unita, acquisendo alla tecnica naturalistica italiana una capacità nuova di penetrazione, fredda ma vigorosa, nel tes suto vivo della storia e della lotta politica nazionale. In que sta prospettiva si esaltano le doti dell'osservatore spietatamen te «arido e fisso», del pittore di scene fastose e lucide, del creatore di personaggi stravaganti e sgradevoli.

    Spero ti sia stato d'aiuto!! Fammi sapèè:P

    e per la fatica... la scegli come miglior risposta??

  • Anonimo
    1 decennio fa

    I Viceré è il romanzo più celebre di Federico De Roberto che ne iniziò la stesura a Milano nel 1894 raccogliendo materiale sulle vicende del risorgimento meridionale, qui narrate attraverso la storia di una nobile famiglia catanese, quella degli Uzeda di Francalanza (dietro la quale si nasconde la Principesca Casa Paternò ed in particolare la figura del Marchese Antonino Paternò Castello di Sangiuliano che nel romanzo è identificato con il giovane Consalvo Uzeda e che in realtà fu Sindaco di Catania, Ambasciatore e Ministro degli Esteri), discendente da antichi Viceré spagnoli della Sicilia ai tempi di Carlo V.

    Questa "storia di famiglia" si ispira al principio positivistico e naturalistico della race (l'ereditarietà), con tutte le sue conseguenze.

    I componenti della famiglia degli Uzeda sono accomunati dalla razza e dal sangue vecchio e corrotto, dovuto anche ai numerosi matrimoni tra consanguinei.

    Quanto emerge da questa famiglia è la spiccata avidità, la sete di potere, le meschinità e gli odii che i componenti nutrono l'uno per l'altro alimentando in ciascuno una diversa patologica monomania.

    Ogni membro della famiglia ha una storia segnata dalla corruzione morale e biologica che si evidenzia anche nella loro fisionomia e nelle deformità fisiche che verranno riassunte dall'autore nell'episodio di Chiara che, dopo aver partorito un feto mostruoso lo conserva sotto formalina in un boccione di vetro.

    Ma I Viceré sono, oltre "una storia di famiglia", anche una rappresentazione dagli accenti forti e disillusi della storia italiana tra il Risorgimento e l'unificazione (il romanzo è infatti ambientato negli anni tra il 1850 e il 1882, nella quale si svolgono le vicende e le fortune degli Uzeda).

    Il romanzo è diviso in tre parti: la prima parte inizia con la morte della vecchia principessa Teresa, crudele e dispotica, e termina con la caduta del regno borbonico e con l'elezione a deputato di Gaspare Uzeda; la seconda parte si chiude con la presa di Roma e con la conversione al liberalismo di don Blasco; la terza con le prime elezioni a suffragio allargato del 1882 in cui l'ultimo discendente di fede reazionaria e borbonica, Consalvo, finge idee di sinistra per mantenere intatto il suo potere, convinto che - al di là di ogni rivolgimento storico - nulla possa veramente cambiare e che i privilegiati debbano adattarsi alle nuove situazioni politiche, come quella successiva all’unità, potendo solo così mantenere intatti dominio e potere.

    Emerge da questo quadro il fallimento degli ideali risorgimentali con una interpretazione già presente nelle novelle Il reverendo, Libertà e Mastro-don Gesualdo del Verga e che accomuna molti tra gli scrittori meridionali, da Pirandello, nel romanzo I vecchi e i giovani, a Tomasi di Lampedusa, nel Gattopardo.

    Nell'explicit del lavoro di De Roberto, vi è l'intera chiave di lettura del romanzo:

    "... Noi siamo troppo volubili e troppo cocciuti ad un tempo. Guardiamo la zia Chiara, prima capace di morire piuttosto che di sposare il marchese, poi un'anima in due corpi con lui, poi in guerra ad oltranza. Guardiamo la zia Lucrezia che, viceversa, fece pazzie per sposare Giulente, poi lo disprezzò come un servo, e adesso è tutta una cosa con lui, fino al punto di far la guerra a me e di spingerlo al ridicolo del fiasco elettorale! Guardiamo, in un altro senso, la stessa Teresa. Per obbedienza filiale, per farsi dar della santa, sposò chi non amava, affrettò la pazzia ed il suicidio del povero Giovannino; e adesso va ad inginocchiarsi tutti i giorni nella cappella della Beata Ximena, dove arde la lampada accesa per la salute del povero cugino! E la Beata Ximena che cosa fu se non una divina cocciuta? Io stesso, il giorno che mi proposi di mutar vita, non vissi se non per prepararmi alla nuova. Ma la storia della nostra famiglia è piena di simili conversioni repentine, di simili ostinazioni nel bene e nel male... Io farei veramente divertire Vostra Eccellenza, scrivendole tutta la cronaca contemporanea con lo stile degli antichi autori: Vostra Eccellenza riconoscerebbe subito che il suo giudizio non è esatto. No, la nostra razza non è degenerata: è sempre la stessa.”

    Quando I Viceré uscì non ebbe fortuna perché il naturalismo stava ormai declinando ed iniziava ad affermarsi la reazione spiritualistica di D'Annunzio, Fogazzaro, Pascoli. Inoltre, il tono troppo pessimistico e la forma poco elegante non potevano più essere apprezzati in un momento in cui trionfavano il nazionalismo ed il formalismo. A influenzare l'insuccesso del romanzo venne infine la critica negativa di Benedetto Croce.

    Tuttavia I Viceré, insieme ai Malavoglia del Verga, è uno dei capolavori del Verismo italiano per la ricchezza dei personaggi, l'ampiezza della struttura e la vivezza della rappresentazione

    poi ho trovato questo

    I vicerè

    Considerato il suo capolavoro, è una vasta narrazione storica di tre generazioni della famiglia siciliana Uzeda di Francalanza, dai primi moti rivoluzionari siciliani agli ultimi decenni del secolo. Le vicende si svolgono a Catania dove la famiglia Uzeda si è trapiantata da alcuni secoli.

    Alla morte della principessa Teresa, più temuta che amata anche dai figli, il principe Gaspare, divenuto padrone della cospicua sostanza, egoista e chiuso a ogni impulso generoso, mette in giro la voce che i beni lasciati dalla madre sono gravati da forti debiti per cui occorrono sacrifici da parte di tutti. Da qui lotte, liti, miserie, che si intrecciano alla quotidiana vicenda dei vari rami dei Francalanza.

    Di fronte al principe Gaspare che sposa prima Isabella Grazzeri per volontà della madre, e poi la cugina Graziella, e viene educando i due figliuoli Consalco e Teresa senza affetto e senza idealità, sta il fratello Raimondo che, anch'egli infedele alla prima moglie, sposa un'avvenente palermitana. Ma la nuova unione, pur saldata dalla nascita di altri figli, non fa cambiare tenore di vita a Raimondo il quale, instabile nei suoi sentimenti, non abbandona la sua vita di libertino.

    I fratelli Uzeda vivono nella cornice che a essi fanno gli zii, primo fra tutti don Blasco, pettegolo, sensuale e corrotto, fiero avversario delle idee liberali, ma pronto a sfruttarle dopo la rivoluzione del 1860, acquistando terre e feudi degli ordini religiosi. Vicina spiritualmente a lui, e pur tanto odiata, è donna Ferdinanda, avara, ignorante, tutta chiusa nel suo feroce odio per le idee nuove.

    Ma il più abile e più autorevole degli zii è il duca Raimondo il quale, per avere timidamente amoreggiato coi liberali, dopo la rivoluzione siciliana, riesce ad acquistare sempre più vasta popolarità e finalmente a farsi eleggere primo deputato di Catania al Parlamento di Torino. Alla sua scuola si viene educando l'ultimo rampollo degli Uzeda, Consalvo, il quale, dopo avere rotto col padre, sempre più violento contro il figlio per la sua vita disordinata, va a vivere lontano dal resto della famiglia, tutto preso dal sogno ambizioso di ereditare il posto del vecchio zio Raimondo. Accanto a lui sta la mite sorella Teresa che cerca invano di conciliare il padre e il fratello e finisce col fare un matrimonio senza amore.

    La vita familiare degli Uzeda si chiude in un destino di sciagure e di lutti. Consalvo, rotto a ogni arte di dominio, riuscito con raggiri e corruzioni a essere eletto deputato, non è soddisfatto né della vittoria né della nuova posizione. Egli stesso definisce il suo destino, che è quello degli Uzeda: di comandare, prima col denaro, la violenza e l'ignoranza, ora col tradimento e la finzione. Nulla è innovato nella secolare famiglia.

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