Sapreste gentilmente farmi L'ANALISI DEL TESTO dell'opera di Leopardi:IL SABATO DEL VILLAGGIO?grazie mille

grazie a tutti coloro ke si cimentano xkè di questa cavolo di letteratura io non capisco niente!!!

Aggiornamento:

Cmq raga vi dico che di questa analisi e di come si svolge non so completamente niente e quindi vorrei una mano per capire anke come si fa

2 risposte

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  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    Il sabato del Villaggio

    Questo componimento di Giacomo Leopardi ripercorre chiaramente e riassume una serie di tematiche riconducibili allo “Zibaldone”, ma in parte presenti anche nei suoi idilli. La poesia comincia subito presentandoci una fanciulla, che indaffarata attende il dì della festa: lei non rappresenta altro se non la speranza, l’attesa, ovvero la tematica su cui s’incentra l’intero componimento. Troviamo poi l vecchierella, che rappresenta in un certo senso la nostalgia per i tempi andati ed introduce di conseguenza la tematica della memoria.

    In seguito possiamo ritrovare il tema dell’infinito, infatti la notte che scende subentrando al tramonto crea un’atmosfera indefinita, accentuata da sostantivi come “oscurità” e “ombre”; quest’atmosfera può anche essere interpretata come un esempio di sublime, e la luna, una figura indefinita, ma piacevole è l’immagine sublime per eccellenza.

    La “squilla”, la campana, indica che il giorno della festa s’avvicina sempre più, e rappresenta anch’essa l’attesa del domani.

    I versi dal 31 al 37 sembrano essere di transizione, questa infatti può essere ritenuta una conclusione della prima parte descrittiva alla quale ne segue una riflessiva.

    L’ambiente recanatese viene presentato come un qualsiasi villaggio rurale in cui tutti sono impegnati nelle proprie faccende (è un quadretto idillico) c’è chi raccoglie fiori, chi fila, chi zappa… nonostante quest’apparente stato di routine c’è qualcosa nell’aria: è sabato e tutti sembrano eccitati o perlomeno confortati all’idea che il giorno successivo sarà un giorno di festa.

    Dal verso 38 al 51 troviamo una serie di riflessioni del poeta. “Questo di sette è il più gradito giorno […] diman tristezza e noia recheran l’ore […]” questa citazione sembra rendere alla perfezione la teoria del piacere di Leopardi che può essere ancora più sinteticamente descritta dal termine tedesco “Sehnsucht” traducibile come “ricerca del desiderio” (che non è purtroppo appagabile). In sintesi il poeta nella sua teoria del piacere sostiene che la felicità è irraggiungibile, perché il piacere non è infinito, ma il nostro desiderio di piacer lo è, quindi possiamo sostenere che tutti i piaceri sono misti al dispiacere.

    In un testo dello Zibaldone trattante la funzione della poesia, il poeta denuncia le illusioni della vita, ma lo fa con tanto affetto da evocarle: sembra un po’ ciò che ha tentato di fare nell’ultima strofa del “sabato del villaggio”: il suo scopo è spegnere nel lettore l’illusione creata dalla speranza e denunciare il piacere che è ingannevole; infatti solo il momento dell’attesa (sabato, giovinezza) può dirsi piacevole. Tuttavia il poeta svolge il suo compito con affetto, non è brutale nello spiegare al “garzoncello scherzoso” che il suo futuro non gli riserverà altro che dolore e delusioni, forse come paragone è un po’ azzardato, ma qui Leopardi appare come un padre affettuoso, che pur sapendo che la spensieratezza dell’infanzia non è che un’illusione destinata a sparire a breve, parla al figlio con saggezza, lasciandogli tuttavia scoprire da solo com’è la vita. Forse Leopardi vede nel garzoncello scherzoso proprio se stesso a quell’età, quando parlava animatamente del suo futuro con Silvia, forse il garzoncello rappresenta addirittura la poesia leopardiana precedente alla fase del pessimismo cosmico.

    La descrizione della vita di Recanati viene quindi ritratta da una serie di scenette successive, ciascuna incentrata su un particolare personaggio.

    C’è un’alternanza di endecasillabi e settenari, di ritmi lenti e poi più veloci, termini semplici, a volte dialettali (come “il” zappatore e non “lo”) e termini letterari. Per esempio il termine donzelletta è un termine per lo più letterario, ma il fatto che l’autore ne abbia usato la forma vezzeggiativa, ci fa capire che Leopardi guarda con affetto ai suoi personaggi; lo stesso si può dire per la vecchierella. Sempre riguardo questi due primi elementi :la donzelletta e la vecchierella, possiamo notare una specie di antitesi: le due, infatti, sono l’una giovane, l’altra ormai anziana; l’una passeggia, l’altra è seduta; l’una è protesa verso il futuro, l’altra si rifugia nel passato. Un’analoga antitesi si potrà trovare anche nei versi successivi tra i fanciulli e lo zappatore.

    A una prima fase visiva in cui troviamo il quadretto del borgo, ne segue un’altra uditiva in cui troviamo le campane, il rumore dei fanciulli, il fischiare dello zappatore e la se-ga del falegname.

    Per analizzare il ritmo possiamo prendere ad esempio la scena dei fanciulli e quella dello zappatore: il ritmo nella seconda ha un andamento più lento, evidenziato dall’uso di endecasillabi ed anche dal termine “riede”, che suggerisce la sensazione di un camminare lento e cadenziato di una persona anziana. Al verso 31 troviamo l’anafora di odi ed il testo è ricco di metafore, ad esempio il termine “giovinezza” è espresso con “l’età fiorita”, “età bella”, “stagion lieta”; sono presenti anche alcuni enjambement come tra il verso 33 e 34 o 40 e 41 che spezzano il ritmo. Ci sono allitterazioni (donzelletta, vecchierella, novellando), e rime: interessante è soprattutto quella nell’ultima strofa, dove “soave” rima con “grave” costituendo così un’antitesi che mette in contrasto la bellezza della giovinezza con la triste consapevolezza dell’età adulta.

    Questo componimento può essere ricondotto alla produzione leopardiana successiva al pessimismo cosmico, quindi alla produzione “matura”. Come ho accennato all’inizio, questo testo può essere ricondotto a numerosi componimenti leopardiani di cui riporterò alcuni esempi. Nel “Sabato del villaggio” come in “Alla luna” sono presenti le tematiche della memoria, della speranza e dell’infinito, con tutti gli elementi che le contraddistinguono (la notte, la luna, le ombre); in “A Silvia”, invece ritroviamo la tematica del rimpianto per l’infanzia perduta, che può essere paragonato al senso di nostalgia con cui la vecchierella racconta della sua gioventù, quando si divertiva con i compagni.

    Fonte/i: Con questa analisi vai tranquillo....ce l'avevo ancora salvata sul computer dal liceo da quanto l'avevo fatta bene! ciaooo;-)
  • 1 decennio fa

    NO.

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