Anonimo
Anonimo ha chiesto in Arte e culturaFilosofia · 1 decennio fa

Ritieni che qualcosa o qualcuno, nel naturale decorso del tempo, riuscirà a modificare i tuoi più cari ricordi

Era una giornata uggiosa, come oggi, pioveva dentro e fuori; avevo finito di lavorare presto, il pomeriggio tutto per me, imbroccata la mia car e messa su un po’ di musica da me messa insieme, mi faccio le compilation e le intitolo pure, quel pomeriggio misi su “Pazzia 4”, una delle mie migliori dove avevo alternato a pezzi mitici degli Ac/Dc pezzi di Vivaldi e dopo i Deep Purple a cui seguiva Bob Dylan a cui seguivano i Boston e via di seguito, insomma il titolo della compilation non era casuale e in funzione di come mi sentivo sceglievo la musica che accompagnava i miei viaggi e perlustrazioni.

Mi trovavo in una zona a me nuova, era il pavese, e nonostante l’inclemenza del tempo la mia curiosità di “scoprire” era viva più che mai, lento lungo una statale costeggiata da betulle arrivo ad un paese, Mortara.

Fermo la car e spengo l’autoradio, ancora intontito dalla mia colonna sonora mi immergo nella nebbia di quella città, a piedi sentivo i miei passi sul selciato, silenzio tombale, mi chiesi se anche il nome della città non fosse casuale … mah … è l’ora della siesta pomeridiana o son tutti a lavurà fatto stà che mi ritrovavo solo a passeggiare nel centro città.

I negozi erano chiusi però le vetrine mi attiravano, specie quelle che vendevano prodotti locali o artigianali, all’improvviso i miei occhi furono attratti da una vetrina dall’altra parte della strada, velocemente attraverso la strada senza guardare e l’unica auto che passava di lì da almeno un’ora a questa parte a momenti m’investiva “pirlunnnnnnnnnn” mi grida quello e non mi da neanche il tempo di replicare, meglio così garbatamente me lo avrei mangiato quel pavesino, vero è che attraversai senza guardare ma lui cosa aveva da correre a quel modo nel centro cittadino e poi, accidentolina, ma doveva passare proprio in quel momento, quando io avevo inquadrato quella vetrina, certa gente è sempre inopportuna.

Si trattava di un negozietto che vendeva vari oggetti d’antiquariato ma tra tutti splendeva un quadro, non l’ho ancora detto, ma i quadri sono un’altra mia passione.

C’era un quadro su un cavalletto, senza cornice e non ne aveva bisogno, le cornici a volte dispregiano il quadro, spesso l’occhio disattento punta sulla cornice piuttosto che sul quadro, questa è una caratteristica di chi guarda l’aspetto esteriore e non quello interiore, mi capita di dilettarmi e perdermi in questi ragionamenti ma non è il momento, riprenderemo questo discorso un’altra volta, ora devo parlare di quel quadro.

Era stupendo, incantevole, avevo già deciso come spendere tutto il pomeriggio, avrei aspettato l’apertura di quel negozietto e quel quadro l’avrei fatto mio. Provai a cambiare angolazione e a guardarlo da diversi punti di vista, ormai ero dentro al quadro, preso dalla sua struggente bellezza, rappresentava un campanile che svettava verso l’alto e ai suoi piedi la Chiesa con alcune case tutte avvolte da una finissima neve, appena nevicato dove ancora i campi non sono completamente bianchi ma traspare ancora quel marroncino della vegetazione autunnale, solo le betulle sfidavano il cielo come il campanile, quel cielo a tratti plumbeo e a tratti bianco con sprazzi azzurro-grigio, caratteristico di una giornata uggiosa e variabile, come la mia musica, era l’eccelso quell’opera.

In quell’atmosfera grigia splendevano le facciate ocra della Chiesa e il rosso bruno del campanile, le case si alternavano in queste tonalità ma la luce era nella facciata della Chiesa, una tonalità chiara d’ocra, era la lampadina di quel quadro. Guardandolo più minuziosamente notai un altro particolare che mi fece sobbalzare e mi confermò l’attenzione posta dall’artista alla religiosità e al rispetto di quel luogo, ma probabilmente questa fu solo una mia impressione, sulla punta della facciata della Chiesa che si immergeva nel grigio più scuro emergeva una croce, piccola e anche se coperta da un velo di neve era lì nera e ferma al centro del quadro, bellissimo ero sempre più infervorato.

Ne avevo sentito parlare della sindrome di Stendhal, quella volta credo di averla provata, sentivo lo scrocchiare della neve fresca sotto i piedi e un freddolino mi prese, a guardarlo era come se fossi entrato in quell’ambiente, dovevo ingannare l’attesa per l’apertura del negozietto e ripresi a camminare finché non vidi un’insegna che indicava un bar aperto, ma sì un buon caffè è proprio quello che ci vuole; ambientino timido e riservato, mi accomodai ad un tavolo e una ragazzotta dalle guance rosse si avvicinò “un caffè, grazie” le dissi, intanto sfogliavo un quotidiano, uhm … cronache del pavese … mi sembrava un giornale di gossip altro che cronaca, notiziuole leggerine come quella sottile nebbiolina, tutto tranquillo da quelle parti, niente di eclatante se non era per la scappatella della moglie del farmacista con il macellaio, raccontata in tutti i dettagli, quel giornale risultava insipido come una patata lessa, la ragazzotta dalle guance rosse mi portò il caffè insomma era più parente ad un brodino che ad un vero caffè, lungo e tranquillo come il giornale ma i dettagli della scappatella dei due amanti mi riscaldarono un po’; li avevano dati per dispersi e invece furono beccati a Venezia, i due amanti fuggiaschi, l’amore non ha età e non guarda in faccia a nessuno, ti può capitare all’improvviso mentre cammini per strada rimanere folgorato da una visione, un quadro in una vetrina !!! Accidenti mentre pensavo questo guardai l’orologio e domandai alla Heidi del bar (ormai l’avrei chiamata sempre così) a che ora aprivano i negozi e lei “alcuni già sono aperti gli altri apriranno a momenti”.

Di nuovo in strada mi fermai ad un bancomat a prelevare un altro po’ di contante, cominciavo a domandarmi “chissà quanto costerà quel quadro” e ritornai al negozietto proprio mentre il vecchietto apriva, “salve, permette che do un’occhiata” e lui “prego, si accomodi”.

Mi avvicinai al cavalletto con fare disinvolto, facevo finta di interessarmi ad altri oggetti ma non sono un buon attore e secondo me quel vecchietto già mi aveva classificato “questo qui vuole il quadro”, vuoi vedere che questo qui è il papà di quell’automobilista che mi diede del pirlun ? Tutto può essere !!!

Da vicino quel quadro era ancora più incantevole, man mano che lo guardavo scorgevo nuovi particolari che dalla vetrina non potevo notare, sembrava un quadro grigio e spento ma a ben guardare era pieno di colori, c’era una siepe seminascosta dalla neve che mostrava timidamente qualche fogliolina ancora verde, dagli alberi pendevano poche foglie ingiallite, nel campo antistante il complesso monumentale appariva tra la neve qualche timido ed esile arbusto che celava e riparava un piccolo fiorellino di campo … insomma bastava guardarlo per scoprire tanti colori che ad uno sguardo superficiale sarebbero sfuggiti, mi piaceva sempre più pensai questo quadro ha anche degli aspetti filosofici sapientemente celati e tutti da scoprire o forse probabilmente, ero io che cominciavo a dare i numeri, insomma l’amore non conosce età.

Il vecchietto si avvicinò e prese il quadro dal cavalletto e mi disse voltandolo “si chiama “La prima neve” ed è la rappresentazione dell’Abbazia di Sant’Albino” nonostante l’ambiente era moderatamente caldo cominciai nuovamente a sentir freddo e a perdermi in quel quadro intanto il vecchietto continuava ma io non l’ascoltavo più “ …. l’autore è un noto pittore modenese … mi segue ?“, “sì, quanto costa ?” e lui prontamente “quattrocentomila”, “va bene, lo prendo”, non ho le mani bucate ma per una passione vera sarei disposto a dissanguarmi.

Una volta incartato gli chiesi dove fosse quella località del quadro, Sant’Albino, e lui mi diede delle indicazioni, presi il quadro e via nella car, questa volta senza musica, i pensieri sulle indicazioni del vecchietto, dritto sparato a Sant’Albino finchè c’è ancora un po’ di luce e posso vedere la realtà del quadro. Trovai l’Abbazia e cercai di individuare la posizione in cui l’artista aveva compiuto quella straordinaria opera, trovai il posto, la riproduzione era fedelissima ed anche il cielo era identico mancava solo la neve e in meno c’era la nebbiolina ma per il resto era una riproduzione autentica, aveva saputo riprendere l’atmosfera di quel luogo che, a prescindere dalla spiritualità che si respirava, aveva qualcosa di magico che l’artista, con l’uso magistrale del colore considerato più morto, il grigio, aveva saputo dare un’anima e infinite sfaccettature all’intero complesso ma forse era solo un mio modo di vedere e/o sentire di quel pomeriggio.

Ora veniamo a noi, te, che hai letto fino a questo punto, sappi che questa storia l’ho vissuta più di vent’anni fa e ti domanderai, alla maniera dipietrana ormai famosa “che c’azzecca tutto questo?”, ti svelo l’arcano; oggi mentre lavoravo in internet mi è capitato di aprire il sito della città di Mortara e mi è venuta la curiosità di vedere se vi fossero foto di quella Abbazia a me così cara, l’ho trovata però perbaccolina è diversa, tutto cambiato, l’Abbazia è stata pitturata non mantenendo i colori originari, c’è solo un portone in legno che mi rimanda all’ocra del quadro, il resto delle facciate sono in varie tonalità di bianco, solo i tetti e il campanile sono rimasti uguali anche se ristrutturati e poi questa foto è davvero pessima, c’è anche un orribile cartello turistico che fa bella mostra di se guastando tutto l’insieme, l’atmosfera è primaverile, un cielo azzurro e piatto, insipido come un’altra patata lessa e un prato tutto verde senza neanche un fiorellino, la siepe compatta nel suo verde scuro e gli alberi sono rari, una volta il complesso si intravedeva tra gli alberi, insomma tutta un’altra storia.

Digito al pc e quel quadro è di fronte a me, nel candore della parete tutta a lui dedicata, fa sfoggio della sua bellezza sempre più fine e unica ormai, ed io che pensavo a quel posto fermo nei miei ricordi, come le guance rosse di quella barista, come se fosse sempre lì, immutabile nel tempo, destinato sempre a sorprendermi e a regalarmi emozioni; già emozioni che oggi scopro che saranno solo mie, per questo le ho volute partecipare a te che hai avuto la pazienza di leggermi fino a questo punto, un assurdo lavoro di restauro ha cambiato radicalmente l’atmosfera di quel sito e raccontare questa storia è per me come cassare dalla mia vista questa fredda foto … è proprio una giornata uggiosa ma non permetterò a nessun restauratore di cancellare quei colori che son vivi in me.

Bella vita a tutti :-)

Aggiornamento:

leo ... ti conisiglio anche io una cosa, non rispondermi più, ciao bella gioia :-)

9 risposte

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  • Migliore risposta

    Ho letto la tua storia tutto di un fiato...è veramente bellissima, l'hai descritta benissimo, mi sono immaginata l'atmosfera, il bar Heidi, il vecchietto del negozio, la città deserta, tutto!é stato veramente bello leggerti perchè hai saputo dare mille sfumature ad una storia di per sé semplice ( l'acquisto di un bel quadro) e ne è uscita intrisa di significati ( il tempo, la percezione degli spazi, il ricordo così nitido che viene offuscato da quella brutta foto...).Grazie per avermi reso partecipe del tuo ricordo, è stato veramene bello!!! Comunque anche a me capitato di rimanere delusa dalla realtà attuale, uno stupido esempio : mi ricordavo di questo albero di Natale altissimo che per addobbarlo dovevo salire sulla sedia, verde e fitto fitto di rami, bello maestoso....dopo anni lo ritrovai in uno scatolone, lo monto e che delusione, non era poi così alto e i rami erano radi e spogli, mi fece proprio un' altra impressione. Insomma alla fine i ricordi sono belli proprio perchè sono ricordi ed è l'atmosfera di quel tempo, di quel giorno a renderli così unici nella nostra mente.

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  • Anonimo
    1 decennio fa

    Non conoscendoti, mi ha colpito l'intensità della tua illustrazione, la cura e l'analisi dettagliata del tuo racconto.. come se in quel preciso momento avresti voluto, in realtà, farci partecipi tutti delle tue emozioni che traspirano da ogni singola descrizione.. da ogni sfumatura di colore che quel quadro ha dipinto.. In più la scansione del tempo che sottolinei nel racconto è interessante.. la lentezza con cui dai l'impronta alle sensazioni più importanti, a quei ricordi che porti con te di quella giornata, come ad esempio l'attesa dell'apertura del negozio..

    Io credo che qualcosa cosa che tu custodisci.. in modo così delicato.. nonostante i cambiamenti evidenti.. non possa che rendere ancora più vivo il ricordo in te di quelle piacevoli sensazioni.. Ciò che porti nel cuore resta immutabile nel tempo..

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  • 1 decennio fa

    si a volte e' bello mantenere i ricordi intatti nella propria mente...e pensa che mi hanno detto di un posto a me caro dove hanno cambiato tutto..non vogljo vederlo perche' deformerei la mia adolescenza vissuta li'....ti capisco,,ciao

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  • Anonimo
    1 decennio fa

    cio che t lega così nitidamente a quel ricordo, a quelle emozioni è la continuità che stai mantenedo nella vita, una continuità che t permette d assecondare in maniera empatica le tue emozioni, d viverle davvero e vederle riflesse in questo caso in quadro,anche in una compilation se vogliamo ...è uno scorcio d vita meraviglioso, tienilo legato a te e continua a custodirlo gelosamente..affinchè sia lo spunto per poter Vivere tutti i giorni cn la dignità e il senso che merita la vita. :)

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  • .
    Lv 7
    1 decennio fa

    I ricordi sono vivi in me, tutti quanti, nelli e brutti...

    Li lascio lì dove sono, e non voglio restaurarli, altrimenti cambierebbe il senso della mia vita.

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  • ... capisco la tua sensazione...

    ... è un misto tra:

    tristezza per il passato che non c'è più,

    accettazione del presente che sembra trovarci "impreparati",

    di un futuro inarrestabile,

    di malinconia per la profonda intensità dei ricordi...

    ... a me capita spesso...

    ... perché amo rivivere i miei ricordi...

    ... che nel mio cuore non subiscono le mutazioni "causate" dal tempo e dall' uomo...

    grazie per la tua "condivisione"...

    è bellissimo poter leggere emozioni...

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  • Anonimo
    1 decennio fa

    ti conisiglio una cosa.

    SE SCRIVERAI ANCORA COSI TANTO NELLE PROSSIME DOMANDE , NESSUNO DI SICURO TI RISPONDERà , PER CI ANNOIERà LEGGERLO!!!!(compreso me).ciao!

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  • Anonimo
    1 decennio fa
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  • 1 decennio fa

    no

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