Anonimo
Anonimo ha chiesto in Arte e culturaPoesia · 1 decennio fa

avete 1 commento della lirica san martino di carducci?mandatelo xfavore?

2 risposte

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  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    La nebbia, sciogliendosi in una leggera pioggerella, risale per le colline rese quasi ispide dalle piante ormai prive di fogliame e, spinto dal vento freddo di nordovest, il mare rumoreggia frangendosi sulla scogliera, con onde dalla bianca spuma. Ma per le vie del piccolo paese contadino si diffonde, dai tini dove fermenta il mosto, l’odore aspro del vino nuovo che rallegra i cuori. E intanto sulla brace del focolare scoppiettano le gocce di grasso che cadono dallo spiedo su cui cuoce la cacciagione; e il cacciatore se ne sta sull'uscio a guardare stormi di uccelli che, a contrasto con le rosse nubi del tramonto, sembrano neri, come quei pensieri che si vorrebbe mandar via lontano

    Questa notissima poesiola del Carducci ha, didatticamente, una storia lunga: credo, infatti, che generazioni e generazioni di scolari elementari e medi nell'ultimo secolo l'hanno se non imparata a memoria almeno letta e commentata con gli insegnanti. E' così diventata patrimonio di moltissimi ed è facile rintracciarla nella memoria di coloro che hanno frequentato la scuola dell'obbligo anche tanto tempo fa. Càpita, talora, di sentirla ripetere in luoghi poco scolastici, come è successo a me recentemente: in una giornata nebbiosa, al mercato settimanale, due bancarellaie, ispirandosi al clima, l'andavano recitando un verso per una. La breve lirica carducciana, dunque, al contrario di ciò che spesso succede alle cose che si studiano a scuola, ha avuto e continua ad avere successo. Le sue immagini fresche ed immediate ed il suo ritmo musicale si imprimono nella mente e nell'orecchio dei lettori.

    Ritengo, tuttavia, che questa lirica sia stata e continua ad essere appresa solo a livello di denotazione; ci si ferma, cioè, al solo aspetto bozzettistico: ci si limita a "sentire" il suono di quell'aggettivo «irti», ma non ci si sofferma sul suo valore metaforico; si sente l'odore aspro del vino, ma solo inconsciamente si avverte che esso significa qualcosa di più del suo senso letterale. E ciò accade perché la lettura di San Martino è quasi sempre delegata alla scuola dell'obbligo, dove, nella stragrande maggioranza dei casi, è sottoposta ad una interpretazione semplicemente denotativa (nelle scuole superiori lo studio privilegia altri componimenti del Carducci, ritenuti più significativi, e quando si ricorre a San Martino o a Pianto antico, il tipo di commento non cambia). Credo, invece, che attraverso un'analisi più attenta e più profonda, mutuata dalla semiologia e dalla grammatica testuale, se ne possa dare un'altra lettura e dimostrare che si tratta non di una poesiola per soli ragazzini, ma di un componimento complesso e di felice esito poetico. Da far leggere, quindi, anche nelle scuole superiori, senza tuttavia smettere di farla conoscere anche agli alunni della scuola dell'obbligo, se pure con tattiche e strategie diverse da quelle tradizionali.

    La parafrasi

    Prima di passare ad un esame dettagliato della lirica, conviene farne la parafrasi, perché non si possono cogliere i significati connotativi se non si è compreso quello denotativo. E' pur vero che il significato più profondo si consegue dopo aver esperito tutte le analisi, ma è altrettanto corretto partire già con un'idea abbastanza precisa dei contenuti del componimento. Per questo, sarebbe opportuno, a livello didattico, ritornare, esaurita ogni analisi, a rivedere la parafrasi, a correggere, eventualmente, o a precisare l'interpretazione precedente.

    Il componimento di Carducci appare come un brano la cui comprensione è immediata e facile; ed in effetti per molti aspetti lo è; ma, come l'analisi successiva dimostrerà, ci sono alcuni elementi che non possono essere compresi a prima lettura. Per questo ritengo che prima di avviarci alla riflessione critica occorra presentare la trasposizione in prosa dei versi carducciani:

    «La nebbia, sciogliendosi in una leggera pioggerella, risale per le colline rese quasi ispide dalle piante ormai prive di fogliame e, spinto dal vento freddo di nordovest, il mare rumoreggia frangendosi sulla scogliera, con onde dalla bianca spuma. Ma per le vie del piccolo paese contadino si diffonde, dai tini dove fermenta il mosto, l’odore aspro del vino nuovo che rallegra i cuori. E intanto sulla brace del focolare scoppiettano le gocce di grasso che cadono dallo spiedo su cui cuoce la cacciagione; e il cacciatore se ne sta sull'uscio a guardare stormi di uccelli che, a contrasto con le rosse nubi del tramonto, sembrano neri, come quei pensieri che si vorrebbe mandar via lontano».

    La struttura metrica

    Uno dei motivi della facilità di apprendimento mnemonico di questa lirica e della permanenza nella memoria di molti di coloro che l'hanno studiata dipende certamente dalla sua struttura metrica e dal suo andamento ritmico. Si tratta di versi settenari, degli stessi versi, cioè, che molto spesso si incontrano nelle filastrocche e nelle conte infantili. E' pur vero che qualcuno la indica come una "anacreontica", ma in effetti, a parte la divisione in quattro strofe e la disposizione delle rime, l'impressione è che ci si trovi di fronte ad un piccolo componimento esemplato sulle filastrocche infantili. Tra l'altro, non dimentichiamo che già il Carducci, nel 1871, aveva sperimentato questo andamento ritmico-melodico, a proposito di Pianto antico, nel quale il doloroso ricordo del figlio morto si esprimeva attraverso una struttura fortemente ancorata alle modalità delle rime infantili: la stessa con la quale si presenta San Martino, composta dodici anni dopo, nel 1883.

    La lirica è composta da quattro quartine di settenari, i primi tre di ogni strofa sono piani, l'ultimo è tronco; in ogni quartina il primo verso è libero di rima, il secondo e il terzo rimano tra loro; il quarto verso rima con gli ultimi versi di ogni strofa. Lo schema delle rime è dunque ABBC. Il fatto che l'ultimo verso di ogni strofa ha la stessa rima crea come una melodia di sottofondo che tende a tenere unita, musicalmente, tutta la breve composizione. E' questa una caratteristica che era già stata utilizzata in alcuni Canti dal Leopardi (per es. Il canto notturno di un pastore errante dell'Asia).

    Oltre alla rima, l'altro fattore di musicalità della lirica è dato dalla disposizione degli accenti nei settenari: tre versi piani e uno tronco sono tipici delle ariette metastasiane e delle canzonette settecentesche; si tratta di uno schema ritmico-musicale piuttosto semplice ed orecchiabile come, appunto, quello delle rime e delle conte infantili. Ma il Carducci è più smaliziato degli autori settecenteschi e gioca con grande accortezza e perizia con gli spostamenti degli accenti interni ai versi. Nella prima quartina, il primo accento si incontra sulla seconda sillaba nei primi tre versi (la nébbia; piovìggi...; e sòtto) e sulla prima nel quarto (ùrla):quest'ultimo, insieme con il significato del verbo e con il suono /u /, che è l'unico di tutta la strofa, sottolinea la violenza con cui ci si mostra la furia del mare nei mesi invernali. Lo stesso schema degli accenti si ripete nella seconda strofa: qui è la parola animo che è sottolineata, perché è l'animo il destinatario dell'allegrezza che dà l'odore del vino nuovo. Nella terza quartina, è la prima sillaba del primo verso ad attirare la nostra attenzione: né potrebbe essere altrimenti, visto che è proprio lo spiedo a compiere l'azione più importante di tutta la scena. Poi si susseguono altri quattro versi che hanno il primo accento sulla seconda sillaba, per arrivare a stòrmi, che interrompe la ripetitività del ritmo e attira la nostra attenzione su questi uccelli-pensieri che si vorrebbero mandar via.

    Lo strato fonologico

    E' ormai quasi scontato che la specificità del linguaggio poetico è dovuta al ruolo che svolge il segno e soprattutto uno dei suoi due elementi costitutivi, il significante. Questo, infatti, oltre a rimandare al significato, assume una propria autonomia, attuando una relazione con il significato diversa da quella che si ha nel linguaggio non poetico. Così, nel linguaggio comune, i suoni di / ebbia/, / iggi /, / eggia / non hanno particolare funzione; ma nella prima strofa di San Martino diventano onomatopeici e ci fanno sentire l'acquerugiola che lievemente scende sul paesaggio e ci fanno vedere il mare frangersi sulla costa. Allo stesso modo i suoni / bor/, /ri /, / ir/, / spro/, /or/, /ra /, / ar / costituiscono la "melodia" della seconda quartina, sostenuta dal suono della a di ogni sillaba iniziale di verso (Ma, da, va, l'a-). Interessante la parola rallegrar, che è quasi un palindromo ("rargellar").

    L'onomatopea domina la terza strofa: i suoni / ppi/, /cce/, /spied/, /scoppie/, / ttando/, /fischia/, /uscio/ servono a rappresentare i rumori che provengono dal focolare e lo zufolare soprappensiero del cacciatore. Il colore caratterizza, invece, l'ultima strofa, non tanto per gli aggettivi rossastre e neri, quanto per la presenza di vocali scure come la /o/ e la /u/ (rossastre, nubi, stormi, uccelli, esuli, vespero) che indicano un sentimento di tristezza, appena temperato da un lieve speranza che si manifesta nelle vocali di suono chiaro e nel rosso del tramonto ("rosso di sera, bel tempo si spera").

    L'analisi quantitativa

    Fare l'analisi quantitativa di un testo può sembrare un esercizio inutile ed arido; ma, visto che il significato complessivo di un testo dipende sempre dal numero e dalla specie di sostantivi, di verbi e di aggettivi che contiene, diventa opportuno talora utilizzare anche questo strumento ermeneutico. Didatticamente esso, al primo impatto (ma anche successivamente), può risultare noioso; per questo motivo, forse, è bene usarlo quando si è certi che ci saranno degli utili risult

  • Anonimo
    1 decennio fa

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