nickname ha chiesto in SaluteOculistica · 1 decennio fa

chi ha iventato gli occhiali da vista?

6 risposte

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  • 1 decennio fa
    Migliore risposta

    Pare che l'inventore degli occhiali sia Ruggero Bacone, vissuto nel 1200, secondo cui “segmenti di sfere di vetro possono ingrandire i caratteri scritti fino a renderli leggibili anche a persone di vista debole”. I primi a mettere in pratica l'osservazione di Bacone sono probabilmente i maestri dell'arte vetraria del tempo, i veneziani e i toscani.

    Nascono così le prime lenti correttive, ricavate dal Berillo, dal cristallo o dal vetro, all'inizio utilizzate singolarmente.

    I primi occhiali sono ricavati dall'unione di due lenti, inserite in cerchi di rame, ferro o cuoio, unite da un perno (occhiali a compasso) e dotate di manici. Si dimostrano subito poco pratici per chi, come i monaci del tempo, dediti alla trascrizione dei testi antichi, doveva impegnare una mano a reggerli. Il perno viene allora sostituito da un arco tra le due lenti: così l'occhiale ad arco, appoggiato sul naso, ne rende più pratico l'utilizzo.

    La prima testimonianza certa sul loro uso si ritrova in un affresco di Tomaso da Modena che ritrae il Cardinale Ugo da Provenza intento alla lettura di libri sacri con indosso, appunto, un paio di occhiali. L'affresco è del 1352 ed è conservato nel monastero attiguo alla chiesa di S. Nicolò a Treviso.

    Nel 1462 Francesco Sforza, duca di Milano, ordina tramite il suo ambasciatore a Firenze tre dozzine di occhiali fiorentini, sia per la “vista lunga” che per la “vista corta”. L'oggetto, fino ad ora, è dunque privilegio dei monaci e di una ristretta cerchia di nobili e di dotti, ma, a partire dalla fine del XV secolo (scoperta dell'America etc) l'espansione delle attività commerciali fa si che la conoscenza degli occhiali si espanda in tutta l'Europa. Gli occhiali vengono prodotti in grande quantità e offerti da venditori ambulanti per le strade. Si diffonde la necessità di vedere meglio, e non solo nella vita quotidiana: vengono costruiti i primi cannocchiali e, più tardi, telescopi, microscopi e altri strumenti ottici che contribuiscono all'ampliamento delle conoscenze scientifiche.

    Il problema di tenere le lenti fissate davanti agli occhi senza impacci per il movimento o per l'uso delle mani è sempre attuale. Una soluzione originale viene adottata sfruttando la parrucca che nobili e ricchi borghesi cominciano a portare dalla fine del '600: un'asta curva, che ad una estremità è fissata all'arco che congiunge le due lenti, accompagna la forma del capo sotto la parrucca o un copricapo (occhiali da parrucca).

    All'inizio del '700 nasce invece il “Fassamano” (da face-a-main, occhiali da mano), occhiale che non viene appoggiato sul naso, ma tenuto in mano, spesso agganciato ad una catenella.

    Non è molto pratico ma viene usato come un vezzo che alla necessità unisce l'estetica. Viene infatti adottato dalla borghesia; per la quale vengono così realizzati dei veri e propri capolavori di oreficeria. Un altro strumento ottico che caratterizza il secolo dei Lumi è il cannocchialino da teatro, che viene prodotto dai grandi artigiani orafi per gli stessi clienti.

    Nello stesso periodo un ottico inglese (Scarlett) costruisce i primi occhiali con stanghette; non appoggiano ancora sulle orecchie ma premono sulle tempie (occhiali tempiali). Usa l'acciaio, materiale molto resistente, che permette di creare montature sottilissime. E' un passo fondamentale.

    Nell'800 si afferma il modello “Stringinaso” (pince-nez), ma nello stesso periodo compaiono le stanghette che si appoggiano alle orecchie e ne seguono le curve (occhiali con stanghette a riccio). Siamo arrivati così all'”architettura” definitiva dell'oggetto. E' interessante notare come nell'ottocento vengano prodotti occhiali (vedi le foto con gli occhiali da sole) di linee decisamente moderne (non fanno venire in mente i Rayban?).

    I diversi modelli convivono fino alla fine dell'800 quando, dopo una lunga “concorrenza”, si afferma definitivamente l'aspetto odierno, con due astine che si appoggiano alle orecchie, per un oggetto pratico e funzionale.

    Nell'ultimo secolo della storia il design e i nuovi materiali impiegati fanno evolvere l'oggetto ancora lungo una linea di sobria funzionalità; negli ultimi decenni, però, come è noto, gli stilisti lo hanno acquisito come parte dell'abbigliamento personale; nel mondo della moda l'occhiale subisce lo stesso destino di un qualsiasi capo di abbigliamento: ogni stilista tende a differenziarsi dagli altri ed ogni stagione è foriera di nuovi modelli.

  • 5 anni fa

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    Li potrai leggere tutte le caratteristiche dei vari modelli e i commenti di chi li ha gia' acquistati. In questo modo potrai farti una idea piu' precisa su questi prodotti e scegliere eventualmente quello che fa al caso tuo.

  • Anonimo
    1 decennio fa

    Pare che l'inventore degli occhiali sia Ruggero Bacone, vissuto nel 1200, secondo cui “segmenti di sfere di vetro possono ingrandire i caratteri scritti fino a renderli leggibili anche a persone di vista debole”. I primi a mettere in pratica l'osservazione di Bacone sono probabilmente i maestri dell'arte vetraria del tempo, i veneziani e i toscani.

    Nascono così le prime lenti correttive, ricavate dal Berillo, dal cristallo o dal vetro, all'inizio utilizzate singolarmente.

    I primi occhiali sono ricavati dall'unione di due lenti, inserite in cerchi di rame, ferro o cuoio, unite da un perno (occhiali a compasso) e dotate di manici. Si dimostrano subito poco pratici per chi, come i monaci del tempo, dediti alla trascrizione dei testi antichi, doveva impegnare una mano a reggerli. Il perno viene allora sostituito da un arco tra le due lenti: così l'occhiale ad arco, appoggiato sul naso, ne rende più pratico l'utilizzo.

  • Anonimo
    1 decennio fa

    bho....

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  • Anonimo
    1 decennio fa

    non c'è un inventore preciso ma senti qua:La nascita dell'occhiale è incerta, anche se si fa risalire la stessa alla fine del XIII secolo, secondo alcune fonti ad opera di Salvino Degli Armati di Firenze, altre citano invece Alessandro Della Spina in Pisa, ma i documenti più antichi risalgono alla Repubblica della Serenissima. I mestieri degli abili artigiani veneziani erano divisi in Arti e ogni arte possedeva il proprio statuto registrato in appositi Capitolari dove gli articoli venivano chiamati capitoli. Il Capitolare più antico risale al 1219 (Arte dei sarti) mentre fu registrato solo nel 1284 quello dell'Arte dei cristalleri (artigiani del Quarzo o cristallo di rocca), anche se questi erano operativi già da tempo. Poiché era fatto obbligo agli appartenenti all'arte di giurare sul Vangelo il rispetto dello statuto, nella prima stesura del Capitolare in latino si evidenzia la proibizione di vendere il vetro dichiarandolo cristallo. È probabile che qualche cristallere spinto dal basso prezzo del vetro e dalla maggior facilità di lavorazione commerciasse questo spacciandolo per cristallo. Particolarmente importante per la nostra ricostruzione risulta il Capitolare del 2 aprile 1300, dove al capitolo XL(40) vengono indicati una serie di oggetti tra i quali figurano le lenti d'ingrandimento e per la prima volta le lenti per occhiali ( roidi de botacelis et da ogli e lapides ad legendum). Faranno seguito un nuovo capitolare nel 1301 e successivi fino al 1330, passando dal latino al volgare e assumendo la dizione: rodoli de vero per ogli per lezer.

    Ritratto di Francisco De Quevedo y Villegas

    Ritratto di Francisco De Quevedo y Villegas

    Già dal 1100 la Serenissima cogliendo l'importanza di mantenere segreta l'arte della produzione del vetro confinò le fornaci sull'isola di Murano con la scusa della pericolosità di queste nell'ambito di una città costruita prevalentemente con il legname del Cadore e della Carnia, e pertanto vietava espressamente ogni fonte di traffico a forestieri e veneziani sia interna che esterna. Si evidenzia perciò che la produzione di lenti a Venezia era oramai fortemente presente.

    Il 23 febbraio del 1305 si registra una predica presso la chiesa di Santa Maria Novella in Firenze ove il domenicano beato Giordano da Pisa o Rivalto comunica al popolo che "non è ancora venti anni che si trovò l'arte di fare gli occhiali che fanno vedere bene, ch'è una delle migliori arti e delle più necessarie che 'l mondo abbia, ed è così poco che si trovò: arte novella che mai non fu... io vidi colui, che prima le trovò, e fece e favellaigli." Di qualche anno dopo è il documento della Cronaca del convento domenicano di S.Caterina (Pisa), ove risiedeva il beato Giordano in cui si ricorda frate Alessandro della Spina morto nel 1313 "modesto e buono, il quale quello che fatto vedeva sapeva egli rifare. Gli occhiali (ocularia) che altri per primo aveva fatto e non voleva comunicarne il segreto, fece egli ed a tutti comunicò lieto (ylari) e volonteroso" .

    Questi due documenti saranno il principio di un falso settecentesco ad opera di Francesco Redi in Lettera attorno all'invenzione degli occhiali scritta nel 1678, di Leopoldo del Migliore nel suo libro del 1684 Firenze città nobilissima illustrata, e del Domenico Maria Manni nel suo trattato del 1738 Degli occhiali da naso, inventati da Salvino degli Armati, ove per campanilismo nei confronti della città di Pisa saranno costruiti una serie di documenti, lapidi e busti per attestare la paternità dell'invenzione dell'occhiale alla città di Firenze.

    Furono smascherati da Isidoro del Lungo in Arch. Stor. It. LXXVIII, 1920 La vicenda di un'impostura erudita e Alessandro Volpi accademico della Crusca nel 1909.

    La probabile verità fu che Giordano da Rivalto presi i voti nel 1280 presso il convento di S.Caterina, si trasferì a Bologna per approfondire i suoi studi prima di raggiungere Parigi dalla quale rientrò nel 1302. Durante il soggiorno a Bologna ebbe modo di conoscere i confratelli veneziani che avevano la loro sede nel cuore pulsante della città, presso la chiesa di San Giacometto a Rialto, e ebbe modo di conoscere e parlare a colui che inventò l'occhiale ma non di conoscerne il segreto della produzione, in quanto vietatissimo dalla Serenissima. Al suo rientro a Pisa il beato Giordano aveva 40 anni (si apprestava pertanto all'età della presbiopia), e frate Alessandro visto un paio di questi portato dal beato Giordano, fu capace di riprodurre, e perciò fu il primo a divulgare in Toscana l'arte della costruzione degli occhiali.

    L'applicazione razionale di questo ausilio si deve a F.C. Donders, oftalmologo olandese, che per primo prescrisse lenti con potere corrispondente alla correzione del difetto visivo.[1] (Da wikipedia)

  • 1 decennio fa

    STORIA

    La nascita dell'occhiale è incerta, anche se si fa risalire la stessa alla fine del XIII secolo, secondo alcune fonti ad opera di Salvino Degli Armati di Firenze, altre citano invece Alessandro Della Spina in Pisa, ma i documenti più antichi risalgono alla Repubblica della Serenissima. I mestieri degli abili artigiani veneziani erano divisi in Arti e ogni arte possedeva il proprio statuto registrato in appositi Capitolari dove gli articoli venivano chiamati capitoli. Il Capitolare più antico risale al 1219 (Arte dei sarti) mentre fu registrato solo nel 1284 quello dell'Arte dei cristalleri (artigiani del Quarzo o cristallo di rocca), anche se questi erano operativi già da tempo. Poiché era fatto obbligo agli appartenenti all'arte di giurare sul Vangelo il rispetto dello statuto, nella prima stesura del Capitolare in latino si evidenzia la proibizione di vendere il vetro dichiarandolo cristallo. È probabile che qualche cristallere spinto dal basso prezzo del vetro e dalla maggior facilità di lavorazione commerciasse questo spacciandolo per cristallo. Particolarmente importante per la nostra ricostruzione risulta il Capitolare del 2 aprile 1300, dove al capitolo XL(40) vengono indicati una serie di oggetti tra i quali figurano le lenti d'ingrandimento e per la prima volta le lenti per occhiali ( roidi de botacelis et da ogli e lapides ad legendum). Faranno seguito un nuovo capitolare nel 1301 e successivi fino al 1330, passando dal latino al volgare e assumendo la dizione: rodoli de vero per ogli per lezer.

    Ritratto di Francisco De Quevedo y VillegasGià dal 1100 la Serenissima cogliendo l'importanza di mantenere segreta l'arte della produzione del vetro confinò le fornaci sull'isola di Murano con la scusa della pericolosità di queste nell'ambito di una città costruita prevalentemente con il legname del Cadore e della Carnia, e pertanto vietava espressamente ogni fonte di traffico a forestieri e veneziani sia interna che esterna. Si evidenzia perciò che la produzione di lenti a Venezia era oramai fortemente presente.

    Il 23 febbraio del 1305 si registra una predica presso la chiesa di Santa Maria Novella in Firenze ove il domenicano beato Giordano da Pisa o Rivalto comunica al popolo che "non è ancora venti anni che si trovò l'arte di fare gli occhiali che fanno vedere bene, ch'è una delle migliori arti e delle più necessarie che 'l mondo abbia, ed è così poco che si trovò: arte novella che mai non fu... io vidi colui, che prima le trovò, e fece e favellaigli." Di qualche anno dopo è il documento della Cronaca del convento domenicano di S.Caterina (Pisa), ove risiedeva il beato Giordano in cui si ricorda frate Alessandro della Spina morto nel 1313 "modesto e buono, il quale quello che fatto vedeva sapeva egli rifare. Gli occhiali (ocularia) che altri per primo aveva fatto e non voleva comunicarne il segreto, fece egli ed a tutti comunicò lieto (ylari) e volonteroso" .

    Questi due documenti saranno il principio di un falso settecentesco ad opera di Francesco Redi in Lettera attorno all'invenzione degli occhiali scritta nel 1678, di Leopoldo del Migliore nel suo libro del 1684 Firenze città nobilissima illustrata, e del Domenico Maria Manni nel suo trattato del 1738 Degli occhiali da naso, inventati da Salvino degli Armati, ove per campanilismo nei confronti della città di Pisa saranno costruiti una serie di documenti, lapidi e busti per attestare la paternità dell'invenzione dell'occhiale alla città di Firenze.

    Furono smascherati da Isidoro del Lungo in Arch. Stor. It. LXXVIII, 1920 La vicenda di un'impostura erudita e Alessandro Volpi accademico della Crusca nel 1909.

    La probabile verità fu che Giordano da Rivalto presi i voti nel 1280 presso il convento di S.Caterina, si trasferì a Bologna per approfondire i suoi studi prima di raggiungere Parigi dalla quale rientrò nel 1302. Durante il soggiorno a Bologna ebbe modo di conoscere i confratelli veneziani che avevano la loro sede nel cuore pulsante della città, presso la chiesa di San Giacometto a Rialto, e ebbe modo di conoscere e parlare a colui che inventò l'occhiale ma non di conoscerne il segreto della produzione, in quanto vietatissimo dalla Serenissima. Al suo rientro a Pisa il beato Giordano aveva 40 anni (si apprestava pertanto all'età della presbiopia), e frate Alessandro visto un paio di questi portato dal beato Giordano, fu capace di riprodurre, e perciò fu il primo a divulgare in Toscana l'arte della costruzione degli occhiali.

    L'applicazione razionale di questo ausilio si deve a F.C. Donders, oftalmologo olandese, che per primo prescrisse lenti con potere corrispondente alla correzione del difetto visivo.

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