Marco ha chiesto in Arte e culturaArti visiveScultura · 1 decennio fa

Il candelabro del cero pasquale di San Paolo fuori le mura: notizie?

Vorrei avere notizie sul candelabro in pietra della basilica di san paolo fuori le mura di Roma. Storia, iconografia,ecc...

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  • Anonimo
    1 decennio fa
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    Il candelabro, oggetto liturgico dalla forte connotazione simbolica – che rappresenta il superamento del peccato e della morte attraverso la resurrezione di Cristo – ebbe fin dai primi secoli grande importanza sia in seno alla liturgia pasquale che in quella giubilare. Tale candelabro, scolpito da Niccolò d’Angelo e Pietro Vassalletto tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo, racchiude nella fitta decorazione cosmatesca un complesso programma iconografico diviso orizzontalmente in otto registri che si leggono dal basso verso l’alto.

    Il basamento accoglie quattro figure femminili diademate identiche, che afferrano al collo quattro coppie di animali simbolici (sfingi, montoni e leoni) da interpretare quale raffigurazione metaforica della Prostituta di Babilonia:

    È caduta, è caduta Babilonia la grande ed è diventata covo di demòni, carcere di ogni spirito immondo, carcere d'ogni uccello impuro e aborrito e carcere di ogni bestia immonda e aborrita. Perché tutte le nazioni hanno bevuto del vino della sua sfrenata prostituzione, i re della terra si sono prostituiti con essa e i mercanti della terra si sono arricchiti del suo lusso sfrenato (Ap 17, 2-3).

    Essa tiene legate a sé le potenze demoniache, vinte, come ci ricorda San Paolo, dalla potenza della fede in Cristo.

    Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti per i vostri peccati e per l’incirconcisione della vostra carne, perdonandoci tutti i peccati, annullando il documento scritto del nostro debito, le cui condizioni ci erano sfavorevoli. Egli lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce; avendo privato della loro forza i Principati e le Potestà ne ha fatto pubblico spettacolo dietro al corteo trionfale di Cristo (Col 2, 13-15).

    Precede tre fasce narrative un intreccio di motivi zoomorfi e fitomorfi che escono dalle fauci di animali. La figura di vendemmiante che compare tra i racemi è intesa a ricordare la ciclicità del lavoro dell’uomo illuminato dalla storia della salvezza.

    La cronaca delle tre fasce seguenti è incentrata sui racconti evangelici della Passione e Resurrezione di Cristo, secondo una descrizione narrativa desunta dalle colonne della Roma classica, resa dai maestri cosmati in modo meno fluido dando ad ogni fascia forte accento a singoli episodi (tre nelle prime due fasce e solamente due nella terza). La prima delle tre fasce "storiche" mostra la cattura di Cristo da parte delle guardie in armatura cui si accompagnano, alla sinistra di Gesù, due volti identificati quali un sommo sacerdote e Giuda (quasi figura demoniaca) a ricordare il complotto che portò all’arresto; il racconto prosegue, in senso antiorario, con il Sommo Sacerdote Caifa nel Sinedrio che, con il libro sacro alla mano, giudica Cristo colpevole. Il terzo episodio, la derisione di Cristo, mostra quest’ultimo legato mani e piedi ad un trono, con in mano una canna quale scettro, beffeggiato da soldati giudei, alcuni dei quali si inginocchiano ironicamente ai suoi piedi. Sulla destra di questa scena si vede un personaggio a terra calpestato dai soldati, interpretato da alcuni studiosi – per il curioso copricapo a punta – come un ebreo, a simboleggiare la responsabilità (allora fortemente sentita) del popolo ebraico, macchiatosi della colpa della condanna a morte del figlio di Dio.

    La fascia seguente raffigura Cristo portato da Caifa a Pilato; da notare anche in questo episodio la presenza di un volto che spicca tra le figure, secondo alcuni da ricondurre a Barabba, liberato dalla folla invece di Cristo. Alla canonica raffigurazione di Pilato che si lava le mani segue la Crocifissione corredata da tutti gli elementi di contorno: i due ladroni nelle croci più piccole; Maria alla destra e Giovanni alla sinistra di Gesù; personaggi recanti i simboli della passione.

    L’ultimo registro narrativo, diviso nettamente in due parti, comprende la Resurrezione: i soldati addormentati vicino al sepolcro si confondono con gli angeli reggenti la mandorla entro la quale avviene l’Ascensione, intesa come una Maiestas Domini dove Cristo appare in tutta la sua maestà, seduto sopra l'arcobaleno, con una mano benedicente ed uno scettro nell'altra.

    Secondo il gusto decorativo e simbolico romanico segue un’alta fascia con motivi ornamentali, i cui intrecci fitomorfi ben si accordano con il commento al candelabro inciso dai marmorari in uno dei registri:

    Arbor poma gerit. arbor ego lumina gesto. porto libamina. Nuntio gaudia, sed die festo. Surrexit Christus. Nam talia munera p[ rae] sto.

    L’albero reca i frutti. Io sono un albero che reca luce. E doni. Annunzio gioia in un giorno di festa. Cristo è risorto. Ed io offro tali doni.

    Altre otto figure di animali mostruosi chiudono il ciclo per sostenere la coppa reggicero.

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