Anonimo
Anonimo ha chiesto in Scuola ed educazioneEducazione - Altro · 1 decennio fa

Saggio breve...una mano???

traccia: dal realismo romantico al verismo: una nuova percezione della realtà di artisti e letterati.

Prima di tutto la tesi e l'altitesi... nn so ke fare... mah.... è difficile la tipologia B... nn la farò mai alla maturità!!! se no predo 1/15 AHuah...

1 risposta

Classificazione
  • Monika
    Lv 4
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    L’Europa dalla seconda metà del secolo XIX fino alla prima guerra mondiale è caratterizzata da una crescita in tutti i settori delle economia e del lavoro con nascita di industrie e tecnologie. È l’età della borghesia in cui cresce l’illusione di poter controllare razionalmente la realtà e di poterla effettivamente dominare con la propria capacità imprenditoriale. Questi atteggiamenti sfociano nel positivismo che permea la cultura dell’epoca, fondato sulla fiducia nella ragione come strumento di conoscenza, rafforzato dai progressi tecnologici in campo industriale, delle comunicazioni, dei trasporti. Da tutto ciò consegue una trasformazione delle condizioni di vita di tutti i ceti sociali. Mutano le condizioni degli artisti e sono presenti nuove tecniche operative inedite come la fotografia e il cinema. Il fatto che la borghesia sostituisse l’aristocrazia come classe dominante determinò diverse conseguenze:i nuovi ricchi assunsero i criteri già propri della nobiltà per ragioni di emulazione (ritratti). Nobili e borghesi, accomunati dall’estetica, approfittando della comparsa della figura del mercante d’arte (intermediario) acquistavano numerosi quadri nei Salons (esposizioni per farsi conoscere) per ragioni di ostentazione. Nasce così il cattivo gusto che delinea una crisi di numerosi artisti: coloro che non rientrano nei canoni accademici vengono messi da parte e non considerati. Gli artisti dovettero faticare per affermarsi anche se non mancarono collezionisti coraggiosi disposti a comprare opere di realisti e impressionisti.

    Il termine realismo è quanto mai generico e comprende un atteggiamento comune a manifestazioni d’arte. Indica generalmente un riferimento preciso e inequivocabile dell’arte con la realtà concreta, visibile e conoscibile del mondo e in questo senso comprende espressioni che vanno dalla ritrattistica romana dell’età imperiale alle rappresentazioni religiose e fantastiche del Medioevo, dalla minuziosità Fiamminga alla verità cruda del Caravaggio, dall’adesione rigorosa al dato percettivo degli impressionisti sino a giungere alla Pop Art del ‘900. Specificamente, tuttavia, il termine è usato per indicare un movimento del primo Ottocento che in contrapposizione al sentimentalismo tardo-romantico e attento ad una nuova esigenza di corrispondenza con le mutate condizioni sociali, economiche e politiche del tempo che vede l’affermarsi della borghesia capitalista, la diffusione del proletariato urbano, la nascita delle lotte di classe e il diffondersi delle istanze democratiche, si volge a trattare temi e soggetti tratti dalla realtà quotidiana, prevalentemente contemporanea. Per i pittori realisti né la natura né le immagini di vita possono avere una qualsiasi idealizzazione come avveniva nel periodo precedente del Romanticismo, al massimo si può (a volte si deve) attribuire loro un valore simbolico o politico. L’aspirazione al realismo era già presente negli animi romantici nei vari ambiti di espressione: ritratti, paesaggio visto con adesione al vero ma spesso insidiati da motivazioni idealistiche o didascaliche che minavano l’effetto realista. Con il tramonto del romanticismo e l’ascesa del positivismo, e quindi della valutazione scientifica della realtà, si arrivò, per gradi, all’attenzione ai particolari della realtà, inquietante, che veniva sviscerata e analizzata. Dopo la nascita della fotografia nel 1838 (Da guerre) essa ebbe rapporti non facili con la pittura: sviluppando soprattutto la ritrattistica sottrasse occasioni di lavoro ai pittori, fornendo prodotti più accessibili e meno costosi, riscuotendo una grande successo internazionale. Gli artisti però iniziarono a tener conto delle possibilità offerte, utilizzandolo per raffigurare soggetti poi inseriti in composizioni più ampie con un risparmio rispetto alla presenza continua dei viventi. Fra il 1830 e il 1870 la cultura Francese è strettamente legata agli avvenimenti politici, sociali, scientifici che trasformano la morale e il costume. L'economia industriale si consolida a scapito della proprietà terriera e apre le porte alla nascita del proletariato e al suo prendere coscienza di sé come classe; le rivoluzioni europee del periodo affermano la diffusione delle idee democratiche e il coinvolgimento dell'uomo comune nell'impegno politico; infine il progresso delle scienze esatte, naturali e storiche crea fiducia nel metodo da queste usato (velocità della luce di Foucault, teoria dell'entropia di Clausius, studio dei microorganismi di Pasteur, teoria dell'origine della specie di Darwin ecc.). La pittura si interroga nuovamente sulla natura, ma il positivismo ottocentesco non ne permette più né la nobilitazione ideale con cui essa era protetta dal Rinascimento in poi, né l'approccio attraverso la vertigine romantica. La natura si rivela semplice e a volte volgare. Le premesse storiche che porteranno al realismo Francese partono dalla rivoluzione del 1830 in cui Luigi Filippo, tradendo le aspettative di chi auspicava una monarchia basata su principi democratici, la pone invece al servizio di una borghesia sempre più padrona della politica Francese. La fase costruttiva della teoria realista, che avrà la sua massima fioritura in seguito alla rivoluzione del 1848, inizia attorno al 1847 e si avvale del contributo di artisti, scrittori, scienziati, economisti, giornalisti, filosofi, le cui idee sono indicative di una cultura che si dibatte tra l'accettazione dell'eredità romantica e il bisogno di superarla. Nel campo dell'arte vi è una frattura tra artisti e classe dominante che si esplica in due modi profondamente diversi: attraverso l'impegno politico dell'artista o al contrario con la fuga dalla realtà urbana. Queste due tendenze, profondamente diverse tra loro, hanno però in comune la principale caratteristica del movimento realista: l'interesse per la contemporaneità, esplicatesi attraverso l'osservazione della realtà e la sua rappresentazione. Nei quadri, finora destinati alla descrizione di personaggi straordinari o di nature idealizzate, appaiono le persone comuni nelle loro quotidiane attività, il paesaggio urbano e la provincia agraria.

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