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scorpionf5 ha chiesto in Arte e culturaFilosofia · 1 decennio fa

post-popperiani?

Poche parole: Quali sono i filosofi vicini a Popper e quali sono quelli più critici e avversi a Popper?

1 risposta

Classificazione
  • Anonimo
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    Alcune critiche sono state mosse alle tesi di Popper. La tesi di Quine-Duhem da cui deriva che è impossibile controllare una singola ipotesi, dal momento che ogni ipotesi fa parte di un apparato teorico più ampio. Di fronte a un controesempio è l'intero apparato teorico che risulta confutato senza che si possa sapere quale ipotesi deve essere sostituita. Si prenda per esempio la scoperta del pianeta Nettuno: quando si scoprì che il moto di Urano non corrispondeva alle previsioni fondate sulla teoria di Newton, fu la proposizione "Ci sono sette pianeti nel sistema solare" a essere rigettata e non le leggi di Newton. Popper discute questa critica nella Logica della scoperta scientifica. Secondo Popper, le teorie scientifiche sono accettate e rifiutate in base a una sorta di selezione naturale. Le teorie che permettono di fare previsioni sulla realtà devono essere preferite a parità di evidenza sperimentale; più una teoria è applicabile, maggiore è il suo valore. Per questo le leggi newtoniane devono essere preferite alle teorie circa il numero dei pianeti che ruotano attorno al Sole.

    Popper rinuncia alla possibilità di una conoscenza necessaria e incontrovertibile del mondo reale e afferma che il valore della falsificazione è di portare a teorie sempre più grandi e complesse in grado di spiegare un maggior numero di fenomeni e fornire gli strumenti per il loro controllo.

    La falsificazione porta a sostituire un'ipotesi di una teoria con un'altra più complessa e restrittiva, che limita l'ambito di applicabilità della teoria, dovendosi escludere quello in cui è stata falsificata. Un approccio corretto cerca di trovare un'ipotesi che porta a cambiare anche il contenuto della teoria, ovvero equazioni e proposizioni conseguenti da verificare in modo che così riformulate non siano falsificate nemmeno nel contesto che ha portato ad escluderle.

    Thomas Kuhn nel suo influente libro La struttura delle rivoluzioni scientifiche osserva che nel loro lavoro gli scienziati seguono paradigmi piuttosto che il metodo falsificazionista. Un allievo di Popper, Imre Lakatos ha tentato di riconciliare il lavoro di Kuhn con il falsificazionismo, osservando che la scienza progredisce attraverso la falsificazione di programmi di ricerca. Un altro allievo di Popper, Paul Feyerabend, ha rifiutato il legame "procusteano" del monismo metodologico, come erroneo ed anti-empirista, proponendo invece il pluralismo metodologico di una scienza che sia sempre contesto-dipendente.

    Feyerabend ha anche accusato Popper di mancanza di originalità di pensiero: le sue idee non sarebbero che una derivazione poco brillante di quelle dei grandi filosofi liberali del XIX secolo e in particolare di John Stuart Mill ("la filosofia di Popper [...] non è altro che un pallido riflesso del pensiero di Mill")

    Altri critici hanno tentato di rispondere agli attacchi di Popper allo storicismo, all'olismo, alla pretesa di scientificità della psicoanalisi e del marxismo. Si è osservato che le scienze sociali e umane, come appunto la psicoanalisi o lo studio della società e dell'economia che sono alla base del marxismo, hanno una loro specificità di metodo e sono caratterizzate necessariamente da una maggiore incertezza rispetto alle scienze naturali. Tuttavia anche in questi campi esistono criteri per stabilire cosa è frutto di una seria analisi scientifica e cosa è asserzione arbitraria. Secondo questi critici Karl Marx e Sigmund Freud utilizzavano un metodo rigoroso e cercavano di verificare empiricamente le loro teorie. Perciò i loro lavori devono essere considerati scientifici, il che non vuole dire che non contengano errori (tra chi sostiene queste posizioni ci sono gli studiosi della Scuola di Francoforte).

    Karl R. Popper, osservando il degrado verso cui la società si stava indirizzando sul finire del millennio per via dell'impetuosa presenza mediatica nella vita della gente, aveva avanzato una proposta: dare una patente a chi lavora in TV [1], in modo di preservarne a tutti i costi il carattere formativo. Tutti plaudirono alla proposta, ma chi aveva in mano le leve del comando si guardò bene dal fare alcunché.

    A luglio 2002, in occasione del congresso per il centenario, uno studio di Maria Luisa Dalla Chiara e Roberto Giuntini ha mostrato come, in un suo intervento del 1968 a proposito del principio di indeterminazione di Heisenberg, di cui difendeva un'interpretazione statistica estremizzante data da Birkhoff e Von Neumann, Popper avesse commesso alcuni errori di calcolo. Essi erano già stati (nel 1935) oggetto di scambio epistolare con Einstein, il quale aveva fatto notare le falle. In seguito però con Josef Jauch, allora giovane fisico, che gli muoveva le stesse critiche, egli fece valere le sue ragioni secondo un principio di autorità.

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