domani ho 1 tema d'italiano?

vorrei farlo sul concetto di arte...avete qualche consiglio da darmi? oppure avete qlk idea su quale tema fare e cs scrivere? nn ho idee... :(

2 risposte

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  • 1 decennio fa
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    L’A rte ( concetto e valore dell’ arte )

    Arte… Sicuramente un termine oggi inflazionato, ma il cui vero concetto probabilmente sfugge a tanti. Che cos’è in realtà l’arte? I dizionari ne spiegano il suo significato, in senso stretto, come: l’attività, individuale o collettiva, da cui nascono prodotti culturali che sono oggetto di giudizi di valore, reazioni di gusto e similari. Il concetto è sicuramente un po’ generico, ma si parla comunque di prodotti culturali oggetti di giudizi di valore, i cui effetti sono certamente reazioni di gusto. E’ d’altronde logico pensare che una reazione, che s’intenda per forza di cose piacevole, possa essere regolata solo da un prodotto culturale che stimoli in maniera positiva e straordinaria i nostri sensi e che per conseguenza di questo sia giudizio di valore sempre positivo. Ma la cosa più importante di questo concetto è sicuramente la sua finalità ultima, e cioè la reazione di gusto od ancor meglio quello che succede subito dopo nella sfera emotiva umana. Immaginate di essere un importante uomo d’affari e camminate nelle gallerie di un centro commerciale per recarvi ad un importante appuntamento di lavoro. Il vostro passo è veloce poiché dovreste già essere all’incontro, ma ad un tratto, voltando lo sguardo, la vostra attenzione è catalizzata per un attimo da un quadro che vedete in una vetrina. Vi fermate per tornare indietro di qualche metro e restare affascinati dalla bellezza con cui fiori ed altri elementi sono abilmente rappresentati con magica atmosfera. D’un tratto i sensi sono completamenti rapiti e vi trovate immersi in una straordinaria armonia di sensazioni, tanto che dopo solo un minuto vi ricorderete dell’appuntamento d’affari come fosse un brutto risveglio. Ecco in un esempio abbastanza semplice di cos’è e qual è il fine dell’arte cioè dolci sensazioni o comunque emozioni positive che si traducono nella finalità del rapimento dei sensi.

    Al caso ricordiamo la sindrome di Stendhal, quella forte carica ed impatto emotivo che si diceva colpisse il personaggio omonimo al cospetto di una grande opera d’arte. Arte, perciò, come mezzo per traghettare la sfera emotiva umana verso il pathos per il puro godimento e rapimento dei sensi, con una tela che raffiguri una scena sacra, un ritratto, una natura morta, un paesaggio o con qualsiasi altro mezzo di espressione nella scultura, architettura, musica o poesia. Questo spiega il desiderio dei potenti del passato, sempre alla ricerca di grandi capolavori onde abbellire le pareti delle loro lussuosissime dimore e rendere così ancor più piacevole la loro già fortunata esistenza. Questo fino al momento in cui l’arte è stata esclusività e i potentati si riflettevano nella figura del committente o del mecenate alla ricerca degli artisti più valenti. Da sempre si dice che l’uomo riflette nell’arte le tendenze della società del suo tempo e questo è quanto è successo anche nelle varie discipline artistiche. La sete di business e la lottizzazione su larga scala, favorita dai nuovi mezzi di comunicazione e di trasporto, hanno inevitabilmente portato alla globalizzazzione ed al consumismo e l’arte non ne è restata immune. Con i tempi moderni della borghesizzazzione, anche il significato originale dell’arte è andato stravolto. L’uomo mercante non ha saputo rinunciare a nuovi business stimolato dalla possibilità dei forti guadagni che poteva realizzare. L’effetto è stato disastroso. Si pretendeva di rendere, ciò che fino ad allora era stato alla portata di pochi, ora alla portata di tutti in scala mondiale, guardando alla quantità dei numeri da produrre piuttosto che alla qualità. Se da una parte abbiamo assistito a secoli come il ‘500 ed il ‘600 che hanno celebrato pochi geni artistici, i quali lavoravano anche per mesi ad una tela dipingendo con meravigliose velature come finalità, il secolo che ci lasciamo alle spalle pretenderebbe di aver coronato moltitudini di grandi maestri con diverse migliaia di tele spesso dipinte senza le basilari conoscenze delle tecniche artistiche e con la presunzione di consegnare alla storia dell’arte capolavori senza emozione. Il dibattito, d’altronde, si protrae già da un secolo in una vera e propria diatriba tra chi professa che l’arte viva un nuovo momento di straordinario rinnovamento (non sono mancati artisti moderni arrivati a proporre di distruggere tutti i capolavori del passato per dare un taglio netto con la storia), e chi resta sconcertato dinanzi a tutta la banalità che oggi viene chiamata arte. Occorre fare al punto due importanti considerazioni. Mentre i maestri del passato dipingevano con straordinarie sovrapposizioni trasparenti di colore al fine di ottenere delicati e luminosi effetti cromatici (velature), la maggioranza degli artisti moderni dipinge con gran rapidità numerosissime quantità di tele, senza dovizia di particolari. Non per ultimo, occorre guardare all’impatto emotivo che genera il confronto. Se è vero che l’arte è in primis pathos ed emozioni, viene lecito chiedersi dove il pubblico dell’arte vada a cercare la fonte di questo piacere. Alle lunghe file d’attesa che si assistono a musei e pinacoteche classiche, spesso in occasione di mostre temporanee (i tesori dei Gonzaga a Mantova alla fine del 2003 ne è stato un esempio), non fanno certo eco le presenze delle mostre di opere moderne, anche se fortemente pubblicizzate. Le nuove tendenze dell’arte visiva sembrano in questi ultimi tempi orientarsi verso le installazioni: pareti di monitor televisivi che offrono immagini astratte in continua trasformazione. Decine di libri si sono ormai già consumati su questa lotta per tentare di affermare le proprie convinzioni, chi dall’una o dall’altra parte. L’unico augurio, affinchè l’arte possa continuare ad essere chiamata tale, è che l’uomo del futuro dia finalmente più ascolto alle proprie emozioni e soprattutto al desiderio di liberarle, attingendo, al fine di questo, alle opere ed ai generi che sono in grado di stimolare la propria sfera emotiva, nel crearli e nel fruirne. Solo così l’uomo può fare grande l’Arte: l’Arte per l’Arte

    OPPURE

    Il concetto di arte ha subito, nel secolo scorso, uno sconvolgimento radicale, si è infranta sia la necessità che l'arte avesse una prerogativa specificamente estetica, sia che l'opera d'arte dovesse avere comunque una possibile spiegazione di tipo razionale e conscio.

    Già con Joyce in letteratura, con il simbolismo e parte dell'espressionismo -la sua frangia più legata al simbolismo - l'opera cessa di avere sempre un'ermeneutica di tipo razionale e rifugge nelle allusioni, nelle suggestioni, più propriamente nell'onirico se pensiamo al surrealismo.

    Si compie nel figurativo quel processo, in poesia già avviato dai simbolisti, per cui l'arte non è più necessariamente legata al reale, all'empirico, ma è intesa a potenziare le capacità conoscitive dello spettatore; l'opera diventa una porta aperta su altri e nuovi mondi, caratterizzati da sensazioni e non da oggetti.

    Pollock si riallaccia a questo tipo di sperimentazione, arricchendola ancora di legami con il mondo mistico ed esoterico dei riti sciamanici: l'autore deve perdere, quando dipinge, ogni protezione e controllo di tipo razionale, perché l'ispirazione artistica - simile al "genio" romantico- fluisca direttamente da forze inconsce. L'arte perde quindi la sua caratteristica di prodotto, di semplice risultato del lavoro e dello studio estetico-razionale dell'artista, e diventa invece "tranche de vie" spirituale, di cui l'artista è solo medium inconsapevole.

    Sembrano riscontrarsi, in questo nuovo concetto di arte, le teorie freudiane di inizio secolo, entro le quali viene associato al "calderone" pulsante dell'inconscio la genesi dell'ispirazione artistica, mentre l'artista deve riuscire ad annullare la sua parte conscia perché l'arte fluisca direttamente dal "Es" come viene concepita. Ecco che si annulla la forma, si annulla il valore semantico delle figure, perché la categorie spaziali e la ricerca perenne di un significato logico sono un "pre-giudizio" della coscienza, mentre la vera essenza del reale - come il " Wille" di Schopenauer - è incausata , senza tempo e spazio, quindi esprimibile solo attraverso un'arte segnica, fatta di suggestioni che rimandano all'idea del caotico e polimorfo fulcro dell'anima.

    Un'altra importante rivoluzione del concetto di arte è stata quella di rivalutare qualsiasi oggetto, di nobilitarlo a potenziale opera artistica, semplicemente ponendolo in un ambiente non propriamente suo. Rivoluzione nata con il beffeggiante dadaismo, che però si arricchisce di significati con personaggi come Burri, che annulla la mera rappresentazione dell'oggetto. I suoi sacchi di juta cessano di essere sacco e diventano teatro di guerre , i suoi strappi lacerazioni intime esistenziali , mentre l'orinatoio di Duchamp, seppur inserito in un museo, mantiene la sua fisionomia di oggetto quotidiano. Arte può quindi diventare qualsiasi oggetto che sia qualificato dall'essere il risultato di un percorso spirituale, che l'artista ha compiuto e ora propone allo spettatore. L'opera non deve più essere necessariamente armonica ed esteticamente giudicabile positivamente, ma solo essere significativa o puramente di impatto, ma non più per la sola retina, bensì per l'attività celebrale.

    L'arte deve ora pungolare e non solo essere ammirata.

    Anche Lucio Fontana apporta determinanti modificazioni al concetto di arte figurativa, tentando con i suoi "concetto spaziale- attese" di liberarla da un limitato spazio bidimensionale, scoprendo la terza dimensione. Allo stesso modo, più avanti, l'arte basata sugli "happening"

    Fonte/i: aggiungerà alle tre dimensioni spaziali quella temporale - circa la correzione apportata da Einstein alla fisica classica - modificando la concezione di opera come oggetto e proponendo la moderna idea di arte come "evento". L'artista propone un istante di vita intensa, reale proprio perché fugace, che si avvicina maggiormente all'idea di musica o teatro che non a quella di arte figurativa tradizionale. Lo spettatore non è più una figura statica ed esterna, ma parte integrante dell'opera, che deve vivere e contribuire a creare. Si avvicina la realizzazione del concetto propagandato negli ultimi due secoli - dal simbolismo all'opera di Wagner , fino al Bauhause - secondo cui non ci devono essere più distinzioni puramente schematiche ed obsolete tra quelle che sono solo sfumature della stessa via di espressione : "l'arte totale". Come in filosofia si è sviluppato, a partire dall'importanza che Nietszche attribuisce alla "interpretazione", un relativismo gnoseologico ed in particolare un'attenzione alla distanza presente tra l'interpretazione del soggetto, basata su "pregiudizi" (Gadamer), e la realtà, allo stesso modo l'opera artistica non ha più una valenza univoca e assoluta, bensì il suo valore e significato dipendono dalla reazione dell'utente, che tramite la sue griglie interpretative, riorganizza, vivendola, l'opera d'arte. È probabile che la crisi di valori causata dal dramma umano dei conflitti bellici mondiali, dal genocidio nazista, e in seguito continuata dal clima di terrore della guerra fredda, abbia generato - o almeno concausato - l'evoluzione del concetto di arte verso una sfere decisamente esistenzialistica e coscienzialistica , evoluzione esemplificabile in Ungaretti, in Sartre, nella riflessione su di sé della Body Art o nell'esplorazione di coscienza di Basquiat. Un altro ruolo assunto dall'arte, nell'ultima metà del secolo scorso, è quello di stigmatizzare la progressiva reificazione dell'immagine , che ha perso la sua peculiarità di strumento d'arte ed è diventata pubblicità, strumento per la comunicazione di massa .Quindi l'arte ha in mano un'immagine del tutto svilita dalla sua banalizzazione e non può fare a mano di ripetere immagini stereotipate, come la scatola di zuppa Campbell o la foto di Marylin Monroe di A, Warhol.
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  • 1 decennio fa

    Di certo non ti puoi lamentare c'è chi il tema te lo ha già svolto. Ma non solo uno addirittura tre.

    Cmq se vuoi altri argomenti di cui parlare potrebbero essere:La violenza negli stadi (anche se è banale,è un tema attuale e c'è molto da dire ) oppure potresti fare la differenza tra un amore importante del passato che è rimasto nella memoria di tutti,vedi: Dante e Beatrice o Romeo e Giulietta o ancora Il principe Ranieri e l' attrice Grace Kelly con un amore moderno,possibilmente non finito bene come quello di Albano e Romina.Insomma di argomenti c'è ne sono tantissimi.

    Mi piacerebbe aiutarti ma siccome faccio doposcuola,proprio oggi ho aiutato i miei ragazzi a farne uno e credimi sono letteralmente distrutta.

    Spero di averti dato qualche buona idea.

    Ciao e tanti "in bocca al lupo"

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