Anonimo
Anonimo ha chiesto in Scuola ed educazioneScuole primarie e secondarie · 1 decennio fa

10 punti???

Qualcuno sa darmi le spiegazioni di queste due opere per favore? le devo usare per la tesina ma non le trovo...

- "Alla Russia, agli asini e agli altri" di Marc Chagall;

- "Autoritratto con sette dita" sempre di Marc Chagall.

Se trovate qualcosa che mi può essere utile vi darò 10 punti!! grazie in anticipo..

4 risposte

Classificazione
  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    Marc Chagall nacque a Vitebsk nel 1887. La città è importante centro amministrativo della Bielorussia occidentale, punto di incontro di diverse culture nazionali ( russa, polacca, ucraina, lituana e giudaica , dato che la maggior parte della popolazione è ebrea ). I bazar, le feste popolari e religiose che si succedevano una dopo l'altra in questa città multinazionale, il teatro ebraico e le rappresentazioni carnevalesche russe, le sinagoghe e le chiese ortodosse davano a Vitebsk un aspetto eccezionalmente pittoresco. Gran parte dell'immaginario di Chagall proviene quindi dal fascino caratteristico della sua città d'origine.

    ● Vitebsk, memoria delle origini

    Esordì in senso "populista" raffigurando scene di vita del suo paese di origine, legato profondamente alla cultura hassidico-ebraica interpretata in chiave onirico-fantastica:attorno al 1908. Nel quadro del 1914 Sopra Vitebsk si intravede l'ombra dell'ebreo errante che si allontana, metafora angosciosa e fiabesca nello stesso tempo della condizione di discriminazione a cui lo zarismo costringeva gli ebrei.

    M. Chagall, La casa grigia, 1917

    e

    M. Chagall, Sopra Vitebsk, 1914

    Il mondo spirituale di Chagall viene abitualmente collegato all'hassidismo, quel movimento religioso molto diffuso nel mondo ebraico dell'Europa centrale che, a partire dal Seicento, aveva cercato di riformare il giudaismo ufficiale. Esso puntava più sull'esperienza mistico-irrazionale, che sulla semplice osservanza dei precetti religiosi. Alla base dell'hassidismo c'era cioè una spiritualità che valorizzava tutti gli aspetti della vita quotidiana, considerati come una manifestazione divina. Parlando con il popolo, i predicatori hassidici ( ma, sotto la loro influenza, anche i rabbini) non soltanto usavano le dotte citazioni e la retorica talmudiche, ma anche le leggende sagge e gli edificanti fatti della vita, mescolando il sacro e il profano, il reale e il miracoloso. Ed è proprio la lunga permanenza nella vecchia cittadina natale che può essere considerata l'accademia hassidica di Chagall. Così la vita del giovane passò tra la miseria e l'obbligo di essere felice, tra la disciplina severa e l'esaltazione liberatoria delle feste, tra l'attaccamento sacrale alle cose e le visioni cosmiche che trascendevano le apparenze.

    ● Parigi e Vitebsk

    Nell'autunno del 1910 Chagall si trasferisce a Parigi, a Montmartre nell'appartamento di un compatriota ha il suo primo atelier. Scopre l'arte degli impressionisti, di Gauguin e di Van Gogh. Nel 1911 dà vita alla sua prima esposizione che richiama il titolo di una sua opera famosa " Io e il mio villaggio al Salon des indépendants. Incontra Apollinaire, che riconosce il talento del giovane pittore. A Parigi Chagall scopre la pittura di Cézanne e le nuove ricerche dei pittori fauves e cubisti dai quali Chagall trarrà alcuni principi della loro rigorosa costruzione degli spazi pur senza rinunciare alla sua vena immaginativa. Ne L'autoritratto con sette dita aveva rappresentato se stesso al lavoro nel proprio studio: dalla finestra si vede un panorama di tetti parigini con la Tour Eiffel e sul cavalietto è appoggiata una tela con un paesaggio vitebskiano. La "Grande ville" ormai lo aveva conquistato ed era entrata profondamente nella sua cosmogonia: «Oh, se potessi a cavallo di una chimera di Nótre-Dame, con le mie gambe e le mie braccia tracciare il mio cammino nel cielo. Oh, Parigi, sei la mia seconda Vitebsk !».

    a

    M. Chagall, Io e il mio villaggio, 1911

    b

    M. Chagall, Autoritratto con sette dita, 1911 - 1912

    La sua prima permanenza a Parigi tra il 1910 e il 1914 lo giustifica completamente: tutto quello che venne creato dall'artista nella capitale francese è cosi condizionato dalla nostalgia vitebskiana, che molti studiosi, quasi ignorando l'esperienza parigina, unificano la sua opera tra il 1907 e il 1920 sotto l'etichetta di "periodo russo". Infatti, i primi quadri creati in Francia riproducono la stessa tematica e le stesse immagini del periodo di Vitebsk: le scene della natività (La nascita, 1911), le feste ebraiche ( Lo sabbath, 1910 ), i ritratti dei parenti ( II padre, 1910-1911 ); e, per non lasciare nessun dubbio sull'origine della sua ispirazione, Chagall riproduceva nei paesaggi cittadini le insegne russe delle botteghe e dei negozi.

    Tra i soggetti che richiamano l'esperienza giovanile di Vitebsk c'è senza dubbio Il violinista. Nella cultura tradizionale ebrea il violinista aveva un ruolo importante in occasione di nascite, matrimoni e funerali. Inoltre un violinista sul tetto suggeriva le condizioni degli Ebrei di tutto il mondo: una vita instabile come quella di un musicista che cerca di suonare il suo strumento restando in equilibrio in cima ad una casa. Questo tema si collega ad aneddoti familiari sul nonno e lo zio e la grande passione ed affezione che Chagall prova nei confronti dei musicisti, che da sempre hanno popolato la sua esistenza. La tela ha come figura centrale la coppia uomo-fanciullo, metafora dell'animo del musicista, che si staglia sullo sfondo costituito da una casa fuori dalla quale si trova una coppia abbracciata. Il fanciullo tende un berretto per chiedere l'elemosina mentre la figura accanto a lui suona una melodia al violino.

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    M. Chagall, Il violinista 1911 - 1914

    Proclamando la libertà assoluta dell'espressione Chagall si serviva di questa per essere meglio accolto dalla istanza divina e quindi riconosceva nella sua opera visionaria e irrazionale una solida struttura nascosta («è libero soltanto quel cuore che ha una sua logica e ragione»). Lo dimostrano tra l'altro Alla Russia, agli asini e agli altri (1911-1912), Il violinista verde (1920 ). Ossessionato dalle allucinazioni nostalgiche, il pittore le riproduceva in questi quadri cosi come si formavano nella sua mente: irrazionali e fantasmagoriche, con una rappresentazione della realtà nei suoi assi d'orientamento (alto e basso, destra e sinistra, lontano e vicino), assolutamente contraria alla classica visione del mondo. Una figura umana può essere più grande degli edifici, le isbe russe vengono dipinte all'inverso, nelle pance delle cavalle gravide si vedono gli embrioni comodamente addormentati, le mucche naturalmente volano nell'aria e i violinisti suonano sui tetti. Eppure una certa logica è ben presente in queste immagini cosi eccentriche: una logica specifica, ma severamente rigida. E basta rileggere le favole russe, per capire che si tratta della logica della favola. E opportuno ricordare che proprio in questo periodo, scoprendo il mondo folcloristico e mitologico, la cultura moderna gli riconosceva una propria e sovrana struttura mentale. La Russia in particolare era uno dei centri più importanti delle nuove scoperte di carattere strutturalista e antropologico.

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    M. Chagall, Alla Russia agli asini e agli altri, 1911 - 1912

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    M. Chagall, Violinista verde, 1920

    La scomposizione delle immagini che Chagall evoca, trae spunto anche dalla lezione del fauvismo, soprattutto di quello matissiano del primo soggiorno parigino, e del cubismo, alla cui visione spaziale già nel 1911 appartengono Il poeta e Io e il mio villaggio, ed è anticipatrice del surrealismo. Le scene popolari, le figure volanti sul villaggio natale, i violinisti solitari, trasfigurano la cronaca del presente nella simultaneità d'un sogno. Di questa impostazione espressiva risentono anche le due rivisitazioni di Parigi, che risalgono al 1913.

    Altri richiami alla città si riscontrano in opere dei periodi più recenti, fino all'autoritratto del 1959.

    M. Chagall, Parigi dalla finestra, 1913

    M. Chagall, Parigi vista alla finestra, 1913

    M. Chagall, I fidanzati della Torre Eiffel, 1939

    M. Chagall, Autoritratto, 1959

    ● Vitebsk e il ritorno felice alla terra russa

    Dopo il soggiorno parigino, allo scoppio della guerra fece ritorno in Russia, dove partecipò all'azione culturale rivoluzionaria, fondando a Vitebsk un'accademia aperta a tutte le nuove tendenze, anche se il dissenso politico e artistico con il suprematismo di Malevic lo indurrà nel 1922, a tornare in Francia, per stabilirvisi definitivamente .

    A Vitebsk Chagall sposò Bella. Questo matrimonio fu interpretato come il dono della sua città per il suo ritorno. La nascita della figlia con il matrimonio costituì punto di riferimento per una nuova fase dell'esistenza. La vita famigliare era intesa come emancipazione dalla solitudine. La passeggiata ( 1917 - 1918 ) e Sulla città ( 1917 - 1924 ) ben evidenziano, sul piano della libertà espressiva, questo senso rinnovato di appartenenza all'eterea leggerezza del cielo di Vitebsk

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    M. Chagall, Passeggiata, 1917 - 1918

    M. Chagall, Sulla città, 1917 - 1924

    ● Un villaggio contadino devastato accanto alla visione fiabesca della rivoluzione

    " Chagall richiama le sue esperienze della rivoluzione di ottobre in un'opera del 1937 quando, ritornato dall'Italia, iniziò a lavorare al quadro La rivoluzione, che aveva ideato come una composizione complessa, di formato orizzontale, divisa in diversi gruppi. Nella enorme tela, a sinistra egli raffigurò una insurrezione popolare caotica, animata e irrazionale; a destra una isba russa con un contadino che si dispera per la casa devastata; vi è anche il solito ebreo errante, che scappa Impaurito per proseguire il suo eterno cammino. Ma più lo sguardo si sposta verso l'alto del quadro, più la rappresentazione cambia, e già sul tetto della isba devastata compare una coppia di innamorati sdraiati che si abbracciano, e vicino a loro il solito violinista che suona incantato, accompagnato da una orchestrina vitebskiana. Ed è li che si ritrovano anch

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  • 3 anni fa

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  • Anonimo
    1 decennio fa
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