Fedez
Lv 7
Fedez ha chiesto in Musica e intrattenimentoMusicaClassica · 1 decennio fa

1912-14, sinossi?

In una recentissima conversazione in un liceo, ho proposto una sinossi tra 4 lavori coevi, composti/eseguiti tra il 1912 e il 1914

(

- Pierrot Lunaire, di Schoenberg

- Daphnis et Chloé, di Ravel

- Le Sacre du Printemps, di Stravinskij

- Mars, di Holst

)

per esemplificare la frantumazione del linguaggio musicale tra fine '800 e inizio '900.

Che ne pensate? Da dove è nato questo processo?

Aggiornamento:

Mmm.. bene.. grazie a Natalie per la interessante idea della de-contestualizzazione storica.

@the italian: gtrazie, sempre prezioso.. sulla crisi ne parliamo in un'altra domanda.. magari anche dei sistemi micro-intervallari (Haba, Alaleona..)

7 risposte

Classificazione
  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    Siccome è a questo punto noto che sono un ingegnere, ricorrerò a una metafora tecnica; quando una ciminiera si spezza alla base e cade, prima che la punta tocchi terra si spezza ancora a metà. Così la frantumazione del linguaggio di fine Ottocento (io la chiamavo la diaspora post-wagneriana) è in realtà una serie di frantumazioni successive. Chi accomunerebbe, al di là dell’uscita dal sacrale-formale wagneriano, Puccini e Alban Berg ? Debussy e Bartok ? La cesura risulta netta allorchè investe il dato formale tonale, che è quello che più salta all’orecchio.

    La rivoluzione di inizio Novecento è anzitutto una rivoluzione sul dato sonoro. Il sistema tonale (scala d’ottava) era già sotto schiaffo col cromatismo di W. e con l’armonia ambigua degli impressionisti. Ora, la scelta del nuovo precorre, non segue: le rivoluzioni musicali ottocentesche erano fatte da solitari che scoprivano a posteriori di essere il ‘nuovo’. Qui, si sceglie di esserlo prima: famolo strano.

    ‘Pierrot lunaire’ incarna il tentativo di liberarsi da ogni comparazione col reale (ma esiste in musica il reale?) ; suite di melodrammi intesi come brani per voce canto-parlante e strumenti, con la voce che sfugge alla nota in tutti i 21 lieder, è un manifesto dell’ambiguità espressionista: deformo, opprimo la realtà, non la imito in nessuno dei 2 gradi platonici. La disgregazione del nesso tonale (Liriche di Stefan George (1908), Cinque pz. per orch., Erwartung (1909), La mano felice, col suo simbolismo) era già in cammino. Dice Marco Antonio, dopo avere aizzato la folla: Mischief, thou art afoot, take what course thou wilst’.

    ‘Le crisi più gravi dell’età moderna trovarono in Ravel un poeta perfetto, capace di uscire dal chiuso di una tendenza, di una predisposizione estetica, per uscire incontro alla vita e confondersi generosamente con essa’, così il Confalonieri. Et de hoc satis, per D & C (non mi piace).

    E nemmeno l’animalesca Sacre: politonalismo, un precedente coloristico in Rimski-Korsakov e l’eterno mito di Don Giovanni, il seduttore kierkegaardiano che vuole tutto; in questo, Fedez, avrei amato che citassi the Rake’s Progress, ma sei bravo e non ho di che insegnarti. Alla fine, l’unico premio che spetta ad Igor è che Bernstein lo etichetti come il Picasso (mi alzo deferente al genio par excellence) della musica.

    Discorso proprio qualitativamente diverso per Holst: siate ragionevoli, non vellicate le bramosie inglesi di avere una tradizione e una storia musicale. E’ come in cucina: non avendone una propria sono andati contaminando qua e là. La musica non è proprio pane per i loro denti; il loro musicista nazionale è Haendel, Vaughan Willimas stimola i succhi delle ginocchia e Holst con i suoi sanscriti e altre menate nemmeno gli slaccia i calzari. ‘Marte, il portatore di guerra’ (ma va’ ?!) è brano meno imponente che impressionante, con un martellante 5/4 e forti dissonanze, con uno stile da colonne sonore del cinema. Non c’entra nulla con gli altri tre, secondo me.

    Sulla crisi post-wagneriana dovremmo lavorare più a fondo, Fedez. Conta su di me.

  • 1 decennio fa

    credo che sia un po' forzata l'idea che il linguaggio del novecento sia come una creatura nata in precisi momenti o in conseguenza di qualcosa, cioè di altre opere. presuppone che le idee artistiche seguano un tracciato evoluzionistico in base a una scansione cronologica, più o meno lineare. è una visione a posteriori che tra l'altro individua, a mo' di selezione naturale, lavori o compositori "più importanti" di altri, come cucuzzoli in un deserto. credo che ci faccia perdere di vista la miriade di altre creazioni musicali che non meritano di essere squalificate e appiatite nella sabbia (a questo contribuisce anche il mercato discografico). Strauss era criticato perchè nonostante la nascita di un linguaggio in parte diverso da quello tonale, lui continuava a comporre come prima. lo stesso vale per Bach. quindi a rigor di logica l'ultimo Strauss è "meno importante" di altri. si fa musica e si fa critica storiografica, ma a volte penso che quest'ultima si sia un po' allontanata dal vero senso della musica.credo inoltre che il momento creativo della mente umana (perchè parte tutto da qui...più che dalle date) sia qualcosa di estremamente complesso, in buona parte non investigabile.c'una percentuale di influenze tra musicisti precedenti e quelli successivi, ma non penso che i compositori ne tenessero conto per seguire una certa rotta verso il futuro,ma forse perchè trovavano che quel modo di esprimersi in suoni che avevano ascoltato e appreso potesse andar bene per loro. Sono uscita un po' dal seminato,perchè nelle risposte mi piace divagare,per contribuire. Ciao :-)

  • luca
    Lv 5
    1 decennio fa

    Io leggo.

  • Anonimo
    1 decennio fa

    Nella mia relativa ignoranza di strumentista, non vedo nessuna particolare frammentazione...o per lo meno non maggiore che in altre epoche storiche.

    Sono d'accordo con Natalie...anche Monteverdi o Wagner hanno fatto degli sconvolgimenti totali che all'inizio i contemporanei non accettavano, ma che alla fine sono passati.

    Quello che invece è un po' grave è che oggi il mondo si è spaccato in due: musica colta (a volte apparentemente) troppo impegnativa e, forse per reazione, musica popolare demenziale.

    Sinceramente non assocerei Holst a Stravinskij...però è bello che ti interessi di offrire agli studenti un po' di vera musica...continua così!!

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  • bene, mi avete aiutato a digerire il lungo pranzo da mia zia.

    prima di dormire, stasera rileggo tutto.

    magari poi scrivo a luca e ci scambiamo gli appunti...!

    scherzi a parte... interessanti dissertazioni.

    ma me ne vo' via lesta e libera a suonare l'annunciazione di biber e 'na sonatina di corelli...su una muta di corde che non cambio da più di un anno, sembran quasi di budello ormai...

  • Anche io sotto appunti! Mi complimento con The Italian, anche se Stravinsky diciamo che per me è una sorta di semidivinità a cui sono devoto.

    Ah, anche la mia ragazza ascolta Gigi D'Alessio. Sigh.

  • Anonimo
    1 decennio fa

    mi aggiugo anch'io a prendere appunti..

    p.s. x the italian:tua moglie ascolta Gigi D'Alessio..ahahaha e scommetto che avete anche la "vostra" canzone..

    scherzi a parte spero che lo ascolti quando non ci sei..

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