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10 punti a ki mi sprega in modo conciso breve ed essenziale la filosofia aristotelica...?

aiutatemi per favore,,,

Aggiornamento:

1 po tutto...se gentilmente mi aiuteresti...x gaia

5 risposte

Classificazione
  • Anonimo
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    PENSIERO

    Nei suoi primi anni all'Accademia, Aristotele, come Platone, si servì regolarmente della forma argomentativa del dialogo; in questa forma scrisse le opere cosiddette "esoteriche", rivolte cioè a un pubblico di allievi selezionati: questi scritti non ci sono pervenuti. Possediamo, tuttavia, alcuni appunti di cui Aristotele si servì per le lezioni e che fanno riferimento a insegnamenti aventi come oggetto quasi ogni campo del sapere.

    I testi ai quali Aristotele deve la sua fama si basano in larga misura su questi appunti, che il curatore Andronico di Rodi dispose in un'edizione il cui ordine rimase quello noto fino a oggi.

    Metodi

    Forse a causa degli insegnamenti del padre, che fu medico alla corte del re macedone Aminta III, la filosofia di Aristotele dà rilievo alla biologia e alle ricerche di filosofia naturale in contrapposizione all'importanza attribuita da Platone alla matematica. Aristotele considerò il mondo come costituito da individui (sostanze) che appartengono a determinati generi naturali (specie). Ogni individuo ha inscritto in se stesso un preciso modello di sviluppo e cresce cercando di realizzare convenientemente il proprio fine naturale: sviluppo, fine e direzione risultano così intrinseci alla natura di ciascuno.

    Secondo Aristotele, anche se la scienza è dedita all'identificazione dei generi fondamentali, questi generi si possono cogliere nell'esperienza solo studiando le sostanze individuali; scienza e filosofia pertanto devono bilanciare le pretese dell'empirismo (osservazione ed esperienza sensibile) e quelle del formalismo (deduzione razionale).

    Uno dei contributi più caratteristici della filosofia aristotelica fu la nozione di causalità. Secondo Aristotele, a ogni ente o evento si deve assegnare più di una "ragione" in grado di spiegare che cosa, perché e dove esso sia. Gli antichi pensatori greci erano inclini a supporre che un solo genere di causa potesse rendere conto delle cose; Aristotele ne propose quattro. (Il termine da lui usato, aítion, "un fattore di spiegazione responsabile della condizione di qualcosa", non è sinonimo del termine "causa" nel suo significato moderno.) Queste quattro cause sono la "causa materiale", la materia di cui è costituito un oggetto; la "causa efficiente", il principio del movimento, della nascita, o del mutamento; la "causa formale", che coincide con la specie, il genere o il tipo; e la "causa finale", il fine, il pieno sviluppo di un individuo o la funzione propria di una costruzione o invenzione.

    In ogni ambito della ricerca, Aristotele insiste sul fatto che si può comprendere meglio qualunque cosa quando è possibile stabilire le cause che la riguardano in termini specifici piuttosto che in termini generali. Così, è più preciso sapere che una statua è stata cesellata da uno scultore piuttosto che da un artista; ed è ancora più preciso sapere che l'ha cesellata Policleto piuttosto che, semplicemente, uno scultore non meglio identificato.

    Dottrine

    Il seguente sunto delle dottrine di Aristotele illustra alcuni degli aspetti principali del suo pensiero.

    Metafisica

    In metafisica, Aristotele affermò l'esistenza di un essere divino, definito "motore immobile", che è causa dell'unità e del fine che si prefigge la natura. Questa entità è perfetta ed è perciò l'aspirazione di tutte le cose del mondo, poiché tutti gli enti desiderano essere partecipi della perfezione.

    Esistono anche altri motori - le intelligenze motrici dei pianeti e delle stelle; tuttavia, il motore immobile, che nella tradizione filosofica medievale è stato identificato senza alcun dubbio con Dio, nella descrizione di Aristotele non è suscettibile di interpretazioni religiose, come hanno osservato molti filosofi e teologi più recenti. Il motore immobile, ad esempio, non è interessato a ciò che accade nel mondo, né ha creato il mondo. Aristotele limitò, comunque, la sua "teologia", a ciò che la scienza, a suo parere, richiede e può dimostrare.

    Logica

    In logica, Aristotele enunciò regole di inferenza che, se rispettate, non avrebbero mai condotto da premesse vere a conclusioni false (regole di validità). Gli elementi fondamentali dell'inferenza in questione sono sillogismi: proposizioni che, se considerate una in relazione all'altra, generano necessariamente una determinata conclusione. La scienza è il risultato della costruzione di sistemi più complessi di ragionamento.

    Nelle sue opere logiche Aristotele distinse tra dialettica e analitica. Egli sostenne che la dialettica esamina gli argomenti unicamente in merito ai criteri di coerenza; l'analitica procede invece deduttivamente a partire da principi che si fondano sull'esperienza e su una scrupolosa osservazione.

    Fisica, o filosofia naturale

    In astronomia Aristotele concepì un universo finito di forma sferica, con la Terra posta in un centro costituito da quattro elementi: terra, aria, acqua e fuoco. Nella fisica aristotelica ognuno di questi elementi occupa un luogo particolare, determinato in base alla sua pesantezza relativa, o, come diciamo oggi, al suo "peso specifico". Ognuno di essi si muove secondo la sua natura in linea retta - la terra verso il basso, il fuoco verso l'alto - verso il suo luogo specifico, dove raggiungerà lo stato di quiete; sulla Terra il moto locale, pertanto, è sempre lineare e ha sempre termine. I cieli, invece, ruotano incessantemente per loro natura secondo un complesso moto circolare e devono, pertanto, essere costituiti da un quinto elemento diverso dagli altri, denominato aither (etere). Essendo un elemento superiore, l'aither è incapace di qualunque altro mutamento che non sia un mutamento di luogo con moto circolare.

    Biologia

    In zoologia, Aristotele si riferì a un determinato sistema di generi naturali ("specie"), ciascuno dei quali si riproduce in conformità al proprio tipo, tranne nel caso di alcune eccezioni. I cicli tipici di vita sono epicicloidali: si ripete il medesimo modello, ma attraverso una successione lineare di individui. Questi processi sono dunque collocati a metà tra il movimento circolare e costante dei cieli e il semplice movimento lineare degli elementi terrestri.

    Le specie costituiscono una scala graduata che si estende dal semplice (vermi e mosche al gradino più basso) al complesso (esseri umani al gradino più alto), pur nell'impossibilità di qualsiasi evoluzione.

    La psicologia aristotelica

    Per Aristotele, la psicologia era lo studio delle funzioni dell'anima. Sottolineando che "forma" (l'essenza o gli elementi invarianti caratteristici di un oggetto) e "materia" (il comune e indifferenziato substratum delle cose) non possono esistere l'una senza l'altra, Aristotele definì l'anima come "quella particolare funzione del corpo che è costituita in modo tale da poter svolgere le operazioni vitali". La dottrina di Aristotele è una sintesi tra la concezione più arcaica secondo la quale l'anima non può esistere indipendentemente dal corpo e la concezione platonica dell'anima come entità separata e immateriale.

    Etica e politica

    Le scienze pratiche come la politica o l'etica assunsero invece lo status di "scienza" unicamente per analogia, come dimostrano le nozioni aristoteliche di "natura umana" e "realizzazione di sé": l'appartenenza alla natura umana comporta per ognuno la capacità di assumere abitudini che, tuttavia, dipendono dalla cultura e dalle scelte individuali; tutti gli uomini desiderano la "felicità", una piena realizzazione delle loro potenzialità, ma questo fine può essere conseguito in molteplici modi.

    L'Etica nicomachea è un'analisi del carattere e dell'intelletto in relazione alla felicità. Aristotele distinse due tipi di "virtù", o perfezione umana: morale e intellettuale. La virtù morale è una disposizione del carattere, prodotta da abitudini che riflettono l'adozione permanente di scelte considerate moralmente preferibili, e costituisce sempre il giusto mezzo fra due estremi meno consigliabili. Le virtù intellettuali, invece, non sono soggette a questa dottrina del giusto mezzo.

    In politica, ovviamente, si possono trovare molte forme del vivere umano associato; quale sia quella conveniente dipende da circostanze contingenti e mutevoli.

    Aristotele non considerò la politica come una ricerca del modello ideale di comunità politica, ma piuttosto come un esame del rapporto fra esempi concreti di comunità politica da una parte e leggi, costumi e caratteristiche ideali dello stato dall'altra. Così, benché avesse accettato l'istituzione a lui contemporanea dello schiavismo, egli moderò la sua approvazione insistendo sul fatto che i padroni non dovrebbero abusare della loro autorità, poiché gli interessi dei padroni e quelli degli schiavi sono i medesimi.

    La biblioteca del Liceo conteneva una raccolta di 158 costituzioni sia greche sia di altri stati, tra le quali la Costituzione degli ateniesi scritta dallo stesso Aristotele, della quale fu scoperta una copia scritta su papiro nel 1890. L'opera è stata di grande aiuto a vari storici nella ricostruzione di molte fasi della storia di Atene.

    Poetica

    Così come la retorica, esaminata nell'omonimo scritto aristotelico, è considerata estremamente importante per la prassi politica e la vita quotidiana del cittadino, la Poetica, di cui possediamo un solo libro rispetto ai due di cui si componeva originariamente, presenta la visione dell'arte (in particolare dell'arte tragica) dello stagirita.

    L'arte è considerata un'imitazione della natura secondo verosimiglianza, che arreca diletto e nel contempo trasmette conoscenza. L'arte tra

  • 1 decennio fa

    meglio di ноиэу ?! è stata fantastica..xD

  • 1 decennio fa

    no aristotele no!

  • 1 decennio fa

    ARISTOTELE

    La vita:

    Nacque a Stagira nel 384-383 a.C. ed entro nella scuola di Platone a 17 anni e vi rimase per 20 anni (fino alla morte del Maestro). Aristotele ha un atteggiamento di liberta e di rispetto nei confronti di Platone. Nel 342 divenne l’educatore d’Alessandro Magno. Fondò una scuola filosofica, il Liceo, i cui studenti (discepoli) erano chiamati peripatetici (per via del gran giardino della scuola). Morì nel 322-321 a causa di una malattia di stomaco (aveva 63 anni).

    Scritti essoterici:

    Gli scritti essoterici sono scritti in firma dialogica e sono destinati al pubblico. Ci sono pervenuti solo alcuni di questi scritti: il “Protrettico” (esortazione alla filosofia); il “Sulla Filosofia” (la prima critica alle idee platoniche da parte d’Aristotele, con il conseguente distacco); il “Convito”; il “Politico”; il “Sofista”; il “Menèsseno”; il “Della Retorica”; il “Dell’Anima”. Tramite questi scritti si capisce che la dottrina di Aristotele non è nata già compiuta, ma che il suo pensiero ha subito crisi e mutamenti.

    Opere acroamatiche:

    Le opere esoteriche o acroamatiche sono i testi che Aristotele ha destinato all’insegnamento, nei quali sembra che il filosofo abbai avuto dubbi o abbia subito crisi nell’ideare la sua filosofia. Questi scritti sono divisi in quattro gruppi: ● gli scritti di logica (organon, ovvero lo strumento del sapere); ● gli scritti sulla metafisica; ● gli scritti sulla fisica, sulla storia naturale, sulla matematica e sulla psicologia; ● gli scritti d’etica, politica, economia, poetica e retorica. Questi scritti hanno incominciato ad essere conosciuti soltanto quanto furono pubblicati da Andronico di Rodi nell’età di Silla.

    Rapporti e differenze con Platone:

    Aristotele, pur essendo discepolo di Platone, ha molte differenze con il maestro. Platone, in primo luogo, crede nella finalità politica della conoscenza (momento politico-educativo), mentre Aristotele crede nel sapere disinteressato (momento conoscitivo e scientifico); Platone guarda il mondo secondo un ottica verticale e gerarchica, dividendola tra realtà vere e apparenti e tra conoscenze superiori e conoscenze inferiori invece Aristotele ha una visione più unitaria e orizzontale, poiché tutte le realtà hanno pari dignità ontologica e tutte le scienze hanno pari dignità gnoseologica, però considera la metafisica come filosofia suprema. Un’altra differenza è la concezione di Dio: per Aristotele intelligenza e intelligibile coincidono (soggetto = oggetto), per Platone, invece, l’intelligenza è il Demiurgo e l’intelligibile sono le idee.

    In Platone vi è un sistema “aperto” e un filosofare problematico, mentre in Aristotele il sistema filosofico è “chiuso”, cioè un insieme fisso di verità connesse tra loro. Platone fa uso di miti mentre Aristotele concepisce la filosofia solo razionalmente; il maestro è appassionato di matematica e non di scienze naturali, mentre il discepolo prova il contrario.

    Il quadro delle scienze:

    Aristotele distingue tre gruppi di scienze: ●le scienze teoretiche, che sono la metafisica, la fisica e la matematica, che studiano il necessario (ciò che non può essere diverso da così com’è) e hanno come scopo la conoscenza disinteressata della realtà; ● le scienze pratiche, che sono l’etica e la politica, che studiano il possibile (ciò che può essere diverso da così com’è: hanno come scopo l’illuminazione dell’agire) e indagano nell’ambito dell’agire individuale e collettivo; ● le scienze poietiche, che sono le arti belle e le tecniche, che hanno per oggetto sempre il possibile e che studiano l’ambito della produzione d’opere o della manipolazione d’oggetti.

    La metafisica:

    La metafisica per Aristotele è la “filosofia prima”. Il filosofo attribuisce alla parola “metafisica” quattro definizioni: ●”studia le cause e i principi primi”; ● “studia l’essere in quanto essere”, ossia studia la realtà in generale (ontologia); ● “studia la sostanza”; ● “studia Dio (dio razionale) e la sostanza immobile” (teologia).

    I significati dell’essere:

    La metafisica è dunque lo studio dell’essere; l’essere Aristotelico è polivoco, ossia la proprietà di un termine (nome) di significare molti significati (concetti), ma in riferimento ad uno, unico e principale, che dà senso a tutti gli altri; esso è molteplice sia d’aspetti che di significati, ma tutti riferiti alla “sostanza”. I significati supremi dell’essere sono: ● l’essere come accidente (essere che non è sempre e nemmeno per lo più, ma solo talvolta) ● l’essere come categorie (l’essere di per sé); ● l’essere come vero; ● l’essere come atto e potenza.

    Le categorie:

    Le categorie sono per Aristotele le caratteristiche fondamentali e strutturali dell’essere e del pensiero (modi più generali in cui l’essere si presenta); esse sono dieci e sono: la sostanza, la qualità. La quantità, la relazione, l’agire, il subire, il dove (il luogo), il quando (il tempo), l’avere (lo stato) e il giacere (l’essere in una certa situazione). Se sotto l’aspetto ontologico le categorie sono i generi supremi dell’essere (i modi fondamentali in cui la realtà si presenta), sotto quello logico sono i vari modi in cui l’essere viene predicato. La “sostanza” è ciò a cui fanno riferimento le categorie, che la presuppongono.

    Il principio di non-contraddizione:

    Aristotele esprime il principio di non contraddizione in due modi: ● “È impossibile che la stessa cosa sia e insieme non sia” (impossibilità ontologica che un determinato essere sia, e insieme non sia, quello che è); ● “È impossibile che la stessa cosa insieme inerisca e non inerisca alla medesima cosa e secondo il medesimo rispetto (impossibilità logica di affermare e negare nello stesso tempo uno stesso predicato intorno ad uno stesso soggetto). Tale principio rimanda alla sostanza, che è l’equivalente ontologico del principio logico di non contraddizione.

    La sostanza:

    La sostanza, o “tòde tì” (questo qui) per Aristotele è l’individuo concreto che funge da soggetto reale di proprietà e da soggetto logico di predicati; essa è un ente autonomo che ha quindi vita propria. Ogni sostanza forma un sinolo (unione indissolubile di due elementi) che è composto da: forma e materia.

    Per “materia” egli intende il soggetto di cui una cosa è fatta (quid o materiale recettivo); per “forma”, invece, Aristotele intende la natura propria della cosa, ossia la struttura che la rende quella che è ( ciò che costituisce la sostanzialità della sostanza, cioè ciò che fa sì che un individuo sia quello che è). La sostanza è, al tempo stesso, l’essere dell’essenza (=la cosa esistente o sinolo) e l’essenza dell’essere (la natura della cosa o forma). Per Aristotele la sostanza è l’oggetto proprio della scienza, perciò tutte le scienze hanno pari valore e dignità, in quanto si rivolgono tutte alla sostanza.

    Le quattro cause:

    La dottrina delle quattro cause è strettamente connessa a quella della sostanza. Vi sono quattro tipi di cause: ● la causa materiale (materia); ● la causa formale (modello o forma), ● la causa efficiente (il principio di movimento); ● la causa finale (scopo del movimento). Queste quattro cause sono specificazioni della sostanza (chiedersi il perché di una certa cosa) e coincidono tutte quando si trattano le cose naturali. Le quattro cause furono già individuate dai filosofi precedenti, ma non furono mai utilizzate tutte insieme.

    Potenza e atto:

    Collegata alla dottrina delle quattro cause è la dottrina del divenire: Aristotele (nega il non essere Parmenideo e accetta il teorema del divenire d’Eraclito) ritiene che il divenire non implichi un passaggio dal non essere all’essere, e viceversa, ma un passaggio da un certo tipo di essere ad un altro tipo di essere; fatto ciò il filosofo elabora il concetto di potenza e atto. La potenza è la possibilità, da parte della materia, di assumere una determinata forma, mentre l’atto è la realizzazione di questa forma. La potenza sta dunque alla materia come l’atto sta alla forma, infatti la materia è per definizione la possibilità di assumere forme diverse, mentre la forma è la realtà in atto di tali possibilità. L’atto possiede una priorità gnoseologica, cronologica ed ontologica nei confronti della potenza (la conoscenza della potenza presuppone la conoscenza dell’atto).

    La materia prima:

    Il movimento presuppone anche la causa efficiente (che da inizio al divenire) e la causa finale (che è il fine del divenire). Per Aristotele vi è una materia prima che è pura potenza, priva di determinazioni; essa è pura nozione teorica, non conoscibile. Dall’altro lato vi è la forma pura o atto puro, ossia una perfezione completamente realizzata; essa costituisce la sostanza più alta dell’universo, la sostanza immobile edivina, l’oggetto della teologia.

    Il Dio Aristotelico:

    Dio e la sostanza immobile sono studiate dalla teologia. Aristotele dimostra l’esistenza di Dio affermando che ogni oggetto in movimento è mosso da un altro oggetto, anch’esso in moto. Risalendo per questa catena si deve giungere ad un principio primo e immobile, causa iniziale del movimento, altrimenti esso rimarrebbe impiegato. Aristotele identifica questo principio con Dio (eterno, immobile, primo, perfetto, atto puro). Dio è atto puro, poiché, essendo immobile, non presuppone alcuna potenza, di conseguenza Dio è pura forma. Dio è inoltre la causa finale delle cose, cioè come oggetto d’amore per la materia che aspira alla forma, attira a se le cose. Così tutte le cose aspirano alla perfezione, che per Aristotele è sinonimo di forma. Dio è oggetto del suo stesso pensiero, ovvero pensiero del pensiero (perfezione).

    La logica:

    La logica n

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  • 1 decennio fa

    guarda, pr gg l ho ripetuta..aristotele parla di molte discipline (fisica, metafisica, psicologia, logica)cosa vuoi saxe?!

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