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"L'India è un paese ricco di contrasti che si manifestano in ogni settore, sociale , religioso ed economico...discuti degli aspetti più tradizionali e di quelli piu moderni della società indiana cercando di chiarire se l'attaccamento alla antiche consuetudini può essere considerato un fattore che favorisce l'arretratezza e lo sviluppo."

5 risposte

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  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    Forse 1 po' lunghetta come cosa...

    Arrivando dall’Italia via Francoforte si ha un primo strano impatto con Delhi e con l’India: grandi viali che si succedono gli uni uguali agli altri, fiancheggiati da alberi di tamarindi e nim, villini imbiancati a calce di stile anglosassone, circondati da rossi muretti. Ma non è affatto una nuova città. Le sue ampie vie ombrose nascondono una necropoli che qua e là emerge nei giardini pubblici, talora deviando la rete stradale. Alcuni sostengono che c’erano sette città morte di Delhi e che quella attuale è l’ottava, altri studiosi ne contano fino a ventuno.

    La prima impressione, provata di notte, di una città "occidentale", è illusoria. A poco a poco assisto allo scenario memorabile della grande India. Millenni diversi, diverse culture, testimonianze umane poliedriche costituiscono l’essenza della città.

    Ti colpisce subito il traffico delle strade, allarmante e complicato, regolato dalla legge del più forte: la precedenza al veicolo più grosso, gli autobus ai camion stracarichi, le Ambassador e le piccole Maruti ai bus, i risciò a tutti meno che ai pedoni. In mezzo agli incroci più caotici sono onnipresenti imperturbabili vacche sacre che si nutrono di tutto, carta, pezzi di pneumatici, plastica di selle di biciclette.

    Da una parte, una città di palazzi, di antiche filigrane ed arabeschi, di cupole di moschee e di tesori artistici; dall’altra, discariche a cielo aperto, dove una folla di straccioni e di bambini dai grandi occhi malinconici frugano tra i rifiuti fetidi. Sopra volteggiano avvoltoi che attendono la loro parte in un cielo lattiginoso, denso e polveroso. Ovunque l’"odore dell’India", fumi maleodoranti, puzza dei canali di scolo, talora inattese folate di spezie.

    Le donne lavorano lo sterco di vacca in formelle che diventeranno i mattoni della loro capanna o il combustibile per i fuochi. Si nascondono nelle bidonville quasi per far dimenticare quella prima impressione di Delhi, città moderna dai grandi viali alberati, in realtà, capitale di un paese del Terzo Mondo disperatamente povero. Gli slums trovano un’improbabile via di fuga, alla ricerca di nuovi spazi, lungo le grandi arterie: sui marciapiedi sorgono orribili insediamenti di miserabili che vivono tra fogne a cielo aperto ed un traffico assordante e venefico. Molti lavano nelle acque putride del fiume Yamuna i loro poveri stracci e li stendono ad asciugare sui paracarri e sui guardrail delle strade, persino sui semafori! I coolie portano sulla schiena carichi disumani; hanno la bocca e i denti completamente rossi, dal tanto masticare noci di betel (il betel è una noce di una palma che viene masticata in tutta l'India, ed ha un blando potere stupefacente). Raccoglitori di stracci portano a pesare i loro rifiuti; i lucidascarpe di strada sono alla disperata ricerca di lavoro fra turisti attoniti; pulitori di orecchie scrutano gli orifizi di malcapitati che si sono arresi alle loro insistenze.

    I sadhu sono il retaggio della Indraprastha, l’antica città di 3000 anni fa già citata dal poema indù Mahabharata. Sono in genere bramini che abbandonano ricchezze ed agi, si spogliano di tutto, anche degli abiti, si coprono di polvere, non si tagliano più capelli, barba ed unghie; tramite la pratica della meditazione e dello yoga, cercano di affrancarsi dal ciclo senza fine di rinascite e di raggiungere il nirvana. Soggiornano per mesi sulle colline ai piedi dell’Hymalaia, nudi, fumando haschich, bevendo solo una tazza di latte al giorno che i pellegrini portano loro in elemosina. A Delhi stanno immersi per ore nudi nel fiume Yamuna, anche in inverno che in questa città non è proprio clemente. In una fotografia scattata col teleobiettivo in un incrocio incredibilmente trafficato della città ho colto un'immagine che mi risulta indecifrabile ogni volta che l'osservo: un sadhu misteriosamente grasso, coperto solo di cenere bianca, con un tridente di Shiva disegnato in arancione sulla fronte, con espressione solenne e cattiva, siede su un risciò accanto ad un uomo esile in giacca e cravatta e cartella da impiegato, dall'aria alquanto dimessa, schiacciato dalla mole di tanta santità! Che ci facevano insieme? O è forse un'immagine emblematica dell'India di oggi, un coacervo inestricabile di antico e moderno?

    S’incontrano per le strade gli eunuchi: vestiti con sari ed acconciati con trucchi e gioielli appariscenti, accennano a danze, affettando le movenze; pizzicano le natiche agli uomini, fanno i buffoni femminei di proposito. Nascere ermafrodito è una maledizione per una famiglia, una degradazione ad una casta addirittura inferiore ai più reietti della società, gli intoccabili. Eppure la benedizione degli eunuchi è molto richiesta, ben pagata, e considerata quasi indispensabile ed eccezionalmente efficace in ogni cerimonia: può cacciare gli spiriti malvagi, rendere fertile una donna, dare un buon augurio ai novelli sposi, assicurare alla coppia un figlio maschio.

    Gli emigrati di altri stati indiani, soprattutto, provenienti dal Punjab, regione dell'alta valle dell'Indo, con turbanti e baffoni "a manubrio", sono arrivati a Delhi in una tragica immigrazione di massa dopo la spartizione tra India a maggioranza indù e Pakistan musulmano, avvenuta con l’indipendenza dal dominio inglese nel 1947. Dodici milioni di persone allora divennero profughi. I non-musulmani (indù e sikh) fuggirono dai loro villaggi della parte occidentale del Punjab che fu annessa al Pakistan. I musulmani dell’India partirono nella direzione opposta. Fu un esodo sconvolgente e sanguinoso. Nelle stazioni dei due paesi arrivarono treni che rigurgitavano sangue di povera gente massacrata per una svolta folle della storia decisa dalla politica... Ancora una volta Delhi fu data alle fiamme. I discendenti di coloro che a Delhi avevano eretto il Qutb Minar, una bellissima architettura composta da una torre e una moschea, abbandonarono tutto e si diressero verso un paese che non era mai stato il loro. Al loro posto subentrarono i profughi, operosi ma sradicati ed incolti, di Lahore e di altre città del nord. Divennero soprattutto autisti di taxi e bus, e commercianti. Delhi si trasformò da piccolo centro amministrativo, a prevalenza musulmana, in una metropoli di quasi due milioni di abitanti principalmente induisti. I musulmani rimasero una minoranza povera.

    Si dissolse allora una delle più antiche città del mondo, abitata da una vecchia oligarchia colta, sia musulmana che indù, che parlava un purissimo urdu, lingua recitata in bellissimi versi da poeti illustri alla corte degli imperatori Moghul, dinastia seguace di Maometto che regnò nel nord del paese nei secoli XVI E XVII. Si formava al suo posto una città che oggi riconosce le sue origini negli eventi di solo cinquant’anni prima.

    La Città Vecchia era stata costruita proprio quando Delhi era al massimo dello splendore, nel XVII e XVIII secolo, quando sorprendeva per la sua bellezza i viaggiatori dell’epoca che ne lasciarono descrizioni fiabesche. Divenne poi il ghetto che ora sta appiccicato come una vergogna a sud della metropoli, la New Delhi che si è espansa a macchia d’olio. I vecchi palazzi signorili della Vecchia Delhi si sono trasformati in negozi. Ora è più famosa per il Chandni Cowk, il suo mercato di cianfrusaglie e bazar che mantiene tuttavia un suo fascino esotico. Ci aggiriamo nel Chawri bazar, specializzato nella lavorazione del rame e del bronzo, nel Kinari bazar, in cui si trovano sari, dohti e turbanti, nel Meena bazar, che vende abiti ed altri articoli tipici della parte musulmana. Ci sono poi piccoli negozi, ostelli della gioventù (non proprio raccomandabili), ristoranti e locali.

    Ma le arti e i mestieri che erano praticati dalla vecchia elite di lingua urdu, sono spariti, talora sostituiti dai commerci dei nuovi arrivati punjabi: rivendite di ricambi per auto, di serrature e catene al posto dei ciabattini musulmani, dei famosi calligrafi e scrivani, dei compositori di miniature persiane ed urdu, degli artigiani d’intarsi di madreperla. Ora il Chandni Chowk, descritto dagli antichi viaggiatori come una delle più belle vie di tutto l’Islam, con eleganti caravanserragli ed incantevoli giardini, esibisce purtroppo balaustre rotte, facciate di case malridotte, brutti tetti di lamiera ondulata, cornicioni in precario equilibrio. E’ in ogni caso un pezzo d’India da visitare.

    Il cuore della Vecchia Delhi è rappresentato dal Forte Rosso, costruito nel ‘600, in arenaria. Rappresenta il monumento più solido che i Moghul abbiano lasciato. Le sue mura raggiungono i trenta metri d’altezza e si estendono per due chilometri.

    Gli antichi viaggiatori raccontano che con decine di edifici, piazze e giardini più che un forte sembrava una vera e propria città.

    Vi era uso estetico dell’acqua con fontane, ruscelli, zampilli, vasche e canali come per ogni edificio islamico di rango. L'acqua che sgorgava da fontanelle di marmo intarsiato, presenti sul pavimento, manteneva fresco l'ambiente.

    Dal Chandi Chowk la vista è tuttora superba: una grande muraglia rosso amaranto d’arenaria, interrotta da bellissimi cancelli e fortificata da imponenti bastioni. Quando entriamo ci rendiamo conto dell'attuale degrado di cui è stato responsabile il dominio coloniale inglese del XIX secolo. Dietro il forte gli inglesi hanno deviato il corso dello Yamuna e al suo posto hanno costruito una strada che ora fa parte della circonvallazione di Delhi: su di essa si affacciano i delicati padiglioni Moghul! All’interno hanno distrutto gran parte delle corti; restano giardini costituiti da prati inglesi ingialliti e secchi. Gli edifici Moghul rimasti sono gli appartamenti privati dell’imperatore e gli edifici dell’harem: privi di tendaggi e tappeti, delle decorazioni d’argento, e delle pietre preziose divelte dalle mura e dai sof

  • 1 decennio fa

    io sono indiano, secondo me India si è sviluppata di tantissimo rispetto 5 o 10 anni fa, e penso che tra 10 o 20 anni India sarà tra i paesi più sviluppati del mondo.

  • Anonimo
    1 decennio fa

    ma che domanda è !!!!!!!!!!????????

  • Anonimo
    1 decennio fa

    L'India è una federazione di stati con parlamenti e governi autonomi. Ci sono 28 stati principali e 7 territori, fra cui quello della capitale, Nuova Delhi, e ognuno di essi è suddiviso in distretti; in alcuni stati i distretti sono riuniti in divisioni che rappresentano così il secondo livello amministrativo di questi stati.

    La maggior parte degli stati seguono nei loro confini le frontiere linguistiche. Alcuni sono stati creati nel 2001. Certe regioni rivendicano l'autonomia come nuove entità statali.

    Storia [modifica]

    Per approfondire, vedi la voce Storia dell'India.

    II millennio a.C. si sviluppa la Civiltà della valle dell'Indo

    327-325 a.C.: Alessandro Magno compie una spedizione in India

    321 a.C.-185 a.C. splendore della dinastia Maurya

    320-550: apogeo della dinastia Gupta

    606-647: unificazione temporanea dell'India

    1502-1510: i Portoghesi si insediano a Goa e Cochin

    1526: nasce l'Impero Moghul

    1600: nasce la Compagnia Inglese delle Indie Orientali

    1857: guerra d'indipendenza indiana, anche nota come "Moti indiani del 1857" o "Rivolta dei Sepoy")

    1857: il G.I.A. abolisce la Compagnia delle Indie Orientali

    1885: fondazione dell'Indian National Congress Party, di orientamento moderato

    1947: proclamazione dell'Indipendenza dell'India e la formazione di 2 Stati: Unione Indiana e Pakistan

    1950: l'India diventa una repubblica federale

    1965: guerra indo-pakistana

    2003: un attentato terrorista colpisce Bombay provocando moltissimi morti

    Trasporti [modifica]

    In India è ben sviluppata la rete ferroviaria, che fu costruita durante la dominazione inglese. I binari raggiungono gli estremi geografici del paese. Gli indiani utilizzano molto il treno, particolarmente economico. La rete stradale non è sviluppata anche se è in corso un progetto per dotare il paese di una rete autostradale. Il trasporto aereo ha avuto una forte evoluzione negli ultimi anni anche se il numero di passeggeri è ancora molto basso.

    Economia [modifica]

    Per approfondire, vedi la voce Economia dell'India.

    Il sari, tipico tessuto di produzione indianaFin dai primi anni dopo l'indipendenza (1947) l'intervento dello Stato nella gestione dell'economia è stato preponderante: il modello è stato quello dei piani quinquennali. Fino alla fine degli anni '80, a causa di un'impostazione eccessivamente rigida e autarchica, la crescita è stata inferiore a quella dei più fiorenti paesi asiatici. I dati sulla crescita annuale del PIL mostrano un progressivo incremento, dal 2% degli anni '50, al 6% attuale. Con l'inizio degli anni '90, l'ingresso nel World Trade Organization WTO e la progressiva destatalizzazione, l'India ha inaugurato un periodo di crescita economica.

    In secondo luogo, l'apertura al mercato internazionale, che attira investitori e capitali esteri: negli anni '90 la crescita delle importazioni ed esportazione è stata all'incirca del 10%. Tuttavia il valore complessivo rimane ben al di sotto degli altri grandi paesi in via di sviluppo, quali Brasile e Cina, rispettivamente con 32 e 40 miliardi di dollari contro i 2,5 dell'India. La banca mondiale sostiene che quella indiana è ancora una delle economie più protette al mondo e che per attrarre investitori dovrebbero essere abbattute le barriere doganali.

    La terza riforma urgente è la riforma fiscale; infatti i problemi principali sono la corruzione e la scarsezza di bilancio. In quarto luogo la cooperazione delle banche nei prestiti e finanziamenti (anche del deficit statale) è indicato come uno dei punti chiave per lo sviluppo del paese: le direttive della Banca mondiale suggeriscono la selettività dei progetti in cui investire È lo stesso ente sovranazionale a consigliare di aumentare l'efficienza del governo e promuovere quanto più possibile il settore privato. Tuttavia quello che sembra essere il problema maggiore è l'alto rapporto PIL – circa 9%. Poiché è finanziato dalla Reserve Bank of India, ciò contribuisce a tenere alta l'inflazione (fonte:Banca mondiale. Per il settimanale Sette del 22 gennaio 2004 l'inflazione è del 4,3%). Da non dimenticare il peso del debito estero, equivalente nel 1995 al 38% del PIL.

    La grossa pecca del sistema economico attuale è l'incapacità di far arrivare la ricchezza alle fasce più deboli e povere della popolazione, un dettaglio assolutamente non trascurabile. Inoltre si osserva un aumento della disparità dei redditi tra gli stati dell'India negli ultimi 5 anni.

    Asia: sviluppo economico India - Cina [modifica]

    La visita del Primo Ministro Vajpayee in Cina, il primo in un decennio compiuto da un capo del governo indiano, ha avuto l'effetto di rafforzare in misura rilevante i legami tra i due giganti asiatici. Per la prima volta i due paesi hanno firmato una dichiarazione congiunta. Sono stati siglati nove accordi riguardanti gli scambi di frontiera, le restrizioni sui visti, la cooperazione in campo giudiziario, l'istituzione di centri culturali e la cooperazione nel settore delle risorse di energia rinnovabile. La dichiarazione congiunta sui principi alla base delle relazioni e della cooperazione assume il significato di un'importante tappa nei rapporti tra i due paesi.

    La dichiarazione congiunta delinea i contorni dell'amicizia e della cooperazione, che saranno in grado di promuovere lo sviluppo socio-economico di entrambi i paesi; di mantenere la pace e la stabilità regionalmente e globalmente. I due paesi non costituiscono una minaccia uno per l'altro. Ciò dovrebbe contribuire a far piazza pulita dell'opinione, secondo cui la Cina sarebbe una minaccia per la sicurezza dell'India. Per contribuire alla risoluzione della disputa sulle frontiere, le due parti hanno deciso di nominare una speciale commissione che definisca le prospettive politiche, per arrivare a un regolamento definitivo. A tale incarico sono stati designati Brijesh Mishra, il primo segretario del premier indiano e Da Bingguo, il viceministro degli affari esteri cinese.

    Le discussioni tra il Primo Ministro indiano e la leadership cinese, evidenziano la determinazione delle due parti a rafforzare le relazioni e la cooperazione. L'accordo sul traffico di frontiera attraverso il valico di Nathula, nel Sikkim, è un passo in questa direzione. Mentre l'India ha sempre sostenuto che il Tibet rappresenta una parte della Repubblica Popolare Cinese, l'asserzione contenuta nella dichiarazione congiunta non permetterà che tibetani si impegnino in attività politiche anticinesi sul suo territorio, potrebbe contribuire a chiarire ogni malinteso su tale materia.

    Il risultato più promettente della visita è rappresentato dalle prospettive di cooperazione economica. Lo scorso anno gli scambi tra India e Cina sono cresciuti, fino a raggiungere i 5 miliardi di dollari e solo nel primo quadrimestre di quest’anno l'interscambio è cresciuto del 70%. Sebbene la base di partenza della crescita fosse abbastanza ridotta, essa comunque mostra il potenziale di cui i due paesi beneficerebbero per la complementarità esistente tra le due economie. A tal proposito, la visita di Vajpayee ha permesso di allestire un gruppo di studio misto, formato da economisti e personalità ufficiali, per individuare nuove aree di cooperazione economica.

    Nel contesto dell'attuale situazione mondiale, il rafforzamento dei legami tra India e Cina è estremamente importante. Sarà nell'interesse dell'India e della Cina consolidare gli impegni presi durante la visita di Vajpayee.

    Struttura dell'economia [modifica]

    Evoluzione del contributo al PIL:

    Settore 1979 1989 1999 2003

    primario 36,8% 31,6% 27,7% 24,9%

    secondario 25,0% 27,6% 26,3% 26,9%

    terziario 38,3% 40,8% 46,0% 48,2%

    Agricoltura e allevamento [modifica]

    Il sostentamento di oltre due terzi della popolazione dipende dall'agricoltura, e la maggior parte dei fondi coltivati ha estensioni molto limitate. La coltivazione più diffusa è quella del riso (l'India è il secondo produttore mondiale dopo la Cina), seguita da frumento, canna da zucchero, tè, cotone e iuta. Molto importanti anche gli ortaggi, sorgo, miglio, mais e orzo. Tra le colture dedicate al commercio vi sono il caucciù, caffè, semi di lino e arachidi. Ampiamente sfruttati anche i settori della pesca e del legname. Con più di duecento milioni di capi, l'India è il principale allevatore di bovini, utilizzati come forza motrice nei campi, nella produzione di latte e nella fornitura di pellame. È esclusa la macellazione in quanto la religione induista considera l'animale sacro e ne proibisce il consumo di carne. La Banca mondiale afferma che l'agricoltura soffre di un eccesso di produzione, che causa abbassamento dei prezzi; inoltre mostra una crescita del 3% annua del settore e propone la liberalizzazione.

    Risorse del territorio [modifica]

    Povera di petrolio e gas naturale, l'India dispone di ricchi giacimenti di carbone. Sono molto diffuse, per la produzione di energia elettrica, le centrali termoelettriche, che contribuiscono alla produzione dei 4/5 dell'energia totale. Al secondo posto vi sono quelle idroelettriche (17% circa).

    Industria e terziario [modifica]

    L'industria più sviluppata in India è quella siderurgica e tessile. In forte crescita quella automobilistica e farmaceutica. Negli ultimi anni hanno acquisito importanza le industrie ad alta tecnologia (aeronautica). La forma più diffusa è la piccola industria a conduzione familiare. Esistono però anche grandi imperi multinazionali come quello della famiglia parsi di industriali Tata, quella che ha lanciato sul mercato la Tata Nano, la macchina da 2500 dollari destinata a motorizzare il Terzo Mondo

    L'India è uno dei primi paesi al mondo nella

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  • Anonimo
    1 decennio fa

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