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Anonimo
Anonimo ha chiesto in Scuola ed educazioneScuole primarie e secondarie · 1 decennio fa

romanticismo??

per favore mi potete fare un breve riassunto sulla storia del romanticismo?? please....grazie!!

3 risposte

Classificazione
  • Anonimo
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    Il termine "romanticismo" indica il momento umano in cui il sentimento prevale sul ragionamento. Il movimento romantico nasce, in opposizione al neoclassicismo, come manifestazione d'individualità contro la bellezza astratta di tradizione greco-romana, esplicandosi in senso soggettivo come manifestazione del sentimento dell'artista e in senso oggettivo come rappresentazione del <>. Il romanticismo riconosce la continuità tra arte e vita, e vede quindi l'artista impegnato nelle lotte nazionali: l'artista romantico vive intensamente tutte le vicende della sua epoca, anche quelle politiche. Poiché l'opera d'arte non è soggetta a regole, quelle regole che si apprendono dalla scuola, ciò significa che artisti si nasce, non si diventa attraverso lo studio. E poiché la scuola impone proprio quelle regole, obbligando a un solo modo di esprimersi e reprimendo ogni tentativo di affermazione individuale, bisogna combattere contro di essa, che è la morte della libertà dell'artista. Essendo l'opera d'arte l'espressione del <> ne consegue che essa non è frutto della razionalità, ma dell'intuito, del <>. Solo il genio, dotato di facoltà superiori, è capace di creare dal nulla, perpetuando con l'opera il suo pensiero. I temi romantici non sono tratti dal mito, ma, per lo più, dal medioevo. Ciò spiega perché, più che in Italia, il cui passato è legato alla civiltà romana, queste idee sono sostenute in Germania, in Inghilterra, in Francia. E spiega anche l'origine della parola romantic che, in Inghilterra, fin dal XVII sec., significava <> e, nel secolo successivo, diviene sinonimo di medievale o gotico. Il romanticismo, trae origine dalle teorie estetiche illuministiche, infatti è il Settecento che sostiene la poetica che culmina, fra il 1770 e il 1780, nel movimento culturale tedesco detto Sturm un Drang (tempesta e impeto) contraddistinto da un'esplosione di passionalità, di individualismo, di irrazionalità e di riaccostamento all'arte medievale.

  • Anonimo
    1 decennio fa

    eccolo:

    Il Romanticismo

    (storia)

    La multiformità delle tendenze e dei problemi che si intrecciano con la nozione di romanticismo impedisce di tracciare un quadro unitario di questo complesso periodo della storia della civiltà europea. A lungo si vide come elemento centrale del fenomeno romantico l'opposizione tra le letterature classiche e quelle moderne, non tenendo conto che la rivoluzione letteraria del romanticismo implicava una nuova concezione della realtà. Nella contrapposizione di classico e romantico Goethe definì classico colui che aveva la sensazione di vivere sotto lo stesso sole che illuminò e riscaldò Omero, e che pertanto concepiva la vita come continuità, mentre romantico era al contrario colui che avvertiva un passato profondamente diverso dal presente e un futuro come assoluto mistero, che cioè concepiva la vita come divenire. Il senso del transeunte non può però essere esclusivo di un determinato periodo storico. L'anima di un Catullo non era certo "intera", quella di Virgilio non era scevra di nostalgia e di malinconia, quella di Lucrezio non era immune da atteggiamenti titanici: anche questi poeti possono essere definiti, in senso lato, romantici ma rimane da spiegare la differenza di tali forme di sensibilità romantica dal romanticismo come scuola storica. In altri termini, occorre chiedersi in quale momento della storia il romanticismo perenne acquistò coscienza di se stesso e diventò romanticismo storico. Tale momento è la Rivoluzione francese che, con la carica passionale che la caratterizzò, mise definitivamente in crisi il mito illuministico della ragione. Solo dopo la Rivoluzione, Novalis e i suoi contemporanei si accorsero di essere romantici, in quanto si opponevano a quei "classici" che per essi erano gli illuministi. Mentre infatti il "classico" del Settecento aveva una fede invincibile nella ragione umana, che aveva scoperto verità definitive, capaci di assicurare la felicità del genere umano, l'uomo romantico rifiutava tale mito razionalista, non credeva in un inarrestabile progresso. Ne conseguì il dilagare di tendenze irrazionalistiche, scatenate dalla persuasione che la realtà più autentica si sottraesse al dominio della ragione e si potesse attingere solo con il sogno e l'allucinazione, con l'ebbrezza dei sensi e con l'esperienza terribile, ma morbosamente affascinante, della morte. È significativo che la sensibilità romantica si definisca con termini tedeschi che non hanno l'equivalente nelle lingue neolatine, come Sehnsucht, che allude a uno stato d'animo malinconico, tipico di un desiderio mai soddisfatto, e Stimmung, che indica l'aspirazione romantica all'armonia cosmica. E si spiega come, nel primo Novecento, si sia operata una netta distinzione tra romanticismo tedesco e romanticismo latino: Farinelli ha definito il primo «mistico, filosofico, individualistico» e il secondo «sentimentale, sociale, patriottico, moraleggiante». Più di recente si è individuato uno stretto legame tra romanticismo e decadentismo attraverso il comune denominatore dell'irrazionalismo: nel suo celebre saggio La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica, M. Praz ha rintracciato negli scrittori romantici i temi predecadenti dell'isterismo, del sadismo, dell'erotismo, della lussuria, ecc. Si tratta di una fuga negli abissi dell'incoscio, che non ha disdegnato il ricorso alle scienze occulte e alla magia, che ha alimentato il culto del male nelle sue forme più sfrenate e perverse, donde discende il ricco filone del romanticismo "nero", con le sue atmosfere cupe e angosciose, affollate di mostri e di spettri, di orrendi delitti e di macabre allucinazioni. Se questo è l'aspetto più torbido del misticismo romantico, c'è una sua manifestazione più moderata, che si è espressa come vaga religiosità o ha favorito la conversione alla religione tradizionale, in netto contrasto con il deismo e con l'ateismo degli illuministi. L'ansia inappagata di infinito dell'uomo romantico si è manifestata tuttavia non solo come fuga nell'inconscio o nel sovrannaturale, ma, più semplicemente, come fuga nello spazio e nel tempo: di qui le evasioni romantiche verso il Medioevo barbarico o l'antica Ellade, di qui l'esotismo, manifestatosi come vagheggiamento di luoghi incontaminati, come nostalgia del primitivo (dall'America di Chateaubriand e di Longfellow all'Estremo Oriente di Gautier e Loti, alle isole del Sud di Melville e Stevenson); di qui, infine, il mito dell'infanzia vista come un paradiso perduto, come l'età che consente un contatto fresco e autentico con la realtà. All'ansia d'infinito si contrapponevano le leggi e le convenzioni imposte dalla società; ne consegue, da parte dell'eroe romantico, una duplice reazione: il titanismo, che rinnova il mito di Prometeo, divenuto per i romantici il simbolo della ribellione al finito, della sfida contro i valori consacrati (si pensi al byronismo); e il vittimismo, cioè il ripiegamento dell'eroe sconfitto nella solitudine e nel sogno, nella malinconia e nel suicidio: è il caso del Werther goethiano (anche se, nella maturità, Goethe ripudiò quanto di patologico era nel suo personaggio). La perenne evasione dalla realtà è però solo un lato dell'anima romantica: l'altro lato del sempre bifronte romanticismo è costituito dall'impegno per l'edificazione di una civiltà nuova. Nacque anzitutto, con il romanticismo, lo storicismo: in opposizione agli illuministi, che vedevano la storia come preparazione all'"età dei lumi" e condannavano come ignoranza e barbarie il passato, i romantici ritennero che nella storia nulla fosse inutile o irrazionale e in ogni suo momento essa fosse infinita perfezione, razionalità assoluta. Nacque di qui la rivalutazione del Medioevo, in cui si scorgevano le origini del mondo moderno, e, inoltre, in contrasto con il cosmopolitismo settecentesco, il concetto di nazione, che Manzoni definì «una d'arme, di lingua, d'altare,/ di memorie, di sangue e di cor». Lingua e religione, razza e costume sono indubbiamente elementi tradizionali del concetto di popolo: ciò spiega le posizioni legittimiste e reazionarie di molti romantici francesi e tedeschi, sostenitori della Restaurazione e dell'alleanza di trono e altare. Ma non va dimenticato che nei Paesi oppressi dal dominio straniero si verificò una coincidenza tra romanticismo e lotta per la libertà: basti ricordare lord Byron morto a Missolungi per la libertà della Grecia, o Mazzini e tanti altri romantici italiani impegnati nelle lotte del Risorgimento. Tale finalismo patriottico era però in netto contrasto con la più notevole conquista dell'estetica romantica, cioè con l'autonomia dell'arte. Si riproduceva così, in sede letteraria, l'antinomia tra la tendenza alla fuga e all'evasione e l'opposta tendenza all'impegno con la concreta realtà storico-politica: da una parte nasceva una letteratura lirico-soggettiva, il cui sbocco fu il decadentismo; dall'altra parte una letteratura realistico-oggettiva, che ebbe come sbocco il romanzo sperimentale, il naturalismo e il verismo. Sogno e realtà sono, in sintesi, i due volti del romanticismo, le contraddizioni tipiche di una civiltà travagliata e complessa, che hanno agitato la coscienza europea fino ai nostri giorni.

    ciao

    kiss kiss

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    Romanticismo

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    Il Romanticismo è stato un movimento artistico, culturale e letterario sviluppatosi in Germania (Romantik) e in Inghilterra (Romanticism) al termine del XVIII secolo e poi diffusosi in tutta Europa.

    Il termine "romanticismo" viene dall'inglese romantic che rappresentava in modo dispregiativo i romanzi cavallereschi.

    Sera con nuvole (Abend mit Wolken)

    Caspar David Friedrich, 1824

    olio su tela , 14 × 22,5 cm

    Mannheim, Kunsthalle

    Indice

    [nascondi]

    * 1 Romanticismo: definizioni e interpretazioni

    * 2 Temi tipici del romanticismo

    * 3 Punti chiave del romanticismo

    * 4 Romanticismo in arte

    o 4.1 La nuova sensibilità

    * 5 Romanticismo in letteratura

    o 5.1 Il romanticismo letterario inglese

    o 5.2 Il romanticismo letterario francese

    o 5.3 Il romanticismo letterario statunitense

    o 5.4 Il romanticismo letterario italiano

    * 6 Romanticismo in musica

    * 7 Romanticismo in filosofia

    * 8 Note

    * 9 Bibliografia

    o 9.1 Classica

    o 9.2 Critica

    * 10 Altri progetti

    * 11 Collegamenti esterni

    Romanticismo: definizioni e interpretazioni [modifica]

    Il termine "romanticismo" venne applicato per primo da Friedrich von Schlegel (1772) alla letteratura da lui considerata "moderna" e contrapposta a quella "classica". August Wilhelm von Schlegel scrive (nell'opera corso di letteratura drammatica) che era un termine più che adeguato per definire il movimento che si era venuto a creare verso il 1790, perché alludeva alla lingua romanza, originatasi dalla mescolanza dei dialetti tedeschi con il latino. E proprio la diversità e l'eterogeneità erano rappresentative, secondo lui, dell'era romantica, in cui l'uomo non era più integro, unico e sufficiente a se stesso come nell'antichità classica, quando veniva predicato il concetto latino dell'autarkeia (cfr. Orazio). Infatti, secondo i filosofi come Schopenhauer che si rifanno in parte a Johann Gottlieb Fichte, l'uomo, essere finito, tende all'infinito, cioè è alla costante ricerca di un bene o di un piacere infinito, mentre nel mondo finito a sua disposizione non trova che risorse limitate. Questo fa sì che l'uomo senta un vuoto, una mancanza, che lo relega in una inevitabile situazione di infelicità. Tale posizione era già presente in Pascal, che però usava l'argomento a sostegno della ragionevolezza del cristianesimo; è invece un elemento originalmente romantico l'aver confrontato tale condizione dell'uomo moderno con la condizione dell'uomo nel mondo classico. Come dice August Schlegel "...presso i greci, la natura umana bastava a sé stessa, non presentava alcun vuoto [...] la religione sensuale de' Greci non prometteva che beni esteriori e temporali".

    Tornando al termine "romanticismo" che, utilizzato in modo sempre più ampio ed esteso, venne applicato già nell'Ottocento, dapprima ad una nuova tendenza della sensibilità basata sull'immaginazione e in seguito a un orientamento più diffuso del pensiero filosofico, parlando, via via, non solamente più di arte romantica, ma anche di scienza o filosofia romantiche.

    Gli atteggiamenti interpretativi degli studiosi riguardo al termine romantico sono stati molto vari, e ciò crea problemi a chi voglia definire con maggior precisione questo termine. Il Wellek restringe il Romanticismo solamente a quei movimenti letterari europei che nella prima metà dell'Ottocento si rifecero a questo nome. Il Praz collega il romanticismo ad un cambiamento della sensibilità avvenuto nel Settecento e vivo ancora oggi. Filosofi come Schlegel e Nietzsche considerano il romanticismo come uno dei due cardini sul quale ruota continuamente la spiritualità dell'uomo, distinguendo il primo fra classico e romantico, il secondo tra apollineo e dionisiaco.

    Le opinioni divergono non solo sul termine ma anche sulla omogeneità europea del fenomeno sostenendo una sostanziale omogeneità come Wellek o sulla diversità delle sue manifestazioni nazionali come il Lovejoy.

    Ancor oggi nel linguaggio comune le differenze sono molteplici: infatti, mentre in tedesco romantisch evoca immagini letterarie di paesaggi e di ricordi medievali, in inglese romantic si collega con il sentimento e l'amore.

    Nel considerare il termine solo per indicare alcuni precisi fenomeni letterari bisogna in ogni caso tener presente che essi si svilupparono in date differenti (tra il 1800 e il 1830) nei diversi paesi europei. Il romanticismo nacque infatti dapprima in Germania (con la fondazione della rivista "Athenaeum", creata dallo stesso Schlegel, insieme al fratello Wilhelm ed al poeta Novalis, il cui gruppo viene usualmente chiamato come "gruppo di Jena", 1798) ed Inghilterra (pubblicazione delle "Lyrical ballads" di Coleridge e di Wordsworth, 1798) poi in Francia (pubblicazione, a Londra ma in francese "De l'Allemagne" di M.me De Stael, 1813) ed infine in Italia grazie alla "Biblioteca Italiana" appoggiata dagli Austriaci (1816)

    Temi tipici del romanticismo [modifica]

    Per approfondire, vedi la voce Poetica romantica.

    Incubo

    Johann Heinrich Füssli, 1781

    olio su tela, 101 × 127 cm

    Detroit, Institute of Fine Arts

    Temi caratteristici di quasi tutti i campi toccati dal movimento romantico sono:

    * Negazione della ragione: gli autori romantici rifiutano l'idea illuministica della ragione, in quanto questa non si è rivelata in grado di spiegare la totalità delle cose che sono. Per questo nell'era romantica c'è un grande progresso nell'esplorazione dell'irrazionale: la follia, il sogno, le visioni assumono un ruolo di primaria importanza.

    * Esotismo: è una fuga dalla realtà, che può essere temporale o spaziale, e che può andare verso un luogo esotico o comunque lontano da quello di appartenenza, oppure in un'epoca diversa da quella reale, come il medioevo o l'età classica. Il tema della fuga sarà fortemente sentito e ripreso da molti autori novecenteschi, tra i quali spicca James Joyce (con Gente di Dublino).

    * Soggettivismo e individualismo: con la mancanza della ragione illuministica, tutto ciò che circonda l'uomo, la natura, non ha più una sola e razionale chiave di lettura, ed è così che si arriva al concetto per cui ogni uomo riflette i propri problemi, o comunque il proprio io, nella natura, che ne diventa così il prodotto soggettivo.

    * Concetto di popolo e nazione: una fonte di ispirazione dei poeti romantici è l'opera di Omero, che si prefigura come risultato della tradizione orale e folcloristica di un intero popolo: in questo periodo infatti, l'individualismo diventa, su grandi dimensioni (quindi a livello statale) una forma di nazionalismo, che sfocia per esempio nella ricerca di origini antiche delle moderne nazioni (da qui anche l'interesse per il medioevo, che viene rivalutato).

    La Libertà che guida il popolo

    Eugène Delacroix, 1833

    olio su tela, 260 × 325 cm

    Parigi, Musée du Louvre

    * Ritorno alla religiosità: mancando il supporto della ragione illuminista, l'uomo romantico cerca stabili supporti nella fede e nella conseguente tensione verso l'infinito. Si determina così un ritorno all'utilizzo di pratiche magiche e occulte, spesso accidentale motivo di importanti scoperte scientifiche.

    * Studio della storia: mentre nel Settecento illuminista l'uomo veniva considerato quale essere razionale e quindi di pari dignità nel corso della storia, in età romantica si recupera una visione dell'uomo in fieri, cioè in costante cambiamento. Si sviluppano così nuove discipline come la numismatica, l'epigrafia, l'archeologia, la glottologia. Due importanti teorizzatori della lettura più scientifica e oggettiva della storia sono Mommsen e Niebhur.

    Parallelamente si sviluppa una forte critica allo spregiudicato uso del lume della ragione che nel Settecento portò molti pensatori illuministi a stigmatizzare il popolo del Medioevo, oppresso dal peso di una religione oscurantista: i romantici, predicando un ritorno alla religiosità e invitando al tuffo nella fede (oggetto d'indagine peraltro già affrontato da Pascal[1] e successivamente da Kierkegaard[2]), riabilitano i tempi bui del Medioevo, apprezzando quei caratteri che l'illuminismo criticava (lo stesso Hegel finirà per rivalutare le religioni "positive", condannate in età giovanile[3]).

    Per approfondire, vedi la voce Romanticismo (concezione della Storia).

    Punti chiave del romanticismo [modifica]

    Il romanticismo si rifà in linea di massima alla necessità di attingere all'infinito. A causa di ciò sono spesso ricorrenti alc

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