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sandro2146 ha chiesto in Società e cultureLingue · 1 decennio fa

Italiano parlato e scritto?

Girando per answer(e non solo) mi sono accorto, con raccapriccio, che non sappiamo più scrivere in un italiano corretto. Gli errori di ortografia, le parole storpiate, la sintassi e la semplice(ma mai semplice) grammatica oramai è una cosa per pochi eletti, attenzione non laureati che di solito parlano peggio degli altri.

L'ignoranza linguistica regna sovrana, io non so che età media possano avere coloro che scrivono, spero tanto che siano giovanissimi così avrebbero tempo per correggersi. Purtroppo con la globalizzazione (bisognerebbe che qualcuno ci spiegasse cosa vuol dire esattamente) ci stiamo dimenticando chi siamo e da dove veniamo e ne consegue che non riusciamo più a parlare e scrivere in un italiano corretto. Se a questo aggiungiamo che nessuno ormai legge più libri o anche soltanto il giornale, da quando ci sono questi giornali gratuiti abbiamo perso l'abitudine e il gusto di leggerci un vero giornale seduti su di una panchina in un giardino o al tavolo di un bar......pecca

11 risposte

Classificazione
  • Anonimo
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    Di seguito ecco quanto sono riuscita a trovare su globalizzazione. Oltre che essere necessario a te, lo è stato a me, perché ho chiarito anche a me il concetto, che fino ad oggi era in parte oscuro.

    Grazie a Dio a italiano avevo 9 ed ho vinto anche delle borse di studio.

    Scrivo meglio di come parlo perché sono toscana e il dialetto mi penalizza.

    Comunque odio sentire sbagliare un congiuntivo oppure un verbo.

    E sono completamente d'accordo sul fatto che ci sia una ignoranza "globale"!

    ragazzi studiate l'italiano!

    Con il termine globalizzazione si indica il fenomeno di crescita progressiva delle relazioni e degli scambi a livello mondiale in diversi ambiti, il cui effetto primo è una decisa convergenza economica e culturale tra i Paesi del mondo.

    Il termine globalizzazione, di uso recente, è stato utilizzato dagli economisti, a partire dal 1981, per riferirsi prevalentemente agli aspetti economici delle relazioni fra popoli e grandi aziende. Il fenomeno invece va inquadrato anche nel contesto dei cambiamenti sociali, tecnologici e politici, e delle complesse interazioni su scala mondiale che, soprattutto a partire dagli anni ottanta, in questi ambiti hanno subito una sensibile accelerazione.

    Sebbene molti preferiscano considerare semplicisticamente questo fenomeno solo a partire dalla fine del XX secolo, osservatori attenti alla storia parlano di globalizzazione anche nei secoli passati. Ma erano tempi diversi in cui la globalizzazione si identificava, pressoché essenzialmente, nell' internazionalizzazione delle attività di produzione e degli scambi commerciali.

    Con globalizzazione, ci si riferisce oltre che allo sviluppo di mercati globali, anche alla diffusione dell'informazione e dei mezzi di comunicazione come internet, che oltrepassano le vecchie frontiere nazionali. Nello stesso campo il termine indica la progressiva diffusione nei notiziari locali su temi internazionali.

    Il termine globalizzazione è utilizzato anche in ambito culturale ed indica genericamente il fatto che nell'epoca contemporanea ci si trova spesso a rapportarsi con le altre culture, sia a livello individuale a causa di migrazioni stabili, sia nazionale nei rapporti tra gli stati. Spesso ci si riferisce anche all'elevata e crescente mobilità delle persone con una permanenza limitata temporalmente (turisti, uomini di affari, etc.).

    Nell'immaginario collettivo la globalizzazione è spesso percepita come un fenomeno progressivo, che si è andato sviluppando nel tempo in modo naturale, e che vede la condizione attuale nei suddetti ambiti come una fase intermedia tra il generico passato ed il futuro.

    In realtà, se con globalizzazione ci si riferisce ad un fenomeno specifico degli ultimi decenni, scientificamente il concetto è tutt'altro che consolidato, anche se è entrato a far parte del lessico comune e i mass media ne fanno larghissimo uso. Per quanto riguarda l'economia per esempio, diversi autori sottolineano che il sistema degli scambi internazionali era più globalizzato negli anni precedenti il 1914 di quanto non sia attualmente [9], che i sistemi economici sono comunque fondamentalmente a base nazionale e anche quelli di dimensione tendenzialmente continentale presentano diversi aspetti di chiusura (cfr., in agricoltura, le politiche protezionistiche dell'Unione Europea). D'altra parte, Amartya Sen [10] sostiene che processi di globalizzazione sono in corso da almeno un millennio, affogando così il concetto e le pratiche che lo sottendono nel mare magnum della lunga durata. Anche questo invita a maneggiare il concetto con una certa cautela.

    In ogni caso, nella coscienza dei popoli il fenomeno si sta consolidando insieme alla diffusione del punto di vista globale ed all'impegno concreto per un mondo migliore al di là dei propri interessi personali e dei confini nazionali [citazione necessaria].Si parla sempre più spesso di "globalizzazione dei diritti" e perciò di rispetto dell'ambiente, di eliminazione povertà, di abolizione della pena di morte ed emancipazione femminile in tutti i paesi del mondo.

    Di pari passo alla diffusione di notizie su scala mondiale ed alla progressiva presa di coscienza delle problematiche globali, cominciano a svolgersi grandi manifestazioni con la partecipazione contemporanea in numerose località di decine di milioni di persone.

    ciao, buona giornata!

  • 1 decennio fa

    guarda che non sempre i giornali scrivono bene... e fateci caso perché quando il giornale comincia a scrivere male, cominceremo tutti quanti.

    Fregatene delle abbreviazioni, delle K per risparmiare CH, dei xò, dei tvb... sono solo abbreviazioni. Anche gli A ME MI, A TE TI, A NOI CI... lo so che è come dire "a me a me, a noi a noi..." però insomma, ho letto che sono usati per conferire più espressività.

    Più strano è dire: "mi mangio la pizza", "mangiatevela (voi la pizza)"... non si scrive ma si dice (sembra una parte del corpo, ma il mi non è riflessivo?).

    Sai qual'è la cosa più brutta secondo me? Il danno più grave è il congiuntivo disusato... quello sì che impoverisce la lingua, toglie espressività, elimina sensazione... dire "penso che è, era..." invece di "penso che sia, fosse..." ad esempio... nella prima manca tutto il senso di indeterminatezza, necessario perché stai "credendo" e non sei certo dei quella cosa.

    Senza diventano frasi da robot, da lobotomizzati... quando vostro figlio sbaglia sui congiuntivi, diteglielo! (sempre che sappiate ancora come usarlo)

  • 1 decennio fa

    In effetti hai ragione, ora c'è internet, ma credo che se usato correttamente sia da considerare un aiuto. Io di solito quando scrivo su un forum ed ho dei dubbi, chiedo semplicemente aiuto a google. Se uso una parola di cui ignoro il significato, mi rivolgo ai milioni di dizionari on line ed è risolto il problema. Il fatto inquietante è che la conoscenza della lingua italiana dalla sintassi alla grammatica è pari a zero. Non avendo un minimo di conoscenza, i dubbi non ti assalgono affatto. A me è capitato proprio in questo forum di cerca di spiegare che non è corretto dire "pluri spregiudicato", puntualizzando con ironia che non si dice "spregiudicato" ma "pregiudicato". Beh il messaggio non è arrivato minimamente. Come non è possibile comprendere nemmeno con acrobazie mentali cosa chiedono molte persone che postano sui forum. Vi faccio un esempio:

    http://it.answers.yahoo.com/question/index;_ylt=Aj...

    Qui signori miei, non si tratta di evoluzione in seguito alla globalizzazione o simili, ma si tratta di non riuscire a comunicare. Se una persona scrive così, cosa ci si capisce?

    non è meglio cercare di esprimersi in maniera semplice e corretta in modo da comunicare ad altri il proprio pensiero?

  • 1 decennio fa

    La ragazza che ha 9 "a" italiano... :) scusatemi ma mi ha fatto troppo sorridere questa cosa.

    Secondo me è una leggenda. Non abbiamo MAI saputo scrivere in italiano. Prima magari non c'era internet e non te ne rendevi conto ma l'ignoranza ha sempre colpito una percentuale della popolazione. Una percentuale che prima era forse anche più elevata.

    Internet permette semplicemente ad una fascia più ampia di persone di far leggere ciò che scrivono. Prima al massimo avresti letto giornali, libri o gli scritti di chi era nella tua stessa fascia sociale, i tuoi compagni di classe, persone che avevano il tuo stesso livello di cultura. Ora leggi le frasi storpiate di centinaia di adolescenti che nella migliore delle ipotesi non sanno su quali monosillabi mettere l'accento, che magari usano per enfasi.

    L'importante è fare del tuo meglio tu e cercare di fare una differenza nel tuo piccolo. Rileggere quello che scrivi e assicurarti che abbia senso. Perché mi dispiace dirtelo ma anche quello che hai scritto tu non è nella forma migliore...

    In bocca al lupo.

    PS: Visto che ti chiederai di cosa sto parlando, rileggi questa frase:

    "Gli errori di ortografia, le parole storpiate, la sintassi e la semplice(ma mai semplice) grammatica oramai è una cosa per pochi eletti, attenzione non laureati che di solito parlano peggio degli altri."

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  • 1 decennio fa

    Siamo qui per questo - leggere, scrivere e imparare, magari sbagliando.

  • Anonimo
    1 decennio fa

    La lingua ha le sue evoluzioni. Magari anche nel medioevo non apprezzavano il fatto che (per fare un esempio a caso) la parola "rio" per dire cattivo non si usasse più, ma non si usa più..è un dato di fatto. Le lingue evolvono e magari in futuro sarà normale scrivere "xkè" "xò" ecc ecc.

  • Anonimo
    1 decennio fa

    Credo non ci sia niente da aggiungere se non che hai perfettamente ragione!

  • 1 decennio fa

    Premesso che hai ragione, sono d'accordo con Antonio e con chi ha scritto che le lingue sono in continua evoluzione: nell'800 si diceva "giuoco", poi il dittongo si è semplificato; analogamente oggi si sta perdendo l'uso del congiuntivo; quello che oggi appare sbagliato un giorno potrebbe essere la norma, lo standard. Potrà non piacerci, ma è così.

    Poi sarebbe meglio distinguere tra ignoranza reale e "svista/inesattezza temporanea", dettata dalla fretta di inviare il proprio messaggio/commento e facilitata dall'utilizzo di un mezzo così dinamico e veloce come internet. Dubito che chi scrive xchè lo userebbe in una domanda in carta bollata...

    In ogni caso questo fenomeno non si sta verificando solo in italiano.

  • Anonimo
    1 decennio fa

    hai ragione faccio parte di quel,italiano nn coretto,e me ne dispiace.

  • 1 decennio fa

    Sandro ho 18 anni e appoggio pienamente la tua osservazione, forse non sarò perfetto nel piano linguistico, ma ci tengo molto anche perché ho una passione pe le lingue. Sai poi quale è la cosa che mi lascia perplesso? Il fatto che noi poi siamo quelli "strani" e non chi deve cercare il termine italiano sul dizionario.

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