xxx ha chiesto in Arte e culturaLibri ed autori · 1 decennio fa

Libro fantasy...?

Ho seguito il vostro consiglio e ho in parte modificato il mio prologo (eliminando i troppo "uomo")... vi invio il capitolo 5, un capitolo di transizione e di scarsa azione in cui Sindah incontra uno straniero che poi rivelerà essere Sennon, un membro della compagnia che contrasterà Felthon.

Breve riassunto: Sindah, un giovane diciassettenne e suo nonno Argha vivono entrambi nel ranquillo villaggio di Thea, quando sono costretti a fuggire a causa delle incursioni dell'esercito di Felthon, il Signore Oscuro, verso una baita sulle montagne. Ma i seguaci del nemico, dopo aver preso una forezza e lo stesso villaggio, vanno alla ricerca dello stesso Sindah, poichè erede del celebre Dendera, un re guerriero di stirpe divina, giunto sulla terra per contrastare le forze del male, e dopo aver bruciato l'abitazione e catturato Argha cercano il giovane che nel frattempo è riuscito a fuggire verso la Foresta Bruna, prima di cadere e perdere conoscenza.

CAPITOLO 5

LO STRANIERO

La pioggia si era protratta per tutta la durata della notte e solo all’alba del giorno dopo era svanita del tutto. Il sole nascente all’orizzonte rischiarava un cielo ancora solcato da nubi, anche se quelle apparivano piuttosto distanti e vaghe. Non erano più le nuvole grigie e minacciose della sera prima quelle che andavano urtando le alte cime del Tirithan, ma semplici nubi bigie che solcavano il cielo oscurando i raggi solari nel corso del loro passaggio.

Sindah riprese lentamente conoscenza e i suoi occhi impiegarono qualche istante per mettere a fuoco le immagini che si ritrovava davanti; avvertì un forte dolore alla testa e si alzò lentamente, barcollando.

- Ti sei svegliato, finalmente!

Sindah si volse alla sua sinistra e osservò un uomo avvolto in un lungo abito scuro che faceva anelli di fumo con una piccola pipa.

- Chi siete voi?

Domandò d’istinto, senza neanche soffermarsi su quell’immagine.

- Eri svenuto, ti ho trovato qui e ti ho assistito per tutto il tempo.

Fece quello, incurante della domanda che gli era stata posta.

- Grazie - Si limitò a dire Sindah – dove mi trovo?

L’uomo sorrise.

- Hai preso proprio una bella botta per dimenticarti anche cosa stessi facendo qui. Girovagare nei boschi a notte inoltrata…ma cosa ti passa per la testa?

- Voi cosa ci facevate nei boschi?

- Io? – l’uomo parve quasi irritato e la sua espressione cambiò – sono in viaggio da tre giorni, ormai.

Sindah non aggiunse altro e lo studiò nei dettagli. Era un uomo alto e magro, aveva lunghi capelli neri e unti e due occhi scuri come la pece. Indossava una cappa grigiastra e un paio di stivali da caccia. Alla cintola aveva una grossa spada che gli pendeva fino alle caviglie.

- Cos’hai da guardare? – fece quello – non hai mai visto un uomo prima d’ora?

Il giovane scosse la testa.

- Da dove vieni – continuò l’altro.

- Thea… anch’io sono in viaggio.

- Thea… - rifletté lo straniero – è una brutta faccenda, davvero. Ti sconsiglio vivamente di tornare lì.

- Non voglio tornarci.

- E allora dove stai andando? Non ci sono centri urbani nei dintorni, lo sai?

Il ragazzo annuì.

- Sapete niente di quello che è accaduto al villaggio… girano strane voci…

- Voci? Non credo che la gente abbia tanta voglia di parlarne: non si riesce a cavare una spiegazione valida da quella. Chi ti ha spiegato cosa?

Sindah non rispose.

- Sindrhali – spiegò l’uomo – i seguaci del Signore Oscuro. Dicono abbiano attaccato la fortezza di Orèns e anche il tuo villaggio.

Il giovane stette per qualche istante soprappensiero. Quello che Argha si era rifiutato di spiegargli sin dal principio avrebbe potuto dirglielo quello straniero…infondo né lui né quello si conoscevano…

- Ma perché?

Sbottò quindi Sindah.

- Perché? Ma dove vivi, ragazzo? – l’uomo si mosse nella sua direzione, continuando a impugnare la sua pipa – sono questioni delicate queste, situazioni che vanno aldilà della gente semplice. Dimmi… come ti chiami?

Sindah imprecò:

- Mi sembra di avervi posto la stessa domanda poco fa.

- Ah, davvero?

- Sì

- Beh, ti basti sapere che non sono di queste parti e vengo per affari di estrema importanza.

- Importanza? Non c’entrate anche voi in questa storia, vero?

- Se con questo intendi dire che potrei non esserne coinvolto, ti sbagli di grosso, ragazzo mio. Tutti sono flessibile, affilata e robusta, si direbbe l’arma perfetta di un soldato, e anche i simboli mi ricordano coinvolti in questa storia, anche tu se ci tieni a saperlo.

Sindah chinò il capo, toccandosi la cintola come se stesse cercando qualcosa. Dopo un po’ si accorse di non avere più indosso il suo stiletto e prese ad osservarsi intorno.

- Cerchi qualcuno? Sei in compagnia?

- No… non trovo più…

- Cosa?

- Avevo uno stiletto con me…

- Oh…

Fece lo straniero, cercando qualcosa sotto il suo mantello. Estrasse quindi la piccola arma di Sindah e se la rigirò tra le mani.

- Era a terra accanto a te.

Gli disse, tenendoselo dinanzi, quindi lo sguainò e lo alzò in direzione della luce, osservandone le caratteristiche. L’elsa brillò di un pallido color argento alla tenue luce solare.

- Ottima fattura – fece l’uomo – Intarsi ben fatti e lama allo stesso resistente, affilata e flessibile, perfetta per un soldato… anche i ghirigori sul bordo mi evocano qualcosa. Dove l’hai presa?

- Me l’ha data mio nonno.

- Era un guerriero?

- No – si vergognò per un istante Sindah, ma poi parve riacquistare fermezza – era un contadino.

- Contadino? Strano che i contadini abbiano armi del genere, tu che ne pensi?

- Insinuate forse…?

- Lo stai insinuando da te, io non ho detto niente.

E così ripose lo stiletto nel fodero e glielo porse, ma non appena Sindah alzò le mani per prenderlo, lo straniero lo riavvicinò nuovamente a sé, incuriosito.

- Questo non l’avevo visto – disse avvicinando il tutto e leggendo una scritta intarsiata attorno all’impugnatura – Per la vita, verso la vita, oltre la vita…

E sollevò lo sguardo nella direzione del giovane con un’espressione a dir poco entusiasta. Sindah deglutì.

- Impossibile – continuò quello – come fai ad avere un oggetto del genere?

- Ve l’ho detto – rispose il giovane, avvicinandosi e levandoglielo di mano di peso – me lo ha dato mio nonno, e ora basta parlare di me.

L’uomo aggrottò le sopracciglia e osservò il giovane attentamente con sguardo autoritario:

- Se per te va bene sarei felice di farti da guida per questi boschi… hai una meta precisa?

Sindah fece di no con la testa, ancora smarrito nei suoi pensieri.

- Bene, vorrà dire che verrai con me e smettila di darmi del voi: mi irrita.

Quello straniero era la prima persona con cui Sindah aveva potuto relazionarsi, oltre a suo nonno, da quando aveva messo piede in quella baita sulle montagne, ma più lo osservava, più si convinceva che non c’era da fidarsi. Aveva un atteggiamento autoritario e uno sguardo tagliente come il diamante. I due stavano percorrendo i boschi insieme senza, tuttavia, sapere nulla l’uno dell’altro, a cominciare dal nome.

D’altra parte il giovane non aveva scelta: sapeva che non avrebbe mai potuto orientarsi da solo per la foresta e un aiuto, anche se da parte di un estraneo, era sempre meglio di niente.

C’erano tanti sentieri per quella foresta, ma non tutti conducevano a luoghi sicuri. Benché si trovassero ai margini di quell’immensa distesa boscosa e dunque ben lontani dai pericoli in essa celati, giravano strane voci al riguardo della Foresta Bruna.

I più anziani, nonché i primi ad avventurarsi tra quegli alberi, raccontavano di spiritelli dei boschi, strane creature scherzose che di quando in quando molestavano gli ingenui e poco scaltri viaggiatori, portandoli a smarrirsi percorrendo vie tortuose che poi s’arrestavano di botto.

Eppure la Foresta Bruna era conosciuta soprattutto per un'altra caratteristica, ben più importante. In molti, ormai, concordavano nel ritenere che quella foresta fosse abitata dagli Elfi, le bellissime creature immortali che si diceva allietassero le giornate degli uomini con il loro canto benefico, molti secoli prima, quando il mondo era giovane e il male non si era ancora concretizzato.

Quello degli elfi era un tema particolarmente caro ai cantori e ai menestrelli che elogiavano la gloria dei tempi passati, poiché si credeva che fossero ormai poche le comunità eliche della zona e comunque che preferissero starsene lontani dagli affari altrui, coltivando la saggia virtù della sapienza e la sublime essenza della natura e dei suoi abitanti.

Nonostante ciò, forse per l’atmosfera, forse per la situazione secondo la quale Sindah si era trovato a percorrere quei boschi, aveva trovato la foresta un luogo particolarmente inquietante e lungi dall’essere considerato il covo della pace e dell’essenza primaria della natura stessa.

Gli alberi che si trovarono ad oltrepassare erano molto vecchi. I loro rami nodosi si ergevano maestosi in alto, verso il cielo, e l’erba cresceva alta e fitta, come anche il fogliame degli arbusti.

Di quando in quando la foresta s’infittiva a tal punto che i tronchi degli alberi formavano come gallerie verdi e brune attorno ad un sentiero, il cui sbocco, scuro e distante, conduceva in luoghi ignoti e mai visti prima.

Sindah si osservava attorno stupito, ma in cuor suo non riusciva a non pensare al nonno e alla sua condizione. Non aveva idea di cosa gli stessero facendo e non osava nella maniera più assoluta esporre tutti i suoi timori allo straniero con cui stava proseguendo. In effetti quello si era meravigliato solo e semplicemente osservando un vecchio stiletto intarsiato, e Sindah non aveva alcuna intenzione di farlo interessare ulteriormente alla sua immagine e alla sua storia.

Proseguirono attraverso il sentiero in minaccioso silenzio. Sindah osservò l’uomo contorcere più volte lo sguardo mentre proseguiva e altresì lo vide indugiare sulla scelta dei sentieri da percorrere.

Nel bosco i rumori erano praticamente assenti. Di rado si udiva il ronzio degli insetti e talvolta apparivano degli scoiattoli lungo il tronco o i rami degli alberi, ma per il resto la quiete regnava sovrana, situazione che a lungo andare divenne inquietante e terribile, quasi come un’ammonizione nei confronti di quanti, avventurandosi per quelle parti, avessero pensato di trovare un luogo tranquillo e sgombro dai pericoli.

- Stammi vicino, ci sono cose terribili che potrebbero sbucare fuori da un momento all’altro dal fitto dei boschi.

- Lupi?

Domandò Sindah con voce soffusa.

- I lupi non sono un problema. Si dice che i folletti si divertano a trarre in inganno gli ingenui viaggiatori…

- Credi nei folletti?

- Personalmente no, ma ti è mai capitato di bollare certe questioni come favole o leggende e poi scoprire che in realtà si tratta di faccende serie, inquietanti e, soprattutto, reali?

Il giovane pensò per un istante alla storia che gli aveva raccontato il nonno, riflettendo su quanto si narrava circa il Signore delle Valli d’Ombra e la sensazione che provò in quell’istante fu come un brivido di freddo che impetuosamente l’investiva.

- Per di qua.

Ordinò l’uomo con voce grave e quasi spaventata, come se avesse avvertito un pericolo. Con fare minaccioso, costrinse Sindah a seguirlo; si rintanarono entrambi tra i cespugli e attesero silenziosi sul terreno molle e scosceso.

- Ma che…

- Zitto!

Lo ammonì l’altro con un filo di voce.

Dopo un po’ si udirono dei passi avanzare in lontananza. Lo straniero volse lentamente il capo ad osservare cosa stesse accadendo e vide uno squadrone di soldati percorrere il loro stesso sentiero.

Avanzavano a passo spedito, alcuni a piedi, altri su dei cavalli dal manto nero, anch’essi rivestiti di un armatura. Nel loro proseguire alzavano grosse nubi di polvere dalla strada e si poteva udire un cigolio leggero delle armature che avevano indosso.

Quando si furono allontanati del tutto dal luogo in cui si trovavano, l’uomo spinse ulteriormente Sindah nel cuore della foresta, proseguendo in silenzio per parecchi metri.

Quando si furono fermati, ai piedi di un agglomerato di tre alberi, stettero ad osservarsi per qualche istante e lo straniero chiuse gli occhi poggiandosi con le spalle al tronco di un albero.

- Sindrhali, vero?

L’uomo annuì.

- Cosa ci facevano qui?

- L’Oscuro Signore ha in molti al suo comando. A mio parere deve trattarsi di una parte della legione che ha attaccato il villaggio di Thea la notte scorsa, ma cosa abbiano intenzione di fare, questo non mi è dovuto saperlo. Si direbbe stessero cercando qualcosa…

E quindi si volse nella direzione del giovane:

- … o qualcuno. – e s’incupì improvvisamente in volto – purtroppo non ha al suo seguito solo uomini e soldati, ma anche gente di altre razze e bestie terribili.

- Mentre io e mio nonno percorrevamo i sentieri del Tirithan – fece Sindah - un drago ha aggredito il mio cane.

- Un drago? Non ci sono draghi in questa zona.

- Già, credevo fosse collegato a Felthon.

- Felthon? Conosci il suo nome? Mi stupisci ogni volta di più e non dirmi che anche questo è merito di tuo nonno…

Ma in realtà era proprio merito suo e Sindah non poteva sapere che la gente comune poco aveva in confidenza il nome del proprio nemico.

- Io… ne ho sentito parlare.

L’uomo sospirò e si staccò dall’albero

- Faremo meglio a proseguire lontani dalla strada, il viaggio è ancora lungo e non possiamo permetterci di imprecare.

E quindi chinò lo sguardo nella direzione dello stiletto del ragazzo:

- Non temere di usarlo, contadino.

Ed enfatizzando l’ultima parola che apparve in questo modo quasi come uno scherno, si allontanò ridacchiando verso il bosco, mentre Sindah restò immobile a guardalo, prima di muoversi.

Non aveva idea di dove dovesse andare, non sapeva chi fosse il suo accompagnatore e aveva appena avuto la prova che qualcosa stava dandogli la caccia. Questi pensieri invasero come un fiume in piena la sua mente e per un attimo cadde in preda allo sconforto, ma poi, vedendo che lo straniero stava proseguendo, incurante di lui, attraverso la foresta, si mosse, tentando di mettere da parte tutte quelle sensazioni che l’angosciavano e tenendo stretto nella mano il suo stiletto mentre correva per quei boschi nella quiete del primo mattino.

2 risposte

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  • Anonimo
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    bè, devo dire che è un bel capitolo e la stesura, per quanto riguardo il lessico e proprietà di linguaggio, è buona...

    ti vorrei dare un suggerimento, o un consiglio più che altro.

    esistono molti siti apposta dove pubblicare le proprie storie e dove si viene recensiti dagli altri utenti. serve molto, o almeno a me è servito. alcuni sono:

    http://www.efpfanfic.net/index.php

    http://www.manga.it/ilmio/index.php

    sono buoni siti, soprattt il primo.

    cmq bravo e continua a scrivere! ^^

  • 1 decennio fa

    Bello! Questo capitolo mi è piaciuto davero molto!

    Bravissimo! :- )

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