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Anonimo
Anonimo ha chiesto in Scuola ed educazioneScuole primarie e secondarie · 1 decennio fa

vi prego aiutatemi!!!! tesina olimpiadi del 1896?

quest' anno mia sorella ha l' esame di terza media e non sa come fare la tesina sulle olimpiadi abbiamo cercato ovunque ma nn c'è niente.

grazie

4 risposte

Classificazione
  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    Giochi della I Olimpiade

    Il 6 aprile del 1896 si aprirono ufficialmente, con la cerimonia d'apertura allo Stadio Panatenaico di Atene, i primi giochi olimpici dell'era moderna. La data è considerata usando il calendario gregoriano attuale, a quei tempi, in Grecia, era in uso il calendario giuliano e, di conseguenza, la data di inizio viene riportata anche come il 25 marzo.

    Storia

    La prima Olimpiade, così come alcune delle successive, si svolse diversamente dal giorno d'oggi. Innanzitutto erano ammessi solo i dilettanti, per cui parteciparono soprattutto studenti, marinai, impiegati e persone che praticavano lo sport come passatempo. Per questo motivo alcune figure restano nella leggenda e di loro non si ha traccia nelle successive Olimpiadi.

    L'appartenenza alle varie nazionalità era molto ambigua in quanto gli atleti si presentavano sotto l'effigie del proprio club sportivo o della propria università. A complicare il riconoscimento della bandiera nazionale sotto cui gareggiavano gli atleti si aggiunge poi la grande differenza tra il confine degli imperi del XIX secolo e la suddivisione politica attuale. Soprattutto per alcuni atleti greci esiste molta ambiguità nell'identificazione della loro nazionalità in quanto alcuni erano sicuramente di etnia greca ma provenivano da zone del Mediterraneo orientale politicamente non greche (che era parte dell'Impero Ottomano) come Cipro e l'Egitto, che erano protettorati britannici. Da ciò si comprende che la ricostruzione non sia sempre facile.

    La premiazione era totalmente differente da quella attuale: infatti solo il primo e il secondo atleta venivano premiati e annotati nelle cronache dell'epoca. Soprattutto l'attribuzione delle medaglie di bronzo sono molto incerte; le documentazioni non riportano sempre l'ordine di arrivo, ma spesso gli atleti piazzati dopo il secondo posto sono disposti tutti al terzo posto a pari merito.

    Partecipazione femminile

    Le donne non potevano partecipare alla prima Olimpiade in quanto de Coubertin voleva rispettare la tradizione classica, tuttavia ci fu una competitrice non ufficiale alla maratona, una donna greca di umili origini conosciuta come Melpomene. Il nome reale era Stamati Revithi. Non le fu consentito di correre nella gara maschile, ma corse da sola il giorno successivo, tuttavia il giro finale fu completato all'esterno dello stadio in quanto le fu rifiutato di entrare all'interno. Nonostante questo gesto, non viene ricordata nei medaglieri ufficiali (Olympic Women).

    L'organizzazione

    Gli atleti iscritti all'edizione inaugurale delle Olimpiadi furono 249, di cui ben 168 greci ed altri 81 atleti in rappresentanza di 13 paesi, secondo la suddivisione politica dell'epoca (ma 17 secondo quella attuale), che gareggiarono in 43 competizioni suddivise in nove discipline sportive: atletica leggera, ciclismo, ginnastica, lotta, nuoto, scherma, sollevamento pesi, tennis e tiro. In realtà erano state programmate anche gare di canottaggio e vela ma non vennero svolte a causa del cattivo tempo.

    Per quanto ben organizzate e sorrette da una buona campagna di stampa, le rappresentative degli stati stranieri erano ben lungi dall'essere una selezione dei migliori atleti di ogni paese, in quanto vigeva il principio decoubertiano del dilettantismo. La maggior parte degli atleti pagò di tasca propria il viaggio ed in alcuni casi parteciparono alle gare anche dei turisti che in quel momento stavano visitando la Grecia e che si iscrissero ai giochi spinti dall'entusiasmo.

    I fotografi ufficiali delle Olimpiadi (per tutti gli sport) erano sei, chiamati dalla Kodak, che era sponsor della manifestazione. Tuttavia particolare menzione merita Alfred Meyer.

    Partecipazione degli atleti

    Non essendoci la suddivisione per nazionalità, gli atleti spesso rappresentavano le proprie associazioni sportive. Per gli USA, ad esempio, partecipò la Boston Athletic Association e per la Gran Bretagna la British Athletic Association.

    Le nazioni partecipanti

    Le I Olimpiadi di Atene si svolsero in un periodo storico importante, alla fine del XIX secolo. Siamo ancora nell'epoca dell'Imperialismo e le nazioni attuali o non esistevano oppure erano unificate sotto stati sovranazionali.

    Tutte le cronache e gli studi storici sulle Olimpiadi seguono criteri diversi nell'identificare le nazioni di appartenenza degli atleti. Principalmente i criteri seguiti sono due:

    * suddividere gli atleti secondo i confini nazionali attuali;

    * mantenere la suddivisione politica dell'epoca.

    Ad ogni modo si effettuano spesso degli errori in quanto gli atleti australiani, ad esempio, vengono quasi sempre considerati separati anche nel caso di una suddivisione del secondo tipo, mentre, se si volesse rispettare la suddivisione politica del tempo, sarebbero atleti britannici, allo stesso modo gli atleti ciprioti.

    Qui, per evitare dubbi sull'identificazione della nazionalità, si è seguita fedelmente la suddivisione politica attuale, per cui si sono considerati separatamente gli atleti irlandesi ed australiani da quelli britannici, altrettanto si è fatto dividendo quelli slovacchi da quelli cechi, per esempio.

    Altre nazioni partecipanti

    * Cipro era presente con un atleta, Anastasios Andreou di Nicosia, esponente della "GS Olimpia Limassol" e gareggiò nei 110 metri ostacoli, tuttavia l'isola all'epoca era sotto protettorato britannico [1]. Di provenienza cipriota (nativo di Limassol) era anche Ioannis Frangoudis, vincitore di diverse medaglie nel Tiro a segno, ma il solo luogo di nascita non basta a farlo considerare cipriota, anche perché era ufficiale dell'esercito greco.

    * Svezia e Norvegia erano unite in un'unica nazione, per cui appare la sola partecipazione della Svezia anche perché l'unico atleta partecipante, Henrik Sjöberg, era di nazionalità svedese.

    L'Italia era presente alla I Olimpiade?

    È chiaramente documentata, al tempo della prima Olimpiade, la presenza tra i membri del CIO del conte Lucchesi Palli e del duca Carafa D'Andria, ma l'unico criterio che conta è la partecipazione di atleti. Sono quindi altre le ragioni per cui l'Italia è qui considerata tra i partecipanti.

    Sicuramente si presentò ad Atene il maratoneta Carlo Airoldi, di Origgio presso Saronno. È noto il fatto che si era recato ad Atene a piedi, impiegando 28 giorni, ma la sua iscrizione non venne accettata perché ritenuto dalla giuria un atleta "professionista" in quanto aveva ricevuto due lire come premio ad una competizione dell'anno precedente.

    Tuttavia, la prova più importante è il ritrovamento recente di un presunto italiano che sarebbe comunque riuscito a partecipare. Più fonti citano infatti un tal Rivabella (di cui non si conosce il nome di battesimo) tra i partecipanti alle gare di tiro a segno, in particolare a quella di carabina libera da 200 metri, tuttavia non si è riusciti ancora a ricostruire la sua vicenda e a dar conto con maggior precisione della sua figura. Negli almanacchi sportivi del tempo, infatti, non si trova altro riferimento ad un Rivabella se non come schermidore. Tuttavia molti pensano che non sia la stessa persona in quanto sembra strano che questi abbia partecipato al tiro come gara olimpica e non a quella di scherma.

    Altri Italiani erano iscritti ai Giochi ma non riuscirono a partecipare, tra cui gli schermidori Vincenzo Baroni di Cantù e Giuseppe Caruso, appartenente ad un club viennese, il tiratore Roberto Minervini di Napoli, il ciclista Angelo Porciatti del "Veloce Club" di Grosseto. La lista è ricavabile da La Nazione del 10 aprile 1896.

    I vincitori

    Anche se i vincitori furono successivamente inseriti nei medaglieri ufficiali olimpici, nel 1896 non vennero distribuite medaglie d'oro e solo i primi due classificati ricevettero un premio: una medaglia d'argento e una corona d'ulivo per il vincitore, una medaglia di bronzo e una corona d'alloro per il secondo. Il primo campione della storia delle Olimpiadi moderne fu James Connolly per gli Stati Uniti, che vinse il salto triplo. Il francese Paul Masson vinse tre delle sei gare ciclistiche in programma e l'ungherese Alfred Hajos due delle quattro gare di nuoto. Gli atleti americani dominarono le gare di atletica vincendo nove gare su dodici. Tra le gare d'atletica venne inserita per la prima volta ufficialmente la maratona, che venne vinta dallo sconosciuto pastore greco Spiridon Louis, che divenne in Grecia un vero e proprio eroe nazionale.

    La conclusione

    Le Olimpiadi si conclusero il 15 aprile. Anche se le gare, nel complesso, non furono di alto profilo tecnico le Olimpiadi del 1896 vengono ricordate come un successo organizzativo, soprattutto per merito dell'entusiasmo espresso dagli spettatori greci. Al ricevimento di chiusura re Giorgio I di Grecia suggerì che le Olimpiadi si svolgessero sempre ad Atene ma Pierre de Coubertin ed il CIO rimasero sull'idea originale di assegnare i giochi ad una città sempre diversa. I Giochi dell'edizione del 1900 si sarebbero svolti a Parigi, mentre quelli del 1904 erano già assegnati agli Stati Uniti, in una sede da definire.

    _____________________________

    Olimpiadi, cinque cerchi di Giochi

    Atene 1896: la prima volta

    Il greco Spiridon Louis, vincitore della prima maratona

    Sei aprile 1896, giorno di Pasquetta. Questa la data di nascita delle Olimpiadi Moderne. A Parigi due anni prima era stato istituito il Comitato Internazionale Olimpico, presieduto da Pierre de Fredi barone di Coubertin, l’organizzazione che aveva decretato la rinascita dei Giochi 1.500 anni dopo l’ultima edizione delle Olimpiadi antiche. Ovviamente i primi Giochi non potevano che tenersi ad Atene, la prima ad averli pensati e voluti. E quella greca fu una scelta tutta ideale e per n

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  • Anonimo
    1 decennio fa

    le olimpiadi del 1896 si svolsero ad Atene perchè l'organaizzatore (del quale non ricordo il nome) volle far rivivere in grecia le prime olimpiadi poichè lì si svolsero nei secoli precedenti

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  • 1 decennio fa

    Le Olimpiadi di Berlino del 1936 sono un evento cruciale nella storia

    dello sport. Assegnate dal Comitato Olimpico Internazionale alla

    Germania prima dell’avvento al potere di Hitler, rappresentano

    un trionfo per il dittatore nazista che riesce a organizzare uno spettacolo

    propagandistico di grande effetto.

    Llo storico Richard D. Mandell, autore di una” Storia culturale dello sport”,

    ricostruisce le fasi di preparazione e di svolgimento della manifestazione,

    che testimoniano la diffusione di una nuova concezione dell’attività

    agonistica, utilizzata ai fini dell’educazione patriottica e della propaganda

    politica. Durante i giochi di Berlino, si applica un rituale simbolico di celebrazione del regime nazista, che condizionerà le successive cerimonie pubbliche. Le Olimpiadi assunsero ,così, il ruolo di spettacolo di massa e di strumento di battaglia ideologica.

    I nazisti avevano messo in atto un piano radicale per la mobilitazione delle energie nazionali che avrebbe potuto non aiutare ma alterare lo sport tedesco. La prestanza fisica venne dichiarata essere un dovere patriottico. Nelle scuole e nei club sportivi si tenevano esercitazioni paramilitari, sport competitivi, discussioni patriottiche. Le vigorose campagne antisemite influenzarono anche lo sport. Il 1° aprile 1933, quando prese inizio il boicottaggio dei negozi ebraici, la federazione pugilistica tedesca annunciò che non avrebbe tollerato atleti o arbitri ebrei. Il 2 giugno 1933 il nuovo ministro nazista dell’Educazione annunciò che gli ebrei sarebbero stati esclusi dalle organizzazioni giovanili, statali e di ginnastica, e che tutti gli impianti sportivi sarebbero stati loro negati. Alcuni funzionari sportivi ebrei si suicidarono. A partire dal 1935 agli ebrei venne negato l’accesso ai campi di allenamento pubblici e privati, e non fu loro permesso di competere con atleti ariani (vale a dire non ebrei). Alcuni atleti ben noti emigrarono. Naturalmente questi notevoli avvenimenti vennero notati all’estero. Alcuni critici della nuova Germania affermarono anche che l’ideologia del nazionalsocialismo non era in sintonia col pacifico altruismo della mai precisamente enunciata “idea olimpica”, e che pertanto i giochi olimpici del 1936, così come quelli del ’16, del ’20 e del ’24, dovevano avvenire senza la partecipazione della Germania. Negli Stati Uniti nacque, crebbe e morì un movimento di boicottaggio contro i giochi olimpici del 1936; altrove vi furono solo poche proteste. Per via del suo grande prestigio all’estero, i nazisti furono costretti a mantenere Theodor Lewald nella sua carica; a sua volta Lewald assicurò i funzionari sportivi all’estero che le notizie delle persecuzioni contro gli ebrei erano delle esagerazioni, e che in ogni caso i giochi olimpici del 1936 sarebbero stati, come richiesto, estranei a influenze politiche di ogni genere. Quale prova della buona volontà dei nazisti Lewald sottolineò la presenza nella squadra tedesca di Helena Mayer, che, come Lewald, era mezza ebrea. Bionda e molto attraente, la Mayer aveva vinto la gara di scherma femminile ad Amsterdam e fu la campionessa di fioretto del 1929 e 1931. I responsabili dello sport e i capi delle nazioni accettarono ovunque le assicurazioni tedesche. Le affermazioni di De Coubertin riguardo al vantaggio per tutti dei giochi olimpici erano ormai da tutti ben accettate. In Italia, in Giappone, in Inghilterra, negli Stati Uniti e altrove i funzionari sportivi e i leader politici volevano anch’essi i giochi olimpici per dimostrare il vigore dei loro atleti e (simbolicamente e per estensione) il vigore dei loro sistemi politici di fronte alla depressione e alla disillusione mondiale. L’eccezione principale fu data da alcuni europei che si sentivano moralmente offesi, perlopiù socialisti che per il 1936 a Barcellona stavano organizzando delle “olimpiadi del popolo” o “giochi dei lavoratori” per protesta. Le olimpiadi di Barcellona non si tennero mai a causa dello scoppio della guerra civile spagnola. A Berlino era chiaro che le olimpiadi sarebbero state senz’altro uno spettacolo splendido. I tedeschi avevano stabilito di eclissare il pur grandioso spettacolo visto a Los Angeles . Così per esempio il “villaggio olimpico” di Berlino per gli atleti venne creato in una zona verde, e consisteva di graziosi cottages in muratura, più ristoranti, sale di ricreazione e sentieri per lo jogging. In occasione dei giochi alcune grandi strade di Berlino vennero ribattezzate. Lo stadio non era semplice contenitore di posti a sedere, ma una grandiosa concezione architettonica ricca di colonne, capace di 100.000 posti. Nel programma dei nazionalsocialisti rientrava il tentativo di includere nella loro festa pubblica – intesa a trasmettere piacere e allo stesso tempo ispirare ottimismo, fede e l’idea della necessità del duro lavoro – tutti i tedeschi della Germania. Alcuni aspetti dei giochi del 1936 segnarono un progresso nell’elaborazione dei rituali totalitari. Un tentativo di attirare la popolazione rurale tedesca alla festa fu “l’Olympia-Zug”, un corteo di camion e rimorchi che percorse 10.000 chilometri circa per le campagne del paese. I rimorchi trasportavano delle tende che, erette, diventavano rappresentazioni di soggetti della Grecia classica, di atleti tedeschi, di arte sportiva, modelli dei nuovi complessi sportivi a Garmisch e a Berlino, nonché alcuni brevi film sonori degli atleti tedeschi in azione. Venivano anche messe in mostra fotografie di propaganda nazista più convenzionale, di esemplari e sorridenti battaglioni al lavoro, nonché delle panoramiche di file e file di partigiani ai raduni di partito a Norimberga. Al di sopra di tutto, la bandiera rossa bianca e nera del Terzo Reich, la svastica, era onnipresente. Di molto maggiore interesse fu la “corsa della torcia olimpica”, un’idea molto bella e originale, poiché non vi erano dei prototipi né antichi né moderni. Vestite nei costumi ispirati da figure dei vasi attici, ai primi di luglio del 1936 alcune ragazze greche con l’aiuto di un’enorme lente Zeiss accesero una fiamma sul tempio di Era. Svariate migliaia di staffette trasportarono poi la fiamma attraverso la Grecia, la Bulgaria, la Jugoslavia, l’Ungheria, l’Austria e la Germania sino a Berlino e, lungo la strada, furono oggetto d’interesse e parteciparono a suggestive cerimonie seguite da milioni di persone. L’ultimo tedoforo era un biondo berlinese vestito di bianco; ai suoi lati, tre per parte vi erano sei corridori di colore vestiti di nero. Il gruppo avanzò velocemente all’unisono in formazione a “V” fino allo stadio, dove il bel giovane lasciò gli altri e salì da solo fino a un colossale braciere sistemato su un treppiede, e lì accese la fiamma che dominò lo stadio per due settimane successive. Malgrado i timori e le apprensioni, i nazisti, volendo evitare la vendetta degli altri paesi, non ostacolarono la presenza di neri o ebrei nelle altre squadre. Di fatto l’eroe sportivo dei giochi estivi fu Jesse Owens, un nero bellissimo e ben piantato, proveniente dalla Ohio State University.

    Owens vinse i 100 metri, nei quali eguagliò il record olimpico, e i 200 metri;

    vinse anche come staffetta nei 400 metri, nonché nel salto in lungo nel quale

    stabilì un nuovo record olimpico. Il pubblico allo stadio urlava: “Yes-sa Ov-ens”

    (così infatti suonava il suo nome alla tedesca) quasi più del nome di Hitler.

    Benché non fosse né un’atleta né un tifoso, colui che in realtà vinse i giochi

    del ’36 fu il Fuhrer del Terzo Reich. Malgrado alcune paure iniziali, i luogotenenti

    di Hitler, e tra loro Carl Diem e Theodor Lewald, avevano dimostrato a tutto il

    mondo che i nuovi tedeschi erano organizzatori capaci, generosi, rispettabili e

    amanti della pace. Inoltre tutti i sistemi di punteggio escogitati dai giornalisti

    (all’opposto degli ideali olimpici, che affermano che lottare e più importante

    che vincere) mostravano che per la prima volta nella quarantennale storia

    dei giochi i vincitori non erano americani, ma tedeschi. Notevole fu anche che tutti i calcoli mostravano che gli italiani del fascista Mussolini erano terzi, precedendo di molto i democratici francesi; e anche i giapponesi, portatori di un’ideologia patriottica e aggressiva, dominavano il paese che aveva inventato lo sport, la Gran Bretagna. A partire dalla metà degli anni Trenta le manifestazione sportive venivano trasmesse, di loro si scriveva su tutto il globo e i risultati erano dappertutto interpretati come simboli portentosi. L’indicazione poteva essere questa: che il totalitarismo e la sottomissione della volontà individuale allo Stato aggressivo preannunciavano dei segni più concreti di successo nella guerra, che molti temevano imminente. Mancano prove conclusive del fatto che i vincitori dei giochi del 1936 fossero galvanizzati da questi successi sportivi a ricercare vittorie politiche più sostanziali; sappiamo però che Hitler in particolare fu molto galvanizzato dal trionfo, da tutti riconosciuto, sia all’interno che sulla scena internazionale, della sua festa, basata sui rituali pagani (benché molto nuovi) dello sport moderno. Fu così che i giochi olimpici moderni assunsero la forma matura, finanziati da uno Stato nazionale per portare avanti la politica interna ed estera di quello Stato. Gli italiani e i giapponesi, tra gli altri, avevano dimostrato in modo conclusivo che lo sport anglosassone quale si era evoluto a partire dal volgere del secolo non era specifico a una cultura, ma che il programma sportivo moderno, così come l’industria moderna, si prestavano ovunque all’impiego razionale delle risorse umane e alla programmazione a lungo termine. La cornice teatrale e i simboli “olimpici” erano tuttora in corso di aggregazione e di solidificazione; tuttavia era stato elaborato un rituale sufficiente a permettere ch

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