Anonimo
Anonimo ha chiesto in Matematica e scienzeSpazio e astronomia · 1 decennio fa

Ho sentito parlare di medicina aerospaziale, di cosa si tratta?

2 risposte

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  • Adanos
    Lv 4
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    La Medicina aerospaziale studia gli effetti fisiologici e psicologici del volo sul corpo umano. In particolare, gli specialisti della medicina del volo si occupano del volo aereo, e collaborano alla selezione degli aspiranti piloti, tengono sotto costante osservazione l’equipaggio e forniscono il proprio apporto agli ingegneri aeronautici per la progettazione di velivoli più adeguati. Gli specialisti della medicina dello spazio, o bio-astronautica, si occupano invece delle condizioni dell’organismo in assenza di gravità, al di fuori dell’atmosfera terrestre.

    Già nel XVIII secolo si ebbero le prime indagini di natura fisiologica sui piloti di palloni aerostatici, alcuni dei quali erano medici. Nel 1784, un anno dopo il primo volo di una mongolfiera con equipaggio compiuto dal fisico francese Jean-François Pilâtre de Rozier, il medico statunitense John Jeffries eseguì le prime analisi sulla composizione dell’aria in quota. Nel 1878 il medico francese Paul Bert pubblicò quello che si considera il primo trattato di questa disciplina medica, in cui venivano descritti gli effetti prodotti sul corpo umano dalle variazioni della pressione atmosferica e della composizione dell’aria.

    Nel 1894 il fisiologo austriaco Herman von Schrötter progettò una maschera a ossigeno che permise al meteorologo Arthur Berson di stabilire il record del volo d’alta quota, raggiungendo 9150 m. Con l’avvento degli aerei, nel 1912 arrivarono anche le prime norme standard relative ai piloti militari. In tal senso, fu particolarmente significativo il lavoro dal medico statunitense Theodor Lyster, pioniere della medicina del volo. Le innovazioni tecnologiche comprendevano, fra l’altro, la prima tuta pressurizzata, disegnata dal pilota statunitense Wiley Post e, qualche anno dopo, nel 1942, si realizzò anche una tuta antigravità, progettata dal britannico W.R. Franks. Il medico statunitense John Stapp perfezionò il sistema di ancoraggio del pilota con cui egli stesso, nel dicembre 1954, resistette a una decelerazione di 200 m/s in un secondo.

    Agli anni Quaranta del Novecento risalgono anche le prime indagini sul comportamento umano nel corso di voli spaziali, svolte in Germania dal medico Hubertus Strughold. Sia negli Stati Uniti che in Unione Sovietica cominciarono, a partire dal 1948, gli esperimenti su animali sottoposti a condizioni analoghe a quelle dello spazio. Nel 1957 i russi inviarono in orbita un cane, e l’anno seguente fu la volta di una scimmia lanciata dagli USA. Le sperimentazioni di quegli anni sembrarono suggerire che non vi erano eccessivi rischi di natura biologica, il che fu confermato dai primi voli in orbita di esseri umani, pioniere dei quali fu l’astronauta russo Jurij Alekseevic Gagarin con il suo volo del 12 aprile 1961. I test negli Stati Uniti proseguirono con i voli suborbitali del veicolo spaziale Mercury-Redstone, con i voli orbitali dei veicoli Mercury e Gemini, con l’allunaggio dell’Apollo, della stazione orbitante Skylab e con i successivi voli della navetta Space Shuttle (vedi Esplorazione dello spazio). Negli anni Ottanta i cosmonauti sovietici batterono il record di permanenza nello spazio, e gli effetti a lungo termine dell’assenza di gravità o della microgravità furono da allora presi in esame come un importante problema medico.

    L’organismo umano deve essere costantemente rifornito di ossigeno, la cui “scorta” fisiologica è quella contenuta nel sangue. Per periodi di tempo limitati, i muscoli possono funzionare in assenza di ossigeno (metabolismo anaerobio), ma il protrarsi di tale condizione determina l’accumulo di composti tossici. Particolarmente sensibili alla carenza di ossigeno sono il cervello e i tessuti dell’occhio. L’atmosfera terrestre contiene il 21% in volume di ossigeno. Fino alla quota di circa 4500 m la pressione è compatibile con le esigenze del corpo umano; al di sopra di tale altitudine, l’aria deve essere pressurizzata artificialmente per poter essere utilizzata nei processi respiratori. I velivoli militari d’alta quota sono dotati di bombole di ossigeno che i piloti devono usare al di sopra dei 3050 m. I velivoli militari che superano i 10.600 m di quota dispongono anche di cabine di pilotaggio pressurizzate. Nei voli a quote superiori a 16.775 m sono necessarie tute a pressione totale o parziale, con respiratori a ossigeno.

  • Anonimo
    1 decennio fa

    Penso che sia una branca della Medicina che si occupa dello studio degli effetti fisici e psichici del corpo umano in determinate condizioni ambientali, che non sono quelle della superficie Terrestre normali, ma a parametri diversi di gravità, pressione e Temperatura.

    Qualcosa puoi vedere qui : http://it.encarta.msn.com/encyclopedia_1041537436/...

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