4 risposte

Classificazione
  • michy
    Lv 5
    1 decennio fa
    Migliore risposta

    Il Novecento

    La musica contemporanea

    In seguito alla crisi del sistema tonale, a cavallo tra Ottocento e Novecento si avvia una frenetica ricerca di nuovi codici linguistici su cui basare la composizione musicale. Le soluzioni proposte sono diverse: dal ritorno alla modalità, all'adozione di nuove scale, di derivazione extrauropea, come quella per toni interi (proposta per primo da Claude Debussy), al cromatismo atonale e poi dodecafonico che tende a scardinare la tradizionale dualità di consonanza/dissonanza.In particolare, nel secondo decennio Arnold Schönberg, assieme ai suoi allievi, tra cui si ricordano Alban Berg e Anton Webern, giunge a delineare un nuovo sistema, noto come "dodecafonia", basato su serie di 12 note. Alcuni ritennero questo l'inizio della musica contemporanea, spesso identificata con la musica d'avanguardia: altri dissentirono vivamente, cercando altre strade. Il concetto di serie, inizialmente legato ai soli intervalli musicali, si svilupperà nel corso del secondo Novecento sino a coinvolgere tutti i parametri del suono. È questa la fase del serialismo, il cui vertice fu raggiunto negli anni cinquanta con musicisti come Pierre Boulez e John Cage.Altri musicisti - e tra gli altri Igor Stravinsky, Bela Bartok e Maurice Ravel - scelsero di cercare nuova ispirazione nelle tradizioni folkloriche e nella musica extraeuropea, mantenendo un legame con il sistema tonale, ma innovandone profondamente l'organizzazione e sperimentando nuove scale, ritmi e timbri.Parallelamente al versante colto, che in realtà si estende molto al di là dei confini tracciati dalla musica seriale, nel Novecento assunsero grande importanza i generi musicali popolari, cui i mezzi di comunicazione di massa consentirono una diffusione senza precedenti.

    La musica popolare

    Presley in un'immagine degli anni settantaAll'inizio del XX secolo la musica occidentale è dunque ormai profondamente cambiata, e scossa fin dalle fondamenta. Non solo, ma cambiano anche, grazie alle invenzioni relativamente recenti della radio e del fonografo, i modi e i tempi di ascolto della musica stessa, prima limitati a concerti in locali appositamente adibiti, come teatri, locali, club o case private. Da una parte inizia a crearsi un pubblico potenziale più vasto e meno acculturato, che apprezza strutture melodiche e armoniche più semplici, dall'altra mai come in questo periodo storico è stato facile, per chi volesse suonare, procurarsi uno strumento e imparare a usarlo.A questo si deve aggiungere una seconda rivoluzione, anche questa tecnologica: l'invenzione dell'altoparlante e dell'amplificazione audio, che permette di far suonare assieme strumenti che non potrebbero farlo altrimenti (come per esempio una chitarra, una batteria di tamburi e un pianoforte), perché il suono di alcuni di essi prevaricherebbe completamente gli altri.Queste nuove possibilità tecniche crearono l'occasione per nuovi veicoli espressivi che la musica colta tardò a cogliere e che la nuova musica popolare non ebbe alcun problema ad adottare, creando, tra il 1920 fino al 1980 e in misura minore negli anni successivi, una grande fioritura di nuovi stili e generi (quali jazz, blues, rock, soul, pop, funky, metal, fusion, ognuno dei quali si è suddiviso in ulteriori sottogeneri). Nascono così personaggi che diventano autentici fenomeni mediatici raggiungendo una popolarità senza precedenti. Fra questi si possono citare Frank Sinatra, Elvis Presley ed i Beatles.Gli stessi fattori, assieme alle mutate condizioni sociali ed economiche del mondo occidentale, fanno assumere estrema rilevanza agli aspetti commerciali del fenomeno musicale (aspetti che avevano iniziato ad emergere già nel secolo precedente): nel XX secolo la richiesta popolare di musica fa nascere, in occidente e nel resto del mondo, una vera e propria industria musicale di dimensioni e risorse gigantesche.

    Il jazz e il blues

    Louis Armstrong negli anni trentaAll'inizio del 1900, negli Stati Uniti d'America, iniziano a diffondersi tra la popolazione urbana diversi generi musicali derivati dalle tradizioni popolari degli africani portati come schiavi sul continente, e dalle loro contaminazioni con le tradizioni musicali bianche.Nascono e acquistano notorietà in questo modo il ragtime, il blues urbano (derivato dal cosiddetto blues primitivo che veniva cantato nelle campagne), e da ultimo, il jazz, che combinava la musica bandistica e da parata, che veniva suonata soprattutto a New Orleans, con forti dosi d'improvvisazione e con particolari caratteristiche ritmiche e stilistiche.L'invenzione del fonografo, prima, e della radio, poi, permise una diffusione senza precendenti di questi nuovi generi musicale, che erano spesso interpretati da musicisti autodidatti molto più legati ad una tradizione musicale orale che non alla letteratura musicale. Questo fatto, le origini non europee degli interpreti, e il citato ricorso all'improvvisazione, contribuirono a creare musiche di grande freschezza e vitalità. Al contrario di quello che era successo tante volte nella storia della musica, la tecnologia offriva ora ad una musica popolare fondata più sulla pratica che sulla scrittura di essere trasmessa e tramandata, piuttosto che dimenticata.La musica jazz continuò a svilupparsi per tutto il XX secolo, diventando prima musica di larghissimo consumo duranti gli 20 e 30 (detti anche gli anni dello swing), intrecciandosi con altri generi per dare vita a forme di espressione musicale ancora diverse (la più commercialmente rilevante delle quali fu il rock) ed evolvendosi poi gradatamente in una "musica per musicisti" e per appassionati (quando non per elite) espandendosi fuori dall'America e trovando seguaci prima in Europa (dove fu spesso apprezzata più che nel suo luogo di nascita) e poi in tutto il mondo, e diventando uno dei contributi musicali più importanti del Nuovo Continente.

    Il rock

    Il rock è la dizione abbreviata di "rock and roll" o "rock'n'roll", e da quando si affermò questa espressione abbreviata si svilupparono vari sottogeneri che enfatizzavano gli aspetti più aggressivi del rock'n'roll. La parola rock si iniziò a leggere come "roccia", e in espressioni come Hard Rock cioè "roccia dura". Il rock'n'roll nacque negli anni cinquanta come musica da ballare, derivato dal boogie-woogie, ballo afro-americano del dopo guerra, infatti, sta proprio per "ondeggia e ruota". Quando rock e rock'n'roll si differenziarono, cioè da quando appunto non furono più sinonimi, la seconda espressione venne intesa come forma originaria di questo genere di musica. Storicamente un gruppo, o una band è formata da una voce, una o più chitarre, il basso e la batteria, spesso con l'inserimento di pianoforte o sassofono. Negli anni settanta, soprattutto in Inghilterra, si affacciarono personaggi come i Pink Floyd, Arthur Brown e Soft Machine pronti a spaziare e a raggiungere nuove melodie musicalmente più complesse rispetto a quelle del rock primitivo per iniziare a dare vita a una rivoluzione. In questa rivoluzione fu coinvolta anche la tecnologia, che con il sintetizzatore, il moog, il mellotron iniziarono a dare vita nella metà degli anni settanta al progressive, fino alla fine degli anni settanta in cui nasce un nuovo stile musicale che azzera completamente il progressive, il Punk, che vede il ritorno a sonorità hard e violente.

    sxo di esserti stata d'aiuto..bacio

    • Accedi per rispondere alle risposte
  • 1 decennio fa

    Uno dei tratti più significativi del Novecento musicale riguarda lo

    sviluppo dei linguaggi e delle estetiche in rapporto alla tecnica. In effetti

    già l’idea tutta novecentesca di “artigianato musicale”, come categoria

    riferita alle soluzioni pratiche interne al lavoro di composizione e di

    esecuzione musicale, accoglie il senso di una tradizione consolidata nei

    modi stessi del far musica, nelle tecniche del lavoro musicale

    prim’ancora che in questioni di linguaggio musicale.

    Tuttavia, decisivo è stato anche e soprattutto il rapporto delle

    specifiche tecniche musicali con la razionalità e il sapere della tecnica in

    generale – con la “tecnologia”. Nel corso del Novecento la musica

    occidentale non solo ha sviluppato una crescente consapevolezza teorica

    delle proprie tecniche tradizionali, ma si è spesso anche assunta la

    responsabilità delle proprie tecnologie. Con ciò, essa sembra indicare

    che uno degli aspetti essenziali dell’esperienza dell’arte, nel contesto

    storico generale, consiste nel definire le condizioni della propria

    esistenza in un contesto di sempre crescente razionalità tecnica.

    Si pensi, per es., all’esperienza della “musica elettronica”. La quale,

    pur non essendo la sola ad articolare in profondità la questione della

    tecnica, ne ha però tematizzato radicalmente gli aspetti peculiari sia

    rispetto al più ampio contesto socio-culturale, sia rispetto ad elementi

    specifici di teoria della musica, dando vita inoltre ad un repertorio

    emblematico di varie tensioni intellettuali che hanno attraversato il

    secolo. Come ha scritto Luigi Rognoni nel 1956, il significato storico

    della musica elettronica va compreso come «una domanda rivolta al

    problema della tecnica in generale [...] che investe l’essenza umana del

    suo stesso operare, prima di essere un problema di linguaggio

    specifico»

    Nato a Vienna nel 1885, Alban Berg studiò composizione sotto la guida e l'amicizia di Arnold Schönberg, il padre della dodecafonia. Morì a Vienna il 24 dicembre del 1935.

    Berg compoes due opere, Wozzeck e Lulu, delle quali la prima è maggiormente nota: sopratutto nella Wozzeck rivelò un linguaggio particolarmente espressivo e grande forza drammatica, che ne fanno uno dei massimi lavori del Novecento. Altre opere note sono il Concerto da camera per violino, piano e fiati, la Suite lirica per quartetto e il concerto per violino, presentato postumo.

    Claude Debussy Nato a parigi nel 1862, Claude Debussy è considerato l'iniziatore della musica moderna: aderì alla corrente impressionista, che nell'arte pittorica vide geni del calibro di Van Gogh. Morì a parigi, nel 1918.

    Debussy portò l'impressionismo in musica coem reazione al romanticismo, traducendolo nella ricerca del "colore" musicale (con una concezione rivoluzionaria del timbro e del tempo) e trasformando la visione della realtà in un'atmosfera irreale ed onirica. Di Debussy citiamo, tra le numerose pagine sinfoniche, il Prélude à l'aprésmidi d'un faune e La mer, molte opere pianistiche, tra le quali la Rêverie, i Préludes ed il Clair de lune, ma anche l'opera Pelléas et Melisande merita una citazione tra la produzione dell'autore, così come varie liriche e musiche di scena.

    Maurice Ravel Di matrice impressionista come Debussy, Maurice Ravel (1875-1937) vi si discosta per la visione meno "sognante" e più marcata dal punto di vista ritmico e sonoro, di sicuro effetto. Studiò con Fauré al Conservatorio di Parigi, e lì venne influenzato dai poeti simbolisti, oltre che da Chabrier e Satie.

    Di Ravel l'opera più nota è sicuramente il Bolero, caratterizzato da un costante crescendo e dalla precisione ritmica ed espressiva: vanno però citate la Rapsodie Espagnole, il balletto Daphnis et Chloé, Le tombeau de Couperin (per pianoforte), Ma mére l'Oye, il poema coreografico La valse ed il Concerto in Sol per pianoforte.

    Ottorino Respighi Ottorino Respighi nacque a Bologna nel 1879, studiò in Italia con i maestri Torchi e Martucci e si perfezionò in Russia, sotto la guida di Rimskij-Korsakov. Visse quasi sempre a Roma, dovo morì nel 1936.

    Respighi prese da Korsakov il gusto per il colore e la visione descrittiva: il suo nome è legato ai poemi sinfonici (tipica produzione della fine dell'800) Le fontane di Roma, I pini di Roma, Vetrate di chiesa, Trittico botticelliano e Feste romane.

    Arnold Schönberg Tra i maggiori compositori del secolo, Arnold Schönberg nacque a Vienna nel 1874 e studiò musica con la madre, proseguendo poi da autodidatta. Passò a posizioni fortemente innovative con il Pierrot lunaire: fin dal 1904 aveva raccolto attorno a sé Alban Berg ed Anton Webern, coi quali costituirà la Scuola di Vienna per lo sviluppo della dodecafonia. Ebreo di nascita, professore al Conservatorio Stern di Berlino, dovette fuggire negli Stati Uniti d'America a causa delle persecuzioni naziste: lì insegnò in California, dove morì (a Los Angeles) nel 1951.

    Le prime composizioni di Schönberg si rifanno alla tradizione, come il sestetto per archi Verklärte Nacht (Notte trasfigurata, caratterizzato da uno stile tardo-wagneriano), ed il Pelleas und Melisande: col Pierrot lunaire del 1912 iniziò l'innovazione della musica del tempo. Fra le sue composizioni ricordiamo l'oratorio La scala di Giacobbe, le Variazioni per orchestra op. 31 e l'opera Mosé e Aronne: fu tra l'altro anche pittore impressionista, legato da amicizia con Kandinskij.

    Igor Stravinskij Nato nel 1882 a Oranienbaum presso Pietroburgo, Igor Stravinskij si dedicò seriamente alla musica a ventitré anni, allievo di Rimskij-Korsakov. La sua carriera di compositore attraversa varie fasi nello stile e nell'ambiente: Stravinskij abbandonò la Russia nel 1914, andando prima in Svizzera e poi in America, dove ottenne la cittadinanza. L'autore morì nel 1971 a New York, ma riposa a Venezia dove aveva chiesto di essere sepolto.

    Caratteristica di Stravinskij è la rivisitazione della musica del passato, attraverso una prospettiva spesso deformante, sempre innovativa e geniale, passando dalla polifonia del cinquecento fino alla dodecafonia, a cui si accostò in età avanzata. L'autore si staccò, verso gli anni Venti, dal filone russo a favore di una visione neoclassica: in questo periodo produsse molti balletti, le sonate per pianoforte ed il suo concerto per piano. Nell'ultima produzione attraversa una nuova svolta, adottando finalmente la dodecafonia. La composizione più celebre di Stravinskij è la Sagra della primavera, presentatasi immediatamente come una rottura con tutta la musica del passato (e che infatti provocò un vero scandalo). Fra le altre composizioni ricordiamo i balletti L'uccello di fuoco, Petrska, Pulcinella, le tre Sinfonie, ed opere come La storia del soldato, Mavra, La carriera d'un libertino e l'opera-oratorio Oedipus rex.

    Uno dei principali autori di questo periodo, rappresentante la musica italiana, è Luciano Berio, nato ad Oneglia nel 1925. Proveniente da una famiglia di musicisti (padre e nonno di Berio furono organisti della cittadina), Berio studiò a Milano, con Paribeni e Ghedini (esponente del neoclassicismo italiano). Dopo il matrimonio con la cantante Cathy Barberian, Berio si trasferì negli USA, dove seguì i corsi di L. Dallapiccola, col quale approfondì la dodecafonia (Dallapiccola fu il primo compositore italiano ad abbracciare questo stile). Tornato in Europa incontrò nel 1954 i maestri Bruno Maderna, Pousseur e Stockhausen, frequentando i corsi di Darmstadt. Un anno dopo venne aperto lo Studio di Fonologia della RAI, a Milano: la sua direzione condusse Berio ad un lungo periodo di attività in Italia, dal quale scaturirono gli Incontri musicali: dal 1956 al 1960 furono il titolo di un'importante rivista ed una serie di manifestazioni musicali.

    Berio lasciò l'Italia per gli Stati Uniti, dove soggiornò praticamente per tutti gli anni '60, insegnando in varie Università e fondando lo Juillard Ensemble, complesso specializzato nell'esecuzione di musiche contemporanee. Berio tornò in Europa nel 1972, lavorando in Italia e Francia: dal '74 al '79 lavorò all'IRCAM di Parigi: queste esperienze gli servirono al momento di fondare il centro studi "Tempo Reale" per l'informatica musicale, con sede a Firenze.

    Berio si contraddistingue per il grande interesse verso tutti gli aspetti della musica contemporanea e l'attenzione al suono come primo elemento della composizione: la produzione di Berio è vastissima, comprendendo opere come il Laborintus II, l'Opus number Zoo per flauto, oboe, clarinetto, corno e fagotto, le Sequenze per diversi strumenti solisti (come la XI per chitarra), gli Chemins o i già citati Incontri musicali, ed anche musiche teatrali e musica elettronica: molte sono le opere di Berio già entrate tra i classici della musica contemporanea.

    Tra gli altri musicisti italiani del novecento possiamo ricordare poi Franco Alfano (1876-1954), napoletano: fu operista nel periodo successivo al verismo. Di lui va ricordato in particolare che completò la Turandot, lasciata incompleta da Giacomo Puccini; Sylvano Bussotti (1931), compositore, regista e anche pittore, che vanta una vasta produzione concertistica ma anche teatrale di avanguardia; Gian Francesco Malipiero, che con Ghedini, Goffredo Petrassi e Dallapiccola è uno dei quattro grandi della musica italiana degli inizi del '900, e Goffredo Petrassi (1904), compositore, direttore d'orchestra ed insegnante, particolarmente sensibile ai cambiamenti della musica contemporanea dagli anni Trenta in poi.

    Il Novecento: la società e la cultura LA SOCIETÀ E LA CULTURA Il Novecento si apre con una generale crisi dei valori ottocenteschi. L'idea di nazione è degenerata nel nazionalismo, la libera iniziativa economica nell'imperialismo; l'indust

    • Accedi per rispondere alle risposte
  • 1 decennio fa

    in che senso..

    • Accedi per rispondere alle risposte
  • 1 decennio fa
    • Accedi per rispondere alle risposte
Altre domande? Fai una domanda e ottieni le risposte che cerchi.