aiutooooooo!!!?

mi potete passare un saggio breve sui rifiuti di napoli?per favore mi serve urgentissimo............grazie mille

3 risposte

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  • Anonimo
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    La crisi dei rifiuti in Campania si caratterizza per lo stato di emergenza relativo allo smaltimento ordinario della spazzatura (Rifiuti Solidi Urbani) nella stessa regione. Essa inizia con la dichiarazione dello stato di emergenza risalente al 1994, quando venne nominato il primo Commissario di Governo con poteri straordinari.[2]

    Indice [nascondi]

    1 Cause

    2 Problemi generali

    2.1 Sanità e igiene

    2.2 Effetto NIMBY (Not In My Back Yard, non nel mio giardino)

    3 Storia

    3.1 Istituzione del Commissariato

    3.2 Cambio di gestione

    3.3 Appalto per lo smaltimento dei rifiuti in Campania

    3.4 Crisi del 2001

    3.5 Crisi del 2007-2008

    3.6 Procedure di infrazione e inchieste giudiziarie

    4 Commissari straordinari

    5 Economia del problema

    6 Criminalità

    7 Note

    8 Voci correlate

    9 Collegamenti esterni

    Cause [modifica]

    Le cause alla base dell'"emergenza rifiuti" in Campania sono complesse: vi è probabilmente una commistione di errori tecnico-amministrativi e di interessi politici, industriali e malavitosi di non chiara matrice. Pertanto esse possono essere in parte individuate nei ritardi di pianificazione e di preparazione di discariche idonee, avvenute solamente dal 2003; nell'inadeguato trattamento dei rifiuti urbani nei sette impianti di produzione di combustibile derivato dai rifiuti, gestiti e posseduti da società del Gruppo Impregilo;[3] nei ritardi nella pianificazione e nella costruzione di inceneritori, dovuti anche a prescrizioni della magistratura sui progetti in essere e finalizzate ad una maggiore tutela dell'ambiente e a contrastare la camorra; nei ritardi nella pianificazione e nella costruzione di impianti di compostaggio della frazione organica dei rifiuti proveniente da raccolta differenziata, ed infine nei bassi livelli medi della stessa, che nella Provincia di Napoli si ferma ad un misero 8%.[4] Al di là delle cause tecniche ed amministrative, va però anche sottolineato come lo stato di emergenza rappresenti di per sé una situazione economicamente vantaggiosa non solo per la criminalità organizzata campana - che con la gestione illecita dei rifiuti raccoglie profitti anche maggiori che con il traffico di droga o le estorsioni - ma anche per larghi settori dell'imprenditoria legale, che da un lato approfitta del sistema di smaltimento illegale per abbattere i costi, e dall'altro entra direttamente nella gestione della crisi.[5] Ciò determina quindi il perpetuarsi di una situazione in cui, di fronte a forti interessi economici, più o meno criminali, stanno istituzioni politiche dimostratesi finora incapaci di contrastarli, quando non li abbiano addirittura favoriti.[6][7]

    Problemi generali [modifica]

    Dal 1994, passando per periodi di maggiore o minore criticità, i rifiuti solidi urbani non vengono raccolti regolarmente e si accumulano in mancanza di una politica di riduzione dei rifiuti e, in particolar modo, per lo scientifico e continuo sabotaggio della raccolta differenziata e degli impianti di cdr, peraltro in alcuni casi pure sequestrati dalla magistratura perché non a norma, e quindi mai effettivamente utilizzati.[8] Il risultato è la presenza per le strade della regione, e soprattutto di Napoli e del suo hinterland, di cumuli disordinati e malsani di rifiuti che creano gravi rischi igienico-sanitari per le popolazioni locali, oltre a diversi problemi di ordine pubblico. Quando poi i rifiuti vengono dati alle fiamme non solo dai cittadini esasperati, ma anche dalla malavita per far perdere le tracce dei rifiuti tossici con essi mischiati,[9] si verificano emissioni di diossina e casi di intossicazione. Le discariche abusive e gli incendi di rifiuti, soprattutto nelle campagne del casertano, stanno creando grossi problemi anche per quel che concerne la salubrità delle produzioni agroalimentari. Infatti, proprio per questo motivo, la vendita di prodotti caseari della Campania è diminuita significativamente, e non solo in Italia, ma anche all'estero, dove per il timore che la produzione casearia italiana sia poco salubre, si preferisce non importare questi alimenti.[10][11][12]

    Sanità e igiene [modifica]

    La Protezione Civile nel 2004 ha commissionato uno studio scientifico sulle conseguenze sanitarie della mancata gestione dei rifiuti in Campania ad un team di specialisti composto dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, dal Centro Europeo Ambiente e Salute, dall'Istituto Superiore di Sanità, dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, dall'Osservatorio Epidemiologico della Regione Campania e dall'Agenzia Regionale per la Protezione Ambiente.

    L'analisi dei dati epidemiologici raccolti tra il 1995 e il 2002 ha consentito ai ricercatori di mettere in correlazione diretta i problemi osservati sulla salute pubblica con la mancata gestione del ciclo dei rifiuti urbani e con la presenza di discariche abusive, gestite dalla criminalità organizzata, dove sono stati versati enormi quantitativi di rifiuti industriali, provenienti prevalentemente dall'Italia settentrionale e talvolta dall'estero. In particolare, è stato misurato un aumento del 9% della mortalità maschile e del 12% di quella femminile,[13] nonché l'84% in più dei tumori del polmone e dello stomaco, linfomi e sarcomi, e malformazioni congenite.

    Effetto NIMBY (Not In My Back Yard, non nel mio giardino) [modifica]

    L'insieme delle cause sopra citate, che hanno condotto alla drammatica crisi nella gestione del ciclo di smaltimento dei rifiuti solidi urbani in Campania, ha anche comportato la necessità di trovare soluzioni di breve e medio termine, come la riapertura o la realizzazione di nuove discariche, per superare l'emergenza in tempi rapidi. Ciò ha determinato forti proteste da parte della popolazione che vive nei dintorni dei siti di volta in volta individuati allo scopo, secondo quello che viene descritto come effetto NYMBY. Tuttavia, è necessario sottolineare che i cittadini che si oppongono alla riapertura delle discariche, motivano la propria posizione adducendo che si tratta di scelte relative quasi sempre a cave dismesse fuori norma ed inadeguate per motivi strutturali, geografici e soprattutto per ragioni sanitarie, e tutto ciò quando numerose proposte di siti alternativi da parte di insigni geologi restano ignorate,[14][15] o addirittura quando esistono discariche già pronte, ma mai utilizzate.[16] A tal proposito, per meglio comprendere il paradosso, si consideri ad esempio che la cava dismessa di Chiaiano, individuata tra i nuovi siti da destinare a discarica con il decreto legge del 21 maggio 2008, fu acquistata nel 2002 dalla FIBE ad un prezzo otto volte quello di mercato.[6] Spesso, poi, le cave dismesse scelte come siti dal commissariato sono già state sfruttate dalla criminalità organizzata,[15] che in spregio a qualsiasi norma sanitaria e non, vi ha scaricato ingenti quantità di rifiuti industriali altamente cancerogeni. Inoltre, ci sono casi in cui siti utilizzati come discarica distano da abitazioni civili solo poche decine di metri, a volte anche a causa dell'abusivismo edilizio. E questo perché le organizzazioni criminali in quelle cave effettuano prima lo sterro, poi le riempiono di rifiuti tossici ed infine cementificano con la costruzione di case più o meno abusive, guadagnandoci due volte.[17]

    Storia [modifica]

    Istituzione del Commissariato [modifica]

    Alcune strade cittadine ricolme di rifiuti[1].L'emergenza dei rifiuti in Campania inizia convenzionalmente l'11 febbraio del 1994, con l'emanazione del primo decreto dell'allora Presidente del Consiglio dei Ministri, Carlo Azeglio Ciampi.[2] Con questa disposizione il Governo italiano prendeva atto dell'emergenza ambientale che si era venuta a creare nelle settimane precedenti in numerosi centri campani, a causa della saturazione di alcune discariche. Si individuava, per questa ragione, nel Prefetto di Napoli l'organo di Governo in grado di sostituirsi a livello territoriale a tutti gli altri enti locali coinvolti a vario titolo e preposto quindi ad esercitare i poteri commissariali straordinari. Tra il 1994 ed il 1996 la gestione dell'emergenza rifiuti passò attraverso l'ampliamento della capacità di sversamento grazie alla requisizione di diverse discariche private in tutta la regione, poi affidate in gestione all'ENEA.

    Cambio di gestione [modifica]

    Nel marzo 1996 il Governo in carica interviene nuovamente nella gestione commissariale: al prefetto rimane la gestione del servizio di raccolta, al Presidente della Regione è affidato il compito di redazione del Piano Regionale e per gli interventi urgenti in tema di smaltimento. Nel giugno 1997 è pubblicato il Piano Regionale per lo smaltimento dei rifiuti che prevede, tra l'altro, la realizzazione di due termovalorizzatori e sette impianti per la produzione di combustibile derivato dai rifiuti.

    Appalto per lo smaltimento dei rifiuti in Campania [modifica]

    Nel 1998, la giunta regionale guidata dal presidente, nonché commissario straordinario, Antonio Rastrelli, prepara quindi la gara d'appalto per l'affidamento dell'intera gestione del piano regionale sul ciclo dei rifuti ai privati. La gara si chiude nel 2000, quando alla guida della Regione c'è Antonio Bassolino, e vincitrice risulta la FIBE, che si aggiudica l'appalto per la costruzione di sette impianti di produzione e stoccaggio di ecoballe e di due inceneritori per le stesse, la gestione della raccolta differenziata e la creazione di diverse discariche in Campania. La FIBE (sigla ottenuta dai nomi delle imprese Fisia, Impregilo, Babcock Envinronment GmbH, Evo Oberrhausen), ha come capofila la Fisia, controllata del gruppo Impregilo. La società vince l'appalto semplicemente perché ha offerto una più rapida soluzione del problema dei rifiuti e la consegna degli impianti di almeno un inceneritore nello

  • Anonimo
    1 decennio fa

    la ragione principale è che nessuno vorrebbe una discarica dietro casa propria...

    ma a prescindere da questo, purtroppo il sistema di smaltimento dei rifiuti in alcune zone d'Italia è non solo inadatto ma antiquato... prova a cercare su internet come vengono smaltiti i rifiuti negli altri paesi europei... a partire dalla vera raccolta differenziata per arrivare ai sistemi di conversione... da non dimenticare nel tuo tema: invece di bere acqua di rubinetto, quasi tutte le famiglie italiane comprano acqua minerale: sai quante milioni di bottiglie di plastica vanno ad inquinare il nostro ambiente?... bisognerebbe cominciare dalle cose più semplici...

    OPPURE

    rifiuti ci sono sempre stati, il problema è che spesso sono stati mescolati con quelli tossici, questa mescolanza ha provocato inquinamenti nelle falde acquifere, nelle coltivazioni, negli allevamenti. Una vera politica di smaltimento non c'è mai stata, oppure era deficitaria. Il problema Napoli, con il tempo, se non si ricorre a rimedi validi, rischia di diffondersi in tutta Italia, per il momento abbiamo ottenuto il triste risultato di farci schifare dal mondo intero e perdere certi primati sulle esportazioni, e non solo di generi alimentari, è il made in Italy in generale che ci rimetterà.

    QST è IL MIGLIORE:

    NAPOLI - Il vulcano Munnezza è tornato a tremare. Non ha mai smesso, in verità, ma è come se negli ultimi sei mesi tg e giornali avessero staccato la spina al sismografo. I media pretendono sviluppi e qui è sempre la stessa solfa, da 14 anni ormai. L'emergenza più lunga nella storia dell'umanità, quella dei rifiuti campani. Come un'indolente lingua di fuoco la lava del pattume ha già travolto cinque commissari straordinari e bruciato oltre 2 miliardi di euro (tra le voci più fantasiose 10 milioni per un call center con 34 dipendenti che riceveva 4 telefonate al giorno). Ma, come un Efesto magnanimo, il dio del pericolo cronico ha anche creato 2316 posti di lavoro nella raccolta differenziata.

    Peccato che con quasi 4 volte gli addetti pro capite rispetto a Roma o Milano, a Napoli riescano a mettere nel sacco giusto per il riciclo solo il 10 per cento della spazzatura. Contro il 38 medio del Nord. E che la regione sia rimasta l'unica - assieme alla Sicilia - a non

    avere ancora un termovalorizzatore. "Trase munnezza e esci oro" sibilano i maliziosi. Perché così la Camorra

    può speculare sui terreni di stoccaggio, comprandoli a niente dai contadini e rivendendoli a prezzi decuplicati, e affittare prima i mezzi di rinforzo ai comuni quando annegano nella lordura e poi i camion che allungano il giro dal cassonetto alla discarica. Affare sporco, enorme affare.

    Con i cumuli di rifiuti, oscurati da quest'estate quando furoreggiavano sulle prime pagine, più maleodoranti

    che mai. Come dimostrano le 100 mila tonnellate per le strade della regione nella settimana prima di Natale. Per il combinato disposto di uno sciopero di tre giorni degli autotrasportatori, il breve blocco di un impianto di smaltimento, qualche grado in meno e goccia in più

    del solito. Perché i problemi vecchi sono quasi intonsi e quelli nuovi figliano come bufale del Casertano.

    L'iter dovrebbe essere più o meno questo. La differenziata va ai rispettivi riciclatori (alluminio, vetro, carta), il resto agli impianti Cdr (per combustibile da rifiuti). Questi, con filtri meccanici, separano la parte umida (cibo) da quella secca. E producono tre cose: il Fos, la "frazione organica stabilizzata" da usare come fertilizzante; il sovvallo, lo scarto degli scarti destinato alla discarica; le ecoballe, cubi incelofanati da oltre una tonnellata da mettere al

    rogo nei termovalorizzatori per ottenere energia.

    Però non c'è una sola tessera di questo puzzle che vada

    al posto suo. "In tre anni il Comune ha spiegato in quattro modi diversi ai cittadini napoletani come fare la

    differenziata. E nessuno ci ha capito più nulla" sbotta Michele Buonomo, presidente della Legambiente

    regionale. Racconta che sarebbe possibile, di un paesino di nome Atena Lucana con un record svedese

    del 96 per cento. Ma a Napoli città non ha mai funzionato. Perché la gente vede i sacchetti per terra e si deprime: "Chi me lo fa fare?". Credendo che siano problemi diversi.

    "E anche perché il contratto con cui la regione affidò la gestione alla Fibe, gruppo Impregilo, prevede che

    venga pagata per tonnellate trattate. Dovrebbe autoridursi la bolletta?" ironizza l'onorevole Paolo Russo, ex presidente della commissione parlamentare sui rifiuti. Già, la famigerata Impregilo. Il colosso che nel '94 ha vinto, in una gara che su tutto puntava meno che sull'eccellenza tecnologica, l'appalto per i rifiuti campani. E alla quale i magistrati hanno bloccato quest'estate beni per 750 milioni di euro, oltre all'interdizione per un anno dai rapporti con la pubblica amministrazione, per una strepitosa

    serie di inadempienze.

    "A Lo Uttaro, nel casertano" schiuma Nunzia Lombardi, una fisica trentenne che organizza per i giornalisti tournée tra la monnezza, "le pareti dell'impianto

    sono state costruite verticali anziché spioventi. È l'abc per non far filtrare il percolato". In effetti, come i pm campani hanno certificato, non c'è neppure un Cdr tra i sette edificati capace di sfornare un'ecoballa a norma. In quella poltiglia c'è troppa umidità. E ciò complicherebbe la combustione. Oltre che pneumatici, sacche di sangue, infinite schifezze che dovevano finire altrove. Ancora Russo: "Un fallimento dovuto a cattiva progettazione e al fatto che è arrivata roba totalmente indifferenziata e assai più del previsto".

    Risultato: 5 milioni di ecoballe accumulate nei vari centri di stoccaggio. "Piramidi azteche" le chiamano. Che ogni giorno diventano più alte di 2200 mattoni. Che farne? Il penultimo commissario, Guido Bertolaso,

    voleva ricostituirci le cave, una sorta di chirurgia estetica per montagne sventrate. "Ma perché fare un

    regalo a chi le aveva sfruttate, spesso nomi vicini alla criminalità?" si indigna l'ingegner Giambattista dè

    Medici. L'Assise di Palazzo Marigliano, il gruppo di cui fa parte, boccia il piano del prefetto Alessandro Pansa. "Se davvero costruiranno le 31 centrali a biomasse di cui si parla, capaci di bruciare sino a 4 milioni di tonnellate l'anno, la Campania diverrà l'inceneritrice d'Italia, magari anche dei rifiuti tossici del resto del Paese" denuncia Nicola Capone, trentatreenne coordinatore dell'Assise.

    La sua ricostruzione ha il pregio della coerenza e il rischio dell'ideologia. Bassolino avrebbe affidato i rifiuti alla Fibe che non solo si è rivelata inefficiente ma ha anche comprato le terre per le discariche dai prestanome della Camorra. E ora i suoi resti se li spartiranno i cementifici. Perché l'ultima della creatività monnezzara è di fare grandi punturoni di gesso e cemento alle ecoballe bagnate per farle asciugare. Se non fosse che così il peso aumenta del 50 per cento e la zavorra da smaltire cresce. "È incredibile" commenta il professor Umberto Arena, "nell'emergenza fioriscono le idee più strane. C'è anche chi ha proposto un marchingegno pomposamente chiamato dissociatore molecolare, vi rendete conto? Quando basterebbe copiare quel che fa il resto del mondo civile". Ovvero differenziata, inceneritori hi-tech, discariche.

    Insegna scienze ambientali, quest'ingegnere che rischia ogni giorno la sedizione familiare per la sua intransigente politica del bidone nella bella casa

    al Vomero. "I termovalorizzatori potrebbero bruciare anche i rifiuti "tal quali", figurarsi le ecoballe difettose.

    E il loro impatto ambientale è minimo. La Germania ne ha 66 e la quota di diossina è stata ridotta del 99%. Idem per Danimarca e Svezia". Ma le balle sono della Fibe che le ha date in pegno alle banche.

    Un caos totale. Lo sversatoio di Taverna del Re, dove ne viene parcheggiata la maggior parte, ha i giorni contati. "Lo dobbiamo alla popolazione" assicura Gianfrancesco Raiano, portavoce di Pansa. C'è puzza, il percolato infiltra il terreno. Ci sono già stati picchetti, gli abitanti non ne possono più. "Ma il commissario ha individuato i cinque siti alternativi puntando a caso sulla mappa" accusano gli ecologisti. Nell'avellinese, a

    Chianche, tra i vitigni del Greco di Tufo. Con l'imprenditore Mastroberardino già pronto a dare battaglia.

    Nel casertano, a Pignataro Maggiore, terra di succulente mozzarelle da esportazione. Al punto

    che il celebre caseificio Iemma ha scritto a Pansa: "Se ha deciso di premere il grilletto contro la nostra terra lo faccia, ma ci spieghi perché ha escluso 35 siti alternativi". La gara per chi dovrà succedere alla Fibe, completare il termovalorizzatore di Acerra e gestire i rifiuti per i prossimi 25 anni, è durata solo sedici giorni. In gioco 800 milioni di euro, forse l'appalto pubblico più grande d'Europa. Si è fatta avanti la francese Veolia e l'Asm di Brescia. Non è detto che finisca qui.

    I napoletani si sono preparati al Natale zigzagando tra 3.000 tonnellate di immondizia. A San Gregorio Armeno, via dei presepi, si scherza su decorazioni

    fatte di rifiuti. Va peggio a Ercolano, dove il sindaco Nino Daniele ha chiesto, per liberare il centro dai sacchi neri, l'intervento dell'esercito. Ieri lo preoccupava il Vesuvio, oggi teme eruzioni dal basso.

  • Anonimo
    1 decennio fa

    POVERINA LA MIA NAPOLI....=(.........................PURTROPPO NN POSSO DIRTI NIENTE PERCHè NN CI ABITO PIù LI.........

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