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Anonimo
Anonimo ha chiesto in Arte e culturaPoesia · 1 decennio fa

Confronto poesie?

chi mi fa un confronto tra la poesia di Quasimodo "Alle fronde dei salici" e le poesie di Ungaretti sulla guerra come "Soldati", "S.Martino del Carso", "Veglia" e altre??

1 risposta

Classificazione
  • Anonimo
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    ALLE FRONDE DEI SALICI:

    Anche in questa poesia, come nella maggior parte delle liriche della seconda produzione, possiamo trovare una certa musicalità, in particolare nell'ultimo verso.

    L'autore utilizza molte figure retoriche, in particolare metafore: "triste vento", "al lamento d'agnello dei fanciulli" e "piede straniero". Quest'ultima, che può essere pensata anche come metonimia, ha un preciso riferimento storico, l'attacco tedesco e la sua avanzata nell'Italia centro-settentrionale, l'8 Settembre 1943.

    Il piede rappresenta la dominazione straniera (tedesca) che schiaccia il cuore delle vittime innocenti.

    L'agnello, di cui si parla nella seconda metafora, ricorda l'agnello, vittima sacrificale, di cui si parla nella Bibbia. Con questa figura retorica l'autore ha voluto spiegare che il pianto dei bambini è innocente come la figura sacra dell'agnello.

    L'ultima metafora "triste vento" è simbolo del dolore e del male.

    Il poeta, inoltre, utilizza una sinestesia molto significativa: "urlo nero"; con questa l'autore esprime l'urlo disperato ed angoscioso della madre, nero perchè è già impregnato dell'oscurità della morte.

    In questa lirica Quasimodo utilizza uno stile epico-corale; epico perchè celebrativo, corale perchè riguarda più persone. Il poeta vuole essere la voce del popolo italiano che soffre e che non può più cantare, sotto la dominazione tedesca, invocando così nel lettore sentimenti di fratellanza e comunione.

    Questa poesia fa parte della seconda produzione, quando Quasimodo concepisce in modo più serio l'impegno civile. In quest'ultima produzione egli rivolge l'attenzione all'umanità colpita dalla guerra e dalla sofferenza.

    In questa poesia l'autore volutamente ricorda l'esilio in Babilonia del popolo ebraico, ripetendo quasi fedelmente nel primo e nell'ultimo verso della lirica due passaggi del salmo 136. In tale salmo il profeta ebraico afferma l'impossibilità di cantare a causa dell'esilio del suo popolo in Babilonia: per questo le cetre, usuale accompagnamento musicale, dovranno essere appese alle fronde dei salici.

    Allo stesso modo Quasimodo afferma l'impossibilità a "cantare" dei poeti italiani, a causa dell'invasione straniera.

    Particolarmente significativa è la parola "crocifisso": l'autore vuole rievocare nell'animo del lettore Cristo morto in croce per la salvezza degli uomini.

    SOLDATI:

    Questa poesia è stata scritta durante la guerra nel 1918. E' costruita su un paragone tra le foglie e i soldati, che sugli alberi, intesi come trincee, combattono.

    Come si sa l'Autunno è per le foglie il momento di cadere e come esse anche i poveri soldati lo fanno.

    Con questa poesia Ungaretti vuole mettere in evidenza le sue sensazioni che sicuramente condivide con i suoi compagni.

    Esse sono: angoscia, precarietà, che accompagna i soldati al fronte nemico.

    SAN MARTINO DEL CARSO:

    L’immagine di un paese distrutto dalla guerra, San Martino del Carso, è per il poeta l’equivalente delle distruzioni che sono celate nel suo cuore, causate dalla dolorosa perdita di tanti amici cari. Ancora una volta il poeta trova nelle immagini esterne una corrispondenza con quanto egli prova nei confronti dell’uomo, annullato dalla guerra. La lirica, di un’estrema essenzialità è tutta costruita su un gioco di rispondenze e di contrapposizioni sentimentali, ma anche verbali: di San Martino resta qualche brandello di muro, dei morti cari allo scrittore non resta nulla; San Martino è un paese straziato, più straziato è il cuore del poeta. Così, eliminando ogni descrizione e ogni effusione sentimentale, l’Ungaretti riesce a rendere con il minimo di parole la sua pena e quella di tutto un paese, e dà vita a una lirica tutta nuova.

    VEGLIA:

    Il poeta ha passato tutta la notte vicino ad un compagno morto, con la bocca aperta in un ghigno di sofferenza che guarda la luna, con il gonfiore che penetra nel suo silenzio e ha scritto lettere piene d'amore

    Non è mai stato tanto legato alla vita.

    I versi di questa poesia descrivono una notte passata dal poeta al fronte accanto al corpo di un compagno ucciso, con il viso sfigurato dal dolore, le mani irrigidite nella morte.

    La reazione del poeta è una ribellione disperata al destino di morte, un prorompente sentimento di attaccamento alla vita: non solo alla propria vita personale, ma a quella che è un bene comune, un diritto fondamentale di tutti gli uomini.

    "Con le labbra ritratte in modo da mostrare i denti in una sorta di smorfia feroce",

    "Il gonfiore e il colore violaceo delle mani, provocati dalla morte", sono immagini sconvolgenti, penetrate profondamente nell'animo del poeta.

    Fonte/i: ciaoooooooooo....JV!
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