Cosa ne pensate di questo capitolo ( 1 ) per un libro fantasy?

Feneòr si avvicinò al pozzo del Villaggio. Era un uomo alto, con occhi azzurri e capelli biondi. Portava una casacca bianca, con sopra cucito lo stemma della sua Tribù: i Ferenthor . Sulla guancia destra aveva incisa una cicatrice procuratosi durante una delle tante guerre che aveva combattuto. Da poco tempo Feneòr aveva avuto un bimbo, che aveva deciso di chiamare Invik. Ma non era l’unico figlio che aveva: l’altro si chiamava Rohen e aveva tre anni in più di suo fratello Invik.

Feneòr tirò su l’acqua dal pozzo, con grinta. Non vedeva l’ora di tornare a casa e rivedere i suoi figli e sua moglie Helen. Erano passati tre giorni da quando era partito per una lunga battuta di caccia. Prese il secchio pieno d’acqua e cavalcò il suo destriero di nome Fulmine. Controllò che le bisacce fossero ancora piene dei camosci e delle lepri procuratosi nella battuta di caccia e partì. Dopo mezzora raggiunse casa sua. Venne colpito subito da una stranezza: la casa era completamente priva di rumori, cosa strana dato che gli urli di Invik e Rohen erano molto frequenti durante le giornate. A quel punto scese da cavallo, cautamente. Accarezzò l’elsa della sua spada e infine la sfoderò. Si avvicinò alla casa e aprì la porta d’ingresso.

La stanza era sottosopra. Sul tavolo c’era una lettera.

<< Helen, Rohen, Invik? Dove siete?>> chiamò.

Poi si avvicinò al tavolo e aprì la busta della lettera.

Signor Feneòr Iadh,

I suoi figli e vostra moglie sono stati imprigionati al Castello di Zolwen.

Se vuole riaverli si rechi a questo castello con la Spada che possiede e in cambio le restituiremo i suoi famigliari. Se non arriverà entro una settimana, uccideremo tutti i suoi famigliari e verremo a cercarla.

Ruman, Re di Ronnor

Ci volle un po’ prima che Feneòr si riprendesse. Rilesse la lettera due, tre volte e poi capì che doveva decidere cosa fare. Di sicuro doveva partire, ma non poteva né andare da solo, né dare la Spada Leggendaria a Ruman, il Signore del Male.

Uscì di casa. Doveva cercare delle provviste e qualcuno disposto ad accompagnarlo. Ma man mano che si incamminò per il villaggio scoprì che chiunque fosse passato di lì aveva fatto una strage. Gli abitanti erano distesi, morti per le strade. Finalmente trovò la Taverna di Dòrwel e entrò. Il locale era disastroso. I tavoli erano capovolti, le sedie anche. C’erano tracce di combattimento da tutte le parti: macchie di sangue, spade , archi e, alla fine, trovò anche uno stendardo dell’Arador su cui alcuni avevano sputato sopra.

Si recò nella cantina della Taverna. Anche lì trovò cadaveri, ma fortunatamente gli Uzun non avevano saccheggiato del tutto le provviste. Mise un po’ di cibo in una bisaccia, e poi sentì un gemito di dolore. Si recò nel luogo da cui proveniva quell’ululato di dolore e scoprì che c’era un uomo ferito. Lo riconobbe subito: era Dòrwel.

<< Dòrwel, stai tranquillo! Che cosa è successo?>> domandò Feneòr.

<< Gli Uzun…e gli Orchi… ci hanno… attaccato. Erano… moltissimi…Non hanno lasciato… nessuno vivo… Vogliono… che tu…li consegni… Roxton… hanno detto che… devi consegnargliela… hanno detto che… all’alba del sole…. Un nuovo Impero… sorgerà… tra pochi anni… e che… al… tramonto… del Sole… Elfa… cadrà… tra 16 anni… La tua famiglia… è scomparsa… castello di Zolwen… Terre del Nord… Ruman…>>

<< Dòrwel!!! Non morire, amico mio.>> pregò Feneòr.

Ma era troppo tardi. Dòrwel era morto. Feneòr prese le provviste e se ne andò, maledicendosi per non potere seppellire Dòrwel.

Cavalcò Fulmine e presto seppe il suo obbiettivo: raggiungere Tirin Eldas e chiedere a suo padre di accompagnarlo in quella Missione.

Cavalcò per due giorni. Il tempo stringeva, anche se il Castello di Zolwen si trovava al Confine dell’Arador era tardi.

Dopo tre giorni vide le mura di Tirin Eldas: era arrivato alla sua prima tappa. Si avvicinò al cancello di Tirin Eldas, ma venne bloccatola due Guardie.

<< Non accettiamo i Raminghi sconosciuti in questa città. Quali affari ti portano qui?>> domandò uno..

<< Non sono un Ramingo, almeno non più. Non vi interessano i miei affari, anche se vedendo da quanto fate non siete a conoscenza della strage che è accaduta a Naval.>>

<< Di che cosa parli?>>

<< Una marea di Uzun e Archetti hanno attaccato Naval. Non restano che Case sottosopra e Cadaveri.>>

Le guardie si osservarono a vicenda, e lasciarono passare Feneòr.

Si diresse subito verso la Periferia della città, cercando con lo Sguardo la Casa in cui aveva abitato per tanti anni. E poi la vide. Una piccola casa in tinta azzurra, con le finestre rotonde e triangolari, con una recinzione, un bel giardino verde e un orto.

Cavalcò veloce verso la casa e scese dalla selle talmente rapido, da cadere per terra.

<< Ehi, che cosa fai, mio caro Feneòr?>> domandò una voce calma e rassicurante.

Feneòr si rialzò da terra velocemente e abbracciò il padre. Poi lo osservò, come se non credesse di averlo avanti. Aveva i capelli castani, gli occhi azzurri e anche lui alcune cicatrici attorno all’occhio destro. Il suo viso era solcato da alcune rughe, le sue mani ruvide strinsero il braccio di Feneòr.

<< Papà, aiutami. Ronnor ha attaccato Naval, è successa una strage. Ci sono solo più cadaveri. Helen e i miei figli sono stati rapiti! Vogliono Roxton, la Spada Leggendaria. Devo andare al Castello di Zolwen. Non posso andare da solo.>> spiegò Feneòr. Alcune lacrime attraversarono il suo viso.

Era ferito anche fisicamente. Si era tagliato durante la visita alla Taverna. Ma non poteva badare a quelle cose.

<< Entra in casa. Partiremo tra poco, all’alba di domani. Vuoi una tazza di latte caldo?>>

Feneòr annuì. Entrarono in casa. C’era un lungo corridoio con due porte per lato e una al fondo. I due entrarono attraverso quella a destra e ( la prima ) e si trovarono nella cucina. Al centro della Stanze c’era un tavolo in legno di Quercia circondato da alcune sedie. Al fondo era costruito un camino, affiancato da un mobile. Seduta su una sedia c’era una signora, anziana ma pur sempre bella.

<< Buonasera, madre.>> la salutò Feneòr.

La signora era alta, con capelli biondi e occhi castani. Era vestita con dei pantaloni e una camicia rosa. Ricambiò il saluto e offrì una ciotola di latte a suo figlio Feneòr.

Subito dopo Randal domandò a suo figlio cos’era successo fino a quel momento.

Ci volle mezzora perché Feneòr finisse la sua spiegazione.

A quel punto Randal si alzò e incominciò a girovagare per la stanza, cercando di farsi venire in mente qualcosa.

Ci fu un lungo momento di silenzio, che venne spezzato da lui stesso.

<< Partiremo domani all’alba, raggiungeremo il Castello, ma non gli consegneremo Roxton. Forgeremo una spada falsa. Seguimi.>>.

Uscirono e si diressero verso il centro del villaggio. Si trovarono nella piazzetta, circondata da alcune case di signori borghesi e Nobili.

Randal bussò alla porta di una delle più belle di queste dimore. Dopo poco apparve una giovane cameriera.

<< Chi siete?>> domandò.

<< Sono Randal Iadh. Vorrei vedere Jarred! >> rispose.

<< Glielo chiamo subito. Attendete nel corridoio.>>

I due entrarono nella casa. C’era un lunghissimo corridoio, che portava a dieci diverse stanze. La cameriera scomparve dietro una porta, e ritornò dopo poco accompagnata da un vecchio uomo. Aveva degli occhi verdi e una lunga barba e dei capelli bianchi. Vestiva una tunica blu. Alla vista sul suo viso apparve un ghigno amichevole.

<< Benvenuto nella mia villa, Randal Iadh. Quali affari ti portano qui?>> domandò con una voce limpida Jarred.

<< Ho brutte notizie. Ti presento mio figlio Feneòr. È arrivato poco fa da Naval. C’è stata una strage: uomini morti e case distrutte. Quando è ritornato da caccia non ha trovato la sua famiglia. La useranno come ostaggio e indovina che cosa vogliono in cambio? Conosci meglio di me quell’oggetto>>

<< Seguitemi.>> rispose Jarred. Entrarono attraverso diverse porte e, alla fine, percorsero un passaggio che li condusse in uno studio disordinato, con alcune pergamene e molti libri sparsi a terra. Al centro della stanza c’era una scrivania. Le pareti erano circondate da scaffali riempiti di libri impolverati. Infine una porta dirigeva verso il giardino interno della casa di Jarred.

<< Sedetevi.>> ordinò Jarred.

I due eseguirono.

<< Hai detto che vogliono Roxton? Non possiamo cedergliela. Sai quanto me che cosa succederebbe se Ruman entrasse in possesso di quella spada!>> spiegò Jarred.

<< È per questo che sono venuto da te. Devi forgiare una spada falsa!!! Tu sei il migliore fabbro della Terra Antica, non considerando Elfi e Nani.>> disse Randal.

Jarred rise.

<< Ruman non è così ignorante da farsi fregare con una coppia della più potente e pericolosa Spada di Questo Mondo! Dobbiamo scegliere un’altra strategia…. Che ne dite di un imboscata al castello di Zolwen. Creeremo una compagnia, un piccolo esercito che marcerà verso il Castello di Zolwen per… i Ferenthor. Tu, Feneòr, ne sarai il Comandante. Raduneremo i più forti combattenti di questa città. Anche…>> osservò Randal con uno sguardo penetrante.

<< Rinother, figlio di Wimnar, valoroso Guerriero Ferenthor. È indubbiamente il più forte degli Eroi della Terra Antica, forse solo Ruman e i Maghi sono più forti di lui. >> disse Jarred.

<< Molto bene. Conosco Rinother. Io e Feneòr andremo a cercarlo. Tu nel mentre raduna altri Cavalieri. Ci incontreremo questa sera, per decidere un po’ di cose.>> decise Randal.

I tre si salutarono e Randal e Feneòr uscirono dalla villa.

<< Rinother potrebbe trovarsi alla Locanda di Giliùs. È un Cavaliere valoroso e Potente, molto Onesto: fidati di lui, anche se molti credono che sia un Ramingo senza valore.>> spiegò Randal.

I due si diressero verso una piccola abitazione con l’insegna Topo d’Oro e entrarono. All’interno c’era una folla numerosa che faceva un fracasso incredibile. Dopo pochi istanti Feneòr individuò subito Rinother. Era un uomo alto e magro, con occhi penetranti e azzurri. I suoi capelli erano biondi e lunghi fino al collo. Era vestito con una tunica blu e con un mantello verde.. Stava parlando con un uomo anche lui alto e magro, con il viso coperto da un cappuccio nero. I due fumavano delle pipe.

<< Mi sembra un ragazzo losco! Sei sicuro che dovremmo rivolgerci a lui?>> domandò Feneòr.

<< Stai tranquillo!>> lo rassicurò Randal.

Si avvicinarono a Rinother e attirarono subito la sua attenzione.

<< Ciao, Randal!>> lo salutò.

I due ricambiarono il saluto.

<< Stavo parlando con questo tizio, che ha intenzione di saccheggiare la città. Mi sta minacciando. Togliti il cappuccio!>> ordinò rivolto all’Uomo misterioso.

Lui eseguì. Il pubblico presente rumoreggiò alla vista dell’Uzun.

Rinother si alzò subito dalla sedia e sguainò la spada, infilandola nella pancia del Nemico.

<< Questo è quello che si meritano coloro come te!>> disse Randal.

Ci fu un grande applauso, rivolto all’Uomo, che si sedette nuovamente.

<< Cerchi aiuto da me? >> domandò Rinother.

<< Sì, come fai a saperlo? >>.

<< Mi sono giunte le notizie della strage di Naval e dell’Unico Sopravvissuto! Tuo figlio, giusto!?>>

<< Sì. Hanno preso in ostaggio la sua famiglia e in cambio vogliono Roxton.>> spiegò a bassa voce Randal.

<< Vi aiuterò. Dove si trova la sua famiglia?>> domandò Rinother.

<< Nel Castello di Zolwen.>> rispose Feneòr.

I tre uscirono dal locale.

<< Questa sera terremo un Consiglio a casa di Jarred il Fabbro. Ci sarai?>> domandò Randal.

<< Sì. Arrivederci.>> disse Rinother.

Feneòr osservò l’Uomo andare via, proseguendo per la via Maestra.

<< Torniamo a casa mia. Inizieremo a preparare le provviste.>> disse Randal.

I due passarono le ore prima della Sera a riempire le bisacce di carne, pane e verdure.

Quando ebbero finito andarono a casa di Jarred.

Furono accolti da lui Stesso.

<< Venite. Terremo un banchetto nella mia Taverna. Saranno presenti tutti coloro che verranno in missione con noi. Rinother è già arrivato..>> spiegò Jarred.

Attraversarono il corridoio famigliare e si diressero in una stanza, dove c’era una botola che, come videro, conduceva alla Taverna.

Al centro di questa c’era un lungo tavolo, attorno cui sedevano una ventina di persone, che chiacchieravano e si sbellicavano dalle risate. Jarred, Randal e Feneòr si sedettero vicini a Rinother, che era stato isolato dalla Gente.

Dopo pochi minuti alcune cameriere servirono il cibo: funghi, uova, bistecche di vitello, patate, pomodori, peperoni, ziodelve , “cannoli” alle verdure grigliate, vino, Alcohol Speziato , dolci e torte.

Quando tutti si furono saziati a volontà, Jarred si alzò in piedi e il silenzio calò sulla stanza come un lenzuolo.

<< Siamo qui riuniti per aiutare Feneòr Iadh. Come sapete Naval è stata invasa da Ronnor. Lui è l’Unico Sopravvissuto, e la sua famiglia e stata presa in ostaggio e si trova al Castello di Zolwen. Lasceranno andare la Famiglia di Feneòr, solo se lui li darà in cambio Roxton, la Spada Leggendaria. Non so se tutti voi siate a conoscenza del Potere di Questa Spada, ma nelle mani di Ruman, il Signore del Male, lo renderebbe imbattibile. Dobbiamo attaccare il Castello di Zolwen. Partiremo domani mattina, all’alba.>>

Passarono il resto della serata a organizzare alcune cosa per la giornata seguente. A ognuno venne dato il compito di procurarsi delle provviste. Quando ormai fuori era buio pesto Randal e Feneòr tornarono a casa. Prepararono le bisacce, come già prima avevano fatto. Le “aggiornarono” solo.

Infine andarono a dormire.

Feneòr sognò la sua Famiglia. Vide crescere i suoi figli in sogno. Invik era praticamente uguale a lui: biondo, con gli occhi azzurri, vestiva una tunica blu. Rohen era anche lui alto, con gli occhi neri e i capelli unti, anch’essi scuri. Ma lui indossava un mantello, e su di questo era cucito lo Stemma dr: un Teschio che ingoiava un Leone.

Si risvegliò all’alba, completamente sudato. Mangiò insieme a Randal, una tazza di latte e poi si apprestò a salutare sua madre.

Indossò la sua corazza e l’elmetto di battaglia. Infilò nel cinturone la Spada Leggendaria: aveva

l’elsa in oro, con in punta un Rubino. Su di essa erano incise alcune Rune Elfiche:

Alaisha Z’a K’Hen

Queste parole in Lingua Elfica significano: Un giorno trionferò anch’io!

La Spada era stata forgiata dagli Elfi e dai Nani. La sua storia era lunga ed infinita, ma colui che l’aveva personalmente forgiata ( l’Elfo Ziolfwer ) aveva deciso di chiamarla Roxton.

10 risposte

Classificazione
  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    La storie è accattivante, potrebbe piacere al pubblico ,ma Il linguaggio usato andrebbe rivisto in alcuni punti a volte è troppo diretto a volte ripetitivo,

    Per scrivere un romanzo è essenziale introdurre fin dall'inizio il lettore nell'ambientazione nel mondo che intendi creare,

    si parte dal logos e si continua con la vita sociale e religiosa del mondo, aspetta vediamo mm. che so:

    La sera volgeva al termine nella valle di Ferentor, Il sole insolitamente caldo per quel periodo dell'anno non aveva lasciato tregua per tutto il giorno rendendo l' aria irrespirabile, solo ora al calar della sera Feneor riprese il suo cammino, tornava da una battuta di caccia che lo aveva tenuto lontano da casa tre giorni, giorni in cui tra stenti e difficoltà

    aveva continuamente pensato alla sua famiglia, la moglie....... aveva dato alla luce il suo secondogenito........;ma ormai mancavano ormai poche leghe per arrivare a casa.

    Fece una sosta al pozzo del villaggio, per prendere dell'acqua, spesso il vecchio pozzo gli portava alla mente i ricordi della sua infanzia (qui introduci qualcosa sulla vita del paese in modo carino on un aneddoto del personaggio)

    Scusami mi sto dilungando troppo in ogni caso non arrenderti e non limitarti ai commenti di chi ti dice bello bravo, ne di chi ti dice che scrivere non sarà il tuo mestiere,

    accogli queste mie critiche, e altre che ne riceverai sono queste che ti faranno crescere nella scrittura.

    Ciao in bocca al lupo

  • Anonimo
    1 decennio fa

    moolto bello!!! considerando che mi piace il genere e leggo molto questo tipo di libri ti devo dire che hai una certa stoffa, l'ho letto tutto e mi ha appassionato molto. devo dire che ti spinge ad andare avanti nella lettura... molto bravo complimenti

  • 1 decennio fa

    L'ho letta un pò di fretta, ma è bella e piena di particolari anche se, devo ammetterlo, mi ha ricordato parecchio "il signore degli anelli" sia come nomi (dei personaggi e dei luoghi) sia come stile di narrazione...

    Comunque bello come primo capitolo.

    :O)

    Bibi

    P.S. io aspetto il secondo capitolo...

    Beh se a 14 anni scrivi così... posso solo farti i miei complimenti!

  • Anonimo
    1 decennio fa

    fantastico, stupendo!!!

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  • 1 decennio fa

    complimenti continua cosi

  • Anonimo
    1 decennio fa

    mi disp troppo lungo... !!

  • 4 anni fa

    Non mi ha cambiato l. a. vita, ma mi ha fatto molto riflettere "Uno, nessuno e centomila" di Luigi Pirandello.....Credo che questo autore sia veramente un genio...Attraverso una storia abbastanza semplice, pone delle riflessioni profonde e ti spinge advert analizzare te stesso e il modo in cui guardi il mondo....Te lo consiglio vivamente, ti lascio un piccolo assaggio: TRAMA: Il protagonista di questa vicenda, Vitangelo Moscarda, è una character ordinaria, che ha ereditato da giovane l. a. banca del padre e vive di rendita. Un giorno, tuttavia, in seguito all'osservazione da parte della moglie che il suo naso è leggermente storto, inizia advert avere una crisi di identità, a rendersi conto che le persone intorno a lui hanno un'immagine della sua character completamente diversa dalla sua. Da quel momento l'obiettivo di Vitangelo sarà quello di scoprire chi è veramente lui. come to a decision quindi di cambiare vita (rinunciando advert essere un usuraio) anche a costo della propria rovina economica e contro il volere della moglie che nel frattempo è andata by using di casa. In questo suo gesto c'è il desiderio di un'opera di carità ma anche quello di non essere considerato più dalla moglie come una marionetta. Anche Anna Rosa, un'amica di sua moglie che lui conosce p.c.., gli racconta di aver fatto di tutto in line with some distance intendere a sua moglie che Vitangelo non era lo sciocco che lei immaginava e che non c'era in lui il male. Il protagonista arriverà alla follia in un ospizio, dove però si sentirà libero da ogni regola, in quanto le sue sensazioni lo porteranno a vedere il mondo con altri occhi. Vitangelo Moscarda end che, in line with uscire dalla prigione in cui l. a. vita rinchiude, non basta cambiare nome: proprio perché l. a. vita è una continua evoluzione, il nome rappresenta l. a. morte. Dunque, l'unico modo in line with vivere in ogni istante è vivere attimo in line with attimo l. a. vita, rinascendo continuamente in modo diverso.

  • Anonimo
    1 decennio fa

    Una BOMBA 6 bravissimo.grande.ciao

  • MOOOLTO carino!!, veramente bello!!, forse solo un pò lunghetto!!

  • e ki si mette a legere tt qst cose???

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