da cosa dipende la progressione della sclerosi multipla degenerativa a placche?

esiste una tempistica ?

dopo quanti anni o quante ricadute si perde la motilita'?

come posso fare per saperne di più?

5 risposte

Classificazione
  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    La sclerosi multipla, chiamata anche sclerosi a placche, è una malattia infiammatoria cronica demielinizzante che colpisce il sistema nervoso centrale (cervello e midollo spinale).

    La grande variabilità dei sintomi che la caratterizzano è conseguenza di un processo di degenerazione della mielina, da qui il termine demielinizzante. La mielina costituisce il materiale che riveste i la nostri nervi, permettendo trasmissione rapida ed integra degli impulsi nervosi. Se in uno stato di normalità le informazioni nei nervi sono trasmesse a 100m/s, in un individuo affetto dalla sclerosi multipla la velocità scende gradualmente a 5m/s.

    Nel corso della malattia la distruzione delle guaine mieliniche causa il blocco o rallentamento degli impulsi che vanno dal sistema nervoso centrale verso le diverse parti del corpo e viceversa. Le aree in cui la mielina è stata danneggiata vengono anche dette placche. Da ciò deriva l'appellativo sclerosi a placche.

    La sclerosi multipla può colpire qualsiasi area del sistema nervoso centrale, essendo così caratterizzata da un punto di vista clinico da una grande varietà di segni e sintomi. Tutti i sintomi, qui di seguito riportati, non si manifestano mai contemporaneamente e la loro comparsa è graduale in quanto a gravità. Essi vengono riassunti in settori, quali:

    la visione: offuscamento, visione doppia (diplopia), oftalmoplegia internucleare, neurite ottica (disturbi della visione e dolore in sede oculare), tremore oculare (nistagmo), solo raramente perdita completa della vista;

    la coordinazione: perdita parziale o completa dell'equilibrio, tremori (fino a forme gravi simili a vere e proprie crisi epilettiche), vertigini a volte accompagnate da nausea e vomito, incapacità di coordinare i movimenti (atassia);

    la forza: debolezza soprattutto alle gambe e calo del tono muscolare, che può causare spasticità, rigidità e paralisi;

    la sensibilità: perdita della sensibilità al tatto, sensazione di bruciore in un'area del corpo(parestesia dolorosa), dolori muscolari, senso di intorpidimento e maggiore sensibilità al caldo o dolore al freddo (ad un arto, ad entrambi gli arti di un lato, al tronco, alla faccia...), paresi (soprattutto facciale);

    la parola: difficoltà a parlare fino a perdita della parola, difetti nella pronuncia e cambiamenti nella cadenza vocale;

    il controllo della vescica: disfunzioni vescicali come minzione frequente e/o impellente fino a incontinenza, sensazione di incompleto svuotamento della vescica;

    l'intestino: costipazione e, più raramente, perdita di controllo dello sfintere;

    la sessualità: perdita di sensibilità, impotenza;

    le funzioni cognitive ed emotive: disturbi del carattere, della personalità, dell'umore intesi non come reazione psicologica alla malattia, ma come espressione di alterazioni a carico delle vie nervose cerebrali. Sono alterati anche l'attenzione, la concentrazione, la memoria di fissazione.

    Caratteristica di questa malattia è, inoltre, la fatica, considerata uno stato clinico non riferito a sforzi muscolari. Il segno di Lhermitte è un altro segno che frequentemente si presenta nella sclerosi multipla ed è costituito da una sensazione di scossa elettrica che percorre la colonna vertebrale e gli arti inferiori in seguito a flessione del collo.

    Benigna

    La sclerosi multipla in forma benigna è caratterizzata da una o due o più recidive con remissione completa. La sua diagnosi può avvenire solo dopo 10-15 anni dall'esordio dei primi sintomi. Questa forma ha per lo più un esordio di tipo sensorio, non è invalidante oppure in maniera lieve, anche se in alcuni casi può evolvere in una forma progressiva. Questa forma interessa circa il 10% dei malati

    Recidivante-Remittente [modifica]

    In circa il 40% dei pazienti con sclerosi multipla, i segni e i sintomi tendono a comparire e a scomparire (recidive e remissive) soprattutto in una fase iniziale della malattia. La fase remissiva corrisponde ad uno stato di quiescenza della malattia, in cui il paziente non avverte alcun sintomo. Con il termine recidiva si intende una situazione di fase attiva della sclerosi multipla che si manifesta con la comparsa di nuovi sintomi o con l'aggravarsi di sintomi preesistenti. L'intervallo di tempo che intercorre tra due ricadute è variabile, ma soprattutto imprevedibile, perché può andare da alcune settimane ad alcuni anni. Inoltre è tutt'oggi impossibile prevedere una ricaduta e conoscerne le sue cause. Un particolare stato di stress del paziente o un episodio influenzale sono stati riconosciuti fattori in grado di scatenare le recidive. Queste sono comunque informazioni ancora insufficienti. Anche in ciò sta l'alta imprevedibilità di questa malattia. È pur vero, però, che alcuni soggetti riescono a "prevedere" un'eventuale ricaduta in seguito a stress elevato, anche se questo non può e non viene preso in considerazione.

    Forma transizionale

    È caratterizzata da una serie di attacchi a frequenza maggiore e ad intervalli più brevi l'uno dall'altro, rispetto alla forma recidivante-remittente. Questo stadio rappresenta un peggioramento costante delle condizioni del paziente che è ad alto rischio di sviluppo della sclerosi secondaria progressiva.

    Secondaria progressiva

    L'andamento caratterizzato dalla comparsa e scomparsa dei sintomi (recidive-remissive), col passare del tempo, può trasformarsi in un decorso cosiddetto "secondariamente progressivo". Esso si manifesta come la forma recidivante-remittente, ma con recuperi incompleti e progressione dei deficit anche nei periodi che intercorrono tra una ricaduta e l'altra. Riguarda circa il 40% delle persone affette da sclerosi multipla.

    Primaria progressiva

    Un andamento primariamente progressivo è caratterizzato dal fatto che i segni e i sintomi si accumulano nel tempo in modo graduale e senza remissioni, causando rarissimamente invalidità permanente. Questa forma colpisce circa il 10% dei malati.

    Decorso e prognosi

    Caratteristica della sclerosi multipla recidivante-remittente consiste nell'intermittenza delle manifestazioni cliniche con un tipo di progressione della malattia caratterizzato da una serie di attacchi, ognuno dei quali lascia un certo grado di invalidità. Il tasso di recidiva è di 0.3-0.4 accessi all'anno, ma l'intervallo di tempo che intercorre tra il sintomo d'esordio e la prima recidiva è ampiamente variabile.

    Dopo un certo numero di anni, il paziente mostra una maggiore tendenza a entrare in una fase di deterioramento lento, costante o fluttuante, delle funzioni neurologiche, attribuibile all'effetto cumulativo dell'aumento numerico delle lesioni.

    La durata della malattia è estremamente variabile. Pochissimi pazienti muoiono entro alcuni mesi o anni dall'esordio, mentre la sopravvivenza media è superiore ai 30 anni. Una statistica retrospettiva ha evidenziato che il 74% dei pazienti ha vissuto oltre i 25 anni dall'esordio della malattia contro il 26% della popolazione normale. Al termine dei 25 anni un terzo dei pazienti lavorava ancora e due terzi conservava comunque la capacità di camminare. I casi di mortalità di persone con sclerosi multipla sono legate per il 50% a disabilità di grado elevato o problematiche infettive, mentre nell'altra metà dei casi dipendono dalle stesse cause che la provocano in tutte le persone.

    Terapia

    Non esiste ancora una terapia specifica. I trattamenti sono mirati agli episodi acuti, alla prevenzione delle ricadute e al miglioramento generale del quadro sintomatologico.

    Negli episodi acuti si usano i corticosteroidi (preferibilmente ad alto dosaggio e per brevi periodi) che esercitano un potente effetto antiflogistico (riducono l'infiammazione) abbreviando la durata e accelerando la remissione dei sintomi.

    Per prevenire le ricadute sono utilizzati farmaci immunomodulatori, quali i beta-interferoni o il copolimero, con lo scopo di ridurre l'intensità con la quale il sistema immunitario attacca il sistema nervoso, e farmaci immunosoppressori come l'azatioprina, il metotrexate, la ciclofosfamide e il mitoxantrone, che bloccano la replicazione cellulare della sclerosi ed in particolar modo la primaria progressiva grazie alle recenti scoperte vengono sempre più usati rispetto al classico mitoxantrone, rallentando anche la reazione immunologica (per cercare di frenare l'attività del sistema immunitario e per cercare di prevenire gli attacchi attraverso una soppressione globale delle cellule del sistema immunitario stesso, soprattutto nelle forme cronico-progressive). Essendo sostanze tossiche usate anche nella chemioterapia dei tumori, sono riservate a casi di sclerosi multipla con progressione rapida e disabilitante e la loro somministrazione è riservata a centri clinici specializzati. Tra le recenti scoperte risultati interessanti si sono ottenuti con il Tysabri (natalizumab) approvato dalla commissione europea nel 2006.

    Le persone colpite da sclerosi multipla necessitano, inoltre, di una terapia rivolta alle eventuali malattie collaterali, alle infezioni delle vie urinarie e alle piaghe da decubito. Molto utili contro la spasticità degli arti si sono dimostrati i farmaci miorilassanti e la fisiochinesiterapia.

    Nell'ambito delle terapie sintomatiche, è possibile usare, a seconda del tipo di disturbi e della loro entità, farmaci per la spasticità, la fatica, le disfunzioni vescicali, i disturbi delle sensibilità, ecc.

    È indispensabile che i malati di sclerosi multipla, nonostante la disabilità, conducano una vita il più normale possibile. Uno strumento importante per sfruttare al meglio le residue risorse individuali è la riabilitazione con la quale studi clinici controllati hanno dimostrato la possibilità di migliorare la disabilità, mentre la psicoterapia singola o di gruppo può aiu

  • Anonimo
    1 decennio fa

    Non si sa, in alcuni soggetti evolve rapidamente, in altri è invece lenta. Il modo migliore per saperne di più è sempre quello di chiedere ad un neurologo.

  • 4 anni fa

    Per i disturbi d’ansia esistono terapie efficaci come questa http://sconfiggiansia.givitry.info/?c0x7 e la ricerca ne sta mettendo a punto di nuove, in grado di aiutare la maggior parte dei pazienti a vivere una vita produttiva e soddisfacente.

  • Anonimo
    1 decennio fa

    Ciao, ogni malattia evolve diversamente in ogni persona.

    Dipende dal tipo di diagnosi, da quando è stata diagnosticata, dalla risposta alle terapie e così via...

    Conosco persone che ci convivino da una vita, altre in cui si è rivelata progressiva e latre ancora.....

    Credo che non sia questa la domanda da porsi, ma piuttosto: "ce la sto mettendo tutta perchè il mio corpo reagisca anche alle cure?"

    Lo so non è facile "staccarsi "dalla malattia ma credimi pensare a come potrebbe essere non aiuta. Ho avuto un caso di una coppia che chiedeva i danni al medico che non aveva diagnosticato in tempo l'insorgere della malattia e, inconsapevoli hanno avuto un bambino e comprato casa con relativo mutuo, ora lei non può più lavorare e faticano a pagare le rate....però lei mi ha detto:"questo bambino è la cosa più bella che io abbia mai potuto pensare e sono certa che mi aiuterà a guarire"

    Ecco, io credo che la maltia vada affrontata così, come un guerriero che non indietreggia ma procede alla lotta.

    Se non lo sai, pui aiutarti molto con l'immunoterapia, da praticarsi insieme alle tue cure, se vuoi ne parliamo, ciao!

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  • 1 decennio fa

    purtroppo e' un processo assolutamente casuale, imprevedibile e individualizzato... parlane con il tuo neurologo ti spieghera' tutto quello ke si sa sopra questa malattia. Pero' di sicuro non potra' rispondere alle prime 3 domande, perche' tuttora non si sa... Cmq e' una malattia ben controllabile con le terapie adeguate. ciao

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