Cry ha chiesto in Arte e culturaLibri ed autori · 1 decennio fa

L' armata a cavallo di Babel'?

Ciao a tutti, potreste dirmi quali brani tratti dal racconto "L' armata a cavallo" di Babel' sono più significativi? Devo sceglierne alcuni ma non ho letto il racconto...aiutatemi, vi prego!

1 risposta

Classificazione
  • Anonimo
    1 decennio fa
    Migliore risposta

    Ritmo furibondo, lettura modernissima a racconti brevi, fotogrammi

    fulminanti, sintetici al limite della formula enigmatica, racconti che non

    lasciano il tempo di pensare eppure riescono a ritrarre in profondità con

    geniale, dolorosa consapevolezza della improba svolazzante sorte

    dell'aneddoto a se stante sullo spietato sfondo storico dell'epoca. Lettura

    per raffinati, in questo ng è stato già recensito in maniera infausta da

    Bartolomeo di Monaco, che lo lesse nell'edizione feltrinelli del 65. Ho la

    stessa edizione, e credo che si tratti di un lavoro nel complesso fatto

    male e curato peggio, ma si scorge nonostante tutto la vena dell'autore,

    più unico che raro testimonio d'una gran fuga di eventi. L'autore ha

    veramente girato al seguito dell'armata dei cosacchi che si spinse fino

    alle porte di Varsavia nel 1920 per espostare la rivoluzione russa

    all'occidente; nella sua scrittura si riflettono tale fulgore e tale

    orginale quantità di dettagli, quali solo un testimone oculare può aver

    raccolto e quali solo una grande penna riesce a cogliere e rievocare. Si

    legge per interesse storico, per godimento estetico, per riflettere sul

    valore filosofico dell'aneddoto... Leggete questo libro perché è un gran

    libro, stilisticamente sorprendente, tanti dialoghi sembrano sfasati e

    incongruenti, tanti dettagli paiono fuori luogo, ma costituiscono la

    originalissima cifra di un lavoro di riapproprazione lirica della materia,

    in pieno stalinismo poi la pagherà Babel, la poesia, quando gli daranno

    dell'inutile; e libro anche scritto col proprio sangue che Babel non

    mancherà certo di versare nè ora nè più tardi. Nel 1941 Berja sottopose una

    lista di condannati a morte all'approvazione di Stalin, che forse nemmeno

    notò il numero 12, proprio lui, lo sfortunato scrittore. Chissà come

    avrebbe potuto raccontare bene gli ormai vicini eventi di Stalingrado, uno

    cosi'.

    Un'Internazionale di brava gente"

    Uno degli straordinari personaggi che costellano il capolavoro di Isaac Babel' L'Armata a Cavallo, si interroga sulla natura della rivoluzione bolscevica che promette di liberare per sempre gli uomini dalla schiavitù e chiede ai portatori del turbine dell'utopia dove sia la "dolce rivoluzione"; il robivecchi ebreo Ghedali gli risponde malinconicamente citando Trotsckji "Ci vuole un'Internazionale, ma ci vorrebbe un'Internazionale di brava gente". Forse il naufragio del titanico sogno rivoluzionario si può capire in queste parole. Babel' racconta mirabilmente le piccole vicende insieme tragiche e liriche di quella guerra che divise gli uomini fra loro, padri da figli, fratelli da fratelli, mariti da mogli. Lui, occhialuto intellettuale ebreo, visse la rivoluzione in modo dolorosamente paradossale arruolandosi come giornalista al seguito della Konnaja Armjia, l'armata a cavallo dei Cosacchi. Quei Cosacchi che per secoli si erano tradizionalmente nutriti di un antisemitismo viscerale ripetutamente sfociato in azioni violente, basti ricordare i trecentomila ebrei trucidati nel 1600 dal cosacco Khielmnitskji. Ed è da quell'osservatorio che Babel' ci dona l'affresco da cui l'ungherese Miklós Jancsó nel 1967 trasse un film potente e grandioso che lo impose definitivamente all'attenzione internazionale. Io mi identifico in uno dei personaggi raccontati da Babel', il soldato "rosso" Bratslavskji, "principe" ebreo discendente di grandi Rabbini; per essere precisi mi sento un suo discendente inadeguato in veste di clown. Babel' lo raccolse agonizzante e frugando nella sua bisaccia trovò le pagine dell'"Agitatore bolscevico" e i fogli della "Pravda" mescolati agli scritti del filosofo ebreo Maimonide. In quel "blasfemo armadietto di santità" le pallottole del rivoluzionario si mescolavano con le corregge di cuoio dei filatteri di preghiera dell'ebreo ortodosso. A questo mio avo, che credeva che la rivoluzione bolscevica incarnasse il messianesimo universale di uguaglianza e giustizia sociale annunciato dai profeti di Israele, da anni sognavo di dedicare un affresco teatrale che tentasse di risuonare con il linguaggio del suo testimone letterario. Le guerre e le rivoluzioni non sono coerenti né logiche, in esse il sangue si mescola ai canti, il racconto si frammenta nel crepitio delle mitraglie e nelle deflagrazioni delle bombe e il silenzio del riposo annuncia l'estrema precarietà della vita. Per queste ragioni lo spettacolo si dipanerà come una partitura di immagini, suoni, musiche, canti e parole con cui combatteranno i due grandi cori dei bolscevichi e degli zaristi. In mezzo ai due "eserciti" un drappello di musicisti cavalleggeri rossi suonerà l'epopea dei rivoluzionari mentre gli attori racconteranno e urleranno lo sgomento dei piccoli uomini sconfitti. La Rivoluzione danzerà il suo sogno-incubo di gloria e di sangue prima di morire abbandonando il fragile essere umano alla dea Kalì del potere e del denaro che lo soggioga con il suo incantesimo bugiardo senza speranza.

    Moni Ovadia

    L'armata a cavallo del 1923-1926, una rappesentazione della storia e dell'anima del popolo russo tragica, barbarica e lirica. Nella guerra contro i polacchi, testimoniata da Babel quale corrispondente dal fronte, appaiono gli orrori della guerra, in particolare la ferocia e la barbarie dei cosacchi, frammiste a sentimenti lirici. In un tugurio di contadini giace a terra contro la parete un vecchio ebreo sgozzato e col viso spaccato in due, egli aveva implorato invano che venisse ucciso fuori dietro la casa, non alla presenza della figlia: "si preoccupava di me. E allora io voglio sapere, adesso, - disse d'improvviso la donna con una forza terribile, - io voglio sapere dove troverete, in tutta la terra, un padre come il mio..." (L'armata, 33). In un altro racconto un figlio scrive alla madre in maniera rozza come il padre ("mio padre era una bestia libidinosa") avesse ucciso uno dei suoi figli orrendamente a colpi di sciabola, e come poi un altro figlio avesse catturato e smascherato "il babbo", lo avesse "frustato" e poi ucciso. (36)

    grazia_944

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