Valex ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 1 decennio fa

Riassunto dell'orlando pazzo per amore?

Chi mi fà o trova il riassunto dell'orlando pazzo per amore gli d'ho10 puntoni!!!!!!!!!!!!

1 risposta

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  • Anonimo
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    Adesso i tarocchi disposti sul tavolo formavano un quadrato tutto chiuso intorno, con una finestra ancora vuota al centro. Su di essa si chinò un commensale che era stato finora come assorto, lo sguardo vagante. Era costui un gigantesco guerriero; sollevava le braccia come fossero di piombo, e voltava lento il capo come se il peso dei pensieri gli avesse incrinato la cervice. Era certamente un profondo sconforto a gravare su questo capitano che doveva esser stato, non molto tempo prima, un micidiale fulmine di guerra.

    La figura del Re di Spade che tentava di rendere in un unico ritratto il suo passato bellicoso e il melanconico presente, fu da lui avvicinata al margine sinistro del quadrato, all'altezza del Dieci di Spade. E subito i nostri occhi furono come accecati dal polverone delle battaglie, udimmo il suono delle trombe, già le lance volavano in pezzi, già i musi dei cavalli scontrandosi confondevano le schiume iridescenti, già le spade un po' di taglio un po' di piatto battevano un po' sul taglio un po' sul piatto d'altre spade, e dove un cerchio di nemici vivi saltava sulle selle e al ridiscendere non trovava più i cavalli ma la tomba, là al centro di questo cerchio era Orlando paladino che mulinava la sua Durlindana. L'avevamo riconosciuto, era lui che ci raccontava la sua storia tutta a strazi e a strappi, premendo il pesante dito di ferro su ciascuna carta.

    Ora indicava la Regina di Spade. Nella figura di questa donna bionda, che in mezzo alle lame affilate e alle piastre di ferro affaccia l'inafferrabile sorriso d'un gioco sensuale, noi riconoscemmo Angelica, la maga venuta dal Catai per la rovina delle armate franche e fummo certi che il conte Orlando ne era ancora innamorato.

    Dopo di lei s'apriva il vuoto: Orlando vi posò una carta: il Dieci di Bastoni. Vedemmo la foresta schiudersi malvolentieri all'avanzare del campione, gli aghi degli abeti farsi irti come aculei d'istrice, le querce gonfiare il torace muscoloso dei loro tronchi, i faggi svellere le radici dal suolo per contrastargli il passo. Tutto il bosco pareva dirgli: -Non andare! Perché diserti i metallici campi di guerra, regno del discontinuo e del distinto, le congeniali carneficine in cui eccelle il tuo talento nello scomporre e nell'escludere, e t'avventuri nella verde mucillaginosa natura, tra le spire della continuità vivente? Il bosco dell'amore, Orlando, non è luogo per te! Stai inseguendo un nemico dalle cui insidie non c'è scudo che ti protegga. Dimenticati d'Angelica! Ritorna!

    Ma era certo che Orlando non prestava orecchio a questi ammonimenti e una sola visione l'occupava: quella rappresentata nell' arcano numero VII che egli ora posava sul tavolo, cioè Il Carro. L'artista che aveva miniato con splendenti smalti questi nostri tarocchi, alla guida del Carro aveva messo non un re come di solito si vede nelle carte più dozzinali, ma una donna dall'abito di maga o sovrana orientale, che reggeva le briglie di due bianchi cavalli alati. Era così che la fantasia farneticante d'Orlando si figurava l'incedere fatato d'Angelica nel bosco, era un'impronta di zoccoli volanti che egli inseguiva, più leggeri che zampe di farfalla, era uno spolverio d'oro sulle foglie, come lasciano cadere certe farfalle, la traccia che gli serviva da guida nell'intrico.

    Misero lui! Non sapeva ancora che nel più folto del folto una stretta d'amore morbida e struggente univa intanto Angelica e Medoro. Ci volle l'arcano dell' Amore per rivelarglielo, con il languore di desiderio che il nostro miniatore aveva saputo dare allo sguardo dei due innamorati. (Cominciammo a capire che con le sue mani di ferro e la sua aria trasognata, Orlando s'era tenuto per sé fin da principio i tarocchi più belli del mazzo, lasciando gli altri a balbettare le loro vicissitudini a suon di coppe e bastoni e ori e spade).

    La verità si fece largo nella mente d'Orlando: nell'umido fondo del bosco femminile c'è un tempio di Eros dove contano altri valori da quelli che decide la sua Durlindana. Il favorito di Angelica non era uno degli illustri comandanti di squadrone ma un giovanottino del seguito, snello e civettuolo come una fanciulla; la sua figura ingrandita apparve nella carta seguente: il Fante di Bastoni.

    Dov'erano fuggiti, gli amanti? Da qualsiasi parte fossero andati, troppo tenue e sfuggente era la sostanza di cui erano fatti per dar presa alle minacce di ferro del paladino. Quando non ebbe più dubbi sulla fine delle sue speranze, Orlando fece qualche movimento disordinato, - sguainar la spada, puntar di sproni, tender la gamba nella staffa, - poi qualcosa si ruppe dentro di lui, saltò, si fuIminò, si fuse, e tutt'a un tratto gli si spense il lume dell'intelletto e restò al buio.

    Adesso il ponte di carte tracciato attraverso il quadrato toccava il lato opposto, all'altezza del Sole. Un amorino fuggiva a volo portando via il lume della saggezza d'Orlando, e si librava sulla terra di Francia contesa dagli Infedeli, sul mare che galee saracene avrebbero solcato impunemente, ormai che il più robusto campione della cristianità giaceva ottenebrato dalla demenza.

    La Forza chiudeva la fila. Io chiusi gli occhi. Non mi reggeva il petto alla vista di quel fiore della cavalleria trasformato in una cieca esplosione tellurica, pari a un ciclone o a un terremoto. Come un tempo le schiere maomettane falciate dalla Durlindana, così ora il vorticare della sua clava abbatteva le bestie feroci che dall'Africa nel marasma delle invasioni erano passate sulle coste di Provenza e Catalogna; un manto di pellicce di felino fulve e screziate e maculate avrebbe ricoperto i campi divenuti deserto dove lui passava: né il cauto leone, né la tigre longilinea, né il retrattile leopardo sarebbero sopravvissuti al massacro. Poi sarebbe toccato al lionfante, all'otorinoceronte e al cavallo-del-fiume ossia ippopotamo: uno strato di pelle di pachiderma stava per ispessirsi sulla callosa arida Europa.

    Il dito ferreamente puntiglioso del narratore andò a capo, cioè prese a compitare la riga di sotto, cominciando dalla sinistra. Vidi (e sentii) lo schianto dei tronchi di quercia sradicati dall'ossesso nel Cinque di Bastoni, rimpiansi l'ozio della Durlindana rimasta appesa a un albero e dimenticata nel Sette di Spade, deplorai lo spreco d'energie e di beni nel Cinque di Denari (aggiunto per l'occasione nello spazio vuoto).

    La carta che egli ora deponeva là in mezzo era La Luna. Un freddo riverbero brilla sulla terra buia. Una ninfa dall'aspetto demente alza la mano verso la dorata falce celeste come se suonasse l'arpa. Vero è che la corda pende rotta al suo arco: la Luna è un pianeta sconfitto, e la Terra conquistatrice è prigioniera della Luna. Orlando percorre una Terra ormai lunare.

    La carta del Matto, che ci fu mostrata subitc dopo, era più che mai eloquente al proposito. Sfogato ormai il più grosso groppo di furore, con la clava sulla spalla come una lenza, magro come un teschio, stracciato, senza braghe, con la testa piena di penne (nei capelli gli restava attaccata roba d'ogni genere, piume di tordo, ricci di castagna, spini di pungitopo e grattaculo, lombrichi che succhiavano le spente cervella, funghi, muschi, galle, sepali) ecco che Orlando era disceso giù nel cuore caotico delle cose, al centro del quadrato dei tarocchi e del mondo, al punto d'intersezione di tutti gli ordini possibili.

    La sua ragione? Il Tre di Coppe ci ricordò che era in un'ampolla custodita nella Valle delle Ragioni Perdute, ma poiché la carta rappresentava un calice rovesciato tra due calici diritti, era probabile che nemmeno in quel deposito si fosse conservata.

    Le ultime due carte della fila erano lì sul tavolo. La prima era La Giustizia che già avevamo incontrato, sormontata dal fregio del guerriero al galoppo. Segno che i cavalieri dell'Armata di Carlomagno seguivano le piste del loro campione, vegliavano su di lui, non rinunciavano a riportare la sua spada al servizio di Ragione e Giustizia. Era dunque l'immagine della Ragione quella bionda giustiziera con spada e bilancia con cui lui doveva in ogni caso finire per fare i conti? Era la Ragione del racconto che cova sotto il Caso combinatorio dei tarocchi sparpagliati? Voleva dire che comunque giri poi viene il momento che lo acchiappano e lo legano, Orlando, e gli ricacciano in gola l'intelletto rifiutato?

    Nell'ultima carta si contempla il paladino legato a testa in giù come L'Appeso. E finalmente ecco il suo viso diventato sereno e luminoso, l'occhio limpido come neppure nell'esercizio delle sue ragioni passate. Cosa dice? Dice: - Lasciatemi così. Ho fatto tutto il giro e ho capito. Il mondo si legge all'incontrario. Tutto è chiaro.

    io ho trovato qst... spero ti sia utile... 10 punti?????

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