Anonimo
Anonimo ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 1 decennio fa

leggere ki ha voglia aiuto ?

qual cuno di voi ha già letto MArcovaldo di ITAlo Calvino ? nn è k potreste inviarmi il riassunto... ??

2 risposte

Classificazione
  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    Marcovaldo vive con sua moglie Domitilla e un numero variabile di figli in un piccolo appartamento in una città industriale non meglio precisata, forse Torino, forse Milano. Tenta di mantenere la sua famiglia, ma tutti i tentativi di fare un po' di fortuna, di stare un pochino meglio, con tutte le buone intenzioni, finiscono sempre per prendere una piega grottesca ovvero tragicomica e Marcovaldo continua sempre a lavorare come manovale alla SBAV, una fantomatica ditta della quale Calvino non specifica in che campo operi. Ogni racconto è destinato ad una stagione (le stagioni si alternano come nel calendario) e narra un'avventura di Marcovaldo.

    In Funghi in città, Marcovaldo scopre dei funghi cresciuti sulla striscia d'aiola d'un corso cittadino. È tutto eccitato dalla sua scoperta, crede di poter ritrovare un angolo di natura anche in città, un angolo solo a lui noto, e quando è finalmente arrivato il momento raccogliere i funghi, scopre che altre persone sono arrivate prima di lui. L'episodio si conclude in una corsia d'ospedale, i funghi erano velenosi e i malcapitati rivali nella raccolta si ritrovano accomunati da identico destino

    Nel racconto Villeggiatura in panchina, ambientato d'estate, Marcovaldo si sente soffocare in casa sua dove dormono tutti in una sola camera. Nota la panchina nel giardinetto pubblico sotto casa e questa panchina lo fa sognare: si immagina quanto sarà fresco e riposante dormirci tutto da solo. Una notte caldissima prende il suo guanciale e ci va. Ma la panchina è occupata… deve aspettare a lungo prima di conquistarla, poi ci sono i rumori, i profumi, le puzze inconsuete che impediscono a Marcovaldo di trovare il sonno tanto desiderato.

    In "La cura delle api" Marcovaldo da un ritaglio di giornale usato per incartare il panino, scopre come poter curare i reumatismi col veleno d'api; manda così i figli a catturarne tante, ed allestisce un ambulatorio medico in casa. Senonché, a causa dell'imprudenza del figlio Michelino (viene inseguito fino a casa da un nugolo di api inferocite) finiranno tutti all'ospedale.

    In "Un sabato di sole, aria e sonno" Marcovaldo va sulle rive del fiume per fare sabbiature che lo sanino dai reumatismi. Invece che sulla riva, si fa seppellire fino alla testa dai figli sulla sabbia di una chiatta che, sciolti gli ormeggi e in balìa della forte corrente, atterra su una massa di bagnanti...

    In "Marcovaldo al supermarket", egli va con tutta la famiglia per osservare gli altri fare spese, dal momento che essi non possono permetterselo. Ma la voglia di sentirsi per un attimo come gli altri giocherà alla famiglia uno scherzo che finirà molto male...

    Ne "Il piccione comunale" Marcovaldo, alla fame, cerca di catturare delle beccacce sparpagliando della carta moschicida sul terrazzo del condominio. Catturerà solo un povero piccione comunale, venendo poi scoperto dall'amministratrice...

    Nell'ultima novella, "I figli di Babbo Natale", Marcovaldo gira porta a porta, per conto della Sbav, vestito da Babbo Natale a portar doni, accompagnato dal figlio Michelino che deve fare un regalo ad un bambino povero. Dopo aver fatto visita al figlio di un noto industriale, ricchissimo quanto solo e triste, sarà Michelino a portargli il più bel dono...

    Un altro elemento che accomuna i singoli racconti è il fatto che Marcovaldo va in cerca della Natura in città. Però, la Natura che lui trova non è quella idillica, genuina di cui sogna, ma è dispettosa e compromessa con la vita cittadina cioè artificiale. La contrapposizione dei sogni genuini di Marcovaldo alla sobria realtà, rappresentata sia dall'ambiente cittadino, sia dalla moglie Domitilla, rende la lettura molto dilettevole.

    Questo libro di Calvino non è un racconto unico, si articola in diverse storie che hanno come protagoniste il personaggio di nome Marcovaldo , contornato dai suoi familiari e dalle disavventure che lo vedono generalmente perdente contro vari avversari.

    Marcovaldo rappresenta la parte ingenua di noi, quella che cerca di vivere in mezzo allo sfrenato consumismo delle persone.

    L’ambiente in cui si svolgono i racconti è una desolata periferia alle porte di una grande città industriale lombarda, con tutti i problemi che vi si possono trovare: l’inquinamento, la mancanza di verde, il caldo afoso in estate, il freddo e la nebbia in inverno.

    Marcovaldo è un operaio che lavora in una ditta della sua città, con un salario molto basso che non gli permette di mantenere dignitosamente la sua famiglia: la moglie e sei figli; in questomodo cerca di approfittare di ogni occasione per ricavare qualcosa, ma ogni volta, purtroppo ne esce sconfitto. Nell’episodio in cui trova dei funghi in un’aiuola alla fermata del tram, si trova costretto a recarsi all’ospedale per una lavanda gastrica; nell’episodio in cui ruba un coniglio scopre che è contaminato da un virus, e così in tutti gli episodi, ogni volta che si illude di aver ottenuto qualcosa con la sua furbizia, si trova poi con le “pive nel sa

  • Umas.
    Lv 5
    1 decennio fa

    Anche in città crescono i funghi. Quello che per Marcovaldo sembra un miracolo, ( sul quale si deve far finta di non soffermarsi per non destare il sospetto di essere “diversi”…per questo M. si china ad allacciarsi le scarpe per depistare eventuali curiosi…), si rivelerà assai spiacevole.Marcovaldo appare come un uomo che non può condividere con nessuno il proprio desiderio di bellezza. Ha paura che glielo portino via.Amadigi (l’operatore ecologico già antipatico a Marcovaldo per il suo lavoro di “cancellatore”di tracce naturali ) e Marcovaldo stanno in forte opposizione e in realtà lo slancio generoso di informare altre persone della presenza di funghi è in realtà l’unico modo che ha M. di sottrarre i funghi ad Amadigi.Alla fine si ritrovano tutti in ospedale; l’avvelenamento si oppone al naturale egoismo della gente costringendola ad una convivenza forzata.

    La villeggiatura in panchina (estate)

    Per Marcovaldo, costretto a passare l’estate in città, anche la frescura notturna su una panchina può andare bene. Scoprirà che non è poi così tranquilla la notte, tra un semaforo che lampeggia, operai che lavorano di notte e il camion della Nettezza Urbana che raccoglie i rifiuti.all’alba, con la bocca impastata, stranito, con la schiena dura e un fianco pesto, Marcovaldo correva al suo lavoro.

    Il piccione comunale (autunno)

    Al passaggio di uno stormo di uccelli, Marcovaldo decide di tentarne la cattura con del vischio e dei semi. Domitilla ,la moglie, quella notte sognò anatre già arrosto posate sui comignoli. La figlia Isolina sognava colibrì da adornarsene il cappello.M. dovrà accontentarsi di un misero piccione comunale, di cui dovrà anche rispondere alla guardia dalla faccia paonazza che indaga sul fatto. Quel magro e tiglioso piccione fatto arrosto risultava alquanto indigesto..

    La città smarrita nella neve (inverno)

    In città è caduta la neve. Alla ditta dove lavora, Marcovaldo è incaricato di spalarla dal cortile antistante.(Marcovaldo sentiva la neve come amica, come un elemento che annullava la gabbia di muri in cui era imprigionata la sua vita.. Sigismondo più preoccupato a far calcoli per far bella figura con il caposquadra, gli insegnava ad ammucchiare la neve in un muretto compatto).Con i mucchi di neve M. crea strade tutte sue; in una città tutta di neve, le case si potrebbero fare e disfare molto facilmente. Trasformato in pupazzo di neve da un carico di tre quintali piombatogli addosso dalle tegole ne uscì gonfio ed intasato dal raffreddore.Per una tromba d’aria provocata da uno starnuto di M. tutta la neve fu risucchiata in su e il cortile si ripresentò con le cose di tutti i giorni, spigolose ed ostili

    La cura della vespe(primavera)

    Marcovaldo sperimenta la cura dei reumatismi con la puntura di vespa. Sarà assai difficile per lui e i suoi figli, procurarsi la materia prima, le vespe…Alla fine saranno talmente tante da renderlo gonfio ed irriconoscibile ed incapace di reagire alle imprecazioni che dalle altre brande della corsia gli lanciavano i suoi clienti.

    Un sabato di sole, sabbia e sonno (estate)

    Per fare le sabbiature per i suoi reni, Marcovaldo non trova di meglio che sfruttare la rena su un barcone ormeggiato in prossimità di una cava. Si addormenta e al barcone si sciolgono gli ormeggi. Scivolando lungo il fiume finisce alle rapide e piomba in mezzo ai bagnanti…E Marcovaldo volando era incerto se sarebbe caduto su un materassino di gomma o tra le braccia di una giunonica bagnante, ma di certo neppure una goccia d’acqua l’avrebbe toccato.

    La pietanziera (autunno)

    Per la pausa di mezzogiorno, Marcovaldo si porta il cibo da casa in una pietanziera che la moglie gli prepara la sera prima.Che delusione nel riconoscere quello che si è mangiato la sera avanti!Il quarto giorno scambiò la sua salsiccia e rape fredda e grassa con fritto di cervella che un bimbo gli porse dal davanzale della camera in cui per castigo era rinchiuso ma al grido di : -Al ladro! Al ladro! abbandonò il pezzo di cervello morsicato,fissò la governante del bimbo con disdegno, raccolse la sua pietanziera un po’ ammaccata e andò al lavoro.

    Il bosco sull’autostrada (inverno)

    Per raccogliere legna, i figli di Marcovaldo vanno in cerca di un bosco. Ma non sanno come è fatto un bosco e finiscono con l’abbattere i cartelloni pubblicitari lungo l’autostrada.

    L’aria buona (primavera)

    I bambini di Marcovaldo hanno bisogno di respirare un po’ d’aria buona, a una certa altezza ,di correre sui prati.Sulla collina della periferia della città c’è l’aria buona. Da lassù la città appare triste e plumbea. Discorrendo con alcuni degenti del sanatorio che sta sulla collina,M. capisce come per loro la città sia invece desiderata, non potendoci tornare a causa della loro salute.Quando sarete in città pensateci qualche volta: il mio bastone vi segue..disse l’uomo grosso movendo la punta del suo bastone verso le luci che si accendevano là in fondo.

    Un viaggio con le mucche( estate)

    Inchiodato anche in tempo di

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