Edward Elric ha chiesto in Arte e culturaPoesia · 1 decennio fa

Cosa ne pensate della poesia di E. Lee Masters, intitolata George Gray???

Molte volte ho studiato

la lapide che mi hanno scolpito:

una barca con vele ammainate, in un porto.

In realtà non è questa la mia destinazione

ma la mia vita.

Perché l’amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno;

il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura;

l’ambizione mi chiamò, e io temetti gli imprevisti.

Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.

E adesso so che bisogna alzare le vele

e prendere i venti del destino,

dovunque spingano la barca.

Dare un senso alla vita può condurre a follia

ma una vita senza senso è la tortura

dell’inquietudine e del vano desiderio-

è una barca che anela al mare eppure lo teme.

Secondo me c'è un chiaro messaggio di denuncia che il poeta vuole trasmettere al lettore. Appare evidente come egli condanni tramite tale opera tutti coloro che in vita non hanno avuto il coraggio di prendere una posizione e fare una scelta che richiedesse responsabilità.

Voi che ne pensate???

1 risposta

Classificazione
  • Anonimo
    1 decennio fa
    Migliore risposta

    Ho tanto sonno, sono rimasta tutta la notte sveglia per fare la critica letteraria di alcune poesie.

    Bho, questa, è l’ultima, poi, vado a dormire!

    Le mie critiche, sono del tutto personali.

    Il titolo: George Gray.

    Forse è il protagonista stesso della poesia che sto per leggere, è l’alter ego di E.Lee Masters, forse, nel titolo, il poeta ha voluto lasciare un indizio. Quel Gray mi sembra un indizio da seguire o forse, no.

    Gray in inglese non vuol dire grigio?

    E che vuol dire nel suo complesso?

    Un uomo arrivato alla fine dei suoi giorni perché vecchio?

    Questo, non lo so, magari, lo scoprirò, magari, no.

    v. 1-2: quest’uomo è stato etichettato dalla società e quell’etichetta che pesava sulla sua fronte, è divenuta la sua lapide. Lapide, perché l’hanno ucciso con quell’etichetta. Mi dispiace per lui, mi dispiace perché l’hanno fatto anche a me.

    v. 3: l’immagine della barca con le vele ammainate in un porto, mi fa venire in mente che il poeta, studiando quell’etichetta appiccicatagli sulla sua fronte, un’etichetta ingiusta, non può far altro che arrendersi di fronte ai suoi ingiusti etichettatori, arrendersi perché la sua lotta contro di loro, sarebbe vana, arrendersi per vivere nella calma di un porto. È un’immagine molto brutta, è brutta perché nella vita, non bisogna arrendersi ma battersi di fronte alle ingiustizie, battersi fino alla tua stessa morte ma, battersi e morire sapendo che tu, ti sei battuto. Mi dispiace per lui.

    v. 4-5: purtroppo per lui, il porto, ovvero la calma, non è la sua destinazione ma, la sua vita perché nella sua vita, non si è mai battuto contro l’etichetta ingiusta attaccata sulla sua fronte. Mi dispiace per lui.

    v. 6-8: lui, non ha mai combattuto perché debole, così debole che avendo paura di essere pugnalato dall’amore, si ritirò da esso perché impaurito. Quell’amore, poteva essere la fonte della sua più grande forza, la fonte dalla quale attingere il coraggio di combattere, da quella fonte, si ritirò e non ne bevve mai. Che cosa successe? Il dolore si presentò a lui e lui, ne ebbe paura perché debole perché lontano da quella fonte che avrebbe potuto donargli quella forza che non ha mai avuto e, che, sicuramente, il suo cuore voleva possedere.

    - La vanità di quell’orgoglio che non avevo mai difeso mi chiamò per difenderlo ma io, avevo paura delle conseguenze delle mie difese e dunque, temendo, non difesi nulla.- Mi dispiace per lui.

    v. 9: malgrado questa mia debolezza, questa mia paura, io, avevo fame di giustizia, una giustizia che avrebbe dato un significato a questa mia vita non vissuta perché non difesa. (pensiero giustissimo)

    v. 10-12: adesso, basta, io, non sono più quello di prima! Io, ora, studiando quella lapide che gli ingiusti hanno scolpito su di me, non abbasso più le braccia, ma le alzo contro di loro! Ora, non mi lascio più trattare così ingiustamente come mi hanno sempre trattato, la vita, è mia e perché mia, non è la loro. Mia è la vita e non loro perché loro, la mia vita, l’hanno solo voluta rovinare con le loro parole scolpite su quella che era la mia lapide. Io, alzo le braccia per prendere in mano la mia vita per difenderla (d)ovunque questa mia difesa mi spinga.

    v. 13-16: certo, dare un senso a quella mia vita a cui, gli ingiusti, non hanno dato senso perché non loro, può condurre alla follia, la follia del mio intento di difenderla e vendicarla. Io, la mia vita, ora, la difendo e la vendico degli ingiusti che mi hanno etichettato, questo mi condurrà alla follia? Poco m’importa perché l’importante è dare un senso a quello che i miei etichettatori non hanno dato senso offendendomi ingiustamente.

    Non difendere quella mia vita a cui ora voglio dare un senso, sarebbe come torturami, ma sapete una cosa?

    La mia vendetta mi arreca solo inquietudine e penso che sia solo un vano desiderio, vano perché non realizzabile.

    Io, ora, sono come una barca che ha le vele alzate perché vuole combattere, eppure, io, quel mare che sarà il mio campo da guerra, lo temo.

    Mi dispiace per lui.

    George Gray, gray, perché è vecchio, ormai, è vecchio per combattere, doveva combattere quando era in tempo, ora, è tardi perché vecchio e senza forze.

    Mi dispiace per lui.

    • Accedi per rispondere alle risposte
Altre domande? Fai una domanda e ottieni le risposte che cerchi.