Qerubin Pìcaro ha chiesto in Arte e culturaFilosofia · 1 decennio fa

Edgar Allan Poe e il "genio"...?

<<nuove concezioni non sono altro che combinazioni insolite>> scrive Poe; la più alta immaginazione è combinatoria; e in quanto tale la sua portata è illimitata. <<non c'è errore più grande>> egli continua <<di presupporre che la vera originalità sia questione di impulso o di ispirazione. "Originare" vuol dire combinare accuratamente, pazientemente e con cognizione di causa.>> Quanto al genio (l'altro grande principio dell'estetica romantica), esso non va inteso, specifica Poe in <<cinquanta suggerimenti>>, nel senso popolare di una <<predominanza abnorme di una qualche facoltà sulle altre>>, né come <<risultato di una malattia mentale o di una organica malformazione della mente>>.

Il genio è il <<risultato di una grande forza mentale in uno stato di assoluta proporzione - nella quale nessuna singola facoltà predomina indebitamente.

Cosa ne pensate? La vostra visione del Genio coincide con la visione di Poe, o la trovate distorta e sbagliata o magari più corretta e veritiera della vostra?

Aggiornamento:

StregettA ^^ Molti poeti e pittori hanno creato poesie e dipinti magnifici in periodi di follia pura... percé la follia è saggezza in fondo no?

2 risposte

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    Condivido, più o meno, quanto dice Poe. Nel senso che, comunque, mi piace vedere la letteratura anche come una forma di artigianato: non basta insomma la scintilla-anche se geniale- se non è seguita dall'elaborazione e- perché no?-dalla combinazione di materiali preesistenti (penso ad esempio a quel gran capolavoro di "Io son venuto al punto del la rota" di Dante dove il contenuto assume un incremento di significato proprio grazie alla strategia con la quale sono sistemati i versi) .C'è, infatti quell'insieme di temi e motivi (su questo punto condivido molto la teoria archetipica di Jung) che appartengono, come dire, quasi al dna di ogni essere umano. E c'è una tradizione precedente che può fornire (e deve) materiali per futuri lavori (proprio contro le convinzioni della critica romantica sul genio assoluto Eliot puntava il dito sulla tradizione, una tradizione attiva che può essere scomposta e ricomposta, anche reinterpretata- Eliot tra l'altro aveva in mente i lavori diFrazer e Kerényi, che applicarono le teorie di Jung allo studio delle religioni). Per tentare di dare un minimo d'ordine a questo casino: c'è l'uomo (con i suoi bisogni e credenze), ci sono le parole che l'uomo sistema (in maniera che esse siano belle e musicali), ci sono poi gli altri uomini, vissuti in precedenza, che ,come lui, hanno utilizzato le parole per esprimere bisogni e credenze, infine c'è poi la genialità che non può mai mancare (altrimenti saremmo tutti grandi scrittori)- ma non so ancora se sia la giusta proporzione tra i punti che ho indicato sopra. Sembra un delirio ma la penso così!!!

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    Stregatta eppure, quando vedo i programmi di cucina (è una mia debolezza lo ammetto!!) molti cuochi, per descrivere il modo in cui nasce un piatto, dicono qualcosa coem "Ci penso, ci penso, cerco di mischiare i sapori in testa"...il che però vuol dire che quei sapori li conoscono bene, li hanno tenuti in bocca ,riflettendoci sopra.

  • Anonimo
    1 decennio fa

    Io credo che il genio abbia più modi di dimostrarsi.

    Per alcuni è come Poe sosteneva ovvero una grande forza mentale proporzionale ad ogni singola facoltà. Se vogliamo fare dei nomi facciamo quelli di Da Vinci e Einstein, intelligenze che uniscono calcolo, riflessione e una costante applicazione.

    Per altri credo sia semplicemente ispirazione. E quando parlo di questi altri penso a molti pittori e poeti per esempio o perché no pensare più semplicemente anche ad un cuoco che mischia divinamente due sapori, due spezie inimmaginabili insieme fino a un attimo prima?

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