Anonimo
Anonimo ha chiesto in Scienze socialiPsicologia · 1 decennio fa

come si elabora???????????

come si elabora un lutto?,,,,un lutto è anche la fine di una storia che era importante,,,,,e voi .se mai vi è successo avete trovato scorciatoie?il dolore fa piangere...la mente non comanda....solo il tempo è una medicina?

notte da biamagia triste

Aggiornamento:

Lei non sacchisono io......ho perso tutti e due i genitori...ti basta?..e informati prima di parlare in chiave psicologica anche la fine di una storia è chiamata elaborazione di un lutto..non ti trovo esperta in materia..lutto=perdita=fine di un qualcosa che era in vita..non sparare sentenze

Aggiornamento 2:

ciao Alex...non ti conosco...mi sarò persa qualcosa?ahahahahah....comunque thanks

Aggiornamento 3:

bè Alex vedo che hai risposto alle mie domande di ieri...doppio thanks...ma sono triste scusa...mi passerà

Aggiornamento 4:

insisti? mettila come ti pare..mi dispiace per i tuoi lutti ma anche la fine di una storia è chiamata così ok? che poi dia più sofferenza la morte sono daccordo...ma ti ripeto chiedi a a qualsiasi psicologo una fine è sempre elaborazione di un lutto..io non scrivo senza sapere quello che scrivo e se ti senti toccata mi dispiace conosco la morte e non posso che dispiacermene........ciò non toglie che ho usato un termine non coniato da me ma da Freud! se vuoi mettere in discussione pure lui..fallo..bè certo non potrà risponderti...mi dispiace quello che vivi ma non puoi per questo prendertela con chi non c'entra niente..

non volevo colpire nessuno nè dare meno importanza alla morte visto che ti ho detto che ho perso i genitori ed anche amici.....scusa se ho usato un termine da "psicologa"..ma ho studiato anche in questa facoltà e non parlo a sproposito.......ti auguro di superare i brutti momenti che la vita ci infligge..ciao

Aggiornamento 5:

senti la mia mail è aperta..non amo ammorbare gli utenti...ok?

12 risposte

Classificazione
  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    pacchetto di sigarette,una bottiglia di rum e un'insana voglia di fare il festaiolo!^_^buongiorno bia!

  • 1 decennio fa

    Purtroppo a volte non basta lo scorrere

    del tempo per elaborare una perdita.

    Spesso si rimane feriti indelebilmente

    e questo sia per dei lutti che per la fine

    di una storia. Entrambi vengono letti come

    un abbandono e non ci danno pace.

    Il dolore dell'anima non è quantificabile.

    Non esiste uno più grande...

    I termini sono esatti ... non scendiamo

    in assurde polemiche.

  • 1 decennio fa

    Lo si elabora assecondandolo. Non ci sono scorciatoie, la mente non può comandare. Il dolore è più forte di tutto ciò che tu possa fare per evitarlo. E allora vivilo, piangi, sfogati. Solo così potrai uscirne, a poco a poco. Se il nostro corpo ci manda dei segnali, come ad esempio può essere la voglia di piangere, noi dobbiamo recepirli e assecondarli. E' il corpo stesso che ti consiglia cosa fare. E tu devi ascoltarlo.

    Continua la tua vita, magari non sarai nel pieno delle tue forze, manterrai un profilo basso, ma tu prosegui per la tua strada e nel momento in cui ti verrà voglia di parlare, di scrivere, di piangere, di correre, fallo!! Hai bisogno, come tu hai detto, di elaborare questo lutto. E il tempo in questo caso sarà un amico su cui potrai contare.

  • 1 decennio fa

    Recuperando a poco a poco le energie che hai investito in quella relazione, riportandole a te per investirle in una nuova vita.

    Non sarà facile, occorre anche uno sforzo di volontà ed una certa autodisciplina, ma se davvero vuoi uscirne non c'è altra strada.

    Scorciatoie non ne conosco, se sei depressa al punto di farti del male o non riuscire a badare alle tue necessità, puo esserti utile rivolgerti ad un medico specialista, ma i farmaci non sono la soluzione, bensì una pezza per l'emergenza.

    Un'"aspirina" può farti passare il "mal di testa" per un po', ma se poi tu continui a picchiarla contro il muro....

    Il fatto che tu esprima la tua tristezza significa che ne sei consapevole e quindi non mi sembra il tuo caso.

    La difficoltà sta nel fatto che la mente, quella maledetta bastarda, ti riporta continuamente al passato, rispolvera continuamente i ricordi, belli e brutti, per cercare di riempire il vuoto che senti, a darti quella sicurezza che hai perso.

    Ma i ricordi non sono la realtà.

    Non esistono altro che nel magazzino della tua memoria.

    La vita è adesso.

    Ripeti a te stessa "ok, è successo, ok sto male se ci penso, ma adesso che faccio? Proviamo a voltare pagina e vedere se la vita mi riserva un altro bel giro di giostra?"

    E non cedere ai pensieri che ti vogliono sconfitta, non sono altro che degli echi di un mondo che non esiste più, voci di sirene seducenti che ti vogliono annegare.

    Lasciali scorrere, così come sono venuti, non cercare di trattenerli, usa la loro energia nel tuo presente,nelle esperienze che ti capita di fare e cercane delle nuove, non importa quali, non scegliere perchè la mente ti influenzerà anche in questo caso.

    Non ti sto dicendo di dimenticare, non è possibile, ma di stringere i denti e andare oltre invece di abbandonarti.

    Quando pensi ancora a lui, rilassati il più possibile, lascia andare rancore e malinconia e ripeti con calma "io sono stata viva con te e lo sarò senza di te".

    Imponiti come una disciplina il dovere di creare una nuova pagina della tua vita.

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  • Anonimo
    1 decennio fa

    Buona Domenica

    è dura, a me è successo l' anno scorso

    ho passato 6 mesi

    imbastito dal ricordo dei suoi occhi

    ma il tempo

    guarisce, senza però dimenticare

    non voglio dimenticare

    buona domenica

    pino @

    http://it.youtube.com/watch?v=BCln09zNVvU&feature=...

  • 1 decennio fa

    Nel 1911, Karl Abraham lo definì una “emorragia interna” e spinse Freud a lavorare sul problema. Per Freud, quello che viene definito il lavoro di lutto, è indispensabile per riacquistare un equilibrio, ma può solo iniziare dopo la fine delle fasi del rifiuto e della collera che avvengono successivamente alla perdita.

    .

    Secondo i casi, si verificano: un peggioramento repentino della salute, una paralisi delle funzioni organiche importanti come il sonno, il mangiare, una profonda stanchezza, una totale apatia, uno stato di collera permanente contro tutti. Segue spesso uno stato di depressione.

    Alcuni si manifestano da soli, altri si associano, alcuni non sono forse stati contemplati. I primi segni si verificano a livello somatico: ritmi di vita scombussolati (in relazione alle abitudini), stato vigile e sonno perturbato, agitazione, insonnia, sonni agitati, ipersonnia (sonno-fuga). Abitudini alimentari sconvolte, rischio di alcoolizzazione legato alla solitudine, l’alcool viene utilizzato nella sua funzione di stimolatore e anti-depressore. Astenia, stanchezza totale, mancanza di tonus, pigrizia anche nel comunicare, parlare rallentato, tono di voce bassa... L’iper-attivismo, la violenza (aggressività verso gli altri o verso se stessi) sono altre manifestazioni dello stesso problema... Ogni scelta di una o altra “soluzione” ha come scopo scappare dalla realtà considerata inaccettabile.

    Gli effetti della incapacità di adattarsi alla nuova dimensione di vita si verificano anche a livello intellettuale. Diminuzione delle capacità intellettuali, dell’attenzione e della concentrazione, dell’apprendimento, cattivo funzionamento della memoria, difficoltà nell’esecuzione degli automatismi con la consapevolezza di un cambiamento riduttivo di se stessi. Questa situazione porta un aumento del senso di colpa con un progressivo isolamento dagli altri come auto punizione, e una conseguente perdita di autostima, ciclo vizioso che alimenta la nevrosi.

    Lo stesso avviene sul piano affettivo. Tristezza e pessimismo sono l’aspetto dominante del carattere di chi sta nella prima fase del lutto. Nega tutto in blocco, rifiuta spesso l’aiuto degli altri, conoscenti, amici o membri della famiglia. Apertamente, o nella sua solitudine, ha tendenza all’autocommiserazione. Diventa ipersensibile e suscettibile con una tendenza a denigrare gli altri, la loro solidarietà, fino all’aggressione verso di loro e verso se stesso che può spingersi all’autolesionismo.

    Nello stesso tempo, la persona vive un forte senso di colpa per la consapevolezza dell’ingiustizia del proprio atteggiamento verso le persone care. La manifestazione della sua ansia può passare dalle crisi di pianto incontrollabile al riso isterico.

    Un altro aspetto importante che blocca il necessario distacco è l’idealizzazione della persona perduta.

    L’accettazione è l’ultima fase che permette una ricostruzione del proprio Io. E’ il momento in cui si riesce a raccogliere i pezzi del puzzle sparsi ed a ricomporre la struttura della propria personalità.

    Non si nega più, non si cancella la realtà, la si accetta. L’accettazione intellettuale rende consapevole l’inevitabilità del cambiamento radicale dell’esistenza: la vita non sarà mai più come prima.

    Il ritorno alla vita quotidiana diventa possibile con l’accettazione della ripresa del proprio ruolo e l’assunzione degli obblighi familiari, sociali e professionali.

    L’immagine onnipresente dell'oggetto perduto diminuisce, si integra con armonia nella personalità dell’altro, l’arricchisce. Secondo i valori, la cultura, le scelte, i bisogni di ognuno, diventano possibili nuovi attaccamenti affettivi e lo scoprire una nuova motivazione esistenziale come risultato finale del processo di elaborazione.

    Freud ha parlato del lavoro del lutto consistente in tre fasi: la fase di diniego in cui si rifiuta la realtà della perdita, la fase di accettazione nella quale viene ammessa la perdita e la fase di distacco con la capacità di poter investire su altre persone, interessi o attività.

    Tutte le società hanno dei riti che favoriscono il lavoro del lutto, che può essere anche molto lungo.

    Quando però il lavoro del lutto non viene compiuto, quando non si riesce ad elaborare la perdita e la persona non si distacca ma mantiene dei legami psicologici con i vecchi investimenti, allora subentra la depressione. Il dolore normale del lutto diventa malattia.

    Questa malattia è proprio da evitare,

    perchè sarà difficile uscirne........

    Il dolore esistenziale di chi si sente improvvisamente in ""terra straniera ""deve trovare diritto di esistere, deve trovare un posto e un luogo perché possa ‘abitare’ e uscire così da se stessi.

    Questa possibilità, che tutti possono mettere in pratica, è il primo passo per aiutare chi è devastato dalla perdita di un amore della propria vita: dare cittadinanza al dolore. Solo vivendo fino in fondo il dolore, questo "uscirà" da me:)))

  • 1 decennio fa

    comincia a chiederti quanto era importante se lo era solo per te non hai perso niente anche se adesso queste parole non le capisci quando incontrerai un altro lui capirai e ti auguro avvenga presto

  • Ela
    Lv 4
    1 decennio fa

    non confondere un vero lutto con una fine storia, ne troverai un altro

    chiudi questa porta e si apre un portone

  • 1 decennio fa

    con il coraggio di affrontare un domani che sa di vuoto.

    con il coraggio di piangere tutte le lacrime e poi asciugarle.

    con il coraggio di tornare a credere nel più crudele e bello dei sentimenti!!!

  • 1 decennio fa

    Per me solo il tempo è una medicina.

    Per molti la scorciatoia è andare avanti con forza e serenità', ma non è da tutti; c'è chi soffre come un cane , chi è distrutto e non si risolleva tanto facilmente.

    Credo sia questione di carattere: chi è meno forte ha bisogno di tempo

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