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1) vorrei sapere cosa sono le tavole amalfitane?

2) differenze tra guelfi bianchi e neri

grazie mille a ki risponderà

6 risposte

Classificazione
  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    Per tutto il X secolo e l'inizio dell'XI, gli amalfitani ebbero un'espansione commerciale ed una solida prosperità economica occupando nel Mediterraneo quel posto che più tardi ebbero Pisa e Genova. La ricchezza di Amalfi fu tale in questo periodo che Guglielmo Appulo scrisse che nessuna città era più ricca d'oro, di argento e di stoffe di ogni sorta e che vi si incontravano arabi, siculi, africani e persino indiani. Si spiega così la ricchezza delle sue consuetudini marittime, che ebbero dagli amalfitani una delle loro più antiche codificazioni, nella famosa «Tabula Amalphitana» che era il codice marittimo più accreditato di tutte le nazioni marinare dell'epoca. Esso regolamentava i rapporti fra padrone di nave e marinai e fra marinai e mercanti. La stessa leggenda di Flavio Gioia, vissuto probabilmente agli inizi del XIV secolo, conferma ad Amalfi il vanto d'aver per prima perfezionato la bussola a vantaggio della navigazione e fornito materiale delle prime carte nautiche medievali. Dominatrice del mercato delle spezie, dei profumi, della seta e dei tappeti preziosi, nel X secolo coniò il soldo d'oro, il tarì d'oro e d'argento, che erano in circolazione nell'impero greco, in Africa e nei principati longobardi. Queste monete erano simili a quelle musulmane ciò a dimostrazione del fatto che i rapporti commerciali erano più sviluppati con gli arabi che con i bizantini.

    I guelfi bianchi e neri sono i due partiti di Firenze intorno alla fine del XIII secolo. Nei due opposti partiti si identificarono, infatti, gli interessi di carattere economico, gli ideali politici e l'azione delle famiglie dei Cerchi (bianchi) e dei Donati (neri). La prima famiglia rappresentava un gruppo magnatizio aperto alle forze popolari; al contrario la famiglia dei guelfi neri, i Donati rappresentavano soprattutto gli interessi delle famiglie nobili di Firenze, che volevano opporsi con forza agli ordinamenti di giustizia di Giano della Bella.

    Il giorno di Calendimaggio del 1300, in p.zza Santa Trinità, ci fu un confronto molto violento che scatenò un ulteriore inasprimento dei rapporti fra i due partiti.

    Dopo un periodo, coincidente con il priorato di Dante, in cui prevalsero i guelfi bianchi, le sorti della vita politica fiorentina si ribaltarono.La parte dei guelfi neri si avvicinò sempre più al pontefice Bonifacio VIII, sino a quando, tra l'anno 1300 e l'anno 1301, si verificò il diretto intervento delle forze francesi agli ordini di Carlo di Valois, in appoggio degli interessi papali. Ma fu soprattutto l'indecisione dimostrata dalla parte bianca a determinarne la sconfitta.

    Il primo giorno di novembre 1301 Carlo di Valois riuscì ad entrare in città senza alcuna resistenza del popolo, mentre Donati lo seguì dopo poco. Il 7 novembre 1301 cadde il priorato bianco, mentre la Signoria nera prendeva il sopravvento, rappresentata dal podestà conte De' Gabrielli da Gubbio, venuto a seguite del Valese. A Firenze dal 1302 cominciarono a venire esiliati tutti i guelfi bianchi: Dante fu esiliato il 27 gennaio 1302.

    La medietà della posizione di Dante, che non era né magnante né popolano, e la decisione di intraprendere la carriera nei pubblici uffici fino al titolo di priore, lo mette in contrasto con la famiglia dei Cerchi (a capo dei guelfi bianchi) poiché per garantire le libertà comunali e mantenere la pace, esiliò gli esponenti più violenti delle due fazioni e quindi entrò in contrasto anche con i guelfi bianchi.

    Il conflitto tra guelfi bianchi e neri resta sostanzialmente un conflitto tra nobili per interessi politici e economici.

    Lo schieramento di Dante nei guelfi bianchi è da leggere come una scelta in difesa delle libertà comunali e contro le ingerenze esterne, soprattutto papali, nella vita politica fiorentina.

  • ?
    Lv 4
    4 anni fa

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  • Anonimo
    1 decennio fa

    1)le tavole amalfitane è il primo codice di diritto marittimo e mercantile del secolo XII,che rimase in vigore per molti secoli in quasi tutto il mediterraneo.le tavole amalfitane regolamentavano i rapporti fra padroni di navi e marinai e fra marinai e mercanti

  • Anonimo
    1 decennio fa

    La vita degli abitanti di Amalfi si svolgeva essenzialmente sul mare, data la sua particolare posizione geografica, tra la costa e i monti. Alle attività legate al commercio si interessavano tutti gli abitanti, non esclusa la nobiltà che era tradizionalmente più legata alla proprietà fondiaria. La prassi commerciale era regolata secondo le norme delle tavole amalfitane, una delle basi del diritto societario moderno. Lo sviluppo dei commerci favorì logicamente l’espansione degli Amalfitani verso i territori del Mediterraneo centrale e orientale dove sorsero i primi stanziamenti di mercanti che divennero coloni. È del 996 la sicura conoscenza di una numerosa e forte colonia al Cairo.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Guelfi_Bianchi_e_Neri

    questo per vedere i guelfi bianchi e neri

    Fonte/i: wikipedia
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  • Anonimo
    1 decennio fa

    informazioni sulle tavole amalfitante in qst domanda http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=200...

    2)Le lotte tra guelfi e ghibellini e l’esilio di Dante

    Guelfi e ghibellini erano due fazioni politiche che, nate in Germania nel XII secolo, furono vitali (particolarmente in Italia) per tutto il XIV secolo. I guelfi erano coloro che nella lotta al potere tra papato e impero sostenevano la supremazia pontificia. I ghibellini, invece, erano i seguaci dell’imperatore. Alla metà del XIII secolo quasi ogni città italiana aveva una fazione guelfa e una ghibellina. Spesso, quando una delle due guadagnava la supremazia nella città cacciava i principali esponenti avversari e li costringeva a vivere in esilio.

    Firenze ha sempre avuto una supremazia guelfa. All’epoca di Dante il partito guelfo era a sua volta diviso in due fazioni: i bianchi e i neri. Quando, nel 1295, Dante cominciò la propria carriera politica, aderì ai guelfi bianchi perché era in contrasto con la politica dei neri che appoggiavano l’espansionismo di papa Bonifacio VIII. Dante fu anche il promotore di molte leggi che ostacolavano il pontefice. Per questo motivo Bonifacio VIII lo prese di mira. Nel 1301, infatti, quando i neri si impadronirono di Firenze con l’appoggio papale, l’Alighieri fu coperto di accuse infamanti, condannato a due anni di esilio e al pagamento di una multa. Dante non si presentò a versare il denaro. Per questo motivo fu condannato a morte e non poté più rientrare a Firenze.

    Per un certo periodo Dante restò coinvolto nelle vicende politico-militari degli esuli che tentavano di rientrare a Firenze (le due battaglie del Mugello del 1302; la battaglia della Lastra del 1304). In seguito, in disaccordo con gli altri esuli, decise di fare “parte per se stesso”. Proseguì il suo esilio nel Veneto e poi in Lunigiana; alcuni biografi antichi dicono che sia stato anche a Parigi, ma la notizia sembra priva di fondamento. Nel 1310 sperò di poter rientrare in patria in seguito alla spedizione dell’imperatore Arrigo VII. In questi ultimi anni si avvicinò anche, ma senza aderirvi, alla parte ghibellina. Nel 1313 l’imperatore morì senza aver conquistato Firenze e Dante dovette abbandonare definitivamente ogni speranza di rientrare in città. Firenze nel 1315 emanò un’amnistia (cioè un condono della pena) per tutti gli esuli che avessero pagato una multa e riconosciuto le proprie colpe. Poiché il poeta si sentiva completamente innocente, non accettò di sottoporsi a una simile umiliazione e scelse di restare in esilio. Trascorse gli ultimi anni della propria vita a Verona e infine a Ravenna, dove morì nella stima del signore della città e tra l’affetto dei propri cari il 14 settembre 1321. La tomba di Dante si trova proprio a Ravenna.

    per altre delucidazioni va su wikipedia

  • Anonimo
    1 decennio fa

    Tra le testimonianze più importanti della grandezza di Amalfi, sono le Tavole Amalfitane, un codice che raccoglieva le norme del diritto marittimo rimasto valido per tutto il medioevo

    La rivalità tra i guelfi bianchi ed i guelfi neri fu al centro della vita sociale e politica, tra la fine del XIII secolo e il primo decennio del Trecento a Firenze, a Pistoia e in altre città della Toscana. Episodi storici legati ai contrasti nati all'interno del Partito guelfo sono ampiamente trattati nella Divina Commedia che proprio in quegli anni veniva scritta da Dante Alighieri.

    E' a Pistoia che si formarono per la prima volta le due fazioni nel partito guelfo. Era nata infatti una lite tra i figli di primo e secondo letto di un Cancellieri definiti «bianchi» e «neri» per il colore dei capelli, essendo quelli di primo letto più anziani[1]. Le due fazioni presto spaccarono a metà la città, con le cariche di governo che venivano ormai elette a metà tra un partito e l'altro, a sancire la definitiva esistenza degli schieramenti. La situazione pistoiese era ben nota ai fiorentini, che vi inviavano da tempo un potestà a guidare la città, e che spesso cercavano di avvantaggiarsi da questa situazione di debolezza, intascando denari tramite magistrati poco scrupolosi, che con leggerezza assegnavano multe per le frequenti discordie, sulle cui ammende pecuniarie per legge avevano diritto ad una percentuale.

    A capo della fazione dei neri c'era Simone da Pantano, amico di Corso Donati, mentre a capo dei bianchi c'era Schiatta Amati, imparentato con i Cerchi di Firenze. Entrambi erano esponenti della famiglia Cancellieri.

    I contendenti o i litigiosi della famiglia che avevano creato disordini in città tra il 1294 e il 1296 vennero esiliati nella vicina città di Firenze dove gli uni, i bianchi, troveranno l'appoggio della famiglia dei Cerchi e gli altri, i neri, della famiglia dei Donati. Successivamente questa divisone, tra chi pur difendendo il Pontefice non precludeva il ritorno o la necessità dell'imperatore (cioè i guelfi bianchi) e chi invece trovava indispensabile che il governo debba essere affidato al Papa perché "misso domenici" (mandato dal Signore), si fece sempre più aspra fino a che si arrivò allo scontro nella città di Firenze che fu vinto dai neri con il conseguente esilio di tutti i guelfi bianchi tra cui Dante Alighieri.

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