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Anonimo
Anonimo ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 1 decennio fa

Riassunto del Terzo viaggio di Simbad il marinaio?? 10 punti!!!?

Raga qlcn mi può dire il riassunto del terzo viaggio di simbad il marinaio..per favore è importante! Grazie mille..ovviamente 10 punti al migliore!!

3 risposte

Classificazione
  • Anonimo
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    l'ho trovato eccolo:

    Come vi dicevo ieri, tornai dal secondo viaggio felice per lo scampato pericolo e ancor più ricco di quando ero partito, perché Allah mi aveva concesso di guadagnare tanto denaro da poter compensare gli averi che avevo perduto.

    Rimasi così per qualche tempo nella città di Baghdad, godendomi l'agiatezza e la felicità, fino a quando l'animo mio fu di nuovo preso dal desiderio di viaggi e di avventure ed altro il mio cuore non desiderò se non d'intraprendere nuovi traffici e di guadagnare altro denaro. Perché il nostro cuore è così fatto che sempre ci sprona verso il male.

    Presa la mia decisione, misi insieme una grande quantità di merci e mi recai a Bassora, dove trovai nel porto una bella nave pronta a salpare, con la ciurma al completo e numerosi mercanti, uomini stimati e ricchi.

    Mi imbarcai con loro e spiegammo le vele augurandoci l'un l'altro, con la benedizione e l'aiuto di Allah Onnipotente, di poter viaggiare sicuri e tornare a casa prosperi e in buona salute.

    In effetti il nostro viaggio cominciò sotto i migliori auspici : viaggiammo da un mare all'altro, da un'isola all'altra, da una città all'altra, comprando e vendendo in ogni porto in cui scendevamo, visitando i luoghi e istruendoci sulle cose nuove che vedevamo.

    Fino a che un giorno, mentre navigavamo in alto mare là dove le onde cozzano l'una contro l'altra, vedemmo il capitano della nave, che se ne stava sul ponte intento a scrutare l'oceano in tutte le direzioni, lanciare un gran grido e darsi degli schiaffi in faccia, e strapparsi i peli della barba e stracciarsi i vestiti e ordinare all'equipaggio di ammainare le vele e di gettare le ancore.

    Noi gli chiedemmo: " Padrone, cos'è che non va? "

    " Sappiate, fratelli miei, che Allah vi preservi, che il vento ci ha preso la mano e ci ha portato fuori dalla nostra rotta in mezzo all'oceano; e il destino, per nostra disgrazia, ha voluto che giungessimo sul Monte delle Scimmie, un luogo dal quale nessuno è mai tornato vivo; qualcosa in cuore mi dice che siamo tutti perduti. "

    Aveva appena finito di pronunciare queste parole che le scimmie ci furono addosso, numerose come una torma di cavallette, mentre altre invadevano la spiaggia dell'isola gettando urla che ci facevano gelare il sangue. Queste scimmie erano creature spaventevoli e selvatiche, coperte di pelo nero, piccole (non erano più alte di quattro Capanne), con gli occhi gialli e le facce nere.

    Nessuno conosce il loro linguaggio né sa a quale razza appartengano, ed esse odiano la vicinanza degli uomini.

    A causa del loro numero, noi avevamo paura di scacciarle con i bastoni, perché pensavamo che se ne avessimo colpita o uccisa qualcuna le altre ci sarebbero piombate addosso e ci avrebbero dilaniato.

    Rimanemmo così impietriti lasciando che facessero quello che volevano. Le scimmie, che erano salite a bordo, ruppero i cavi dell'ancora e tutte le gomene della nave, così che questa, sbattuta dal vento, andò ad arenarsi sulla spiaggia dell'isola.

    Allora esse afferrarono mercanti e passeggeri e li gettarono a terra; quindi, impadronitesi delle nostre mercanzie, si allontanarono con la nave andando chissà dove.

    Rimanemmo così abbandonati su quell'isola, cibandoci con i frutti che trovavano e con le erbe dei campi e bevendo l'acqua dei ruscelli, fino a che un giorno scorgemmo nell'interno dell'isola quella che sembrava essere una casa abitata.

    Ci dirigemmo subito da quella parte e quando fummo più vicini vedemmo che si trattava di un castello, circondato da spesse mura, nelle quali si apriva una porta a due battenti di legno d'ebano.

    Poiché la porta era aperta, entrammo e ci trovammo in un grande spiazzo, tutt'intorno al quale si aprivano altissime porte, anch'esse aperte, mentre a un'estremità scorgemmo una grande panca di pietra con accanto bracieri e arnesi da cucina e tutt'intorno numerose ossa.

    Non vedemmo però nessuno degli abitanti del castello e di ciò ci meravigliammo moltissimo.

    Ci sedemmo nello spiazzo del castello e, per la gran stanchezza, ci addormentammo subito. Dormimmo fino al tramonto del sole, quando fummo risvegliati di soprassalto sentendo la terra che tremava sotto di noi e nell'aria il boato di un tuono.

    Alzammo gli occhi al cielo e vedemmo scendere verso di noi, dall'alto del castello, una creatura enorme in sembianze d'uomo, nera di pelle, alta come una palma da datteri, con gli occhi come tizzoni ardenti, zanne simili a quelle dei cinghiali e una bocca grande come la vera d'un pozzo.

    Le labbra, simili a quelle d'un cammello, gli penzolavano giù fin sul petto; le orecchie erano due sventole enormi che arrivavano fino alle spalle, mentre le unghie delle mani parevano artigli di leone.

    Quando vedemmo questo orribile gigante, ci sentimmo venir meno e rimanemmo impietriti dalla paura.

    Giunto nello spiazzo, il gigante si sedette per un po' sulla panca, poi si alzò, si avvicinò a noi e mi prese per un braccio scegliendo me fra tutti i miei compagni mercanti.

    Mi pr

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  • 1 decennio fa

    io me li facevo da solo i compiti

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  • Anonimo
    1 decennio fa

    il riassunto nn l'ho trovato x problemi di tempo e nn ho potuto cercare xro ecco leggi questo:http://www.pinu.it/sinbad_terzo_viaggio.htm

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