La risposta dei preti gay al no netto della chiesa ai seminaristi con tendenze omosessuali?

E allora, 39 preti (26 diocesani e 13 religiosi, provenienti da tutte le regioni d’Italia) hanno messo mano alla penna per gridare: "Non abbiamo nulla da nascondere, e voi?".

La lettera vuole restituire a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio, attribuendo la giusta paternità di tanti fenomeni ingiuriosi: "Non sono nostri gli istinti irrefrenabili nascosti dentro una castità coatta, non è nostra la vostra pedofilia, non è nostro il vostro essere ossessionati dal sesso, non siamo noi ad identificarci con una tendenza sessuale. Noi ci riteniamo e vogliamo essere persone, solo persone".

Il documento, dopo averlo scirtto, lo hanno consegnato ad Adista in esclusiva, indirizzandolo a a tutti i credenti, e al Cardinale Zenon Grocholewsky, Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica, autore dell’”Istruzione”che esclude le persone omosessuali dai seminari.

Una lettura interessante, che merita di essere condivisa:

Carissimi fratelli e carissime sorelle in Cristo,

la recente “Istruzione” della Congregazione dell’educazione sulla esclusione delle persone con tendenza omosessuale al seminario e al sacerdozio ci spinge a presentarvi alcune nostre riflessioni al riguardo.

Siamo dei sacerdoti cattolici con tendenza omosessuale, diocesani e religiosi, e il fatto di essere tali non ci ha impedito di essere buoni preti.

Alcuni di noi hanno speso la loro vita in missione, altri sono parroci e pastori delle anime, amati stimati dalla loro gente, altri ancora vivono il loro sacerdozio nell’insegnamento con molta dedizione e professionalità.

La nostra tendenza omosessuale, come il documento farebbe credere, non è stato un impedimento a far si che la vita del ministro sacro sia animata dal dono di tutta la sua persona alla Chiesa e da un’autentica carità pastorale.

Carissimi fratelli e carissime sorelle in Cristo, la nostra omosessualità non ci ha mai messo in una situazione tale da ostacolare gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donne come afferma il documento al paragrafo 2!

Come uomini e sacerdoti ci sentiamo gravemente feriti da questa affermazione assolutamente gratuita!

Non abbiamo problemi maggiori degli eterosessuali a vivere la Castità perché omosessualità non è sinonimo di incontinenza, né di istinti irrefrenabili: non siamo malati di sesso e la tendenza omosessuale non ha intaccato la nostra salute psichica, né le nostre doti morali e umane.

Il documento definisce determinante per il candidato il fatto che eventuali tendenze omosessuali transitorie siano chiarite e superate da tre anni prima dell’ordinazione diaconale.

Vorremmo farvi notare che la maggior parte dei preti hanno vissuto il periodo del seminario come un momento molto sereno dal punto di vista sessuale.

Confrontandoci tra di noi sacerdoti in varie occasioni ci siamo resi conto che i turbamenti, per gli eterosessuali come per gli omosessuali sono venuti dopo, causati non dalla tendenza sessuale, ma dalla solitudine, dalla mancanza di amicizia, dal sentirsi poco amati, e, qualche volta, abbandonati dai superiori o dalle loro comunità.

Inoltre, per quanto ci riguarda moltissimi tra noi hanno preso coscienza della loro omosessualità solo dopo l’ordinazione.

Si ha la sensazione che questo documento nasca come reazione ai casi di pedofilia recentemente manifestati soprattutto nella chiesa americana e brasiliana.

La tendenza omosessuale non è assolutamente sinonimo di pedofilia e soltanto l’idea di essere talvolta scambiati per pedofili diventa per noi insopportabile!

Si ha pure un’altra impressione: che il mondo eterosessuale pensi agli omosessuali come necessariamente inseriti in una cultura gaia, esibizionista, pungente, fuori degli schemi, una filosofia di vita che spesso appare agli occhi di molti come contraria ad ogni regola morale, in cui tutto è permesso.

Certe manifestazioni del mondo gay così anticonformiste nascono come rivalsa da anni di ghetto e di persecuzione in cui è stato imprigionato il mondo omosessuale, ma sappiate che non tutto il mondo gay condivide tali manifestazioni.

In ogni caso vorremmo assicurarvi che nessun di noi ha mai assunto atteggiamenti stravaganti né accetterebbe un permissivismo edonistico in cui non esistono leggi morali.

Nel documento sembrerebbe che il problema maggior per poter essere buoni preti sia la tendenza sessuale, per poi sorvolare su certi stili di vita che pur ineccepibili dal punto di vista sessuale creano il vero scandalo tra i fedeli: ci riferiamo al lusso, all’attaccamento al denaro, alle egemonie di potere, alla lontananza dai problemi della gente.

Carissimi fratelli e carissime sorelle in Cristo, noi consideriamo la nostra omosessualità come una ricchezza, perché ci aiuta a condividere l’emarginazione e la sofferenza di tanti fratelli e sorelle; per parafrasare San Paolo, possiamo farci tutto a tutti, deboli con i deboli, em

Aggiornamento:

deboli con i deboli, emarginati con gli emarginati, omosessuali con i gay.

L’esperienza mostra che la nostra condizione omosessuale, se vissuta alla luce del Vangelo, sotto l’azione dello Spirito ci mette in condizione di sostenere e appoggiare nel loro cammino di fede i fratelli e le sorelle con tendenze omosessuali, attuando quella pastorale che la Chiesa riconosce come necessaria e desiderabile.

Quella Chiesa che ha ricevuto il ministero della riconciliazione ha bisogno di riconciliarsi con il mondo gay, di cui fanno parte molti credenti e moltissimi altri figli e figlie di Dio: uomini e donne di buona volontà che hanno il diritto di trovare in essa il tetto della loro anima.

Carissimi fratelli e carissime sorelle in Cristo, come tutte le persone oneste non possiamo negare la nostra fragilità, condizione della natura umana : portiamo il dono di Dio in vasi di creta, ma la nostra situazione non è un ostacolo ad essere pastori secondo il cuore di Dio.

Aggiornamento 2:

Ora, dopo la pubblicazione del citato documento, proviamo maggiore disagio, come se la nostra vocazione non fosse autentica!

Ci sentiamo figli abbandonati e non amati da quella Chiesa alla quale abbiamo promesso e dato fedeltà e amore!

Ci sentiamo fratelli minori in un presbiterio in cui, ora, ci viene fatto credere essere entrati quasi clandestinamente!

13 risposte

Classificazione
  • Pimpi
    Lv 6
    1 decennio fa
    Migliore risposta

    Mi dispiace per loro.

    Ma sinceramente è, per rimanere in tema, peccare di leggerezza. Sapevano cosa pensava a riguardo la Chiesa cattolica. Esistono documenti ufficiali (moltissimi svecchiati e rimessi in auge dallo stesso Ratzinger) che condannano la pratica omosessuale. La Chiesa è una gerarchia fortemente verticista, senza contare che è una monarchia assoluta (Giovanni Paolo II ribadì la condizione di "sudditi" dei credenti).

    Si può fingere di non sapere, leggere ed ignorare la dottrina, offendersi e barricarsi dietro l'infantilismo (Dio ci vuole bene comunque), si può credere che la Chiesa sia il quartiere o l'oratorio, si possono interpretare i passi biblici come ci fanno più comodo, si può persino vivere una vita dissoluta e promiscua (uso termini loro) e poi lavarsi settimanalmente l'animo a messa.

    Tutto si può fare, ma le leggi (i precetti in questo caso) non ammettono ignoranza.

    Dispiace leggere l'accorato appello dei preti omosessuali (e degli omosessuali cattolici) ma sinceramente nessuno li ha obbligati a diventare commilitoni di una nazione ideologica che li discrimina e non li riconosce naturali e degni di rispetto.

    Per combattere le multinazionali non si deve per forza fare il cassiere nell'ultimo Mc Donald's di provincia.

    Si può essere etici, giusti e fieri senza far parte di nessuna confessione, tantomento di quelle che discriminano apertamente la condizione omosessuale. La Chiesa parla chiaro, la Bibbia pure.

    Se si vuole continuare a vivere in un personalismo non ci si deve meravigliare se poi la realtà molla ceffoni. Prima o poi si dovrà crescere.

    Dice la saggezza popolare: chi è causa del suo mal...

  • Nataku
    Lv 6
    1 decennio fa

    Mi spiace per loro, ma onestamente conoscevano bene la posizione della chiesa. L'atteggiamento bigotto, immorale, discriminatorio e ipocrita e' un marchio che la chiesa si porta dietro (nelle sue varie esternazioni) fin dall'alba dei tempi. Se uno decide di entrare a far parte, nn come credente, ma come sacerdote, in un'organizzazione del genere, nn puo' poi sconvolgersi di fronte a certe prese di posizione. Spero cmq per loro che, anche se pochissimi (solo 39 omosessuali??), possano cambiare qualcosa.

  • 1 decennio fa

    DIO DISSE AMA IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO

    ANCHE IL PAPA LO DICE MA A QNT PARE NN LO METTE IN ATTO.

    OLTRE A PRETI GAY CI SONO ANCHE TANTE SUORE LESBICHE IO NE O CONOSCIUTE ALCUNE....MA NN RIESCO A CAPIRE CHE MALE C'è.

    CHE SI OCCUPINO PIUTTOSTO DELLE FACCENDE SERIE , DELLA PEDOFILIA NELLA CHIESA,O DI ALTRO CMQ.

    SE UNO\A HA LA VOCAZIONE ED è GAY QST NN INTACCA ASSOLUTAMENTE L'OPERATO ECCLESIASTICO.

    Fonte/i: SCUSATE SE HO SCRITTO MALE SONO COMPLETAMENTE PRESA
  • 1 decennio fa

    che amarezza...

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  • paol8
    Lv 4
    1 decennio fa

    Una lettera davvero commovente. Che descrive uno dei tanti modi di vivere l'omosessualità, ma che sancisce la definitiva divisione tra chi conosce la realtà di cui parla, e chi ne ignora anche le più evidenti caratteristiche.

    Una scelta che può essere condivisa o meno, ma che certamente va apprezzata nella sua difficile realizzazione, e che non può essere l'ennesimo terreno di scontro tra Chiesa e omosessualità.

  • 1 decennio fa

    Beh, io penso che se uno è omosessuale, o eterosessuale, prova comunque attrazione fisica, quindi non cambia niente.

    E' vero, i preti stanno in mezzo ad altri preti, e magari è più difficile vivere col proprio voto di castità, però non è giusto discriminarli, in fondo se sono diventati preti vuol dire che hanno imparato a trattenersi dai propri istinti primordiali.

  • Anonimo
    1 decennio fa

    io dico solo che la chiesa ha dato l'ennesima dimostrazione di quanto è finta e bigotta...mi limito a questo...

  • zapien
    Lv 4
    3 anni fa

    Kuzotare, un po' meno fervore in line with favore... e se uno volesse spretarsi? @Paolo: "Questa lettera è del 2005, e bene dirlo" Spiegherebbe il riferimento ai tre anni prima dell'ordinazione. Ciò nonostante, l. a. trovo molto attuale e molto toccante. EDIT: Oops. Falsa? /me arrossisce

  • Anonimo
    1 decennio fa

    Lo psicologo cercherà di scoprire più che altro se il sacerdote è psichicamente in grado di contrastare la parte umana che è in lui.

  • Anonimo
    1 decennio fa

    COmmovente.....qualcosa dovrà cambiare!!!!!

    Saluti...

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