Matteino ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 1 decennio fa

riassunto del libro bruciata viva?

giovedi devo consegnare la schedatura del libro bruciata viva dell'autrice suad,sono sommerso dai compiti e nn mi è stato possibile leggerlo...qualcuno potrebbe inviarmi un riassunto dettagliato del libro? non sò km fare

Aggiornamento:

mi servirebbe il tempo e luogo dove si svolge il racconto e le caratteristiche dei personaggi principali

1 risposta

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  • Anonimo
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    Senza scarpe, in una terra di sassi, fango e spine. «Andare» senza uomini, a loro non è permesso. Alle donne è vietato «andare». E Suad sogna le scarpe.

    Le donne senza uomini sono «charmute», *******. Una donna incinta senza marito deve essere bruciata viva. E' una faccenda privata, d'onore.

    «Adesso mi occuperò di te», le dice il cognato, un filo d'erba in bocca e un tono di voce rassicurante.

    Una doccia fredda sulla testa, il corpo che diventa una torcia umana, mentre lo spirito di sopravvivenza affonda i piedi nella terra e salta la staccionata della prigione. Senza scarpe e il fuoco della morte addosso, si butta dall'altra parte.

    Suad avrebbe dovuto morire e insieme a lei, il figlio che portava in grembo, figlio di un amore bambino consumato sull'erba di un prato della Cisgiordania tra il pascolo delle capre e l'ansia dell'attesa.

    Bruciata viva. Vittima della legge degli uomini, pubblicato da Piemme, è la storia di Suad, un nome di fantasia per tutelarne l'incolumità fisica e l'identità conquistate in Europa.

    La ragazza, gravemente ustionata, il mento attaccato al petto, e le braccia divenute incapaci di un abbraccio, ricomincia dall'ospedale dove l'operatrice di una organizzazione umanitaria riesce a fare l'impossibile per rubarla al pantano di violenza nella quale è vissuta.

    Cisgiorania, oggi.

    Suad, classe 1957 o 1958, è analfabeta e questa non è la cosa peggiore. Nel villaggio dove Suad ha vissuto fino a diciassette anni, le donne hanno solo una possibilità: accettare di essere picchiate e continuare a lavorare per i loro padroni: gli uomini.

    Le donne non immaginano che si possa vivere diversamente. E questa è la cosa peggiore. E' un fatto culturale: la divulgazione del messaggio deve essere affidata alla cultura e alla politica, vettore della diffusione dei diritti umani prima che civili. La storia di Suad è dura e semplice, al limite dell'incredibile. La reiterata identificazione con la madre, nel senso letterale del termine, diventa nella struttura comunitaria descritta un circuito vizioso dal quale sembra impossibile costruire la fuga e progettare una rinascita sociale. La madre tradisce il marito-padrone con un altro uomo, un uomo a cavallo e sorridente. La figlia si innamora del vicino di casa, vestito bene e con un lavoro nella città che raggiunge in automobile. La vita futura nel villaggio viene concepita solo grazie ad un uomo, immaginato diverso da quelli della famiglia d'origine. E la storia continua. E' un percorso di negazione dell'identità, inserito in un contesto comunitario nel quale il mutamento sociale è fermo nella comoda e calda fognatura di chi gestisce il potere: gli uomini. Non sono uomini consapevoli del danno umano e sociale che vanno perpetrando.

    Sono uomini vigliacchi e chiusi, uomini ignoranti e per niente coraggiosi. Arrivata in Europa, dopo che i medici le hanno ricostruito la pelle lembo a lembo, Suad impara a leggere e a scrivere, trova un lavoro e si innamora di un uomo, con una bella automobile. Si innamora da lontano e in silenzio. Ripete lo stesso schema del suo primo amore. Si conoscono, si frequentano e dopo qualche tempo inizia la convivenza. Lei per lungo tempo gli toglie le scarpe e lo accudisce quando rientra stanco. Si alza alla mattina alle cinque per lavargli i piedi ed i capelli. Come fanno le donne del suo Paese. «La differenza è che questo uomo lo avevo scelto», scrive Suad. Molto è cambiato dalla sua adolescenza, ma l'impronta profonda è rimasta la stessa. Almeno adesso ha scelto. Ha coniugato una possibilità di ciò che ha visto nella fase di prima socializzazione, se così si può chiamare. Non sempre la «libertà da qualche cosa» innesca il meccanismo della «libertà di fare o di essere»: non è immediato e spesso se ne ha paura.

    Suad ha scelto ciò che ha potuto. Ciò che la sua comunità d'origine le ha graffiato addosso è indelebile. Almeno Suad sta camminando.

    E' inquietante pensare e scrivere: «almeno sta camminando». Perché è il segno della consapevolezza che spesso il genere umano può solamente gestire al meglio le sconfitte. E' eticamente obbligatorio guardare avanti.

    Leggendo il libro ci si aggrappa con il pensiero alla pratica politica delle donne, ancora e sempre. Pratica politica che, sotto molti profili, mai dovrebbe essere affidata agli archivi del ricordo: la sua storia è troppo breve rispetto a quella delle vessazioni subite dalle donne e il rischio del ritorno ad un passato di silenzio - pericolosamente e trasversalmente presente anche nel quotidiano - è in agguato. Non è anacronistico appellarsi alla forza di un femminismo scientificamente ed emotivamente ragionato che potrebbe aiutare il mondo a raggiungere positivi effetti di civilizzazione e di rispetto per il genere umano.

    Ma è la politica, prima di tutto, che ha la responsabilità di riappropriarsi dei temi forti della coesione sociale e del rispetto dell'identità di ciascuno. Prima dell'interculturalità viene il rispetto dell'identità dei generi femminile e maschile e prim

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