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_MeMi ha chiesto in Arte e culturaFilosofia · 1 decennio fa

Finalismo immanentistico..cos'è?

..in parole povere cos'è il finalismo immanentistico di Schelling?

1 risposta

Classificazione
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    Lv 6
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    Lo sviluppo del pensiero di Schelling risulta estremamente complesso e oggetto di discussioni critiche. In generale gli interpreti tendono a distinguere alcuni momenti del suo filosofare:

    1) la fase fichtiana (1794-96);

    2) la fase della filosofia della natura e l’idealismo trascendentale (1797-1800);

    3) la fase della filosofia dell’identità (1801-1805);

    4) il periodo teosofico e della filosofia della libertà (1806-20);

    5) la fase della filosofia positiva e della filosofia della religione (1821-54).

    Gli scritti principali sono:

    “Idee per una filosofia della natura” (1797);

    “Sistema dell’idealismo trascendentale” (1800);

    “Esposizione del mio sistema filosofico” (1801);

    “Ricerche filosofiche sull’essenza della libertà umana” (1809);

    “Filosofia della rivelazione” (1854).

    La fase fichtiana

    Il primo periodo della speculazione di Schelling è caratterizzato dalla ripresa e dallo sviluppo della filosofia di Fichte. Di quest’ultimo egli condivide pienamente l’impianto idealistico: il riferimento kantiano alla “cosa in sé” viene sostituito con la ricerca di un principio assoluto ed incondizionato, che funge da fondamento per una nuova metafisica. Fin da questa prima fase fichtiana, tuttavia, Schelling manifesta due esigenze che condurranno ad un’aperta critica del suo maestro:

    a) in primo luogo emerge l’istanza di ricercare il fondamento primo della conoscenza non nell’Io puro, bensì in un principio originario che comprenda in sé sia il momento soggettivo della conoscenza (l’Io trascendentale), sia la sua componente oggettiva (il Non io fichtiano). In altri termini, il soggetto e l’oggetto, lo spirito e la natura sono le manifestazioni diverse ma equivalenti dell’unico principio assoluto. Schelling si accorge che una pura attività soggettiva (l’Io di Fichte) non potrebbe spiegare la nascita del mondo naturale, e che un principio puramente oggettivo (come la Sostanza spinoziana) non potrebbe spiegare l’origine dell’intelligenza e dell’io;

    b) in secondo luogo, la derivazione fichtiana del Non io dall’Io appare a Schelling insoddisfacente, poiché essa risolve la natura e l’oggetto in un momento interno allo spirito e al soggetto, in un semplice limite che l’Io pone alla propria infinita attività. Schelling invece intende affermare che la natura, pur essendo strettamente connessa con lo sviluppo del soggetto, ha una realtà propria, non riducibile ad una semplice posizione dell’Io. Questo perché gli interessi che più stanno a cuore a Schelling e ai romantici sono quelli naturalistici ed estetici.

    La filosofia della natura e l’idealismo trascendentale

    Dopo l’iniziale confronto con l’idealismo fichtiano, Schelling sviluppa i propri interessi verso il mondo naturale. Su di essi hanno influito, da un lato, i recenti studi e le nuove scoperte nell’ambito della fisica, della chimica e della biologia, le quali avevano per alcuni ambiti messo in crisi l’impianto meccanicistico della scienza newtoniana; dall’altro, la nuova interpretazione filosofica della natura in termini di vita e organismo che era emersa nelle opere dei romantici.

    Alla base della filosofia schellinghiana sta il rifiuto dei due modelli tradizionali di spiegazione della natura: quello meccanicistico della scienza moderna da un lato e quello finalistico della metafisica e della teologia dall’altro. Il primo, parlando esclusivamente di materia, movimenti e cause efficienti, si trova in difficoltà a spiegare gli organismi viventi: un organismo infatti non è solo il risultato dell’azione di forze meccaniche, né é l’effetto di un altro organismo, ma ha in sé il principio della propria spiegazione. La crescita di un filo d’erba, ad esempio, non può essere spiegata attraverso nessuna successione causale; la vita di un organismo non può essere chiarita alla stessa stregua del movimento di un orologio. Nella macchina vi sono parti che agiscono casualmente su altre parti ad esse estranee (ingranaggi che muovono altri ingranaggi), mentre nell’organismo le parti non sono separabili dal tutto e, quindi, non c’è un’azione esterna delle une sulle altre. Piuttosto esiste un unico principio interno che opera, in modo diverso dalla causalità meccanica, per mantenere l’unità tra le parti e il tutto e promuovere in questo modo la conservazione e la riproduzione dell’insieme. Schelling, nelle “Idee per una filosofia della natura”, utilizzando l’esempio che un albero ne produce un altro della stessa specie, afferma che l’organismo vivente si autoproduce, cioè è causa ed effetto di se stesso.

    Riguardo al finalismo, Schelling osserva come il concetto di “fine” sia proprio dell’intelletto umano, che mette ordine tra le cose, ma non può produrre quell’unità interna, oggettiva e reale, che è possibile rintracciare negli esseri viventi. Questi ultimi, quindi, non possono essere il risultato di una produzione della nostra mente (che può solo rappresentare la realtà ed organizzarla mediante schemi mentali), ma sono la specifica manifestazi

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