_fra_ ha chiesto in Arte e culturaLibri ed autori · 1 decennio fa

chi mi dice: vita,morte e miracoli di primo levi?

nel senso che voglio sapere tutto l'essenziale XD è stra urgente!!grazie in anticipo!!

7 risposte

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    Nato il 31 luglio del 1919 a Torino, da genitori di religione ebraica, Primo Levi si diploma nel 1937 al liceo classico Massimo D’Azeglio e si iscrive al corso di laurea in chimica presso la facoltà di Scienze dell’Università di Torino. Nel '38, con le leggi razziali, si istituzionalizza la discriminazione contro gli ebrei, cui è vietato l’accesso alla scuola pubblica. Levi, in regola con gli esami, ha notevoli difficoltà nella ricerca di un relatore per la sua tesi: si laurea nel 1941, a pieni voti e con lode, ma con una tesi in Fisica. Sul diploma di laurea figura la precisazione: «di razza ebraica». Comincia così la sua carriera di chimico, che lo porta a vivere a Milano, fino all’occupazione tedesca: il 13 dicembre del '43 viene catturato a Brusson e successivamente trasferito al campo di raccolta di Fossoli, dove comincia la sua odissea. Nel giro di poco tempo, infatti, il campo viene preso in gestione dai tedeschi, che convogliano tutti i prigionieri ad Auschwitz.

    È il 22 febbraio del '44: data che nella vita di Levi segna il confine tra un "prima" e un "dopo".

    «Avevamo appreso con sollievo la nostra destinazione. Auschwitz: un nome privo di significato, allora e per noi» (P. Levi, Se questo è un uomo, Einaudi 1998, p. 15).

    In fretta e sommariamente viene effettuata una vera e propria selezione: «In meno di dieci minuti tutti noi uomini validi fummo radunati in gruppo. Quello che accadde degli altri, delle donne, dei bambini, dei vecchi, noi non potemmo stabilire allora né dopo: la notte li inghiottì, puramente e semplicemente» (Op. cit., p. 17).

    L’autore è deportato a Monowitz, vicino Auschwitz, in un campo di lavoro i cui prigionieri sono al servizio di una fabbrica di gomma. Al lager, persi nei loro pensieri, presi da mille domande, da ipotesi continue che per quanto catastrofiche, non si avvicinano neanche lontanamente alla verità, si ritrovano in pochissimo tempo rasati, tosati, disinfettati e vestiti con pantaloni e giacche a righe. Su ogni casacca c’è un numero cucito sul petto. I prigionieri vengono marchiati come bestie. Il loro compito: lavorare, mangiare, dormire, OBBEDIRE. Il loro intento: sopravvivere. Dietro quel numero non c’è più un uomo, ma solo un oggetto: häftling, cioè “pezzo”. Se funziona, va avanti. Se si rompe, è gettato via.

    Levi è l’häftling 174517. Funzionante.

    Primo Levi è tra i pochissimi a far ritorno dai campi di concentramento. Ci riesce fortunosamente, grazie a una serie di circostanze e solo dopo un lungo girovagare nei Paesi dell'est.

    Quale testimone di tante assurdità, sente il dovere di raccontare, descrivere l’indescrivibile, affinchè tutti sappiano, tutti si domandino un perché, tutti interroghino la propria coscienza: comincia a scrivere, elaborando così il suo dolore, il suo annientamento, il suo avventuroso ritorno a casa. Nel '47, rifiutato dalla Einaudi, il manoscritto Se questo è un uomo è pubblicato dalla De Silva editrice.

    Il libro ottiene un discreto successo di critica ma non di vendita. Solo nel '56 la Einaudi comincia a pubblicare tutti i suoi lavori: Se questo è un uomo è tradotto in diverse lingue, La Tregua vince la prima edizione del Premio Campiello. Nel '67 raccoglie i suoi racconti in un volume intitolato Storie naturali adottando lo pseudonimo di Damiano Malabaila. Nel '71 esce Vizio di forma, nuova serie di racconti e nel '78 La chiave a stella che vince il Premio Strega. Nel '81 viene edita un’antologia personale dal titolo La ricerca delle radici nella quale sono raccolti tutti gli autori che hanno contato nella formazione culturale dell’autore. Nel novembre dello stesso anno esce Lilìt e altri racconti e l’anno successivo Se non ora quando? che vince il Premio Viareggio e il Premio Campiello. Nel frattempo Levi lavora anche come traduttore. Nell’ottobre del '84 pubblica Ad ora incerta e a dicembre Dialogo in cui riporta una conversazione avuta con il fisico Tullio Regge. Nel novembre dello stesso anno esce l’edizione americana del Sistema periodico e nel gennaio del '85 una cinquantina di scritti pubblicati precedentemente su diverse testate, raccolti in un volume unico intitolato L’altrui mestiere. Nel 1986 pubblica I sommersi e i salvati.

    L’11 aprile del 1987 Primo Levi muore. Dirà di lui Claudio Toscani: «L’ultimo appello di Primo Levi non dice non dimenticatemi, bensì non dimenticate».

  • 10 pnt vale qst risposta!!

    Primo Levi (Torino, 31 luglio 1919 – Torino, 11 aprile 1987) è stato uno scrittore italiano autore di racconti, memorie, poesie e romanzi.

    Nato a Torino da una famiglia di origini ebraiche originaria di Bene Vagienna, Primo Levi frequenta a partire dal 1934 il liceo-ginnasio D'Azeglio, finito il primo ciclo di studi si iscrive alla facoltà di chimica dell'Università di Torino. Ottenuta la laurea in chimica, dopo due anni di lavori precari a causa delle sue origini ebraiche Primo Levi si unisce a un gruppo di partigiani nei pressi di Aosta. Per lo scarso equipaggiamento ed addestramento del gruppo nel 1944 venne catturato e dopo una breve detenzione nel campo Fossoli viene deportato nel campo di sterminio di Auschwitz. Dopo una prigionia di circa un anno il campo dove era internato viene liberato dall'avanzata dell'Armata Rossa. Le sue opere letterarie furono ispirate a questa tragica esperienza. Primo Levi viene trovato morto nell'aprile 1987 alla base della tromba delle scale di casa sua dando vita a sospetti di suicidio. Nell'aprile 2007, in occasione del ventennale della morte, gli è stata intitolata l'Aula Magna dei dipartimenti chimici dell'Università degli Studi di Torino, dove si era laureato nel 1941.

    Biografia [modifica]

    Nato il 31 luglio 1919 da Ester Luzzati e Cesare Levi, appartenenti ad un famiglia di origini ebraiche proveniente dalla Provenza e dalla Spagna, la sua infanzia fu turbata da alcune incomprensioni con il padre, dovute ad una notevole differenza di età e ad un differente carattere. Nel 1934 si iscrive al liceo classico "Massimo d'Azeglio" di Torino, noto per aver ospitato docenti illustri e oppositori del fascismo come Augusto Monti, Franco Antonicelli, Umberto Cosmo, Norberto Bobbio, Cesare Pavese, Massimo Mila, Leone Ginzburg e molti altri. Questi insegnanti sono però già stati allontanati e il clima politico si è ormai raffreddato.

    Studi Universitari [modifica]

    Nel 1937 si diploma e si iscrive al corso di laurea in chimica presso l'Università di Torino. Nel novembre del 1938 entrano in vigore, anche in Italia, le leggi razziali, che introducono gravi discriminazioni ai danni dei sudditi italiani che il regime fascista considerava "di razza ebraica".

    Le leggi razziali hanno un determinante influsso indiretto sul suo percorso universitario ed intellettuale. Scrive: "Nella mia famiglia si accettava, con qualche insofferenza il fascismo. Mio padre si era iscritto al partito di malavoglia ma si era pur messo la camicia nera. Ed io fui balilla e poi avanguardista. Potrei dire che le leggi razziali restituirono a me, come ad altri, il libero arbitrio."

    Le leggi razziali precludono l'accesso allo studio universitario agli ebrei, ma concedono di terminare gli studi a quelli che lo hanno già intrapreso. Levi è in regola con gli esami, ma, a causa delle leggi razziali, ha difficoltà a trovare un relatore per la sua tesi; si laurea comunque nel 1941 a pieni voti con lode, con una tesi in fisica. Il diploma di laurea riporta la precisazione «di razza ebraica». In quel periodo suo padre si ammala di tumore. Le conseguenti difficoltà economiche e le leggi razziali rendono affannosa la ricerca di un impiego. Viene assunto in maniera semi illegale in un'impresa che lo incarica di trovare un metodo economicamente conveniente per estrarre le tracce di nichel contenute nel materiale di scarto di una cava d'amianto. A questo periodo risalgono i primi esperimenti letterari, due brevi racconti pubblicati molti anni dopo all'interno del romanzo "Il sistema periodico".

    Nel 1942 si trasferisce a Milano avendo trovato un impiego migliore presso una fabbrica svizzera di medicinali. Qui Levi assieme ad alcuni amici viene in contatto con ambienti antifascisti militanti ed entra nel Partito d'Azione clandestino.

    Nel 1943 si inserisce in un nucleo partigiano operante in Val d'Aosta. Poco dopo, nel dicembre 1943, viene arrestato dalla milizia fascista nel villaggio di Amay sul versante verso Saint-Vincent del col de Joux tra Saint-Vincent e Brusson, e trasferito nel campo di transito di Fossoli presso la città di Modena. Il 22 febbraio 1944, Levi ed altri 650 ebrei, vengono stipati su un treno merci (oltre 50 individui per vagone) e destinati al campo di concentramento di Auschwitz in Polonia. Levi (registrato col numero 174 517) rimase in questo Lager per undici mesi, fino alla liberazione da parte dell'armata rossa. Fu uno dei venti sopravvissuti fra i 650 che erano arrivati con lui al campo. Levi attribuisce la sua sopravvivenza a una serie di incontri e coincidenze fortunate. Innanzitutto, leggendo pubblicazioni scientifiche durante i suoi studi, ha appreso un tedesco elementare. Poi incontra Lorenzo Perrone, un civile occupato come muratore, che, esponendosi a un grande rischio personale, gli fa avere regolarmente del cibo. In un secondo momento, a causa della scarsezza di mano d'opera dovuta allo sforzo bellico viene impiegato alla Buna, una fab

  • Anonimo
    4 anni fa

    Se cerchi consigli e tecniche per riuscire a rimorchiare una ragazza ti consiglio di seguire questo metodo http://taodelseduttore.latis.info/?F3B4

    Al supermercato, in discoteca, al bar, per strada o all’università: ovunque ci può capitare di adocchiare una ragazza che ci piace, che attira immediatamente la nostra attenzione e non sapere come rimorchiarla.

  • Anonimo
    1 decennio fa

    Guarda ti lascio il link di una pagina web che secondo me è fatta bene..trovi dati essenziali della sua vita, la sua visione dell'olocausto e a fine pagina trovi i link per accedere alle pagine che parlano dei suoi libri

    http://it.wikipedia.org/wiki/Primo_Levi

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  • Anonimo
    1 decennio fa

    Nato il 31 luglio del 1919 a Torino, da genitori di religione ebraica, Primo Levi si diploma nel 1937 al liceo classico Massimo D’Azeglio e si iscrive al corso di laurea in chimica presso la facoltà di Scienze dell’Università di Torino. Nel '38, con le leggi razziali, si istituzionalizza la discriminazione contro gli ebrei, cui è vietato l’accesso alla scuola pubblica. Levi, in regola con gli esami, ha notevoli difficoltà nella ricerca di un relatore per la sua tesi: si laurea nel 1941, a pieni voti e con lode, ma con una tesi in Fisica. Sul diploma di laurea figura la precisazione: «di razza ebraica». Comincia così la sua carriera di chimico, che lo porta a vivere a Milano, fino all’occupazione tedesca: il 13 dicembre del '43 viene catturato a Brusson e successivamente trasferito al campo di raccolta di Fossoli, dove comincia la sua odissea. Nel giro di poco tempo, infatti, il campo viene preso in gestione dai tedeschi, che convogliano tutti i prigionieri ad Auschwitz.

    È il 22 febbraio del '44: data che nella vita di Levi segna il confine tra un "prima" e un "dopo".

    «Avevamo appreso con sollievo la nostra destinazione. Auschwitz: un nome privo di significato, allora e per noi» (P. Levi, Se questo è un uomo, Einaudi 1998, p. 15).

    In fretta e sommariamente viene effettuata una vera e propria selezione: «In meno di dieci minuti tutti noi uomini validi fummo radunati in gruppo. Quello che accadde degli altri, delle donne, dei bambini, dei vecchi, noi non potemmo stabilire allora né dopo: la notte li inghiottì, puramente e semplicemente» (Op. cit., p. 17).

    L’autore è deportato a Monowitz, vicino Auschwitz, in un campo di lavoro i cui prigionieri sono al servizio di una fabbrica di gomma. Al lager, persi nei loro pensieri, presi da mille domande, da ipotesi continue che per quanto catastrofiche, non si avvicinano neanche lontanamente alla verità, si ritrovano in pochissimo tempo rasati, tosati, disinfettati e vestiti con pantaloni e giacche a righe. Su ogni casacca c’è un numero cucito sul petto. I prigionieri vengono marchiati come bestie. Il loro compito: lavorare, mangiare, dormire, OBBEDIRE. Il loro intento: sopravvivere. Dietro quel numero non c’è più un uomo, ma solo un oggetto: häftling, cioè “pezzo”. Se funziona, va avanti. Se si rompe, è gettato via.

    Levi è l’häftling 174517. Funzionante.

    Primo Levi è tra i pochissimi a far ritorno dai campi di concentramento. Ci riesce fortunosamente, grazie a una serie di circostanze e solo dopo un lungo girovagare nei Paesi dell'est.

    Quale testimone di tante assurdità, sente il dovere di raccontare, descrivere l’indescrivibile, affinchè tutti sappiano, tutti si domandino un perché, tutti interroghino la propria coscienza: comincia a scrivere, elaborando così il suo dolore, il suo annientamento, il suo avventuroso ritorno a casa. Nel '47, rifiutato dalla Einaudi, il manoscritto Se questo è un uomo è pubblicato dalla De Silva editrice.

    Il libro ottiene un discreto successo di critica ma non di vendita. Solo nel '56 la Einaudi comincia a pubblicare tutti i suoi lavori: Se questo è un uomo è tradotto in diverse lingue, La Tregua vince la prima edizione del Premio Campiello. Nel '67 raccoglie i suoi racconti in un volume intitolato Storie naturali adottando lo pseudonimo di Damiano Malabaila. Nel '71 esce Vizio di forma, nuova serie di racconti e nel '78 La chiave a stella che vince il Premio Strega. Nel '81 viene edita un’antologia personale dal titolo La ricerca delle radici nella quale sono raccolti tutti gli autori che hanno contato nella formazione culturale dell’autore. Nel novembre dello stesso anno esce Lilìt e altri racconti e l’anno successivo Se non ora quando? che vince il Premio Viareggio e il Premio Campiello. Nel frattempo Levi lavora anche come traduttore. Nell’ottobre del '84 pubblica Ad ora incerta e a dicembre Dialogo in cui riporta una conversazione avuta con il fisico Tullio Regge. Nel novembre dello stesso anno esce l’edizione americana del Sistema periodico e nel gennaio del '85 una cinquantina di scritti pubblicati precedentemente su diverse testate, raccolti in un volume unico intitolato L’altrui mestiere. Nel 1986 pubblica I sommersi e i salvati.

    L’11 aprile del 1987 Primo Levi muore. Dirà di lui Claudio Toscani: «L’ultimo appello di Primo Levi non dice non dimenticatemi, bensì non dimenticate».

  • 1 decennio fa

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    Primo Levi

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    Primo Levi

    Primo Levi (Torino, 31 luglio 1919 – Torino, 11 aprile 1987) è stato uno scrittore italiano autore di racconti, memorie, poesie e romanzi.

    Nato a Torino da una famiglia di origini ebraiche originaria di Bene Vagienna, Primo Levi frequenta a partire dal 1934 il liceo-ginnasio D'Azeglio, finito il primo ciclo di studi si iscrive alla facoltà di chimica dell'Università di Torino. Ottenuta la laurea in chimica, dopo due anni di lavori precari a causa delle sue origini ebraiche Primo Levi si unisce a un gruppo di partigiani nei pressi di Aosta. Per lo scarso equipaggiamento ed addestramento del gruppo nel 1944 venne catturato e dopo una breve detenzione nel campo Fossoli viene deportato nel campo di sterminio di Auschwitz. Dopo una prigionia di circa un anno il campo dove era internato viene liberato dall'avanzata dell'Armata Rossa. Le sue opere letterarie furono ispirate a questa tragica esperienza. Primo Levi viene trovato morto nell'aprile 1987 alla base della tromba delle scale di casa sua dando vita a sospetti di suicidio. Nell'aprile 2007, in occasione del ventennale della morte, gli è stata intitolata l'Aula Magna dei dipartimenti chimici dell'Università degli Studi di Torino, dove si era laureato nel 1941.

    Indice

    [nascondi]

    * 1 Biografia

    o 1.1 Studi Universitari

    o 1.2 Nel campo di Auschwitz

    o 1.3 Scrittore e chimico

    * 2 Lo stile letterario

    * 3 Cronologia

    * 4 Opere di Primo Levi

    * 5 Altri progetti

    Biografia [modifica]

    Nato il 31 luglio 1919 da Ester Luzzati e Cesare Levi, appartenenti ad un famiglia di origini ebraiche proveniente dalla Provenza e dalla Spagna, la sua infanzia fu turbata da alcune incomprensioni con il padre, dovute ad una notevole differenza di età e ad un differente carattere. Nel 1934 si iscrive al liceo classico "Massimo d'Azeglio" di Torino, noto per aver ospitato docenti illustri e oppositori del fascismo come Augusto Monti, Franco Antonicelli, Umberto Cosmo, Norberto Bobbio, Cesare Pavese, Massimo Mila, Leone Ginzburg e molti altri. Questi insegnanti sono però già stati allontanati e il clima politico si è ormai raffreddato.

    Studi Universitari [modifica]

    Nel 1937 si diploma e si iscrive al corso di laurea in chimica presso l'Università di Torino. Nel novembre del 1938 entrano in vigore, anche in Italia, le leggi razziali, che introducono gravi discriminazioni ai danni dei sudditi italiani che il regime fascista considerava "di razza ebraica".

    Le leggi razziali hanno un determinante influsso indiretto sul suo percorso universitario ed intellettuale. Scrive: "Nella mia famiglia si accettava, con qualche insofferenza il fascismo. Mio padre si era iscritto al partito di malavoglia ma si era pur messo la camicia nera. Ed io fui balilla e poi avanguardista. Potrei dire che le leggi razziali restituirono a me, come ad altri, il libero arbitrio."

    Le leggi razziali precludono l'accesso allo studio universitario agli ebrei, ma concedono di terminare gli studi a quelli che lo hanno già intrapreso. Levi è in regola con gli esami, ma, a causa delle leggi razziali, ha difficoltà a trovare un relatore per la sua tesi; si laurea comunque nel 1941 a pieni voti con lode, con una tesi in fisica. Il diploma di laurea riporta la precisazione «di razza ebraica». In quel periodo suo padre si ammala di tumore. Le conseguenti difficoltà economiche e le leggi razziali rendono affannosa la ricerca di un impiego. Viene assunto in maniera semi illegale in un'impresa che lo incarica di trovare un metodo economicamente conveniente per estrarre le tracce di nichel contenute nel materiale di scarto di una cava d'amianto. A questo periodo risalgono i primi esperimenti letterari, due brevi racconti pubblicati molti anni dopo all'interno del romanzo "Il sistema periodico".

    Nel 1942 si trasferisce a Milano avendo trovato un impiego migliore presso una fabbrica svizzera di medicinali. Qui Levi assieme ad alcuni amici viene in contatto con ambienti antifascisti militanti ed entra nel Partito d'Azione clandestino.

    Nel campo di Auschwitz [modifica]

    L'ingresso del campo in inverno.

    Nel 1943 si inserisce in un nucleo partigiano operante in Val d'Aosta. Poco dopo, nel dicembre 1943, viene arrestato dalla milizia fascista nel villaggio di Amay sul versante verso Saint-Vincent del col de Joux tra Saint-Vincent e Brusson, e trasferito nel campo di transito di Fossoli presso la città di Modena. Il 22 febbraio 1944, Levi ed altri 650 ebrei, vengono stipati su un treno merci (oltre 50 individui per vagone) e destinati al campo di concentramento di Auschwitz in Polonia. Levi (registrato col numero 174 517) rimase in questo Lager per undici mesi, fino alla liberazione da parte dell'armata rossa. Fu uno dei venti sopravvissuti fra i 650 che erano arrivati con lui al campo. Levi attribuisce la sua sopravvivenza a una serie di incontri e coincidenze fortunate. Innanzitutto, leggendo pubblicazioni scientifiche durante i suoi studi, ha appreso un tedesco elementare. Poi incontra Lorenzo Perrone, un civile occupato come muratore, che, esponendosi a un grande rischio personale, gli fa avere regolarmente del cibo. In un secondo momento, a causa della scarsezza di mano d'opera dovuta allo sforzo bellico viene impiegato alla Buna, una fabbrica per la produzione di gomma sintetica di proprietà del colosso chimico tedesco IG Farben. Infine, nel gennaio del 1945, immediatamente prima della liberazione del campo da parte dell'armata rossa, si ammala di scarlattina e viene ricoverato nel "Ka-be" (dal tedesco Krankenbau; in italiano infermeria del campo) scampando così fortunosamente alla marcia di evacuazione da Auschwitz.

    Il viaggio di ritorno in Italia, narrato nel romanzo "La tregua", sarà lungo e travagliato. Si protrae fino ad ottobre, attraverso Russia, Ucraina, Romania, Ungheria ed Austria.

    Scrittore e chimico [modifica]

    L'esperienza nel campo di concentramento lo ha profondamente sconvolto fisicamente e psicologicamente. Giunto a Torino si riprende fisicamente e riallaccia i contatti con i familiari e gli amici superstiti dell'olocausto. Non trovando impiego si sposta a Milano dove viene assunto da una fabbrica di vernici. Mosso dalla prorompente necessità di testimoniare l'incubo vissuto nel Lager, si getta febbrilmente nella scrittura di un romanzo testimonianza sulla sua esperienza ad Auschwitz, verrà intitolato Se questo è un uomo. In questo periodo conosce e si innamora di Lucia Morpurgo che diventerà sua moglie. Levi afferma come questo incontro sia stato fondamentale per la stesura di Se questo è un uomo permettendogli di passare dalla prospettiva dolorosa di un convalescente a quella descritta dall'autore nel romanzo Il sistema periodico con queste parole: «un'opera di chimico che pesa e divide, misura e giudica su prove certe, e s'industria di rispondere ai perché». Nel 1947 termina il manoscritto ma molti editori, tra cui Einaudi, lo rifiutano. Viene pubblicato da un piccolo editore, De Silva. Nonostante la buona accoglienza critica, inclusa una recensione favorevole di Italo Calvino su L'Unità, incontra uno scarso successo di vendita. Delle 2500 copie stampate, se ne vendono solo 1500, soprattutto a Torino.

    In questo periodo Levi abbandona il mondo della letteratura e si dedica alla professione di chimico. Dopo una breve esperienza come lavoratore autonomo con un amico, trova impiego presso la Siva, una ditta di produzione di vernici di Settimo Torinese, di cui, in seguito, assumerà la direzione fino al pensionamento.

    Nel 1956, a una mostra della deportazione a Torino, incontra un riscontro di pubblico straordinario. Riprende fiducia nei suoi mezzi espressivi. Partecipa a numerosi incontri pubblici (soprattutto nelle scuole) e ripropone Se questo è un uomo ad Einaudi che decide di pubblicarlo. Questa nuova edizione incontra un successo immediato.

    Nel 1959 collabora alle traduzioni inglese e tedesca. Quest'ultima traduzione è particolarmente significativa per Levi. Uno degli obiettivi che si era proposto scrivendo il suo romanzo era far comprendere al popolo tedesco che cosa era stato fatto in proprio nome e di fargliene accettare una responsabilità almeno parziale.

    Nel giugno 1971 è tra i firmatari di un documento pubblicato su "L'espresso" che denunciavano il commissario Calabresi come «un torturatore», «responsabile della morte di Pinelli»

    Incoraggiato dal successo internazionale, nel 1962, quattordici anni dopo la stesura di Se questo è un uomo, incomincia a lavorare a un nuovo romanzo sull'odissea durante il ritorno da Auschwitz. Questo romanzo viene intitolato La tregua e vince la prima edizione del Premio Campiello, del 1963. Nella sua produzione letteraria successiva, prendendo spunto dalle sue esperienze come chimico, l'osservazione della natura e l'impatto della scienza e della tecnica sulla quotidianità diventano lo spunto per originali situazioni narrative.

    Nel 1975 decide di andare in pensione e di dedicarsi a tempo pieno alla sua attività di scrittore. Nello stesso anno esce la raccolta di racconti Il sistema periodico, in cui episodi autobiografici e racconti di fantasia vengono associati ciascuno ad un elemento chimico.

    Nel 1978 pubblica La chiave a stella. Questo romanzo, concepito durante i suoi numerosi soggiorni lavorativi, rappresenta un omaggio al lavoro creativo, ed in particolare a quel gran numero di tecnici italiani che hanno lavorat

  • una cosa importante da dire è che fu il Primo ad indossare i Levi's

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